Venerdì 10 Febbraio 2012
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L'eterno derby tra D'Alema
e Veltroni spacca il Pd

6 Maggio 2008

E’ un ritorno al passato in piena regola, quello che Massimo D’Alema all’indomani della sconfitta elettorale delle Politiche torna a invocare. Un tentativo di riesumare il fantasma dell’unità della sinistra, quello stesso fantasma che Walter Veltroni ha disperatamente cercato di seppellire, nel tentativo di dare un orizzonte nuovo al Partito Democratico e trasformarlo in una forza riformista di stampo europeo.

Il meccanismo che negli umori post-voto si sta diffondendo in alcuni settori del Pd è simile a quello tipico delle tifoserie calcistiche. Per giustificare una sconfitta ci si appella alle assenze illustri. E visto che questa volta l’assente – almeno in termini di alleanze - è la sinistra radicale, allora viva la sinistra radicale.

“Anche se non è presente in Parlamento la sinistra radicale non è scomparsa dal Paese" dice D’Alema. "C’è una forza elettorale di tre milioni di voti che si è dispersa nell’astensione, e altro, a sinistra del Pd, ma non è che è scomparsa. Sarebbe un errore pensarlo. Le cose che hanno radici nel Paese non scompaiono”. Il Pd, insomma, deve pensare ad alleanze con gli altri partiti di opposizione, anche perché le leggi elettorali per le amministrative ”premiano le coalizioni non i partiti”. "Un grande partito di opposizione – spiega D’Alema - deve avere un buon rapporto con tutte le forze che si oppongono al governo di Berlusconi". Tra gli alleati ci potrebbe essere l’Udc? "Il bipolarismo - dice D’Alema - non significa necessariamente bipartitismo. Neanche Berlusconi è bipartitico e senza l’alleanza con la Lega probabilmente non avrebbe neanche vinto le elezioni".

E poi "in Italia ci sono leggi elettorali diverse; per esempio nelle amministrative contano le coalizioni e non i partiti. Con il 33% l’autosufficienza sarebbe un errore". Di conseguenza, è interesse dei democratici "stabilire buoni rapporti con tutte le forze di opposizione", specie in vista delle elezioni amministrative.

Il ragionamento si snoda in punta di fioretto. E la critica a Veltroni non è mai impersonificata in un nome e cognome. Ma il colpo arriva a segno e serve a mettere in discussione un po’ tutto l’impianto fin qui seguito dall’ex sindaco di Roma. Su tutto la vocazione maggioritaria del Pd e l’aspirazione all’autosufficienza, ovvero la via (quasi) solitaria da percorrere per il futuro ritorno a Palazzo Chigi.

La reazione degli uomini del segretario alla sortita dalemiana non si fa attendere. Se Giorgio Tonini, veltroniano di ferro, parla di “vecchia politica” in relazione al ritorno all’antico mantra dell’unità della sinistra, Dario Franceschini mette in guardia dal ritorno di coalizioni multicolore, unite soltanto dall’odio verso l’avversario. «Indietro non si deve tornare, mai più coalizioni contro Berlusconi». E ipotizza per le elezioni europee, in cui si vota con il sistema proporzionale «una correzione, alzando la soglia di sbarramento fino a un livello che consenta la rappresentanza delle forze intermedie. A partire dalla Sinistra Arcobaleno, che penso abbia i numeri, se resta unita, per superare una soglia simile». Altrimenti «rischiamo di veder annullato l’effetto semplificazione». Come dire che anche per il Parlamento di Strasburgo si sogna una legge che in qualche modo alzi i paletti dell’ingresso in Parlamento e impedisca il ritorno al vecchio schema della moltiplicazione infinita dei partiti della sinistra. Come dire che non soltanto Veltroni non ci sta a farsi commissariare o depotenziare nella sua leadership ma vuole addirittura rilanciare, disinnescando la tentazione della nostalgia passatista.

Un’operazione su cui il leader del Pd conta sulla lealtà di Piero Fassino, sulla collaborazione di Enrico Letta e sul sostegno degli ex Popolari di Franceschini e Fioroni, con quest’ultimo già pronto a impegnarsi nell’operazione “radicamento del Pd sul territorio”.

L’obiettivo finale, insomma, è creare un asse interno che assicuri al leader del Pd la possibilità di concludere il suo lavoro e proseguire sulla strada del bipartitismo. Senza inversioni di rotta. E senza concedere terreno all’eterno dualismo con Massimo D’Alema.

Commenti
Anna Maria
06/05/08 10:41
Contento d'Alema contenti tutti
Ci mancherebbe altro che una nuova "Unione" (sovietica)...Secondo me se il Pd si alleasse nuovamente con la SinArc vorrebbe dire sì prendere quel 4-5% in più di voti portati dai comunisti ma perderne almeno altrettanti da parte dei loro moderati, che fuggirebbero verso Casini o la Lega. Il che, se alla fine non fa un bilancio addirittura negativo, fa parità. L'esperimento Unione è già stato tentato con risultati disastrosi, non capisco perchè un fine politologo come d'Alema voglia riprovarci. Il risultato ottenuto dal -quasi- solo PD il 13 aprile è stato il massimo possibile dopo Prodi, Visco-TPS, la spazzatura a Napoli e la Turco (N.B.: la Turco) che aveva urlato dappertutto per 2 anni "Tolleranza, Accoglienza, Assistenza, leghisti squadristi, che vogliono le ronde!". Dopo tutto questo, il risultato ottenuto da Veltroni è un miracolo e dovrebbero fargli un monumento. Se avranno la pazienza di aspettare che la gente dimentichi Prodi e se finalmente capiranno, per dirne una, che i clandestini senza lavoro sono da espellere in quanto tali (insieme alla legittimità del volontariato inerme e pacifico anche in tema di sicurezza, per dirne un'altra) come forse stanno iniziando a fare, potranno aspirare a tornare al governo tra 5 anni. Alleandosi nuovamente con Mao, Marx e Lenin, nel 2008, penso che andranno poco lontano. Contento D'Alema...
06/05/08 22:05
Ci risiamo???
La verità è venuta a galla. Ancora una volta baffetto D'Alema si dimostra quello che è. Un abile manovratore che detta legge, grazie ai potentati rossi (coop, banche...) il velista di sinistra sposta gli equilibri del PD. Se malauguratamente avesse vinto WVeltroni ci saremmo trovati con un premier "fantoccio" che sarebbe stato ostaggio del potere D'Alemiano...non cambiano proprio mai.... però stavolta avranno molto tempo per riflettere...SPERIAMO!!!!
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