Resta alto l’allarme terrorismo negli Stati Uniti dopo il fallito attentato di Natale quando un nigeriano di 23 anni ha cercato di farsi esplodere in un volo tra Amsterdam e Detroit della Delta Airlines con a bordo oltre 300 persone. Ieri, una falla nel sistema di sicurezza dell’aeroporto internazionale di Newark, a New York, ha gettato nel completo caos il Terminal C dello scalo che è stato evacuato ed è rimasto chiuso per quasi 4 ore. A far scattare il panico è stato un uomo che, proprio nel giorno in cui entravano in vigore le nuove misure antiterrorismo, è riuscito ad entrare nella zona “sicura” attraverso un corridoio di uscita, eludendo i controlli di sicurezza, ed è uscito dallo scalo da una porta laterale del checkpoint.
L’incidente ha provocato grande paura e tantissimi disagi: i controlli ai varchi sono stati interrotti senza spiegazioni e solo dopo un'ora di attesa un agente della Transportation Security Administration (Tsa) ha annunciato a migliaia di passeggeri in fila che il terminal doveva essere sgomberato. Più di un centinaio di voli, tra cui anche quello per Milano, sono stati bloccati. I passeggeri che erano già stati imbarcati sono stati obbligati a scendere; quelli atterrati regolarmente sono stati trattenuti a bordo. Dopo quasi 4 ore di chiusura del terminal, alle 22.00 (le 4.00 italiane), un applauso ha salutato l’apertura dei varchi che, però, ha provocato nuove code e numerosi ritardi nei voli. Del passeggero che ha provocato l’allarme sicurezza non si sa ancora nulla. Gli addetti alla sorveglianza continuano a controllare le registrazioni delle telecamere per riuscire ad identificare l’uomo e a localizzarlo. Ma sembra essersi sfumato nel nulla. Al momento solo si è potuto sapere che l’individuo ha guadagnato l'uscita dal Terminal C, usato normalmente dalla compagnia aerea di Houston Continental.
Proprio nelle stesse ore, un volo dell’Air Force One partito dall’aeroporto di Honolulu, nelle Hawaii, stava riportando il presidente americano Barack Obama a Washington, dove lo attende sul tavolo il dossier sul terrorismo. Domani Obama incontrerà innanzitutto i responsabili della sicurezza per rivedere le procedure di sicurezza sugli aerei dopo l'attentato fallito sul volo Delta.
Il capitolo più scottante resta però lo Yemen: dopo il discorso radiotelevisivo settimanale dello scorso 2 gennaio – durante il quale il presidente americano ha, per la prima volta, accusato pubblicamente la branca yemenita di Al Qaida d'essere responsabile per aver armato e addestrato il fallito attentatore del volo Amsterdam-Detroit e ha ammonito che “tutti i responsabili saranno tenuti a risponderne” – il Paese arabo resta nel mirino dell’amministrazione Usa. Il primo passo è stata la chisura dell'ambasciata americana nello Yemen in risposta alle minacce fatte da Al Qaeda. Gli impiegati yemeniti della rappresentanza diplomatica sono stati invitati a restare a casa fino a nuovo ordine. Lo stesso hanno fatto la Gran Bretagna, Germania, Giappone e Francia che hanno chiuso per “motivi di sicurezza” le loro rispettive rappresentanze a Sanaa. Roma ha deciso diversamente, ha spiegato ieri la Farnesina, perché vuole coordinare le proprie iniziative con l'Unione Europea.
Ma non è tutto perché Downing Street ha annunciato che, insieme agli Stati Uniti, agiranno congiuntamente nella lotta al terrorismo internazionale in Yemen e Somalia. Secondo quanto si legge in un comunicato emesso dall’ufficio di Gordon Brown, in seguito a numerose chiamate tra il premier britannico e Obama, “la Gran Bretagna e gli Usa hanno deciso di intensificare le iniziative comuni per contrastare la minaccia terroristica emergente in questi due Paesi dopo il mancato complotto terroristico di Detroit”. Tra le iniziative concordate fra il primo ministro e il presidente figura il finanziamento congiunto di una speciale corpo di polizia anti-terrorismo nello Yemen. Inoltre è stata convocata una conferenza internazionale sulla lotta al terrorismo internazionale proposta da Gordon Brown per il 28 gennaio prossimo a Londra, in parallelo ad una conferenza sull'Afghanistan in programma per la stessa data. E’ stato escluso, invece, l’intervento militare. A precisarlo in un’intervista alla Fox è stato John Brennan, consigliere di Barack Obama per la lotta al terrorismo, che ha assicurato che gli Usa non invieranno truppe in Yemen. “Il governo yemenita ha dimostrato la volontà di combattere al Qaeda e accetta il nostro sostegno e glielo stiamo fornendo”, ha chiarito Brennan.
Il governo yemenita sembra infatti star reagendo positivamente alla minaccia del terrorismo sul proprio territorio. Secondo il governo dello Stato arabo, sono in corso violenti scontri in corso tra forze governative e miliziani appartenenti ad Al-Qaeda in Yemen. Due ribelli dell'organizzazione terrorista sarebbero stati uccisi. Il funzionario della sicurezza yemenita che ha dato la notizia ha spiegato che i due sono ritenuti collegati alle minacce che hanno indotto gli Stati Uniti a chiudere la loro ambasciata a Sanaa.
Inoltre, secondo il nostro ambasciatore nello Yemen, Mario Boffo, “da giorni sono in corso controlli a tappeto, indagini accurate e arresti di sospetti in diverse regioni del paese per prevenire ogni possibile attacco”. Il governo yemenita starebbe quindi reagendo “con vigore” alla minaccia “molto potenziale e molto generale” di possibili attentati terroristici. Dopo il fallito attentato all'aereo Delta in servizio da Amsterdam a Detroit il giorno di Natale, assicura il diplomatico italiano, “c'è una maggiore tensione” nello Yemen, indicato come la nuova frontiera del terrorismo islamico. “Il problema esiste, il controllo del territorio è difficile, ma la stampa riflette questa realtà con enfasi”, ha aggiunto l’ambasciatore Boffo. “Si tratta di una minaccia molto potenziale e molto generale. Nessuno qui ha detto che c'è un piano di attacco specifico. C'è solo il sospetto che possa avvenire, sospetto fondato su affermazioni fatte da autorità governative locali”.
Il diplomatico ha infine confermato che la rappresentanza di Roma, almeno per ora, non seguirà la stessa strada di Washington e Londra. “Come affermato anche dal ministro Franco Frattini, la nostra ambasciata resterà aperta. Certo con un minimo di cautela in più, anche riguardo all'accesso del pubblico”, ha confermato l'ambasciatore Boffo, ribadendo che “il governo locale e le forze di sicurezza stanno operando e reagendo con lucidità e la necessaria energia”.



E' proprio vero che sta
La favola del lupo e dell'agnello!!!
In Iraq i terroristi
E' ora di finirla con le balle...