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In attesa del decollo

Tra disservizi veri e sindacati fasulli la Cai sembra la vecchia Alitalia

13 Maggio 2009

La nuova Alitalia non è ancora decollata. Diamo fiducia a un management fresco, come è giusto che sia, ma non ci possiamo sottrarre alla critica quando da più parti arrivano segnali negativi su quella che potremo definire una nuova Alitalia dai problemi vecchi e dagli stessi, annacquati, sindacati.

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Ma non dovevamo, noi italiani di Alitalia, sentirci 1000 volte più fighi dei passeggeri della British Airlines o della Emirates Airlines che i viaggiatori li tratta come pascià? Diamo fiducia a un management fresco, come è giusto che sia, ma non ci possiamo sottrarre alla critica quando da più parti arrivano segnali negativi su quella che potremo definire una nuova Alitalia dai problemi vecchi e dagli stessi, annacquati, sindacati.

Accusata dall’Ente che vigila sul trasporto aereo (l’Enac) di non rispettare gli orari tre volte su dieci, Alitalia ha evidenziato che quello a cui fino a ora abbiamo assistito inermi è stato essenzialmente un periodo di rodaggio organizzativo. Già superato, secondo la compagnia, da metà aprile in poi, quando si sarebbero poste in essere una serie di azioni correttive e integrative.

Sarà, ma sul tavolo ci sono ancora molte questioni da mettere a punto. I risparmiatori da risarcire, prima di tutte. Oltre al nodo-obbligazionisti ancora da sciogliere, esistono una miriade di azionisti che non avendo avuto la possibilità di vendere i titoli prima del fallimento perché la compagnia era stata sospesa dalle contrattazioni a giugno dell’anno scorso, oggi si trovano in mano carta straccia.

Insomma, a tre mesi e mezzo dall’avvio, il decollo appare ancora complicato e in attesa che passi davvero la fase-rodaggio, si metta a punto un piano vero per risarcire azionisti e obbligazionisti e si tornino a rispettare gli orari di partenza dai vari scali aeroportuali (e magari sugli aerei Alitalia ricompaiano gli snack e le hostess tornino a sfoggiare sfavillanti sorrisi mentre ti offrono una profumatissima salvietta per le mani), siamo nostro malgrado costretti a leggere - e chi non ne fosse a conoscenza lo leggerà ora - di una compagnia vecchia. A cui si aggiungono sindacati ancora più vecchi.

Eppure pensavamo di averli visti in tutte le salse. La prima offerta di Air France per l'acquisizione della nostra compagnia di bandiera, all'epoca del governo Prodi, fallì per il loro rifiuto del piano proposto dalla compagnia franco-olandese, tesi sostenuta dallo stesso Spinetta che appena due giorni fa, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il premier Berlusconi e i vertici della Cai (Colaninno e Sabelli) ha ricordato come l'offerta non andò in porto per "l'opposizione da parte dei sindacati e per il prezzo del petrolio eccessivamente alto". Poi abbiamo dovuto sopportarne l’ arroganza quando si sono presentati uniti nel fronte del no contro Cai e divisi tutte le volte che s’è trattato  di tutelare il proprio, minuscolo, orticello fatto di interessi personali.

Ieri s’è registrato il mancato accordo, al ministero del Lavoro, sulla seconda fase della “procedura di raffreddamento e conciliazione” nell'ambito della vertenza aperta per le “reiterate violazioni delle intese di palazzo Chigi e successivi accordi”. Visto l'esito dell'incontro, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporti si sono riservati di decidere la proclamazione di uno sciopero di tutti i dipendenti del gruppo Alitalia in attesa della conclusione del confronto in corso in azienda.

Ma c’è dell’altro, o meglio, ci sono due sigle in particolare che in questo momento si trovano a dipanare una nuova matassa. Il nodo della questione è il seguente: la Up di Massimo Notaro (ormai in pensione) non vorrebbe confluire nell’Anpac di Fabio Berti (assunto da Cai). Il problema è decidere (o perlomeno arrivare a una decisione paritaria, quindi condivisa) su chi debba guidare la nuova associazione professionale dei piloti frutto della fusione delle due sigle. Insomma, gli interessi che ruotano attorno all’operazione sono di quelli pesanti. Perfino il nome della nuova creatura è difficile da memorizzare perché  lungo, contorto e, per giunta, condito da un inglesismo che mal si amalgama con tre sigle sindacali: Italy Alpa-AnpacUp. 

Della fusione galeotta in molti danno questa lettura: la piccola Up (nella vecchia Alitalia Notaro aveva circa 350 piloti iscritti e Berti ne aveva più di 1000) non vuole finire nelle fauci dell’Anpac. Siamo portati a crederci. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché l’appuntamento di lunedì scorso dal notaio sia andato deserto.

 

Commenti
marco
13/05/09 13:33
Sempre pensato che, rifare
Sempre pensato che, rifare una società con gli stessi che l'hanno portata al fallimento,fosse una grande sciocchezza.Fanno sciopero quando la società è in perdita,figuriamoci quando,per caso,dovesse spuntare il primo euro di utile.Auguri.
Rokko
13/05/09 14:10
Un'occasione perduta
Voglio essere "buono" e credere alle affermazioni di Spinetta quando dice che l'attuale premier non c'entra con il ritiro di Air France dalla gara di acquisto di Alitalia. Detto ciò, a mio parere, sulla vicenda il governo attuale ha fallito clamorosamente un rigore a porta vuota: se le cose fossero state fatte per bene, secondo le procedure, Alitalia sarebbe fallita ed i "resti" venduti all'asta. Nessuno avrebbe potuto obiettare nulla, visto lo stato in cui versavano i conti. Questo avrebbe aperto ad una vera liberalizzazione del settore, con una miriade di low cost e qualche compagnia di tipo "classico" (Air France, Lufthansa, Airone) e ad una sana competizione commerciale tra tutti gli operatori, a vantaggio dell'utente. Proprio non si sentiva il bisogno di affidare (ad un privato, per giunta) la gestione e la proprietà di un'Alitalia uguale a quella di prima salvo le dimensioni, in regime praticsmente di monopolio.
Luciano Cecchini
13/05/09 15:59
Tempi uguali, costi tripli
Azienda ed OO.SS. non hanno forse ancora ben chiaro che gli utenti hanno alternative. Valide ed a costi nettamente inferiori. Nelle ultime settimane ho più volte fatto il viaggio di andata e ritorno, nella stessa giornata, fra Roma e Milano. Normalmente utilizzo il treno Frecciarossa con un costo (in prima classe, senza riduzioni) andata e ritorno di Euro 207,20 ed un tempo medio abitazione, ufficio in centro Milano e viceversa di circa 4 h e 15 minuti. Con FS parto infatti da casa mia in taxi alle 7, da Roma Termini alle 7,15, arrivo a Milano Centrale alle 10,45 (spesso anche in anticipo) e con i taxi impiego poco più di 4 ore. Stessa storia per il ritorno, parto da Milano centrale alle 17,15 ed arrivo a Roma alle 20,45. Alle 21 e 10 sono a casa. Da osservare che nel, per me, comodo viaggio in treno se voglio posso tranquillamente telefonare e lavorare al computer. Una volta ho dovuto prendere l’aereo, ovviamente Alitalia, e fra il tempo per raggiungere in taxi Fiumicino, le code per il check-in ed imbarco il taxi da Linate sino in centro di Milano, il tempo impiegato –senza grossi ritardi dell’aereo (15 minuti all’andata e 25 al ritorno)- è risultato pressochè identico (esattamente 3 h e 50 minuti all’andata, 4 ore tonde al ritorno), lo stress è stato senza dubbio maggiore ed il costo, per la sola Alitalia, tariffa libera, economy class, andata e ritorno, di ben 667,06 Euro !
Fabio
19/05/09 03:23
Basta non prendere
Basta non prendere Cai-Alitalia. Qual è il problema?
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