Potrebbe esserci una coda clamorosa per le prossime elezioni politiche. Infatti la riammissione della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, decisa dal Consiglio di Stato, potrebbe riaprire i giochi spostando di due settimane il voto. Non più il 13 e 14 aprile ma il 27 e 28 aprile. Una vicenda legata all’eredità dello scudocrociato e che da tempo contrappone l’Udc di Casini allo stesso Pizza.
Troppo simili i due simboli e così niente elezioni per Pizza. Questo almeno fino a ieri quando per l’appunto il Consiglio di Stato ha riammesso la lista della Dc con lo spettro di un allungamento del voto.
La decisione adesso spetta al governo e al presidente della Repubblica. In realtà la situazione non porterebbe immediatamente al rinvio delle elezioni. Infatti la decisione di Palazzo Spada, un’ordinanza, non è definitiva ed ha carattere cautelare proprio per consentire l’ammissione di Pizza in tempo utile per le elezioni. Il giudizio di merito, che dirà la parola fine alla vicenda, spetterà al Tar del Lazio e certamente non arriverà entro il 13 aprile. Da qui l’ipotesi più probabile che le elezioni si svolgeranno regolarmente.
A mettere però in subbuglio il mondo politico italiano ci ha pensato lo stesso ministro dell’Interno, Giuliano Amato che in mattinata si è lasciato scappare di “non escludere un rinvio della data delle elezioni”. Dichiarazione che ha dato adito ad una ridda di voci, commenti, ma anche speranze facendo serpeggiare nell’agone politico un clima di incertezza mai sentito finora.
E’ evidente che lo spostamento in avanti di due settimane della campagna elettorale cambia le strategie politiche e lo stesso timing deciso dai rispettivi quartier generali. Primo fra tutti quello delle tv. Non a caso proprio ieri è iniziata la serie di conferenze stampa dei candidati premier che, come ha deciso la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, hanno preso il via per l’appunto proprio dieci giorni prima del voto. Chiaro che un allungamento dei tempi inciderà e porrà il problema di come comportarsi con gli interventi di Berlusconi e Veltroni avvenuti così lontani dalla data del voto.
Dall’altro lato però la par condicio impedisce una riedizione delle loro conferenze stampa, tranne che non avvenga per tutti i candidati premier. Un problema di non poco conto. Difficoltà poi ci saranno anche per la griglia di interviste e tribune elettorali dei partiti ormai da settimane stabilite. E infatti già a Palazzo San Macuto si sta lavorando gomito a gomito con la Rai per permettere alla Dc di Pizza di partecipare immediatamente agli appuntamenti video-elettorali. L’intento è quello di far recuperare tempo alla Dc evitando così il rinvio. Ma questo potrebbe non bastare a Pizza che ha bisogno “di altri quindici giorni per fare la campagna elettorale”.
Tempo che gli consentirebbe di giungere a quei 30 giorni che la legge prescrive per svolgere la campagna elettorale. Concetto ribadito dall’ex uderrino Paolo Del Mese: “Nella mia qualità di capolista al Senato della lista Dc in Campania, ho chiesto al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni, l’esecuzione immediata dell’ordinanza e il differimento della data del voto onde consentire il ripristino della violata legalità”.
Ma dichiarazioni a parte come detto il differimento non sarà facile da ottenere. Basta dare uno sguardo anche alla costituzione per rendersene conto. Infatti l’articolo 61 prevede che le elezioni si tengano entro settanta giorni dallo scioglimento delle camere, ed il 13 aprile è l’ultima domenica utile. Una posizione ribadita dallo stesso capogruppo dell’Udc al Senato Francesco D’Onofrio: “Considerando che il decreto di scioglimento delle Camere è intervenuto il 6 febbraio scorso, il termine ultimo perché si svolgano le elezioni pertanto è il sedici aprile: non sembra di conseguenza sussistere alcuna possibilità di rinvio delle elezioni a data successiva al sedici aprile”.
Al massimo solo due giorni di ritardo. Fantapolitica.
Intanto, però, dal mondo politico giungono numerosi gli appelli
affinché Pizza non chieda il differimento della data delle elezioni. Silvio
Berlusconi parla di “un danno per il Paese” con il rinvio e si rivolge
direttamente a Pizza “affinché abbia senso
di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la
campagna elettorale ma allo stesso tempo chiedo alle tv di recuperare quegli
spazi che la democrazia cristiana non ha avuto in questi 15 giorni”.
Da Walter
Veltroni giunge invece ferma contrarietà per un possibile rinvio delle elezioni
che “sarebbe un colpo di immagine gravissimo per il Paese”.
Contrario anche Franco Giordano di Sinistra L’Arcobaleno per il quale lo spostamento della data delle elezioni creerebbe “una lesione tra politica e cittadini”. E pure il premier Romano Prodi ha invitato a “fare di tutto per evitare il rinvio”.
Più cauto Pierfedinando Casini che ritiene la vicenda “assurda” ma si affida “alla decisione del governo”. Dai diretti interessati però al momento prevale la linea dura con l’intento di “chiedere un differimento della data delle elezioni per consentire alla Dc il regolare svolgimento della campagna elettorale”
Anche se non si escludono sorprese dell’ultimo minuto come accadde con Alessandra Mussolini che dopo il reintegro nella campagna elettorale per le regionali del Lazio nel 2005 preferì evitare slittamenti del voto. Ed una sorpresa sarebbe già in agguato con la richiesta della Dc di sequestrare il simbolo dell’Udc. Un’eventualità che dopo la decisione del Consiglio di Stato potrebbe concretamente materializzarsi. Ipotesi che Casini stesso definisce “baggianate” ma che certamente renderebbe ancora più infuocato questo finale di campagna elettorale.


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