Erano agenti della Cia e contractors assoldati dall'Agenzia gli 8 americani rimasti uccisi ieri in Afghanistan in un attacco rivendicato dai Talebani contro la base di Khost. Un comandante talebano di nome Salahudin ha rivendicato l'operazione: "Uno dei nostri kamikaze ha compiuto l'attacco nella base Usa". "Almeno 20 militari americani - ha concluso - sono morti o sono rimasti feriti". Fonti afghane hanno riferito che l'attentatore - un ufficiale afghano - si è fatto esplodere all'ingresso di un avamposto, una forward operating base, dei siti che Obama vorrebbe chiudere in ossequio alla sua nuova strategia.
"E' il singolo attacco più grave contro il personale dell'intelligence americana negli 8 anni di guerra in Afghanistan e uno dei più gravi nella storia dell'agenzia", così hanno definito l’attentato fonti dell'amministrazione al Washington Post. L'attacco alla base Chapman, sottolinea ancora il quotidiano americano, "rappresenta un colpo audace contro gli operativi dell'intelligence impegnati in operazioni d'avanguardia contro il terrorismo in Afghanistan e in Pakistan". "È l'incubo che avevamo anticipato sin da quando siamo andati in Afghanistan e in Iraq - ha detto John E. McLaughlin, ex vice direttore dell'agenzia - la nostra gente sta spesso fuori dalla linea del fronte, senza un'adeguata forza di protezione e questo mette a rischio le loro vite". Un'inchiesta dovrà accertare cosa non ha funzionato nelle misure di sicurezza e capire se l'attentatore è stato agevolato da qualche complice tra le forze afghane. Nelle ultime settimane i soldati della coalizione - compresi gli italiani - sono stati vittime di attacchi condotti da militari dell'esercito regolare di Kabul trasformatisi in infiltrati per i talebani.
Nelle stesse ore il ministero della Difesa di Ottawa ha dato notizia dell'esplosione di una bomba a Kandahar che ha provocato la morte di 4 soldati canadesi e di una giornalista al seguito, Michelle Lang, che lavorava per il Calgary Herald. L'inviata 34enne, embedded con i soldati canadesi, avrebbe dovuto sposarsi tra qualche settimana con il suo fidanzato. Vincitrice del National Newspaper Award per i suoi reportage sulla sanità, la Lang era arrivata a Kandahar alla metà di dicembre per una missione di sei settimane, la sua prima nel Paese, durante la quale, come gli avevano chiesto i capi del suo giornale e come scriveva ancora due giorni fa sul suo blog, avrebbe dovuto raccontare le storie dei civili stranieri che vanno in Afghanistan ad aiutare la popolazione stremata dalla guerra e dai Talebani. A Natale, la giornalista - prima reporter canadese a morire in Afghanistan in 8 anni - aveva raccontato l'atmosfera della base di Kandahar dove soggiornava. "La vita qui è stata resa più luminosa grazie agli addobbi di Natale - aveva scritto - molti soldati hanno decorato le loro tende, ho visto una ghirlanda appesa al manubrio di una bicicletta". "Siamo tutti devastati dalla perdita di Michelle e le nostre preghiere vanno alla sua famiglia e al suo fidanzato", ha detto, commosso, Scott Anderson, caporedattore del Canwest News service, per cui la Lang lavorava insieme all'Herald, che, insieme ad altri colleghi, l'ha ricordato come "una grande persona ed una grande giornalista".
La provincia Kandahar, così come quella di Khost, al confine con il Pakistan, sono considerate importanti roccaforti dei talebani e sono tra le zone più pericolose del paese. Negli ultimi mesi il numero dei civili stranieri in Afghanistan con varie organizzazioni non governative è andato aumentando. In genere gli operatori umanitari sono impegnati a fianco delle forze del contingente multinazionale nella ricostruzione del paese. A causa delle violenze che hanno caratterizzato l’anno che sta per chiudersi, i civili per ragioni di sicurezza sono costretti a appoggiarsi alle basi utilizzate dai militari. La nuova strategia per l’Afghanistan decisa dal presidente americano Barack Obama prevede non solo una più cospicua presenza militare per la lotta contro i talebani ma anche un surge di personale civile per rimettere in funzione le infrastrutture e portare assistenza alla popolazione. Per i due paesi nordamericani presenti in Afghanistan, quella di ieri è stata un’altra terribile giornata di sangue, a conclusione di un 2009 caratterizzato da un livello di violenze senza precedenti dall’intervento occidentale del 2001.

