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Verso il nuovo sistema

L'Italia riaggancerà il treno della crescita solo dopo il federalismo

25 Settembre 2008

Gli assalti alla diligenza dello scorso anno sembrano un ricordo lontano: il nostro esecutivo è riuscito per la prima volta nella storia a realizzare una legge finanziaria senza tutta quella serie di anticipazioni, smentite, schermaglie e scontri più o meno plateali tra Ministero e aule parlamentari  talvolta spinte da interessi generali e variabili macroeconomiche, talvolta da interessi particolaristici.

Tremonti ha adottato invece un vero e proprio indirizzo programmatico, applicando un respiro triennale agli interventi su entrate e spese, per cui “non ci sarà spazio per emendamenti micro-settoriali”. 

Di fronte a tutto questo, la sensazione è che i media vivano di riflessi condizionati, che continuino a seguire i vecchi schemi, gli stessi titoli più o meno increduli, senza considerare che i veri tagli ci saranno solo con il federalismo. 

I giornali di ieri si attanagliano su dubbi come per esempio quello del ruolo del parlamento, ammettono l’approccio sicuramente esasperato degli ultimi anni e rimangono spiazzati se oggi il problema viene risolto con l’ottenimento dell’autorizzazione a proporre la fiducia; sembrano scioccati dalla “lunghezza” del provvedimento di soli 3 articoli e criticano gli interventi volti a diminuire la pressione fiscale dilatati nel periodo.

La finanziaria 2009 in realtà inserisce una raffica di agevolazioni, alcune vengono solo prorogate mentre altre sono del tutto nuove. La “manovra-bonsai” si occupa di scuola e bonus asilo per le giovani famiglie, nonché di spese per la formazione dei docenti di ogni ordine e grado.

L’agricoltura è il settore che incassa il maggior numero di agevolazioni con la stabilizzazione dell’aliquota Irap all’1,9%, e con le proroghe delle agevolazioni tributarie che consistono negli sconti sugli acquisti dei terreni con lo strumento della piccola proprietà contadina e l'accisa zero per il gasolio impiegato nelle serre. Crediti di imposta per l’Irpef dovuta sono previsti per le retribuzioni per il personale di bordo impiegato nella pesca costiera nonchè l’esonero del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Nel settore dell’ autotrasporto, è prevista l'estensione all'anno 2008 della eventualità, già esistente in passato, di portare in compensazione il contributo Ssn sui premi Rc.

Sono confermate le agevolazioni tributarie in materia di recupero del patrimonio edilizio e sconti sulle accise del gas naturale a scopo industriale, nonché sul combustibile per il riscaldamento.

In realtà questi provvedimenti “lenitivi” sono da considerarsi come elementi spot: i veri tagli per le famiglie ci saranno solo con la realizzazione del federalismo fiscale la vera priorità della compagine governativa. 

La situazione internazionale degli ultimi giorni sembra infatti segnare un declino economico generalizzato, ma anche civile e morale. L’obiettivo principale della classe politica è dunque in primis il recupero della crescita del sistema Paese e parallelamente il riequilibrio del sistema di crescita a due velocità – nord e sud – che tanto  ci ha frenato nella competitività internazionale.  Non sembra esserci altra possibilità sicura se non la realizzazione del federalismo. 

Provvedimenti incisivi per la famiglie come l’abolizione ICI sulla prima casa non sono in controtendenza con l’idea di federalismo, anzi. L’idea di fondo non deve essere assolutamente intesa come la definizione di una maggiore autonomia tributaria alle regioni, essa comporterebbe infatti non solo il proliferare di tributi e balzelli locali, complicando ancora di più la situazione esistente, ma comporterebbe un incremento di spesa pubblica dovuto alla necessità di dover dotare enti pubblici di strutture ad hoc per controlli e riscossione. 

Quello che si intende realizzare con il federalismo è un decentramento delle entrate fiscali assegnando alle comunità locali le Entrate che si sono generate sul territorio. 

Lo Stato si riserverà sempre la selezione dei presupposti competitivi e dei cespiti da tassare. Dietro questo concetto, poi, rimane saldo il principio della capacità contributiva, ma si innesta un meccanismo di commutatività caratterizzato dalla fortissima compartecipazione degli enti pubblici al gettito erariale uno scambio tra entrate - tributi pagati-  e spesa pubblica- servizi offerti. 

Sembra un ossimoro ipotizzare che la creazione di una integrazione e di un equilibrio possa portare ad una frammentazione non sono in due parti ma in più parti tante quante sono le regioni.

In realtà non è solo un gioco di equilibri, un gioco di “più” e “meno” a somma zero. In ballo c’è la crescita del paese.

Con la realizzazione del federalismo interverranno fattori essenziali che generanno da soli nuove risorse, si incentivano i governi locali ad aumentare l’efficienza dei servizi pubblici essenziali e a preoccuparsi che ogni singola azione intrapresa sia orientata verso un percorso di attrazione e crescita dello sviluppo economico locale. Mai come ora se ne era palesata la necessità.

 

Commenti
Anonimo
25/09/08 16:58
Se il federalismo (fiscale e
Se il federalismo (fiscale e amministrativo) serve per ridurre i centri di spesa e quindi la spesa pubblica più in generale, se aiuta far capire esattamente al contribuente dove sono le responsabilita di spesa con i risultati ottenuti,se snellisce la burocrazia, è auspicabile la sua realizzazione. Il federalismo svizzero può insegnare qualcosa? Se invece serve ad incrementare la spesa pubblica(come accadde con l'istituzione delle regioni) ovvero non snellisce la burocrazia e non aiuta a localizzare i centri di responsabilità della spesa pubblica,temo che avremo un federalismo italiano. Secondo un rapporto dell'Istituto Bruno Leoni,tra il 2000 e il 2005,le province hanno incremetato la spesa del 65%:nel programma politico presentato dal centro-destra (PDL)agli elettori nelle ultime elezioni politiche,v'era l'pabolizione delle province.Di questo non se ne parla più.Si parte male
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