Sabato 4 Febbraio 2012
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Le ragioni di Bush

Iraq, finalmente smentita la fantateoria della “Guerra per il Petrolio”

11 Luglio 2009
bush oil.jpg

La vulgata che per anni ha riempito la bocca ai pacifinti, ossia ai pacifisti a senso unico (solo contro gli Usa ma mai contro i veri regimi guerrafondai), constava dell’assioma che Bush invadesse l’Iraq per depredarlo del suo petrolio. Qualsiasi altra motivazione – la liberazione d’un paese soggiogato da un tiranno; la destituzione di un governo colpevole di decenni di guerre, milioni di morti, continue intenzioni d’attacco militare contro altri paesi dell’area; la fine d’una dittatura crudelissima e assassina responsabile della destabilizzazione dell’intero Medio Oriente e complice d’ogni forma di terrorismo; il tentativo di favorire una forma di democrazia – era secondo loro evidentemente pretestuosa e fraudolenta.

Tale posizione è frutto o di una cieca propaganda idologico-manichea, o di una puerile visione ottocentesca della politica, dove ancora si assume che sia più facile e redditizio fare una guerra piuttosto che commerciare, non sapendo – o non volendo sapere – che il Big Oil, le multinazionali americane del petrolio, erano state le prime a non essere favorevoli all’intervento militare contro il dittatore Saddam Hussein. Loro sanno bene quanto sia preferibile concludere accordi commerciali anche con le peggiori dittature invece che impelagarsi in avventure belliche. Ma tant’è: la forza delle idee semplicistiche prevale, specie quando si tratta d’agitare slogan ad effetto nei cortei e farsi passare per il “furbo” che non si fa facilmente raggirare dagli imperialisti amerikani. Ora questa analisi insensata viene finalmente a cadere una volta per tutte, e il motivo è il suo essere stata totalmente falsa fin dall’inizio.

Pochi giorni fa a Baghdad, infatti, il ministro del Petrolio, l’incorruttibile Hussain al-Shahristani, ha concluso la prima gara d’appalto – libera – per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi iracheni. Il risultato è che il giacimento di Rumalia è stato assegnato a un consorzio anglo-cinese cui partecipano la British Petroleum e la China National Petroleum, con un’offerta al ribasso nel compenso di 2 dollari al barile. Per le prossime concessioni di Zubair e di Nassiriya si prevede l’offerta concorrenziale dell’italiana Eni consociata con la cinese Sinopec. Dopo 37 anni di nazionalizzazioni le aste sono ora aperte a tutti i concorrenti internazionali, quindi non solo agli americani; alla prima qualificazione due anni fa avevano partecipato 120 compagnie, e 35 hanno poi superato le varie fasi d’ammissione. Il paradosso è che tra questi candidati ci sono anche le compagnie di paesi fortemente contrari alla guerra, come la Total francese, la russa Lukoil, la cinese China Petroleum & Chemical Corporation. La conclusione è che le vituperate compagnie petrolifere statunitensi, vere deus ex machina della guerra di Bush secondo la propaganda antiamericana, sono rimaste fuori dal mercato petrolifero iracheno, e ciò è avvenuto solo grazie all’amministrazione Usa che ha garantito la correttezza, la legalità, e infine la ritrovata democrazia in Iraq. Altroché “guerra per il petrolio”, quindi.

Ma c’è un dato ancora più eclatante. Solitamente nel resto del mondo capita che nei contratti di sfruttamento delle risorse petrolifere agli stranieri aggiudicatari venga assegnata una quota di proprietà dei giacimenti, invece in Iraq si è stabilito che alle compagnie straniere venga solo attribuita una percentuale sulle estrazioni, in questo modo i pozzi di petrolio restano iracheni. Come se non bastasse, all’ultimo momento il governo di Baghdad ha preteso e ottenuto un prestito-caparra di 2,6 miliardi di dollari dalle multinazionali vincitrici, a garanzia di inadempienze contrattuali.

