La legge islamica è stata ufficialmente adottata dall’Inghilterra. Un articolo pubblicato la scorsa settimana sulle pagine del settimanale britannico Sunday Times non potrebbe essere più esplicativo per spiegare la nuova realtà del Regno Unito.
Da qualche anno, infatti, la popolazione britannica mussulmana può rivolgersi alle sharia courts, tribunali speciali che fanno riferimento alla legge islamica, la sharia appunto, per cause di divorzi, dispute finanziarie e di eredità.
Il primo tribunale islamico in Gran Bretagna è stato istituito nel 1982 a Leyton, a est di Londra, con il nome di Cerf , Consiglio della sharia islamica. Nel suo statuto il Cerf sancisce la supremaziona della sharia che "incarna inequivocabilmente le leggi supreme della vita e come tale deve essere rispettata".
Attualmente i fori che seguono i dettami della legge mussulmana sono presenti a Londra, Birmingham, Bradford e Manchester, mentre il nucleo della rete è Nuneaton, nel Warwikshire. La più controversa di queste court si trova a Dewsbury, nel West Yorkshire, ha sede all’interno di quello che un tempo era un tradizionale pub inglese ed è registrata ufficialmente come ente benefico per godere di esenzioni fiscali. Altri due tribunali verrano isituiti prossimamente a Glasgow e Edimburgo.
L’evoluzione di questo sistema giudiziario parallelo è stata possibile grazie ad un comma del British Arbitration Act del 1996, che classifica le corti che fanno riferimento alla sharia come "tribunali arbitrali mussulmani". Nel rigido sistema di Common Law britannnico è possibile che le parti, di comune accordo, decidano di affidare la soluzione di una controversia ad un terzo, il cosiddetto arbitro.
La legge islamica che si basa sulla sharia si richiama direttamente ai precetti del Corano e il giudice, come ogni fedele mussulmano, prende le decisioni in base al testo sacro.
I tribunali mussulmani hanno formulato le prime sentenze nell’agosto 2007 e ad oggi hanno assunto più di mille decisioni che riguardano cause civili, come sentenze di divorzio o dispute ereditarie.
Uno dei fatti di cronaca che ha attirato l’attenzione su questi tribunali è avvenuto a Nuneaton quando l'eredità di un padre mussulmano non è stata divisa equamente tra le tre figlie femmine e i due maschi, proprio in nome dei precetti della sharia.
Anche in sei casi di violenza domestica la decisione del tribunale è stata contestata, perché i giudici hanno ordinato ai mariti di seguire dei corsi di controllo della rabbia, senza altre punizioni. I sostenitori di questi tribunali sono convinti che in questo modo il matrimonio sia salvo, mentre sembra un modo per sottomettere le donne al giudizio della sharia esonerando i mariti da una vera e propria punizione. Infatti, quasi sempre, le donne vittime di violenza hanno ritirato le accuse e la polizia ha dovuto archiviare ogni inchiesta.
Il tribunale islamico formalizza il talaq, il ripudio della moglie da parte del marito, e il faskh o iil khnul, l’annullamento del contratto di matrimonio da parte della moglie. Comunque, in pochi anni, le sharia courts sono diventate non solo un tribunale che si occupa di problemi familiari e dispute tra vicini, ma che affronta anche sentenze relative a crimini violenti.
Patrick Sookhdeo, direttore dell'Istituto per lo studio sull’Islam e sul Cristianesimo, nel suo ultimo libro “Faith, Power and Territory: A Handbook of British Islam” denuncia che il tribunale mussulmano di Darul Uloom di Londra potrebbe prendere decisione in merito a matrimoni tra minori. Inoltre, sempre secondo quanto riporta Sookheo, la tradizione legale islamica considera le persone non come individui singoli, ma come membri di una comunità religiosa unitaria. Di conseguenza, introdurre la sharia nel sistema giuridico inglese sarebbe solo un primo passo verso l’introduzione di precetti religiosi mussulmani nella vita dell’Inghiterra, che verrebbero gradualmente imposti anche a non fedeli.
Hanno destato qualche critica le parole di Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury e capo della chiesa Anglicana, che ha dichiarato come l’introduzione in Gran Bretagna della legge islamica fosse non solo inevitabile, ma anche desiderabile. Le sue dichiarazioni sono state seguite dalle parole del presidente della Corte Suprema Lord Phillips, che ha espresso il proprio assenso nell’introduzione della sharia nel sistema giuridico inglese.
Peccato che, come sottolinea Yasmin Alibhai-Brown sull’Indipendent, molti mussulmani che vivono in Europa, siano in esilio da paesi come Iran, Egitto, Algeria, Pakistan o Afghanistan. Essi hanno trovato rifugio nei paesi occidentali anche per sfuggire a quelle leggi che credevano ingiuste e, nonostante siano mussulmani devoti, non vorrebbero fosse approvato un sistema morale, educativo e giudiziario simile alle realtà che hanno abbandonato volontariamente.



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