Mercoledì 23 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
La lezione di Bankitalia

Gli italiani tirano la cinghia ma guai
a toccare le banche

9 Luglio 2008

 

Va bene tutto, ma non tassate le banche. Mentre l’Italia stringe la cinghia e l’Istat ci dice che le famiglie hanno iniziato a risparmiare anche su pranzo e cena, il governatore della Banca d’Italia si ricorda di essere liberista solo quando c’è da privatizzare pezzi dello Stato a gran vantaggio di qualche banca internazionale amica.

Se però non c’è trippa per gatti, allora meglio indossare i panni del gran banchiere e partire per la più classica delle difese corporative.

All’assemblea annuale dell’Abi, l’associazione delle banche italiane, giù quindi contro la Robin Tax, la tassa che nelle intenzioni del ministro Tremonti dovrebbe colpire i ricchi lasciando al riparo – per una volta – i ceti medi.

Se le banche dovessero essere tassate – ha spiegato Draghi – poi potrebbero scaricare gli oneri sui clienti e – dunque – di nuovo sulle famiglie.

Nemmeno una parola, invece, per dire – se le banche dovessero effettivamente rigirare i costi sui correntisti – quale potrebbe essere il ruolo della Banca d’Italia. Banca che una volta passati all’euro non si capisce più bene che cosa ci sta a fare, se non la solita messa cantata zeppa di allarmismi e pessimismo sull’economia planetaria.

Tremonti non ha perso così l’occasione per rispondere a Draghi per le rime, ricordando che trasferire le tasse dalle imprese ai clienti è una dottrina vecchia. Una dottrina dei tempi in cui piuttosto che tassare i ricchi si alzavano le imposte direttamente sugli operai.

Una battuta che non ha turbato più di tanto il governatore, rientrato presto nella serena quiete del suo bel palazzo in via Nazionale.

Un palazzo dove si taglia il capello in quattro sugli effetti dell’inflazione e l’andamento dei mercati petroliferi, ma non si ricorda una presa di posizione minimamente efficace sui costi dei servizi bancari, sulle commissioni, sui tempi biblici ancora necessari per far passare un bonifico da un istituto all’altro.

Un palazzo da dove non ci si è fatto ancora sapere come Bankitalia può trasformarsi in una moderna Autorità in grado di tutelare i risparmiatori (oltre che le banche).

Naturale che l’associazione delle banche italiane tuteli i suoi interessi, soprattutto in un momento non entusiasmante per l’economia, ma la lezioncina di una immobilissima (passateci il termine) Banca d’Italia di fronte a banche mobilissime quando c’è da pescar soldi dai correntisti, questa no, Draghi ce la risparmi, per favore.

