Mercoledì 23 Maggio 2012
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Sindacati e risanamento

La Cgil rischia di rimanere schiacciata sotto il peso di Alitalia

5 Settembre 2008

Giunti a questo punto - con le carte in tavola ed i numeri in mano sugli esuberi - il complicato “affare Alitalia”, dopo avere segnato un punto in più nei tanti fallimenti del Governo Prodi (e del centro sinistra più in generale), potrebbe diventare uno smacco ed uno scacco anche per la Cgil.

In primo luogo, il numero degli esuberi di Alitalia è ora ufficiale: 3250 persone, non una cifra trascurabile ma probabilmente in gran misura ricollocabile (anche con il supporto di ItaliaLavoro) o “accompagnabile” sino alla pensione. E’ in ogni caso inferiore ai numeri di cui si era parlato l’inverno scorso in occasione del progetto di incorporazione di Alitalia nella AirFrance-Klm.

In secondo luogo, i rapporti con l’Ue; molti giuristi si sono espressi in questi ultimi giorni ed alcuni economisti hanno, pure loro, indossato la toga dei magistrati specializzati in anti-trust. Giuristi ed economisti vicini al centro-sinistra si sono decisamente mostrati certi di un “niet” da Bruxelles. Equilibrate le parole del Commissario Antonio Tajani: Bruxelles chiederà “spiegazioni” (come, è doveroso) “senza accanimento” (come è normale in un’Unione di Stati), anche e specialmente in quanto le autorità europee hanno mostrato una notevole dose di agilità in altri casi recenti di fusioni ed incorporazioni tali da poter suscitare il dubbio della nascita di “posizioni dominanti”. Inoltre, in questa fase, la Commissione Europea non alcun interesse di entrare in conflitto con un Governo, come quello italiano, che può avere un ruolo decisivo nella soluzione del conflitto transcaucasico. Quindi, ci sono buone probabilità di un viatico favorevole dall’Europa.

Chi ha memoria non può non fare un parallelo con le vicende di circa un quarto di secolo fa: il referendum sui “punti” della scala mobile.

Uil e Cisl hanno chiaramente compreso che un atteggiamento di scontro, “muro-contro-muro”, può avere implicazioni unicamente negative sia per il riassetto della compagnia sia per loro in termini di incidenza e rappresentanza: si profila un gioco  “lose-lose” in cui mentre il riassetto procede (velocemente) i sindacati rischiano di non avere voce in capitolo sulla gestione delle eccedenze , e di avere di conseguenza anche una perdita di iscritti.

La Cgil si è messa in un gioco “lose-lose” anche nel 1984 (vertenza scala mobile) ma oggi è di fronte ad un dilemma: una posizione differente (analoga a quella della Uil e della Cisl), da un lato, non potrebbe essere compresa (dopo tanto chiasso) da parte dei propri iscritti e verrebbe letta come un “appiattimento”; da un altro, perderebbe il peso di “grande elettore” a sinistra – il ruolo avuto con il Governo Prodi.

E’ una posizione scomoda e difficile: la strategia possibile è quella di una minimizzazione dei danni “reputazionali” di fronte ai propri elettori e nella sinistra più vasta. Ossia, abbaiare, senza però mordere.

 

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