Non basta? Si vuole ancora sostenere che il governo e il parlamento Usa siano soliti lanciarsi in atti di pirateria internazionale per razziare innocenti paesi, magari colonizzandoli? Allora si consideri che in totale autonomia il governo iracheno sta attualmente valutando nuove forme di contratto con le società petrolifere straniere, i Tsa. Questi sono accordi di assistenza tecnica con scadenze temporali molto brevi in cui le compagnie straniere hanno la possibilità di sfruttare i pozzi solo per un periodo ridotto, entro il quale devono per contratto trasferire tutte le loro competenze al personale iracheno con speciali corsi di formazione specialistica. Dopo di che i contratti scadranno: in pratica, state in Iraq fino a che ci insegnate a estrarre il petrolio, poi ve ne andate via.

Il problema, infatti, per quasi tutti i paesi ricchi di petrolio è di non possedere la complicatissima e costosissima tecnologia per i sondaggi e per le estrazioni di cui sono invece dotate le multinazionali, ed ecco il motivo per cui non occorre fare dispendiose e laceranti guerre per avere il petrolio: basta offrire il proprio know-how a chi sul petrolio ci cammina sopra ma non è in grado di sfruttarlo. L’Iraq, poi, ha un sistema petrolifero vetusto rimasto fermo agli anni Settanta, e, giustamente, gli iracheni vogliono imparare a gestirselo da soli, con la benedizione degli Stati Uniti.

In palio c’è un tesoro di dimensioni mondiali. I sei giacimenti principali iracheni hanno riserve per 43 miliardi di barili di greggio accertati, con una facilità d’estrazione fuori dal comune. Si consideri che estrarre un barile di greggio in Canada costa 20 dollari fra esplorazione e sviluppo tecnico; per estrarlo in Iraq di dollari ne bastano 2,25 quando va male, altrimenti costa in media 1,50 dollari al barile. Inoltre la maggior parte del paese è ancora intonsa, dal momento che dopo la prima nazionalizzazione del 1972 nessuna compagnia straniera ha più fatto sondaggi e ricerche. Nel sottosuolo iracheno si stima ci siano altri 115 miliardi di barili di greggio, facendolo diventare il primo produttore al mondo con un quarto delle riserve mondiali nei suoi confini. L’Iraq superebbe Arabia Saudita e Iran in un colpo solo.

A fronte di tutto questo i corsari amerikani hanno condotto per sei anni una guerra nel paese più ricco di petrolio al mondo senza toccarne mai una goccia. In Iraq l’esercito americano consumava 40 litri di carburante al giorno per ogni soldato! Come ricorda Daniele Raineri del Foglio, l’armata del generale Patton rimasta a secco di benzina nella Francia del ’44 contava il triplo degli uomini presenti in Iraq ma consumava quattro volte di meno. Nondimeno, pur viaggiando con le lancette del serbatoio perennemente in riserva, i marines non si sono mai appropriati del petrolio iracheno.

Dopo anni di falsità, è ora giunto il momento di gridare a gran voce la verità, mentre adesso in Medio Oriente c’è un dittatore guerrafondaio in meno.

Commenti
mauro
11/07/09 10:15
"homo americanus"
Nessuno è mai completamente nel giusto. Gli americani hanno la curiosa caratteristica di avere talvolta torto nel momento giusto (e tutti se ne accorgono) e spesso ragione in quello sbagliato (e nessuno se lo ricorda).
Flx
11/07/09 12:40
Iraq for dummies
Analisi veramente semplicistica, non rende per nulla le complesse dinamiche presenti nell'area del Medio Oriente. Ad esempio non vi è nemmeno un accenno in tutto l'articolo ai tentativi di vari paesi della zona di vendere petrolio direttamente in euro, escludendo il dollaro. Si accusano i "pacifinti" di avere una visione ideologica e manichea, ma l'autore dell'articolo non è da meno: semplicemente si trova dall'altra parte della barricata e, più che voler spiegare la situazione, sembra voler difendere a priori l'operato dell'amministrazione Bush.
