Mercoledì 23 Maggio 2012
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Tea Party - Cronache del mondo conservatore

L'11 Settembre è ora. La guerra al terrorismo è appena cominciata

10 Settembre 2010

Domani ricorre il nono anniversario della tragedia delle Torri Gemelle, del Pentagono e dell’aereo caduto nei campi aperti della Pennsylvania per mano omicida di Al Qaeda, cioè sono pure nove anni da che è iniziata la guerra al terrorismo internazionale. Vi consiglio di andare al cinema. Al 555 di Pennsylvania Avenue a Washington, cioè nel Newseum, il museo più interattivo che ci sia, danno l’ultimo di Newt e Callista Gingrich, America at Risk: The War With No Name.

Oggi Newt Gingrich sta davvero vivendo una seconda, anzi forse addirittura una terza giovinezza politica e, fra un buon libro e l’altro, sforna anche ottimi video, prodotti assieme alla moglie Callista, la terza, quella cattolica, quella che lo ha convertito dal battismo al cattolicesimo. Attraverso la Gingrich Production, e mallevadore la Citizens United, i coniugi Gingrich mandano ora, in tempi caldi, caldissimi, un messaggio chiaro e forte per immagini indelebili e parole come macigni a tutti quelli che sono in ascolto: la guerra al terrorismo è solo all’inizio. Faremmo bene a ricordarlo tutti, anzitutto sarebbe il massimo lo ricordasse anche la Casa Bianca, ora che ha deciso di tirare i remi in barca.

Era da immaginarsi che la decisione di andarsene dall’Iraq (come se nulla fosse, come se nulla fosse stato) presa da Barack Hussein Obama alla vigilia di elezioni “pesanti” sarebbe stata sfruttata immediatamente dal fronte politico a lui avversario, ma che la sua rinuncia anche solo all’ipotesi di una vittoria possibile contro uno degli avversari più pericolosi e infingardi che gli Stati Uniti abbiano mai conosciuto venisse rintuzzata così rapidamente forse no.

Il senso del documentario dei Gingrich  (documentario pre-elettorale, perché no, che male c’è?, averne di cose così…) è chiarissimo. Il terrorismo ultrafondamentalista musulmano è un nemico invisibile che colpisce con tanta ferocia quanta vigliaccheria, la Corea comunista del Nord agita spettri atomici, l’Iran pure, e forse persino mostri chimici, e l’Amministrazione Obama che fa? Ribattezza la guerra globale al terrorismo come “Overseas Contingency Operation” (cioè più o meno “Momentanea Operazione fuoriporta”); fa sparire espressioni come «estremismo islamico» e parole quali jihad dai documenti ufficiali della sicurezza nazionale; e il ministro della Homeland Security (il dicastero di difesa nazionale istituito proprio dopo l’Undici Settembre), la iperprogressista Janet Napolitano, sostituisce il vocabolo «terrorismo» con (mi raccomando, trattenete le risa) «disastri causati dall’uomo».

Nel documentario dei Gingrich dicono la loro esperti del calibro di Bernard Lewis, Michael Chertoff (ex ministro all’Homeland Security), Debra Burlingame, Walid Phares, Andrew McCarthy, l’ex direttore della CIA James Woolsey, Tony Blankley, Steven Emerson, M. Zuhdi Jasser, Michael A. Ledeen, Frank Gaffney, Michael Scheuer, Reihan Salam e quell’ex ambasciatore statunitense all’ONU che risponde al nome di John R. Bolton il quale con puntualità e con coraggio, ogni giorno che passa se ne capisce sempre più il motivo, America at Risk lo mostra visivamente, ha opportunamente definito Obama il “primo presidente postamericano della storia”, insomma uno a cui interessa un baffo quel pur controverso ma salubremente indispensabile ruolo di leadership che gli Stati Uniti svolgono nel mondo a difesa della libertà, figuriamoci del resto del mondo tra cui noi.

Ora, quello stuolo lungo così di gente con gli attributi grossi così, e le loro expertise pure, che sfila nel documentario made in Gingrich è protagonista di una denuncia pubblica di portata storica. L’Amministrazione Obama sta svendendo la sicurezza del mondo ai nostri peggiori nemici, e la responsabilità di ciò che di grave potrà poi accadere è tutta sua. Sarebbe meglio invertire la rotta oggi invece di piangere domani sul latte versato. Una denuncia decisa, schietta, gagliarda che attende risposta. Sarebbe infatti una iattura se il mondo, Stati Uniti in testa, rimpiobassero nella grigia “era Jimmy Carter” in cui Washington aveva paura persino della propria ombra e così l’Unione Sovietica poteva indisturbatamente comunistizzare quel po’ di mondo che ancora non aveva comunistizzato e il terrorismo islamico muovere i primi, sanguinosi passi.

