Nella giornata di ieri Cina e Regno Unito hanno ingaggiato un acceso diverbio diplomatico riguardo la condanna a morte di Akmal Shaikh, cittadino inglese di 53 anni, giustiziato nella città di Urumqi, in Cina, con l’accusa di traffico di droga. Si tratta del primo cittadino europeo giustiziato nella Repubblica Popolare dal 1951. La conferma dell’avvenuta esecuzione giunge sia dal Foreign Office che dall’ambasciata cinese nel Regno Unito. Molto dura la reazione del Primo Ministro inglese, che si è detto “deluso e sgomento”. Per tutta risposta, Pechino ha avvertito Londra che i rapporti bilaterali potrebbero essere a rischio se ci fossero altre ripercussioni.
Akmal Shaikh era stato arrestato nel settembre del 2007 a Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, perché trovato in possesso di 4 chili di eroina. Secondo i familiari, Akmal soffriva di disturbi mentali ed è stato quindi raggirato da trafficanti di droga a sua insaputa. Come suggerisce il Financial Times, in Cina la questione fa tornare alla mente il ruolo dominante giocato dalla Gran Bretagna nell’importazione dell’oppio all’interno dell’impero cinese durante il Diciannovesimo secolo. Agli occhi dei cinesi, le Guerre dell’oppio sono considerate la rovina dell’impero e rimangono il simbolo dell’imperialismo occidentale. ll Daily Telegraph riporta che Shaikh si sarebbe recato in Cina con l’intento di diventare una pop star. In seguito all’arresto, i familiari avevano presentato numerose richieste di clemenza alle autorità cinesi. Nelle ultime settimane alle istanze della famiglia si era aggiunto il Governo inglese, insistendo sui problemi di salute mentale del condannato.
La rappresentanza cinese nel Regno Unito, in un comunicato emesso dopo la condanna capitale, riferisce che “l’ammontare di eroina che il signor Shaikh aveva trasportato in Cina era sufficiente a causare la morte di 26.800 persone, mettendo a repentaglio innumerevoli famiglie”. Riguardo ai diritti di Shaikh e alle sue condizioni mentali, la nota dell’ambasciata prosegue: “I diritti e gli interessi di Shaikh sono stati rispettati e garantiti e le preoccupazioni della parte britannica sono state doverosamente tenute in considerazione dalle autorità giudiziarie cinesi[…]Per quanto concerne i possibili disordini mentali di cui si è parlato, il signor Shaikh non presentava precedenti medici”. L’agenzia di informazione governativa dello Xinjang ha riportato un comunicato emesso dalla Corte Suprema cinese dove si sostiene che le “prove erano certe e i fatti evidenti”.
Il Governo inglese, dal canto suo, afferma di aver ripetutamente inoltrato alla controparte cinese la documentazione relativa ai disturbi psichici di Shaikh. Gordon Brown non usa mezzi termini per chiarire la sua posizione: "Condanno l’esecuzione di Akmal Shaikh nel modo più assoluto e sono deluso e sgomento nel constatare che le nostre reiterate richieste di clemenza non abbiano avuto seguito. Sono particolarmente preoccupato del fatto che nessun accertamento medico sia stato eseguito". La risposta ufficiale di Pechino alle parole di Brown non si è fatta attendere. La signora Yu Jiang, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha usato toni altrettanto forti: “Noi esprimiamo la nostra più grande riprovazione e opposizione verso le critiche irragionevoli portate dal Governo inglese. Invitiamo gli inglesi a rimediare al loro errore, così da evitare di compromettere le relazioni Cina-Regno Unito”.
Sebbene Downing Street abbia già annunciato che non intende andare oltre le critiche, dal lato cinese la questione non sembra per nulla risolta. Ivan Lewis, Ministro di Stato del Foreign Affairs, ha annunciato che le autorità cinesi avrebbero già deciso di cancellare una serie di incontri bilaterali in programma in Cina all’inizio del 2010 sul tema del rispetto dei diritti umani.


La sindrome bipolare
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