CBRU
11/07/09 18:11
Il tempo è galantuomo...
E' un bene che vengano scritte queste verità: finalmente le menzogne rosse vengono smentite e si stagliano in tutta la loro misera inconsistenza. Da notare come l'ipocrisia e il fariseismo pacifista continuino ancora adesso: nonostante che il presidente Obama usi la mano decisamente pesante contro il terrorismo in Afghanistan, i giornali e le anime pie di sinistra adesso stanno tutti in rigoroso silenzio. Che fine ha fatto quello straccetto arcobaleno?
Alessandro T
11/07/09 23:47
Interessante, ma...
Ho letto con piacere l'articolo: la motivazione profonda di questa guerra è un argomento che mi incuriosisce molto. C'è però qualcosa che non si ricava dal testo: PERCHÈ gli USA sono andati in Iraq?? Per il terrorismo? Ci sono sicuramente paesi ben più pericolosi del regno di un tiranno ormai in declino, che dopo roboanti proclami ha avuto cura di scappare a nascondersi in un buco per evitare la forca (cosa che per fortuna non ha scampato, direi). Perché non l'IRAN??? È un paese dichiaratamente nemico di Israele e USA e assai più grande, più bellicoso, più potente al punto di ambire ad essere potenza nucleare. Perché non la SIRIA?? Inoltre, perché l'urgenza di aprire un altro fronte quando la situazione in Afghanistan era tutt'altro che stabilizzata?? Lei nell'articolo dice: "Si vuole ancora sostenere che il governo e il parlamento Usa siano soliti lanciarsi in atti di pirateria internazionale per razziare innocenti paesi, magari colonizzandoli?". NO; non lo penso. .....d'altro canto, da che mondo è mondo nessun paese si è mai imbarcato in una guerra solo "perché era giusta". In politica si guarda sempre lontano a parole ma poi si cerca il tornaconto, sempre. Dov'è il tornaconto degli Stati Uniti nell'aver condotto una guerra così lunga e logorante...senza nemmeno prendere il petrolio necessario a far funzionare uno Zippo? Non offenda la nostra intelligenza dicendoci che lo hanno fatto per la pace nel mondo (non lo dice chiaramente ma si evince dal tono)...spero in un altro articolo, arrivederla.
ABN
13/07/09 13:15
risposte
@ FLX: Naturalmente un singolo articolo non può esaurire l'intera politica estera di un governo bensì sottolinearne almeno un aspetto; se però lei si documenterà attentamente confrontando tutti gli articoli dei miei illustri colleghi dell'Occidentale ne riceverà sicuramente una visione più completa. @ Alessandro: La risposta spesso risiede nella componente idealistica che è molto più presente di quanto si possa pensare nella geopolitica statunitense, specie nei settori repubblicani. Lo si è visto con Nixon, con Reagan, e lo si vedrà con Bush. Capisco quanto ciò sia difficile da accettare per chi è abituato ai bizantinismi della politica europea, eppure...
Enrico B.
13/07/09 15:15
Per Alessandro T : E'
Per Alessandro T : E' emerso dai documenti del regime iracheno che Saddam finanziava varie associazioni terroristiche, tra cui la "Egyptian Islamic Jihad" di Al Zawahiri (ha presente ? è l'ideologo di Al Qaeda, il braccio destro di Bin Laden). Il rapporto è stato pubblicato nel 2008 dall' "Institute for defense analyses". La morte di 3'000 cittadini americani a causa di questo individuo mi sembra un motivo più che valido per fare guerra a chi l'ha finanziato. Soprattutto se la stessa persona ha nascosto all'Onu di avere 1.77 tonnellate di uranio arricchito (sono state trovate in Iraq a guerra finita). Non risulta che l'Iran o la Siria abbiano fatto altrettanto. Per il sign.Nardi : Bisogna ricordare anche che la "China National Petroleum Corporation" ha siglato con l'Iraq un accordo da 3.5 miliardi di dollari già a novembre 2008 per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi di Ahdab. Se c'è ancora chi ritiene che gli Usa abbiano fatto la guerra per dare il petrolio iracheno ai Cinesi...