Commenti
felice
10/07/08 10:33
Criticare una proposta
Criticare una proposta populista, orrenda, illiberale ed inefficace non significa fare gli interessi delle banche.
marco bianchi
10/07/08 10:47
Ma anche negli altri paesi
Ma anche negli altri paesi europei succede che il governatore faccia,in pompa magna,la sua "lezione"?Sembra l'inaugurazione dell'anno giudiziario:ugualmente inutile.Il governo dell'economia,per quel poco che può,è del governo e della bce.
Carlo Alberto Cuoco
10/07/08 14:01
Raramente ho letto un
Raramente ho letto un articolo più approssimativo e disinformato di questo. Dire che Draghi difenda le banche contro il colbertista Tremonti è semplicemente falso. La tassazione (qualunque tassazione) distorce le dinamiche di mercato PER DEFINIZIONE. I proventi di questa cosiddetta Robin Hood Tax (un nome più stupido sarebbe stato davvero difficile da trovare) andaranno allo Stato italiano, non ai cittadini. Cosa ci farà lo Stato? E' a questa domanda che Tremonti deve ancora rispondere, e qualunque cosa ci faccia sarà sempre peggiore di ciò che potrebbero fare gli italiani coi soldi risparmiati grazie a quella concorrenza che sarebbe possibile se invece di tassare le banche il governo rafforzasse l'autorità antitrust (che in Italia ha poche risorse e pochi strumenti di regolazione del mercato) in modo da costringere le banche stesse a ridurre gli enormi costi che scaricano sui clienti facendo utili non grazie alla produttività, ma alla loro posizione di rendita. E' possibile che in Italia ancora non ci sia una distinzione tra banca commerciale e banca d'investimento? E' possibile che ad un cliente privato venga sistematicamente "consigliato" di investire il proprio denaro in attività in cui la stessa banca ha interessi o partecipazioni? Per concludere, non ho ancora capito perchè una banca come Intesa-San Paolo deve poter entrare nel capitale di Alitalia col benestare del governo e con la prospettiva di fare enormi profitti grazie al nuovo MONOPOLIO del trasporto aereo sulla rotta nazionale più redditizia: Roma-Milano. Se Tremonti crede che questo sia un modo di "punire le banche", può stare sicuro che ci crede solo lui. Cordiali Saluti.
10/07/08 14:19
E quindi, qual è la teoria giusta?
Cordialmente, potreste spiegare a noi poveri ignoranti qual è la teoria nuova, visto che l'intera teoria economica sulla distribuzione dell'onere fiscale effettivo è bollata come "vecchia"? Stiamo parlando del marxismo, dove i prezzi li fissa lo stato, che decide quanto ognuno ha diritto di guadagnare? Perché altra soluzione non vedo. Draghi ha detto una cosa lineare: aumentando le imposte alle banche, possono prodursi due effetti (contemporaneamente o separatamente): 1. a parità di profitti lordi, i profitti netti delle banche diminuiscono; 2. le banche aumentano i prezzi per mantenere invariati i profitti netti. Il secondo effetto è, evidentemente, deleterio, perché si tradurrebbe in un aggravio di costi per imprese e cittadini. Il primo effetto non sarebbe tanto meglio: con mercati dei capitali aperti, una riduzione dei profitti netti non farebbe altro che creare una fuga dai titoli bancari e assicurativi italiani, fino a quando il calo dei prezzi delle azioni è tale da riportare la redditività dell'investimento in linea con il suo costo opportunità. Anche in questo caso, a perderci sarebbe l'Italia, a seguito di minori investimenti nel settore finanziario. Quale tra i due effetti (ambedue negativi) debba prevalere, dipende dall'elasticità di domanda e offerta; è facile immaginare che la domanda sia più rigida dell'offerta: a fronte di un calo della redditività, le banche possono spostare in maniera relativamente semplice gli impieghi all'estero, sfuggendo in parte alla tassazione, mentre ho qualche dubbio in più sulla capacità di cittadini italiani e PMI italiane di raccogliere capitali all'estero per sfuggire ad eventuali aumenti di prezzo. Il risultato prevedibile (abbastanza ovvio, e ben documentato nella letteratura economica) è che le banche sfuggiranno l'aggravio fiscale scaricandolo sui costi, così come hanno sempre fatto: storicamente, i redditi netti delle banche sono piuttosto insensibili a variazioni delle aliquote. Certo, a meno di non impedire per decreto alle banche di variare i prezzi; ma allora ribattezziamo l'Italia Repubblica Socialista Popolare Italiana, e finiamola di abusare del termine "liberale".
10/07/08 14:20
E quindi, qual è la teoria giusta?
