Mercoledì 23 Maggio 2012
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La mano tesa ha bisogno di un braccio armato

L’Iran nucleare si avvicina, per Israele
è giunto il momento di agire

1 Agosto 2009
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Di recente, si sono recate a Gerusalemme “legioni” di alti funzionari americani, tra questi il più importante è stato il Segretario alla Difesa, Robert Gates. Il suo scopo principale era quello di dissuadere Israele dal colpire militarmente le infrastrutture di sviluppo di armi nucleari in Iran. Sotto forma di consigli sulla necessità di agire con “pazienza”, Gates ha nuovamente trasmesso il messaggio categorico del Presidente Obama: pollice verso sulle forze armate. 

Agli occhi del pubblico, la visita del Segretario Gates è apparsa cortese ma inconcludente. Inoltre i progressi che l’Iran sta registrando in campo nucleare e nella difesa aerea mostrano come ormai l’opzione militare di Israele diventi sempre meno attuabile con il passare del tempo. E’ necessario prendere una decisione al più presto, e nessuno si sorprenderà qualora Israele decida di colpire entro la fine dell’anno. La scelta israeliana potrebbe essere decisiva nel determinare se ci sarà o meno la possibilità per l’Iran di ottenere le armi nucleari in un futuro immediato.

L’approccio di Obama verso Teheran è stato quello della “mano tesa”. Eppure non solo questo gesto è stato ignorato dall’Iran ma è stato considerato del tutto irrilevante quando il paese si è chiuso in sé stesso per risolvere i problemi derivanti dalle elezioni truccate. L’estremista “vincitore” di quelle elezioni, il Presidente Mahmoud Ahmadinejad, è stato recentemente costretto a licenziare un deputato che una volta aveva detto qualcosa di vagamente distensivo riguardo ad Israele. Evidentemente, le trattative con la Casa Bianca non sono esattamente tra le priorità nell’agenda iraniana. 

Al di là di questo, la strategia diplomatica di Obama è sottoposta a pressioni sempre più forti man mano che passa il tempo. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha sostenuto che l’Iran deve riprendere le trattative con l’Occidente a partire dal summit G-20 che si terrà a settembre. Ma questo significa ben poco quando, giorno dopo giorno, i laboratori iraniani di armi nucleari e missili balistici, le strutture di produzione e le basi militari sono tutti sempre più attivi. Israele concentra la propria attenzione su questi fatti, non sull’illusione di una “rigida” diplomazia. 

Israele, inoltre, rifiuta un altro elemento della posizione diplomatica di Obama. Gli israeliani non credono che i progressi con i palestinesi faciliteranno un accordo sul programma iraniano di sviluppo di armi nucleari. Nonostante tutte le pressioni da parte di Gates ed altri ancora per avvalorare questa tesi, Israele non si lascerà convincere. 

E cosa ancor peggiore, Obama non ha alcuna nuova riflessione strategica su Israele. Si è limitato a promettere vagamente di offrire al paese la carota della diplomazia – seguita da una inconsistente minaccia di possibili sanzioni lungo la strada qualora l’Iran non dovesse soddisfare le richieste avanzate dagli Stati Uniti. Questo è esattamente l’approccio adottato dall’Unione Europea e che si è dimostrato fallimentare per oltre sei anni. 

Non c’è alcuna ragione per cui ora l’Iran possa improvvisamente piegarsi agli sforzi diplomatici di Obama, soprattutto dopo le imbarazzanti elezioni che si sono tenute a giugno. E allora, con la diplomazia tenuta fuori dalla porta, in che modo sarà possibile contenere il pericolo iraniano?

La missione di Gates ha avuto un significato fondamentale. Israele ha visto il panorama politico e militare sotto una luce che promette davvero ben poco di buono. Il paese teme anche che, una volta intrappolata nella rete delle  trattative, l’amministrazione Obama avrà delle grandissime difficoltà nel riuscire a districarsi. Gli israeliani probabilmente hanno ragione. Per dimostrare il successo della sua “mano tesa”, Obama dichiarerà la vittoria della “diplomazia” sebbene questa non abbia permesso di ottenere alcun beneficio sul programma nucleare iraniano. 

Nella peggiore delle ipotesi, l’Iran continuerà a sviluppare le proprie attrezzature nucleari e Obama diventerà il primo presidente americano ad inserire il tema delle capacità nucleari israeliane all’interno dei negoziati relativi a quelle iraniane. 