Adriana
14/07/09 13:22
@ Alessandro
Alessandro, io ho pensato, al petrolio onestamente mai, che il "tornaconto" USA sia stato quello di tenere i terroristi bombaroli lontano dall'Occidente...un dittatore di meno e kamikaze scatenati in Iraq per "liberare" il suolo islamico dagli "invasori"...inconfessabile, però potrebbe essere.
14/07/09 14:13
Articolo ricorsivo
"Tale posizione è frutto o di una cieca propaganda idologico-manichea, o di una puerile visione ottocentesca della politica" Esatto. E questo articolo ne è la perfetta dimostrazione.
15/07/09 21:27
Replica al post di Nardi
vediamo se sono più fortunata di oggi pomeriggio e mi riesce di commentare qui da lor signori... MA QUALE PACIFINTO QUI DI FINTO CI SEI SOLO TU Leggetevi questa chicca del Washington Post su quanto dichiarato da Bush in un comizio nel Colorado durante la campagna per il rinnovo di Camera e Senato USA nei primi di novembre del 2006 http://www.truthout.org/article/bush-cites-oil-as-reason-stay-iraq Dopo aver mentito per anni su motivi come armi di distruzione di massa e “dobbiamo esportare la democrazia” ha esplicitamente dichiarato che rimanere in Iraq è fondamentale per il petrolio. “Riuscite ad immaginare un mondo dove quegli estremisti radicali abbiano il controllo delle risorse energetiche? E potete immaginarli dire ‘Ritireremo il petrolio dal mercato finché non farete ciò che diciamo noi’?. E fare quel che dicono loro potrebbe significare ‘Ritiratevi e lasciatevi continuare a diffondere la nostra oscura visione del mondo’. Gli estremisti userebbero l’energia come un ricatto economico, e potrebbero ritirare milioni di barili dal mercato spingendo il prezzo a 300 o 400 dollari al barile.” Leggendo bene la dichiarazione di Bush si capisce che la questione non é più nei termini classici sfruttamento immediato-multinazionali ma in termini di controllo e gestione del sistema tipici del nuovo ordine mondiale. Tutti gli esperti del settore sanno – a richiesta si producono le fonti – che in futuro l’Iraq può produrre molto di più dell’11% delle riserve di petrolio mondiali poiché il sottosuolo a differenza dell’Arabia Saudita é poco sfruttato e potrebbe arrivare al 30%. Tutti sanno che dopo l’89 il venir meno dell’appoggio Sovietico agli Stati Arabi nemici d’Israele, degli USA e dei suoi alleati, facilita gli States nel passaggio dalla politica difensiva del bipolarismo alla offensiva dell’unipolarismo. Tutti sanno che questi primi anni subito dopo la la fine della guerra non sono indicativi sulle tendenze a medio lungo termine sia in termini geopolitici che strategico militari. Questo perché nel nuovo imperialismo USA , nel nuovo ordine mondiale, il colonialismo serve anche a controllare le risorse, non solo a sfruttarle. In un ottica di picco incombente della produzione irachena è molto importante essere quelli che decidono a chi andrà il petrolio e a chi no. Insomma, bisogna ricordare che le guerre non si fanno soltanto per appropriarsi del petrolio, ma anche per avere la facoltà di essere i soli a controllare le rimanenti riserve, a distribuire le carte ai tanti giocatori interessati , a placare le nuove esigenze cinesi ed indiane, a gestire quindi il nuovo ordine da unico protagonista… Solo l’autore del post non sa o pare dimenticare queste semplici considerazioni a tutti evidenti. Quindi quando fa immaginare le vecchie concezioni dell’imperialismo delle multinazionali e dello sfruttamento immediato delle risorse non solo sbaglia grossolanamente, tralasciando la lezione degli ultimi 15 anni, ma commette anche la scorrettezza di far passare le proprie “prove argimentative ” come risposte a precise contestazioni che