Adesso che l’interesse mediatico sulle vicende della famiglia Mastella è decisamente scemato ed in attesa che, come spesso accade, si ridimensioni anche l’entità delle accuse giudiziarie, è forse il caso di svolgere qualche considerazione di ordine generale sull’uomo politico ceppalonese e sul suo entourage, tentando di andare oltre l’attualità per fissare, sia pure a grandi linee, le autentiche coordinate della sua azione e del suo operato.
Non sono sicuro di ricordare quanti passaggi di campo ha fatto Mastella a partire dal 1994, schierandosi, a seconda dei momenti, volta a volta con il centrodestra o con il centrosinistra. Se non ho sbagliato il conteggio, si possono calcolare quattro riposizionamenti. In prima battuta si sarebbe tentati di rubricare un simile atteggiamento come trasformismo, nella più tipica tradizione dei deputati meridionali ministeriabili. Tuttavia, una siffatta lettura rischierebbe di non cogliere gli aspetti di novità che le scelte mastelliane rivelano, anzitutto sotto il profilo sociologico. Il fatto è che le categorie di analisi politica tradizionali non sono sufficienti per comprendere il personaggio e quella che potremmo chiamare la sua imprevista modernità. Occorre, invece, far ricorso a un’analisi economico-imprenditoriale.
A tal proposito è forse opportuno specificare che la modernità di Mastella non riguarda le tecniche di comunicazione, bensì quelle aziendali in senso proprio. Come marketing politico siamo in un ambito preistorico o quasi. Il profilo con cui si presenta agli elettori non è particolarmente attraente o forte. Quello dell’Udeur è un brand riconoscibile e appetibile solo per un elettorato da fidelizzare con le più tradizionali pratiche clientelari.
Per capire Mastella è necessario cambiare prospettiva. Considerarlo non come il leader di un partito politico, bensì come il titolare di un’impresa familiare, che lavora nel settore della politica. Nei manuali di economia aziendale l’impresa familiare ha caratteristiche precise. In essa non solo non vi è conflittualità, ma i legami di parentela creano una sinergia positiva, che funziona da moltiplicatore delle energie imprenditoriali.
Posta questa premessa, i cambiamenti di fronte appaiono pienamente comprensibili. Essi non sono rubricabili come deteriori pratiche trasformistiche, bensì come coerenti scelte aziendali tese a massimizzare gli utili dell’impresa. L’azienda Udeur vive il suo momento migliore dopo le elezioni del 2006. Il titolare dell’azienda riesce infatti a ottenere un importante ministero nel governo Prodi, pur disponendo di una percentuale elettorale assai trascurabile (1,9%). Inutile sottolineare che la posizione è a rischio, dato il carattere risicato e raccogliticcio della maggioranza che sostiene il governo. Questo rischio è connaturato al settore in cui l’Udeur opera. Solo in un sistema politico male assestato, infatti, è possibile esaltare l’utilità marginale di un piccolo partito personale.
Quando il governo Prodi cade (non per colpa di Mastella), l’Udeur cerca di riposizionarsi subito nel centrodestra, senza riuscirci. Per fronteggiare la difficoltà l’azienda opera una accorta diversificazione. La moglie resta con il centrosinistra continuando a godere di una posizione non disprezzabile (presidente del consiglio regionale della Campania). Nel frattempo prosegue l’attività per riallinearsi con il centrodestra. Questa attività frutta comunque qualcosa. Il risultato conseguito nel 2009 non è magari brillantissimo, un seggio al parlamento europeo, ma in ogni caso consente di garantire uno sbocco di mercato accettabile in una situazione di crisi.
Come si vede, riletta in termini aziendali la politica di Mastella si spiega con facilità e risulta perfettamente coerente. Non siamo di fronte a un voltagabbana professionale, ma solo a un imprenditore accorto che lavora in un settore difficile, cercando di accrescere, o comunque di non disperdere, le posizioni acquisite.
L’Italia è il paese che ha il maggior numero di medie e piccole aziende familiari. Esse costituiscono l’asse portante del nostro tessuto imprenditoriale. In questo l’Udeur (dove oltre al titolare lavorano la moglie, la figlia e il genero) non si differenzia dalla media di altre ditte del nord. L’unica differenza sostanziale è che la ditta Mastella lavora nel settore della politica. Da questo punto di vista la vicenda dell’Udeur offre utilissima materia di riflessione sullo stato odierno della questione meridionale.
Maurizio Griffo