Sarebbe una iattura se il mondo, Stati Uniti in testa, rimpiobassero nella grigia “era Bill Clinton” in cui Osama bin Laden poteva indisturbatamente organizzare e testare la sua Al Qaeda contando sul fatto che Washignton aveva scientemente deciso di guardare altrove. Sarebbe una iattura se il mondo, Stati Uniti in testa, rimpiobassero nella grigia era dell’appeasement quando era di gran moda amoreggiare con Mosca e controllare solo che il comunismo internazionale non si mettesse le dita nel naso in pubblico lasciandogli invece fare tutto il resto giacché era immorale, impensabile e soprattutto non da happy hour pensare che si trattasse dell’ “impero del male” e che come tale andasse ricacciato dagli inferi da cui veniva, sostituite il terrorismo jihadista di oggi al comunismo di ieri e capite perfettamente il senso del ragionamento. Immaginiamoci come reagirà l’americano medio chiuso nella sua bella cabina elettorale quando penserà alle scene appena viste in America at Risk…

Marco Respinti è presidente del Columbia Institute e direttore del Centro Studi Russell Kirk

Commenti
Anonimo
10/09/10 08:58
Post americani e Corano
Voglio una campagna contro il politicamente corretto. Annoia, inganna, ingessa e ci mette tutti in pericolo. Bruciare il Corano non è una bella cosa, ma almeno ci dice che esiste qualcuno che sta provando a mandare a Casa Obama e la sua amministrazione. Questi signori sono pericolosi.
Andy
10/09/10 11:02
Il vero motivo per cui gli
Il vero motivo per cui gli USA non possono permettersi di abbassare la guardia è che, per sentirsi vivi e aver ragione di esistere, hanno storicamente e geneticamente bisogno di un nemico da combattere. Prima furono i pellerossa, poi il nazismo, poi i vietcong ed il comunismo, Cuba ecc., ora il terrorismo islamico (da loro per altro pagato, armato e protetto per anni contro i russi). A quando una militarizzazione dello spazio per difendere il pianeta dagli alieni, e forse da Godzilla? La verità è che l'industria bellica degli USA, i maggiori produttori di armi al mondo, ha bisogno di nemici per continuare nei propri loschi affari...
Fra Diavolo
10/09/10 11:19
@Andy
Lo so che è difficile, ma provare a uscire dallo schemino politicamente corretto degli americani "rambisti" e loschi trafficanti... Ripetere sempre le stesse cose, è indubbiamente più facile, occupa meno spazio, ma se provate a pensare qualcosa di originale, magari ci annoiamo di meno. Non so, magari una cosa del tipo..."le torri gennelle sono venute giù davvero", oppure Elvis è morto, etc. Insomma sorprendeteci con un po' di realtà!
Anonimo
10/09/10 15:43
Il fatto che l'America debba
Il fatto che l'America debba avere un nemico costante (anche se pressochè invisibile) mi ricorda molto 1984 di Orwell...e fa venir la pelle d'oca...
Marco Andreacchio
10/09/10 23:45
Amici e nemici su fondamento comune
Due commentatori vigliaccamente anonimi par suggeriscano che gli USA non abbiamo nemici, o che almeno se li creino nell'immaginazione--come se al mondo fossimo tutti realmente sullo stesso sentiero di vita. O forse c'e' chi crede che il relativismo storicistico avra' senza dubbio la meglio sulla tirannia? Ma non ci dimentichiamo forse che esistono diverse alternative di vita, e che alcune non sono affatto compatibili con altre, e che infatti tendono a scagliarsi contro altre con mostruosi atti di ostilita'? Non che la guerra sia bella, ma la vita politica ne invita necessariamente la ricorrenza (POLIS-POLEMOS). Non sara' meglio stare politicamente in guardia, allora, prima che uno dei nostri tanto anelati "amici," dopo averci gia' avvertiti dei suoi effettivi sentimenti verso di noi, si confermi inaspettatamente mortale assalitore? Non sara' forse prudente allora tenerci stretti gli amici veri e tenere almeno un po' di distanza dai falsi amici, ovvero dai peggiori nemici, anche quando (o appunto perche') con questi condividiamo ancora un fondamento comune?
