Venerdì 10 Febbraio 2012
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L'Orientale

L'Europa risponde con intransigenza
al pragmatismo di Netanyahu

23 Dicembre 2009

Gerusalemme. Netanyahu confessa di essere combattuto tra il dovere di riportare a casa Gilad Shalit e quello di difendere gli israeliani da futuri attacchi. Il premier ammette il dilemma che lo tortura incontrando i parenti delle vittime del terrore, che si oppongono all’intesa con Hamas all’orizzonte. Due immagini si devono sovrapporre di continuo nella mente di Netanyahu in questi giorni di autentico travaglio. Quella dell’abbraccio collettivo di al suo soldato che torna libero dopo una prigionia spietata di 3 anni e mezzo. E quella di centinaia di detenuti palestinesi, tra loro i registi dell’intifada dei kamikaze, che escono di prigione facendo la V in segno di vittoria.  Nahum Barnea, editorialista di Yediot Ahronoth, di solito critico con Netanyahu, ha scritto di non invidiarlo. E’ per il premier la sua prima vera prova di leadership. Altri primi ministri israeliani, che si sono trovati di fronte come lui al dilemma di pagare un prezzo smisurato pur di salvare la vita ad un israeliano rapito hanno descritto i giorni precedenti la decisione come i più difficili della loro vita.

Un paragone si impone. Quando Ariel Sharon decise la liberazione di decine di detenuti in cambio di Elhanan Tannenbaum, un imprenditore catturato dagli Hezbollah, lo fece in completa solitudine, e poi si batté come un leone per ottenere il consenso dei suoi riottosi ministri. Netanyahu, al contrario, ha chiesto ai 6 ministri più importanti del suo governo, nel corso di una riunione fiume che si è protratta per 48 ore, una decisione collettiva  sull’ultima richiesta di Hamas. Lo stile dei due leader, che si sono combattuti per buona parte della loro carriera politica, è evidentemente agli antipodi. Ma non si può negare che, sia pure al termine di un percorso tortuoso, Netanyahu abbia dato anche in questa circostanza prova di pragmatismo. Alla fine, il Consiglio dei Ministri ristretto ha detto sì ad Hamas, a condizione che i terroristi più pericolosi non tornino in Cisgiordania, ma vengano deportati a Gaza o all’estero. In gioco c’e’ la sicurezza nazionale. E, indirettamente, anche l’esigenza di salvaguardare la leadership laica del presidente palestinese Mahmoud Abbas, il quale ha recentemente promesso che non ci sarà una terza intifada ma nell’immediato futuro deve fare i conti con il prevedibile rafforzamento dei radicali di Hamas nei territori sotto il suo controllo.

Netanyahu ha dato altre due prove di pragmatismo nel corso dei primi 9 mesi di mandato: il discorso in cui per la prima volta si è dichiarato favorevole alla nascita di uno Stato palestinese e il congelamento delle nuove costruzioni negli insediamenti. Sono tanto più assi importanti - l’ultimo è senza precedenti – perché fatti da un premier la cui ideologia è radicata nella destra israeliana, in linea di principio contraria a qualunque concessione. Eppure l’Europa divisa mostra nel suo complesso di non capirne la portata. La nuova e inesperta ministro degli Esteri dell’Unione, Catherine Ashton, ha esordito muovendosi come un elefante in una cristalliera. “Gerusalemme Est – ha detto nel suo primo discorso sulla questione - è un territorio occupato, come la Cisgiordania. L’Unione Europea si oppone alla distruzione di case, allo sfratto dei residenti arabi e alla costruzione della barriera di separazione”. Quanto al congelamento degli insediamenti, Ashton ha sostenuto che si tratta semplicemente di “un primo passo”, una retromarcia rispetto al documento approvato all’inizio del mese dal Consiglio dei ministri dell’UE che definiva “positiva” la mossa di Netanyahu.

Un esordio, quello del nuovo capo della diplomazia europea, a gamba tesa che ha  spinto il vice ministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, a ironizzare:”Come i romani, :l’Europa non riuscirà a separare gli ebrei da Gerusalemme”. Insomma una nuova crisi di fiducia tra Israele e Europa, dope i sei mesi disastrosi di presidenza di turno svedese. Ad allargare il solco, anche l’ordine di cattura mancato emesso da un solerte tribunale britannico ai danni dell’ex ministro degli Esteri Tzippi Livni su richiesta di un gruppo di palestinesi, istruito, per sua stessa ammissione, da Hamas. E la decisione del ministro britannico dell’Alimentazione di imporre un’etichetta alle merci provenienti dagli insediamenti ebraici. Con una politica estera così l’Europa otterrà un solo risultato: quello di diventare irrilevante.
 

Commenti
Anonimo
23/12/09 12:52
L'Europa è l'unico blocco a
L'Europa è l'unico blocco a parlare chiaro con gli Israeliani. L'osservazione sistematica degli abusi insopportabili a cui i palestinesi sono quotidianamente sottoposti (arrsti ingiustificati, ricatti, distruzione case, espropriazioni,distruzione dei campi,avvelenam.del bestiame,impedimenti nella pesca,embargo totale,razionam.di luce,acqua,cibo,farmaci) induce gli europei, notoriamente riflessivi, a considerare la bilancia troppo squilibrata a favore di Israele. Nessuno osa mai dire nulla contro le loro politiche. L'Europa farà il suo dovere solo dimostrando che quelle di Netanyahu non sono "storiche aperture", ma sono dovute, ci mancherebbe, vista la condizione di paese occupante!
Massimo
23/12/09 20:16
come selezionate i commenti?
vedo il commento che mi precede dove leggo che "Israele è un paese occupante", pieno di antisemitismo e di scandalosi stereotipi anti ebraici e mi domando...ma chi seleziona questi commenti? un giorno ho dato dello sciacallo a fini e l'avete censurato...a questo vostro comportamento non c'è commento
Anonimo
26/12/09 12:36
Caro Massimo, se trovi
Caro Massimo, se trovi scandalosi e antisemiti i toni del commento precedente al tuo ti consiglio di andare a vivere in Iran, dove forse troverai i moderatori che preferisci, oppure facciamo una colletta e ti facciamo fare una settimana a Gaza (occupata), poi vediamo se sono io antisemita...
Anonimo
28/12/09 12:47
Consiglio al signor Massimo
Consiglio al signor Massimo di andare a vivere in Iran, dove i suoi "gusti" sulla gestione della libertà d'opinione troveranno sicuramente una sponda di suo gradimento!
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