Mercoledì 23 Maggio 2012
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Continuare il pressing sul regime iraniano

La comunità internazionale continui la mobilitazione per Sakineh

6 Novembre 2010
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La comunità internazionale non deve fermare la propria mobilitazione davanti alle presunte rassicurazioni che arrivano dalle autorità iraniane sulla sorte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, ma deve continuare a prendere su di sé la responsabilità di fermare l’esecuzione di questa donna, non solo perché siamo contrari alla pena di morte, ma anche perché si tratta di una condanna in base a leggi di onore che repellono la coscienza democratica e umanitaria che caratterizza i nostri ordinamenti.

E' inoltre necessario che i governi europei si attivino per ottenere informazioni anche su Javid Hutan Kian, l'avvocato di Sakineh, e su suo figlio Sajjad Ghaderzadeh, entrambi incarcerati da tempo con la tipica e pretestuosa accusa di aver 'interagito con elementi controrivoluzionari con base all'estero'.
Sakineh da oltre quattro anni è detenuta nel carcere di Tabriz, dove sono recluse altre donne in attesa di esecuzione per il reato di adulterio, tra loro anche minorenni. Chiedere oggi la liberazione di Sakineh significa intercedere per ogni donna che rischia di subire la stessa ingiusta e disumana sorte in base a una legge barbarica. Significa anche prendere una posizione netta contro la pena di morte, considerato che l’Iran, solo nel 2010, ha messo in atto oltre 210 esecuzioni ed è quindi secondo solo alla Cina in questa macabra classifica.

Ad oggi, chiunque in Iran si è battuto per salvare Sakineh è stato imprigionato. Oltre al figlio e all'avvocato, anche due giornalisti tedeschi che hanno intervistato l’avvocato Hutan Kian il mese scorso e persino, proprio in questi giorni, il legale che li difendeva. Respingiamo il pretestuoso argomento secondo cui il caso di Sakineh è stato solo una scusa per una mobilitazione internazionale contro l’Iran. La sua condanna è invece la prova della crudeltà di un regime che viola tutti i diritti umani, perseguita le donne e impicca gli omosessuali.

Il nostro Paese è stato da subito in prima linea per salvare la vita di Sakineh e ce lo ricorda ogni giorno il grande manifesto con il suo volto sulla facciata di palazzo Chigi. Ma la mobilitazione internazionale deve essere ancora più forte ora, dato il cinismo di questo regime”. 

Fiamma Nirenstein (Pdl) è vicepresidente della Commissione Esteri della Camera.

Commenti
Davide Ragusa
07/11/10 22:57
Qui prodest?
L'On. coptata Fiamma Nirenstein è poco informata, o addirittura in malafede, perchè tutto quello che asserisce non è supportato da prove certe o documenti. Sakineh è in attesa di giudizio, con un procedimento ancora in corso presso il tribunale di Tabriz, perchè in concorso con il proprio amante (già giustiziato nel 2008) ha barbaramente ucciso il proprio marito, altro che "condanna in base a leggi di onore". Se la donna sarà condannata non verrà lapidata come abilmente sottointende la Nirenstein, ma sarà impiccata in base alle leggi vigenti per il reato di omicidio in Iran. Il figlio di Sakineh è in carcere per le sue collusioni con il sedicente avvocato, appartenente ad un ben noto gruppo terroristico. Non risultano vere le cifre relative ai condannati a morte (da chi le ha avute, da qualche sedicente comitato o da Amnesty che riporta dati provenienti dall'occidente e non dall'Iran?). Il ritratto-icona che campeggia su palazzo Chigi non è di Sakineh, il suo volto è molto diverso. L'On. coptata Fiamma Nirenstein ha fatto qualcosa per salvare la vita della povera menomata mentale giustiziata da poco negli USA?
Davide Ragusa
08/11/10 16:07
Per la cortese Redazione
Forse l'On. Nirenstein non ama ricevere critiche e fà censurare i commenti "non graditi"? Avevo commentato il suo articolo, ma non vi è traccia di esso.
Simone Di Segni
09/11/10 01:04
Da quale pulpito arriva la predica...
L' "ingenua" Fiammetta non lo sà ancora che in Iran le lapidazioni non si fanno più da qualche lustro? Perchè tanto odio contro l'Iran?...
Ritvan Shehi
10/11/10 14:40
Concordo con l'on Nirenstein
Concordo con l’on. Nirenstein quando scrive: “…nel carcere di Tabriz, dove sono recluse altre donne in attesa di esecuzione per il reato di adulterio, tra loro anche minorenni. Chiedere oggi la liberazione di Sakineh significa intercedere per ogni donna che rischia di subire la stessa ingiusta e disumana sorte in base a una legge barbarica.”. Infatti, - e al di là del caso Sakineh, in cui c’è di mezzo anche un omicidio - nel Codice Penale iraniano è prevista la pena di morte anche per i seguenti “terrificanti reati”: “:”…omosessualità, pratiche non sessuali ma erotiche tra uomini per 4 volte, bacio con lussuria in pubblico per 4 volte, reati legati alla prostituzione…. blasfemia, apostasia dall’Islam,….. consumo di alcool per 3 volte,…. atti incompatibili con la castità, pornografia.” Da http://it.wikipedia.org/wiki/Pena_di_morte_in_Iran
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