alcambi
11/09/10 07:49
11 SETTEMBRE RICORDO
RICORDO 11 SETTEMBRE Un'eco dolce che rapisce il cuore/ eco armoniosa soffio di pensieri/ mano leggera sopra una tastiera/ note smarrite e vagano tremanti/ giardini verdi vegliano i dormienti/ moto d'amaca e di infinito eterno/ Lame di fuoco e come scimitarre/ stuprano il cielo sopra l'orizzonte/ due torri umane soffrono agonia/ nerofumo acre velenoso inonda/ speranze ignare grida soffocate/ menti perdute di paura e amore/ l'intero mondo inebetito sbronzo/ e uomini folli brindano osannanti/ Or sale alta e urla la vendetta/ sacra voluta giusta e duratura/ amaro elenco di dolore e morte/ sfumato incerto cade nell'oblio/ anime ardite per amor di patria/ volano mute sotto la bandiera/ inni struggenti cantano l'onore/ e bianca stele la memoria eterna/ Ogni vita spenta morde la ragione/ alcambi
Marco Andreacchio
11/09/10 21:31
Amici e nemici su fondamento comune
Due commentatori vigliaccamente anonimi (incl. il Signor "Andy") par suggeriscano che gli USA non abbiamo nemici, o che almeno se li creino nell'immaginazione--come se al mondo fossimo tutti realmente sullo stesso sentiero di vita. O forse c'e' chi crede che il relativismo storicistico avra' senza dubbio la meglio sulla tirannia? Ma non ci dimentichiamo forse che esistono diverse alternative di vita, e che alcune non sono affatto compatibili con altre, e che infatti tendono a scagliarsi contro altre con mostruosi atti di ostilita'? Non che la guerra sia bella, ma la vita politica ne invita necessariamente la ricorrenza (POLIS-POLEMOS). Non sara' meglio stare politicamente in guardia, allora, prima che uno dei nostri tanto anelati "amici," dopo averci gia' avvertiti dei suoi effettivi sentimenti verso di noi, si confermi inaspettatamente mortale assalitore? Non sara' forse prudente allora tenerci stretti gli amici veri e tenere almeno un po' di distanza dai falsi amici, ovvero dai peggiori nemici, anche quando (o appunto perche') con questi condividiamo ancora un fondamento comune?
Andy
12/09/10 12:11
Gli USA sovvenzionano e
Gli USA sovvenzionano e armano gruppi terroristici secondo convenienza, prima in Sud America, ora in Iran (vedi Jundullah), ora in Iraq, e dove conviene loro, è noto e provato. Solo che un attentato in Iran o in Siria non fa notizia da noi, mentre uno in Europa o Usa è subito notizia da prima pagina. La definizione stessa di "guerra al terrorismo" è ridicola, visto che si può vincere una guerra contro un esercito, un popolo, un paese forse, ma non contro un'idea, o meglio, un metodo. Il terrorismo è un metodo, ed i metodi sono duri da estirpare...quasi impossibile che chi vive ora sarà in grado di veder la fine di questa fantomatica "guerra"!
Marco Andreacchio
13/09/10 13:36
Amici e nemici su fondamento comune
Due commentatori anonimi par suggeriscano che gli USA non abbiamo nemici, o che almeno se li creino nell'immaginazione--come se al mondo fossimo tutti realmente sullo stesso sentiero di vita. O forse c'e' chi crede che il relativismo storicistico avra' senza dubbio la meglio sulla tirannia? Ma non ci dimentichiamo forse che esistono diverse alternative di vita, e che alcune non sono affatto compatibili con altre, e che infatti tendono a scagliarsi contro altre con mostruosi atti di ostilita'? Non che la guerra sia bella, ma la vita politica ne invita necessariamente la ricorrenza (POLIS-POLEMOS). Non sara' meglio stare politicamente in guardia, allora, prima che uno dei nostri tanto anelati "amici," dopo averci gia' avvertiti dei suoi effettivi sentimenti verso di noi, si confermi inaspettatamente mortale assalitore? Non sara' forse prudente allora tenerci stretti gli amici veri e tenere almeno un po' di distanza dai falsi amici, ovvero dai peggiori nemici, anche quando (o appunto perche') con questi condividiamo ancora un fondamento comune?
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