nessuno invece più argomenta in quei termini da tanti anni! Neppure Toni Negri usa più questi argomenti quando tratta di recente dell’impero USA nel nuovo millennio. Bisogna andare alle risoluzioni strategiche delle B.R. anni ‘70 per trovare argomentazioni tipo quelle che questo tizio mostra di volere confutare con le sue inutile “prove”. Ho avuto già modo di apprezzare le prestazioni dell’autore del post in altri suoi mirabili pezzi, presentati ogni tanto nel nostro blog non si sa bene per quale punizione divina ( tassa divina per tassa divina, meglio mediolungo che almeno non ha pretese “professionali”, é più diretto risponde sinceramente , fa ridere e se la tira di meno…). Non riesco a trattenermi dal confessare che tutto ciò mi rimanda a quanto detto poco tempo addietro sulla prostituzione “intellettuale” maschile ed i media http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/07/07/regime-televisivo-un-esempio-di-prostituzione-da-4-soldi/ ed anzi consiglierei l’autore di migliorare le proprie prestazioni perché il mercato comincia ad essere zeppo di peripatetici colleghi in quanto la domanda – vista la tanta offerta – si é fatta più selettiva.
Riccardo
16/07/09 09:10
Mi sembra ovvio che di
Mi sembra ovvio che di fronte a tante esaustive argomentazioni,a voi non rimanga altro che sminuire l'articolo di Andrea sparando fesserie abnormi!
Fra ncesca
16/07/09 09:47
Pur di andare contro gli USA si nega l'evidenza
Chi vuole andare contro gli USA, sempre e comunque, non accetterà mai quanto scritto in questo articolo, quindi è perfettamente inutile discutere con chi ha delle fette di salame sugli occhi che impediscono di vedere la realtà. Per chi non è d'accordo con l'articolo, perché non ci porta delle prove che ciò che qui è scritto è falso?! Comunque, sono felice che questa macroscopica bugia sia stata finalmente scoperta e denunciata e poi sono contenta anche per gli iracheni che finalmente possono sfruttare ciò che Dio ha dato loro, il petrolio, per loro stessi! P.S. Sentiremo mai delle scuse da parte dei pacifinti mondiali che per anni ci hanno bombardato con la balla del "Siamo andati in Iraq per il petrolio?"? Io credo proprio di no!
ABN
16/07/09 10:07
risposta
@ Pleonastico: La mia opinione, come quella dei colleghi citati, si basa su fatti accertati, non su posizioni manichee, mi spiace contraddirla. La sua, invece?
Sergio
16/07/09 14:21
la teoria della fame di petrolio degli USA
E' la prima volta che leggo un articolo che analizza in modo distaccato il rapporto tra USA - IRAK - PETROLIO. Confesso che non ho particolare stima per l'ex presidente Bush, considero la sua amministrazione una delle pagine più tragiche della storia recente degli USA e credo che la bolla speculativa che nel 2008 ha portato il prezzo del greggio a valori inusitati veda l'ex presidente tra coloro che ne hanno tratto dei vantaggi economici inauditi. I fatti descritti portano a riconsiderare però alcuni aspetti del dopo Saddam. Chi sperava di trovare armi di distruzione di massa è rimasto deluso, chi credeva che gli USA approfiittassero della situazione per imporre contratti commerciali capestro o li vedesse "invasori" in terra straniera è rimasto con le pive nel sacco. Gli accordi che sono stati fatti dal Ministero del Petrolio danno prova che gli Yankees, pur essendo un popolo che non si tira indietro nel fare a cazzotti e sparare, riescono a volte a comportarsi in modo corretto e lasciare la torta (in questo caso nera, oleosa, maleodorante ma necessaria) anche ad altri. I vincitori sono i Cinesi. I dominatori del 21° secolo, la mia speranza è che non siano i predatori totali. Bravo Andrea, un ottimo articolo.