Cordialmente, potreste spiegare a noi poveri ignoranti qual è la teoria nuova, visto che l'intera teoria economica sulla distribuzione dell'onere fiscale effettivo è bollata come "vecchia"? Stiamo parlando del marxismo, dove i prezzi li fissa lo stato, che decide quanto ognuno ha diritto di guadagnare? Perché altra soluzione non vedo. Draghi ha detto una cosa lineare: aumentando le imposte alle banche, possono prodursi due effetti (contemporaneamente o separatamente): 1. a parità di profitti lordi, i profitti netti delle banche diminuiscono; 2. le banche aumentano i prezzi per mantenere invariati i profitti netti. Il secondo effetto è, evidentemente, deleterio, perché si tradurrebbe in un aggravio di costi per imprese e cittadini. Il primo effetto non sarebbe tanto meglio: con mercati dei capitali aperti, una riduzione dei profitti netti non farebbe altro che creare una fuga dai titoli bancari e assicurativi italiani, fino a quando il calo dei prezzi delle azioni è tale da riportare la redditività dell'investimento in linea con il suo costo opportunità. Anche in questo caso, a perderci sarebbe l'Italia, a seguito di minori investimenti nel settore finanziario. Quale tra i due effetti (ambedue negativi) debba prevalere, dipende dall'elasticità di domanda e offerta; è facile immaginare che la domanda sia più rigida dell'offerta: a fronte di un calo della redditività, le banche possono spostare in maniera relativamente semplice gli impieghi all'estero, sfuggendo in parte alla tassazione, mentre ho qualche dubbio in più sulla capacità di cittadini italiani e PMI italiane di raccogliere capitali all'estero per sfuggire ad eventuali aumenti di prezzo. Il risultato prevedibile (abbastanza ovvio, e ben documentato nella letteratura economica) è che le banche sfuggiranno l'aggravio fiscale scaricandolo sui costi, così come hanno sempre fatto: storicamente, i redditi netti delle banche sono piuttosto insensibili a variazioni delle aliquote. Certo, a meno di non impedire per decreto alle banche di variare i prezzi; ma allora ribattezziamo l'Italia Repubblica Socialista Popolare Italiana, e finiamola di abusare del termine "liberale".
salvatore Rebecchini
10/07/08 15:02
Caro Pedullà, affermare che
Caro Pedullà, affermare che la Robin tax "consenta di colpire i ricchi e lasciando al riparo - per una volta - i ceti medi", é falso e furviante. Lei sembra augurarsi - e se ne rallegra - che la Robin tax non colpisca i clienti delle banche, ma resti a carico delle banche stesse. Opinione legittima. Ma la mia domanda a questo punto é: Pedullà, le banche a chi appartengono?.Non ai marziani o agli gnomi di Zurigo. In larghissima parte esse sono di proprietà di rispamiatori italiani - di solito ceto medio - che nella forma di azionisti (di solito piccoli e diffusi) o di membri di cooperative (le Banche di credito cooperativo) hanno investito i loro risparmi per acqusitare azioni delle banche. Percuotere con la Robin tax i profitti (o gli accantonamenti al patrimonio) delle banche di fatto equivale a percuotere i risparmi di tutti questi italiani. Caro Pedullà, in economia "non esistono pasti gratis", come ricordava spesso il Nobel Milton Friedman. Tassare le banche é sicuramente una opzione legittima, e i politici si prendono le loro responsabilità nel farlo. Quello che é illegittimo invece e illudere la gente che questo non abbia un costo per il ceto medio.
Anonimo
10/07/08 17:28
Egregio Pedullà...mi
Egregio Pedullà...mi consenta di "spezzare una lancia" in suo favore : sono letteralmente basito dai commenti al suo articolo e mi son reso conto che l'Italia è il paese dei santi,poeti,navigatori, commissari tecnici e...economisti ! Io di certo non lo sono però mi guardo bene dal tirae subito conclusioni e previsioni e fare affermazioni a mò di "oracolo"... Per es. "In larghissima parte esse sono di proprietà di rispamiatori italiani - di solito ceto medio - che nella forma di azionisti (di solito piccoli e diffusi) o di membri di cooperative (le Banche di credito cooperativo) hanno investito i loro risparmi per acqusitare azioni delle banche. "...interessante (forse NON TROPPO veritiera ed approfondita analisi..visto che comunque non sono gli azionisti a gestire DIRETTAMENTE le banche). Ed ancora "Percuotere con la Robin tax i profitti (o gli accantonamenti al patrimonio) delle banche di fatto equivale a percuotere i risparmi di tutti questi italiani" ..oh bella! a parte il fatto che non mi sembra proprio che Tremonti abbia intenzione di "percuotere" i profitti dei poveri banchieri, semmai di "perequare" i prelievi fiscali su una categoria di contribuenti che innegabilmente , sopratutto negli ultimi anni (grazie anche al professor Prodi) hanno goduto invece di un trattamento non certo sfavorevole ed ammassato considerevoli profitti...a proposito di "pasti gratis" ,come dice il commentatore, forse è giunto il momento che anche le banche paghino il conto di questi pasti. Se le banche poi vogliono mantenere più o meno gli stessi livelli di utile , allora si "sveglino",ristrutturino e gestiscano meglio se stesse altro che girare ai propri azionisti le proprie inefficienze! Basta guardare in questi momenti di vacche magre come sono ben "vispe" nel proporre conti deposito e pct (navigate un pò nei siti delle più importanti banche o leggetevi gli articoli del "sole" di ieri e l'altroieri..) alla disperata ricerca di "liquido"...poi però per avere un mutuo l'istruttoria dura un mese, per effettuare un bonifico una settimana, applicare la normativa Bersani sulla trasportabilità lasciamo perdere..e allora come la mettiamo ? Lei , Pedullà si chiede "Nemmeno una parola, invece, per dire – se le banche dovessero effettivamente rigirare i costi sui correntisti – quale potrebbe essere il ruolo della Banca d’Italia" e la riposta potrebbere essere: ma quale ruolo,basta girare la testa dall'altra parte quando c'è in ballo la fregatura annunciata (vedi parmalat e Argentina) , alla faccia dei risparmiatori e preparare "la solita messa cantata zeppa di allarmismi e pessimismo sull’economia planetaria" e sulle tasse che dovrebbero essere abbassate...facendole pagare di più a chi (secondo la Costituzione) più può ...(le banche ?)