Israele sa bene che l’impegno preso di recente dal Segretario di Stato Hillary Clinton  per estendere “l’ombrello della difesa” ad Israele non rappresenta una garanzia di ritorsione nucleare, e che è totalmente insufficiente ad impedire che l’Iran attacchi Israele, qualora decidesse di farlo. In effetti il commento della Clinton sottintende tacitamente la possibilità che l’Iran acquisisca armi nucleari e lancia dunque un messaggio assolutamente sbagliato. Dato che Israele, così come gli Stati Uniti, è perfettamente consapevole del fatto che il suo sistema di difesa missilistico non è perfetto, qualsiasi cosa possa dire Gates circa “l’ombrello della difesa” verrà cortesemente ignorata. 

Le relazioni tra gli Stati Uniti e Israele sono più tese oggi che in qualsiasi altro momento a partire dalla crisi del Canale di Suez nel 1956. Il messaggio di Gates volto a scongiurare un’azione di Israele contro l’Iran, e la pressione che ha esercitato a nome degli Stati Uniti, evidenziano il peso del fardello che Israele deve sopportare da solo. 

Colpire il programma nucleare dell’Iran non costituirebbe un’azione precipitosa o frutto di scarsa riflessione. Un attacco da parte di Israele, se mai si verificherà, sarà il frutto di una decisione terribilmente difficile, adottata tra mille incognite, e dopo anni di paziente attesa e speranze riposte  in innumerevoli sforzi diplomatici del tutto inutili.  In assenza di un’azione da parte di Israele, preparatevi ad un Iran nucleare. 

© The Wall Street Journal
Traduzione Benedetta Mangano

Commenti
marco
01/08/09 10:05
Si sta vedendo sempre di
Si sta vedendo sempre di più la follia che ha portato gli americani ad eleggere Barack Hussein Obama.Tutto ricade sulle spalle di Israele.Ormai la malvagità trionfa ed il così detto occidente è nulla:Solo accettazione del Male,essendo lui stesso,ormai,Male.
Anonimo
01/08/09 11:59
Israele, se vuole sparire,
Israele, se vuole sparire, deve colpire l'Iran. Subito si reagirebbe distruggendo la centrale di Dimona e riducendo Israele in un campo avvelenato. Non conosciamo bene la capacita' di Iran di attaccare, meglio non avventurarsi in simili imprese, ISraele sa che se lo fa, verera' colpita e distrutta, perche' chi di nucleare ferisce...
Pierpaolo
01/08/09 23:22
John R. Bolton non conta nulla
Bata leggere questo articolo per capire perché. George W. Bush ha avuto l'infelice idea di nominarlo Ambasciatore USA alle Nazioni Unite, senza nemmeno ottenere l'approvazione del Senato. Così Obama ha potuto vincere per essere riuscito a presentarsi all'elettorato come l'anti-Bush. Israele, attaccando l'Iran, non ha nulla da pardere: comunque è destinato a sparire. Non ha altri 20 anni.
Anonimo
01/09/09 08:49
PURTROPPO UNO STATO CHE
PURTROPPO UNO STATO CHE SUBISCE GRAVI MINACCE PER LA SUA ESISTENZA SECONDO ME CON UN IRAN COSI ESTREMISTA E SPAVALDA NON HA MOLTE OPZIONI...L'IRAN CON QUESTO ATTEGGIAMENTO NON MANDA SOLO AD ISRAELE IL MESSAGGIO, MA A TUTTO IL MONDO.CHIUNQUE CREDA DI STARE A GUARDARE TRANQUILLO UN EVENTUALE CATASTROFE SBAGLIA DI GROSSO...UN IRAN NUCLEARE CON UN PAZZO AL POTERE METTEREBBE IN GINOCCHIO TUTTI GLI STATI.PERCIO UN EVENTUALE ATTACCO ISRAELIANO RIUSCITO BENE TOGLIEREBBE A TUTTI UNA SPINA IN GOLA! LO SO CHE LA PAURA è MOLTA DI UN ATTACCO ALL'IRAN MA CREDO CHE LA PAURA SARA MOLTA DI PIU SE L'IRAN RIESCE A FORNIRSI DI UNA BOMBA ATOMICA....PERCIO SOSTENETE ISRAELE E GLI ALTRI STATI DOVREBBERO UNIRSI A LEI PER IL BENE DI TUTTO IL MONDO!
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