Erica
16/07/09 15:32
Strategia geopolitica in Medioriente
Vorrei ringraziare la redazione de "l'Occidentale" in quanto questo articolo è veramente interessante, è un peccato che i telegiornali non diano spazio a queste informazioni e non facciano passare un messaggio fondamentale come quello espresso dal Sig. Nardi. Tuttavia ritengoche non vadano tralasciate le motivazioni geopolitiche che hanno spinto gli USA ad attaccare l'Iraq. Il medioriente è da sempre una zona calda e appare sempre di più il luogo dove lo scontro di civiltà in atto (credo che ormai la realtà che vi sia uno scontro di civiltà sia davanti agli occhi di tutti, tanto che negarla diviene quasi una colpa) potrebbe concrettizzarsi in un conflitto che in poco tempo potrebbe espandersi a macchia d'olio. In questo contesto, nella paura non solo del terrorismo, ma di un conflitto epocale tra Occidente ed Islam credo che vada inserita la guerra in Iraq. Un governo democratico, alleato agli USA, in Iraq permette un controllo maggiore dell'area, nel tentativo di mantenerne la stabilità; potrebbe inoltre permettere di esercitare "pressioni" sul vicino Iran e divenire una bas nell'eventualità di una guerra con l'Iran, che non è poi così remota. Con l'amministrazione Obama tuttavia, tutto cambia. Le dichiarazioni di Obama sulla Turchia e sull'Islam imbarazzano molti europei, e potrebbero in un prossimo futuro provocare una spaccatura tra Europa ed America, dalle conseguenze imprevedibili.
Erica
16/07/09 15:33
Strategia geopolitica in Medioriente
Vorrei ringraziare la redazione de "l'Occidentale" in quanto questo articolo è veramente interessante, è un peccato che i telegiornali non diano spazio a queste informazioni e non facciano passare un messaggio fondamentale come quello espresso dal Sig. Nardi. Tuttavia ritengoche non vadano tralasciate le motivazioni geopolitiche che hanno spinto gli USA ad attaccare l'Iraq. Il medioriente è da sempre una zona calda e appare sempre di più il luogo dove lo scontro di civiltà in atto (credo che ormai la realtà che vi sia uno scontro di civiltà sia davanti agli occhi di tutti, tanto che negarla diviene quasi una colpa) potrebbe concrettizzarsi in un conflitto che in poco tempo potrebbe espandersi a macchia d'olio. In questo contesto, nella paura non solo del terrorismo, ma di un conflitto epocale tra Occidente ed Islam credo che vada inserita la guerra in Iraq. Un governo democratico, alleato agli USA, in Iraq permette un controllo maggiore dell'area, nel tentativo di mantenerne la stabilità; potrebbe inoltre permettere di esercitare "pressioni" sul vicino Iran e divenire una bas nell'eventualità di una guerra con l'Iran, che non è poi così remota. Con l'amministrazione Obama tuttavia, tutto cambia. Le dichiarazioni di Obama sulla Turchia e sull'Islam imbarazzano molti europei, e potrebbero in un prossimo futuro provocare una spaccatura tra Europa ed America, dalle conseguenze imprevedibili.
Erica
16/07/09 15:38
Strategia geopolitica in Medioriente
Vorrei ringraziare la redazione de "l'Occidentale" in quanto questo articolo è veramente interessante, è un peccato che i telegiornali non diano spazio a queste informazioni e non facciano passare un messaggio fondamentale come quello espresso dal Sig. Nardi. Tuttavia ritengoche non vadano tralasciate le motivazioni geopolitiche che hanno spinto gli USA ad attaccare l'Iraq. Il medioriente è da sempre una zona calda e appare sempre di più il luogo dove lo scontro di civiltà in atto (credo che ormai la realtà che vi sia uno scontro di civiltà sia davanti agli occhi di tutti, tanto che negarla diviene quasi una colpa) potrebbe concrettizzarsi in un conflitto che in poco tempo potrebbe espandersi a macchia d'olio. In questo contesto, nella paura non solo del terrorismo, ma di un conflitto epocale tra Occidente ed Islam credo che vada inserita la guerra in Iraq. Un governo democratico, alleato agli USA, in Iraq permette un controllo maggiore dell'area, nel tentativo di mantenerne la stabilità; potrebbe inoltre permettere di esercitare "pressioni" sul vicino Iran e divenire una bas nell'eventualità di una guerra con l'Iran, che non è poi così remota. Con l'amministrazione Obama tuttavia, tutto cambia. Le dichiarazioni di Obama sulla Turchia e sull'Islam imbarazzano molti europei, e potrebbero in un prossimo futuro provocare una spaccatura tra Europa ed America, dalle conseguenze imprevedibili.
16/07/09 16:14
conclusioni
nessuna replica nel merito alle mie considerazioni , come pensavo... se non bastassero quelle segnalo un solo conclusivo argomento: l'ex governo Bush-Cheney direttamente dalle parole dei suoi due massimi esponenti, la maggior parte dei media anche conservatori, associazioni di estrema destra come Judicial Watch - un'organizzazione non governativa americana ultra conservatrice - tutti gli esperti di politica estera europea, per non parlare degli ex oppositori democratici attualmente al governo con Obama sono tutti convinti - al contrario della vostra congrega di fanatici - che il controllo sul petrolio nella accezione di gestione del sistema che ho appena spiegato e non in quella furbesca subdolamente inventata e poi "contrastata" dal peri - patetico autore del post c'entri eccome fra i motivi principali della guerra in Iraq quindi fare le gare a chi é più realista del re senza considerare che il re ha già ammesso e confessato fa fare la figura dei fessi più che dei fanatici ciò é talmente ridicolo che vi fa sembrare quei giapponesi sperduti nelle isole del pacifico che combattevano la seconda guerra mondiale nel 1974 , quando furono ritrovati : ci misero anni per riprendersi e passarono molto tempo negli istitui psichiatrici di Tokio fino a convincersi, dopo quintali di pscicofarmaci, che l'imperatore si era arreso.
Anonimo
17/07/09 16:44
grazie rosellina
Grazie rosellina, il tuo commento è illuminante, la verità ha sempre due facce, ma vallo a spiegare all'articolista che certe manovre servono a coprirne altre. Facile far passare per guerra giusta una guerra che ha più fini. Non dico che gli U.S.A. fossero lì solo per il petrolio, ma ANCHE per il petrolio, sicuramente. Non si può pensare che quella guerra giusta non avesse anche fini energetici... a questo punto è da vedere chi ha il salame sugli occhi...
ABN
18/07/09 08:11
@ Educatissima Rossellina
Non è mia abitudine ribattere ai post palesemente provocatori e ideologizzati, pertanto non ritornerò oltre su questo punto, ma mi preme capire almeno alcune cose dall’educatissima signora Rossellina. Ella educatissimamente mi dà del peripatetico, ossia della puttana, allora vorrei mi spiegasse: 1) Io sarei la puttana di chi? Dell’amministrazione Bush? Di qualsiasi governo Usa? Della Cia? Di Berlusconi? Dei Savi di Sion? Della Spectre? Della Banda Bassotti? 2) Se sono una puttana com’è che nessuno mi paga fior di mazzette per scrivere cose in cui credo, documentate dai fatti, ritrovabili sui testi di illustri studiosi internazionali spesso da questa redazione citati? 3) Se io, dal momento che scrivo una mia analisi suffragata da documenti, sono una puttana come ella educatissimamente mi definisce allora, allo stesso modo, quando lei scrive una sua confusissima illazione totalmente campata in aria, ricca di insulti, e pervasa solo da astio ideologico, possiamo definirla altrettanto “puttana”? Et de hoc satis.