C.Cattaneo
10/07/08 17:36
sommesso commentino
Egregio Pedullà...mi consenta di "spezzare una lancia" in suo favore : sono letteralmente basito dai commenti al suo articolo e mi son reso conto che l'Italia è il paese dei santi,poeti,navigatori, commissari tecnici e...economisti ! Io di certo non lo sono però mi guardo bene dal tirare subito conclusioni e previsioni e fare affermazioni a mò di "oracolo"... Per es. "In larghissima parte esse sono di proprietà di rispamiatori italiani - di solito ceto medio - che nella forma di azionisti (di solito piccoli e diffusi) o di membri di cooperative (le Banche di credito cooperativo) hanno investito i loro risparmi per acqusitare azioni delle banche. "...interessante (forse NON TROPPO veritiera ed approfondita analisi..visto che comunque non sono gli azionisti a gestire DIRETTAMENTE le banche). Ed ancora "Percuotere con la Robin tax i profitti (o gli accantonamenti al patrimonio) delle banche di fatto equivale a percuotere i risparmi di tutti questi italiani" ..oh bella! a parte il fatto che non mi sembra proprio che Tremonti abbia intenzione di "percuotere" i profitti dei poveri banchieri, semmai di "perequare" i prelievi fiscali su una categoria di contribuenti che innegabilmente , sopratutto negli ultimi anni (grazie anche al professor Prodi) hanno goduto invece di un trattamento non certo sfavorevole ed ammassato considerevoli profitti...a proposito di "pasti gratis" ,come dice il commentatore, forse è giunto il momento che anche le banche paghino il conto di questi pasti. Se le banche poi vogliono mantenere più o meno gli stessi livelli di utile , allora si "sveglino",ristrutturino e gestiscano meglio se stesse altro che girare ai propri azionisti le proprie inefficienze! Basta guardare in questi momenti di vacche magre come sono ben "vispe" nel proporre conti deposito e pct (navigate un pò nei siti delle più importanti banche o leggetevi gli articoli del "sole" di ieri e l'altroieri..) alla disperata ricerca di "liquido"...poi però per avere un mutuo l'istruttoria dura un mese, per effettuare un bonifico una settimana, applicare la normativa Bersani sulla trasportabilità lasciamo perdere..e allora come la mettiamo ? Lei , Pedullà si chiede "Nemmeno una parola, invece, per dire – se le banche dovessero effettivamente rigirare i costi sui correntisti – quale potrebbe essere il ruolo della Banca d’Italia" e la riposta potrebbere essere: ma quale ruolo,basta girare la testa dall'altra parte quando c'è in ballo la fregatura annunciata (vedi parmalat e Argentina) , alla faccia dei risparmiatori e preparare "la solita messa cantata zeppa di allarmismi e pessimismo sull’economia planetaria" e sulle tasse che dovrebbero essere abbassate...facendole pagare di più a chi (secondo la Costituzione) più può ...(le banche ?)
Marista urru
10/07/08 18:09
banche usuraie
Quanti difensori di un potere forte come quello delle banche!Il coraggio se uno non ce lo ha, non se lo può dare, e bisogna aver comprensione.. Ma come potete far finta di ignorare, voi che sembrate conoscere di economia, quali e quante distorsioni, quali e quanti privilegi sono accordati alla piovra bancaria? Perchè tanta paura? Siamo davvero usurati da Banche e Pubblica amministrazione, infiltrata dalle banche come fate a non allarmarvi? Ma sapete che sta succedendo? credo di no, credo che vi siate fermati ai libri, alle conferenze, al bla,bla, di gente a pancia piena e cervello spento. si stanno pappando un Paese, mentre sponsorizzano arte e grandi eventi, fanno i grandi con i soldi della povera gente. Ma non avete dei figli? davvero credete che per esser figli di ceto medio-alto, non avranno a soffrire della stretta della Grande Piovra bancaria? arriveranno anche a voi e certo ai vostri figli, uno sbaglio, uno sgarro inconsapevole e la piovra.. colpisce !Tanto stoltamente ciechi siete? I bilanci delle Banche, ma sapete come funzionano? Non credo, altrimenti per lo meno tacereste
Omacatl
11/07/08 08:43
Basta con le favole di Robin Hood
Sono sempre più convinto che fin quando rimarrà Tremonti Ministro la situazione economica italiana sarà sempre uguale... non sono bastati al nostro Presidente del Consiglio i risultati deprimenti ottenuti dal ministro Tremonti nella scorsa legislatura per accendergli un pò una lampadina nel cervello e provare a cambiare personaggio alla guida della nostra economia. Se continuiamo di questi passi anche la Grecia tra qualche anno ci supererà.. tornando indietro di 10 anni la Spagna sembrava un'economia poco competitiva rispetto alla nostra, guardate adesso!! Mi dispiace, ma io non ci credo più all'impostazione di Tremonti nè tantomeno alle favole (Robin Tax).
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl