Il tempo si è fermato dalle parti del loft. E la sconfitta sembra aver cristallizzato una sorta di mondo perduto e virtuale in cui le parole d’ordine restano le stesse “a prescindere” da una realtà drammaticamente trasformata dal trionfo del Pdl e della Lega.
Se alla vigilia del voto Walter Veltroni aveva coltivato una strategia in due tempi - cercare di strappare la migliore sconfitta elettorale possibile, superando la soglia del 35%, imbrigliare il Popolo della libertà al Senato, magari contando sul sostegno dei senatori a vita, e tornare in tempi brevi al voto in modo da disinnescare definitivamente la carica innovativa che ancora contraddistingue il modo di fare politica di Silvio Berlusconi - ora il contraccolpo della sconfitta sembra aver lasciato il segno, scompaginando ogni pianificazione e, apparentemente, il contatto stesso con la realtà. Non è facile, infatti, apprestarsi a fare i conti con quelli che appaiono come cinque lunghi e inevitabili anni di opposizione. E la conferenza stampa post-voto dal quartier generale del Pd sembra confermare questo stato di momentanea confusione.
Walter Veltroni, prima si rinchiude in una stanza con i vertici del partito. Poi affronta i rappresentanti della carta stampata, facendo il punto sul risultato elettorale. E si esercita in una serie di acrobazie verbali per dimostrare la spericolata tesi di una vittoria del Pd. “Per noi - spiega Veltroni - era una sfida difficile e il risultato ottenuto è comunque importante”. Un risultato in cui ha pesato il giudizio non positivo nei confronti del governo Prodi. "Le altre forze che sostenevano il governo hanno perso 2,6 milioni di voti. Solo noi e Italia dei Valori abbiamo guadagnato voti. Questo dimostra che c'è stata una obiettiva e registrata difficoltà nel rapporto tra la maggioranza di governo e il Paese". "Il dato elettorale è inequivocabile, con una forte affermazione del Pdl" dice il leader del Pd, parlando di un "massiccio spostamento" di voti verso la Lega, con il Pdl “che ha perso 804 mila voti rispetto al 2006”. Una situazione che - secondo Veltroni - minerà la tenuta del governo: "Non so quanto durerà. La mia è una valutazione. Penso che sia difficile che arrivi a fine legislatura, a causa del forte peso della Lega". Veltroni, insomma, sceglie una strategia certo non improntata all’autocritica. E cammina in bilico sulle cifre, dimenticando non proprio casualmente, la variabile del calo dell’affluenza nel momento in cui accredita il Pdl di un “calo di voti”.
La
decisione di guardare più nell’orto dell’avversario che nel proprio è
confermata dagli appunti rivolti al vincitore. "Sono rimasto negativamente colpito dalle dichiarazioni di Silvio
Berlusconi. L'annuncio di non dare all'opposizione la presidenza di una Camera,
un certo tono nei confronti delle altre forze politiche, non solo il Pd, una
certa idea di autosufficienza, non fanno vedere un buon inizio". Come dire che
una maggioranza di 30 senatori e di 100 deputati non è sufficiente ad assegnare
una patente di autosufficienza al centrodestra. Al netto delle polemiche sull'operato e le intenzioni del vincitore della tornata elettorale l'unica nota propositiva del leader del Pd è stata la trovata di costituire un governo ombra, sul modello inglese dell'opposizione di Sua Maestà.
L’ultima stoccata Veltroni la indirizza postuma al governo uscente e alla Sinistra Radicale. “L'azione del governo Prodi ha pesato sulla formazione del giudizio degli elettori, che hanno penalizzato i partiti che lo hanno sostenuto. Credo che la sinistra radicale abbia pagato un'esperienza di governo troppo curvata su un versante ideologico - osserva il segretario del Pd - che gli elettori hanno mostrato di non gradire". Il cerchio, insomma, si chiude con la damnatio memoriae, già sperimentata in campagna elettorale, di una esperienza di governo a cui moltissimi esponenti del Pd hanno partecipato attivamente. Un argomento debole sotto tutti i punti di vista ma a cui Veltroni, nonostante il verdetto elettorale, non vuole rinunciare. Dimostrando di non essere ancora uscito dalla scenografia virtuale e dal copione propagandistico della campagna elettorale.


BISOGNA SAPER PERDERE
ombre
Governo ombra: il passato che torna ?