Sperando di bloccare il rilascio dei terroristi in cambio del soldato prigioniero Gilad Shalit, alcuni familiari delle vittime israeliane chiedono di incontrare un forum di sette ministri “anziani” prima che il governo prenda una decisione in merito all’accordo. “Chiediamo di esprimerci prima che lo facciano quei membri del governo che avevano parlato sulle tombe aperte dei nostri figli, giurando di non ripetere gli errori del passato, e vogliamo farlo prima che votino sull’attuazione di un accordo”, hanno detto i familiari. Due rappresentanti dei padri dei morti di Haifa, Yossi Mendelevitch e Dov Sion, che appartengono alla organizzazione “Three Fathers”, si sono fatti strada verso l’ufficio del Primo Ministro per consegnargli direttamente la loro lettera. Nella missiva, fanno un paragone tra l’accordo che sta prendendo forma nel governo israeliano e quello di Monaco, firmato dal Primo Ministro inglese Neville Chamberlain con la Germania nazista di Hitler nel 1938, che permise l’annessione dei Sudeti cecoslovacchi al Reich.
“Benjamin Netanyahu sta affrontando una decisione storica che determinerà il suo destino – lo ricorderemo come colui che ha seguito una linea di sicurezza per i suoi cittadini, o sarà eternamente disonorato come qualcuno che si è arreso ai nemici dello Stato e ha abbandonato i suoi cittadini alla misericordia delle organizzazioni terroristiche?”, hanno scritto i familiari. “Netanyahu non deve ripetere gli errori del passato. Chiunque voglia arrendersi dovrebbe riesaminare il caso Chamberlain; la sua sottomissione è legata allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Netanyahu si accinge a arrendersi ad Hamas e a consentire il prossimo rapimento e la prossima guerra”. I familiari chiedono che tutte le parti coinvolte nell’accordo sappiano che non si tratta di una buona cosa per Israele. “Chiunque può rendersi conto che stiamo camminando, correndo ad occhi spalancati verso l’abisso, e alcuni di noi sembrano desiderosi di fermarsi mentre altri sperano di farlo restando vivi fino in fondo… Non tutti sopravviveranno al termine di questa avventura che il governo israeliano sta imponendo ai suoi cittadini”.
Nella parte finale della lettera i familiari chiedono che le loro voci siano ascoltate prima che venga presa una decisione: “I ministri devono comprendere il significato delle loro decisioni, devono affrontarci e ascoltare cosa stanno passando le famiglie che hanno perso i loro figli durante gli attacchi terroristici, quegli stessi attacchi terroristici che sono in serbo per noi quando verranno realizzati nuovi omicidi attraverso un accordo”. E ancora: “E’ legittimo che ci sia concesso di esprimere le nostre opinioni, per determinare il nostro destino e quello dei nostri figli”. I familiari delle viitime hanno fatto parecchi tentativi nelle scorse settimane per ritardare un accordo che includa il rilascio dei terroristi, compresa la mancata petizione all’Alta Corte di Giustizia, nonché gli attacchi personali al Primo Ministro Netanyahu.
Tratto da Ynet News.com
Traduzione di Alma Pantaleo


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