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L'economia ricomincia a girare, anche grazie alle mosse del governo

12 Gennaio 2009

Economia: e se le cose andassero meno peggio di quanto si dice? Non vi sono particolari motivi per essere ottimisti, ma si dovrà pur riflettere sui dati in controtendenza emersi nelle ultime settimane: innanzi tutto, l’inattesa ed imprevista tenuta dei consumi, certificata con soddisfazione e sorpresa da tutte le organizzazioni dei commercianti.

Nello stesso tempo, anche le Borse e i mercati finanziari sembrano aver superato la fase più critica del crollo quasi quotidiano degli indici. Anche le prime sottoscrizioni dei titoli di Stato hanno consentito al Tesoro di tirare il fiato, dal momento che non vi è stata la necessità di promettere tassi d’interesse più elevati per convincere i risparmiatori ad investire. La cosa non è priva di significato. Vi erano, infatti, forti preoccupazioni per un possibile incremento degli oneri del servizio del debito tanto da indurre il ministro Tremonti a blindare il bilancio dello Stato per un triennio. E l’occupazione? A questo proposito si è detto e scritto di tutto, come se ci si dovesse aspettare una disoccupazione di massa e, per il resto, un intero Paese in cassa integrazione. Che la situazione sia molto difficile è assolutamente vero ed evidente, ma nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una vera campagna allarmistica autocompiaciuta da parte dell’opposizione.

In verità, tante sono state le esagerazioni a fini di propaganda politica. Basti citare soltanto il caso dei contrattisti a termine. Secondo la Cgil sarebbero stati a spasso in 400mila entro il 2008. Ma non vi è sentore di tutto ciò. Quanto meno nelle dimensioni preconizzate da Guglielmo Epifani e soci. Per venire a capo della babele di numeri allo sbaraglio che vengono forniti a proposito della crisi e degli effetti sull’occupazione, il ministro Maurizio Sacconi ha istituito una task force con il compito di monitorare la situazione e rendere trasparenti ed affidabili i dati riguardanti il mercato del lavoro. Grazie all’Inps (l’ente incaricato di gestire i c.d. ammortizzatori sociali, il cui presidente/commissario è componente della task force ministeriale) sono stati resi noti gli andamenti della cassa integrazione guadagni, i quali meritano una lettura seria ed approfondita. 

Sarebbe sbagliato trarre delle conclusioni catastrofiche, prendendo a riferimento i dati del dicembre scorso, come se fosse in atto una spirale drammatica, ormai definita e consolidata, destinata a durare per anni. Nell’ultimo mese, infatti, le ore di cassa integrazione hanno avuto un incremento di oltre il 500% rispetto al dicembre del 2007 (ma su base annua, nel 2008, l’incremento è stato soltanto pari a circa il 25%). Va precisato, però, che si è trattato di cassa integrazione ordinaria, l’istituto di carattere previdenziale, finanziato attraverso la contribuzione sociale, operante quando le aziende prevedono che la produzione riprenda, trascorso un periodo di difficoltà temporanea di mercato. La cassa integrazione straordinaria - diminuita invece di quasi il 12% - interviene a valle di importanti processi di ristrutturazione ed è spesso l’anticamera di licenziamenti collettivi (si vedano i casi del distretto delle ceramiche).

Tali considerazioni stanno ad indicare che le imprese sono in uno stato di apnea, restano in attesa dell’evolversi della congiuntura. In sostanza, la temuta fase dei licenziamenti di massa non è ancora all’ordine del giorno. Il fatto è che i mercati sono fermi; ma a determinare questa situazione è il clima di sfiducia che, negli ultimi mesi dello scorso anno, è derivato dalla crisi dei mercati finanziari, la quale, a sua volta, ha riversato i propri effetti sull’economia reale. Bene ha fatto, quindi, il Governo ad affrontare prioritariamente la salvaguardia delle istituzioni bancarie e la tutela dei risparmiatori. E correttamente, nel dl n. 185 (il provvedimento anticrisi) lo Stato si riserva di acquistare delle obbligazioni soltanto di quelle banche che sono disposte a stipulare convenzioni per l’erogazione di credito alla piccola e media industria.

 

Commenti
Rokko
12/01/09 23:15
E come andrà a finire ?
Che vissero tutti felici e contenti. Trattandosi di una bella fiaba, questa conclusione non poteva mancare !
Lorenzo B.
13/01/09 08:04
E' del tutto normale che
E' del tutto normale che nella fase di sgonfiamento di un boom alimentato dall'inflazione i beni di consumo subiscano minori ripercussioni. A soffrire sono i settori dei beni di ordine superiore che più hanno giovato della crescita artificiale passata a suon di moneta finta e tassi di interesse manipolati. E' poi assurdo, per quel che mi riguarda, ragionare sulla disoccupazione analizzando i dati della cassa integrazione, degli aumenti di questa o quella statistica su base annua o mensile e questo semplicemente perchè la disoccupazione non esisterebbe in un sistema economico libero e senza manipolazioni.
Omacatl
13/01/09 11:02
Intanto il debito pubblico
Intanto il debito pubblico ha raggiunto il nuovo record.. e meno male che si era blindato il bilancio dello Stato. Come al solito a discorsi sono tutti bravi, poi i fatti dimostrano sempre l'opposto. L'allarmismo è stato fatto da questa opposizione, come precedentemente era stato cavalcato da Berlusconi quando Prodi era al governo con i continui e giusti allarmismi sull'elevato carico fiscale (ma come stiamo vedendo le tasse non stanno certamente diminuendo..).. è inutile adesso fare tanto i puritani ed i moralisti.
Isa
14/01/09 11:27
Cambiamento
L'Ocse afferma che in media, dal 2003 al 2007 la crescita del Pil italiano è stata solo dell'1,1%, a fronte di un Pil dell'Eurozona che aumentava del 2%. Messi Peggio di noi ci sono solo il portoghesi con l'1%... Tanto per fare un esempio la Grecia è cresciuta del+4,3%, la Spagna del +3,5%, la Germania 1,4% e la Francia 1,9%. Io continuo a chiedermi... in questo periodo qual'è stato il min. dell'economia più presente?? Da maggio 2001 ad aprile 2006 nel gov. Berlusconi, a parte la breve pausa di Siniscalco, c'era Tremonti.. adesso purtroppo è ancora lui il ministro.. ma perchè Berlusconi non guarda i fatti e cambia ministro? Io non capisco cosa aspetti, ci sta portando sempre più in basso! Le riforme, le liberalizzazioni, la diminuzione delle tasse dove sono? Le parole contano il giusto, ma i fatti ed i numeri che ho riportato prima non mentono.
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