Laura
18/07/09 08:52
America.
I soliti Pacifinti....che parlano...senza conoscere realmente le cose. E' di moda essere Antiamericani ? Ma vergognateVi....E Tu Andrea...vai avanti cosi'..che vai benissimo! WWW L' America!
18/07/09 23:39
saluti finali
merci, anonimo devo dire che il finale é stato ancora, se possibile, più peri - patetico: la sua reazione - tardiva e quindi ancor più brutta , meditata - ai miei insulti politici , argomentati, con le solite ingiuriette da bar del maschietto wasp, molto ometto Occidentale devo dire... un consiglio al padrone di questo vapore : fatti ridare indietro i 5 euro che gli hai elargito e se non te li ridà almeno in cambio fatti lavare la macchina gratis per tre mesi orevoir
legionario
07/08/09 01:13
gridiamo a gran voce
è giusto che mi presenti 15 anni di Légion étrangère ed altro...comunque spero che basti ai lettori x qualificarmi sull'argomento questi territori li conosco bene Afghanistan e l'Iraq mi scuso in primis x il mio italiano. volevo dare il mio modesto parere,i risultati d'iraq e afghanistan che sono ovviamente parziali con un po di satira che spero non guasti iraq e afghanistan risultati parziali siamo riusciti a bombardare ed invadere una nazione come afghanistan all'età della pietra .... l'ultima volta che bin laden è stato visto... è scappato in motorino.... potevo ancora capire in bicicletta...ma in motorino no... dove la fatta la benzina alla esso ... siamo riusciti a bombardare ed invadere una nazione come l'iraq ,x eliminare le armi di distruzione di massa... siamo stati talmente bravi..che non siamo riusciti a trovarle...a già dimenticavo... siamo noi che le usiamo contro di loro ... risultati che non possono ancora essere definitivi ma parziali ... migliaia di morti,storpi..etc.. inquinato il loro territorio x almeno qualche migliaio d'anni... con conseguenze che non si possono neanche immaginare... due guerre proclamate contro il terrorismo e per portare la democrazia ...e altre minkiate del genere, risultato: x il momento non sono servite a una cippa ... afghanistan + o - 8 anni di guerra iraq + o - 6 anni di guerra altri risultati non li vedo e voi ??? ps: dimenticavo non abbiamo in nessuno dei due paesi il controllo del territorio .... volevo solo aggiungere di risparmiare i soldi senza fare questi crimini contro l'umanità ,x rafforzare le nostre forze dell'ordine x combattere la mafia la camorra il terrorismo ..etc.. manco i soldi della benzina hanno ...solo in questo modo potremmo veramente esportare la democrazia .... ma se abbiamo uno stato composto da zoccole mafiosi giornalisti paraculi ..etc ...come pensiamo d'esportare la democrazia che siamo corrotti dall'interno ... in tutti questi anni ritenevo che queste guerre qualcuno le doveva fare,il lavoro sporco toccava a persone come me e che ero nel giusto, ma ora passati anni a riflettere e non poter dormire,x le immagini, gli odori, le grida,i suoni assordanti non li posso + scordare fanno parte ormai di me finisco col dire che quando leggo articoli simili o sento discorsi dei nostri politicanti un po mi sollevo il morale ,ma poi come cittadino di questo stato mi sento complice,mi sento un assassino, si avete capito bene un assassino, ma non posso più tornare in dietro ,posso solo urlare la mia sofferenza,posso solo urlare a gente che porta la cravatta che anche loro ,fanno un lavoro sporco e prima o poi la coscienza si farà sentire , a già dimenticavo anche voi porta la cravatta . un saluto da un legionario in pensione
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