Tutto si può dire di questa Finanziaria tranne che il suo percorso parlamentare sia stato liscio. Non che in genere le manovre di finanza pubblica siano indolore, ma stavolta, mentre gli occhi di tutta Italia erano ancora puntati sul gesto criminale compiuto nei confronti del presidente del consiglio a Milano, pochi si aspettavano che a infiammare il dibattito politico potesse essere proprio la Finanziaria. Invece ieri, sugli schermi della Camera dei Deputati, è andato in onda l'ennesimo scontro.
I fatti. Il governo decide di blindare l'esame della Finanziaria in Aula alla Camera e chiede (per la ventisettesima volta dall'inizio della Legislatura) la fiducia nel testo approvato dalla Commissione Bilancio. Lo stato maggiore del Pdl, la Lega ma soprattutto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti rivendicano come “fisiologica e naturale” la scelta ma le parole di Gianfranco Fini innescano un nuovo scontro (“deprecabile”, così il presidente della Camera ha definito il ricorso alla Fiducia) a cui fa seguito una girandola di reazioni. Così, la manovra 2010 si avvia verso il voto meno light di quanto sarebbe dovuta essere inizialmente e carica di malumori (il via libera di Montecitorio al provvedimento è previsto per domani, mentre la prossima settimana tornerà al Senato per il "disco verde" definitivo).
Oggi, con 307 sì e 271 no (più due astenuti) l’Aula della Camera ha votato la fiducia al governo. La manovra correttiva s'è presentata al voto dopo un lungo lavoro di restyling. Vale 9 miliardi di euro di interventi, tutti coperti da nuove entrate e tagli di spesa ma nel travagliato passaggio dal Senato alla Camera è cresciuta fino a 8,9 miliardi in termini di saldo netto da finanziare.
La copertura è garantita dal maxigettito derivante dallo scudo fiscale, dal trasferimento nella disponibilità del Tesoro di 3,1 miliardi del Tfr dei lavoratori che hanno scelto di non versare le quote “maturande” ad una forma di previdenza complementare (fondo chiuso, fondo aperto, piano individuale di previdenza), da una stretta sui falsi invalidi pari a 50 milioni, dall'alienazione degli immobili pubblici per 250 milioni e dalle riduzioni di spesa degli enti locali per 48 milioni.
Proprio sullo scudo fiscale, che ieri ha chiuso i battenti, sono puntati gli occhi. I capitali detenuti illecitamente all'estero ed emersi grazie alla terza edizione dell'operazione – dopo quelle del 2001 e del 2003 – raggiungeranno quota 114 miliardi (di cui 30-40 miliardi dalla sola Svizzera). Nelle casse dello stato stanno dunque per entrare 5,7 miliardi, contro i 3,7 al momento “cifrati” nella Finanziaria. Un successo sia rispetto ai precedenti sia rispetto alle previsioni, che inizialmente indicavano rientri e regolarizzazioni per circa 85 miliardi. Lo scudo fiscale ter verrà così ricordato sia per i rimpatri, fisici e giuridici, provenienti prevalentemente dalla Svizzera, sia per le dimensioni da record che ne stanno decretando il successo.
E pensare che la lista degli “scudanti” potrebbe ancora essere lunga. Lo confermano gli intermediari, secondo i quali sarebbero ancora in molti i proprietari di beni detenuti illegalmente oltreconfine interessati all'adesione, ma ormai tagliati fuori a causa della chiusura dei termini. Da qui la richiesta di una riapertura. Il governo sarebbe infatti già al lavoro per una proroga o, più precisamente, per una riapertura dei termini della misura ("se ne discute in tutte le sedi, vedremo", ha confermato il vice ministro Vegas). Anche se governo e ministero dell'Economia ancora non lo dicono, questa potrebbe arrivare con il decreto legge “mille proroghe” di fine anno. Se così sarà, una volta sistemati i conti del 2009, potrebbe essere l'occasione per aumentare il prezzo dell'emersione. Secondo quanto risulta a l'Occidentale, la misura potrebbe essere prolungata fino al 15 o al 30 aprile 2010 applicando però un'aliquota più alta, tra il 6 e il 7%, rispetto all'attuale 5%.
Lo scudo fiscale quater dovrebbe servire ad assorbire quel 20-30% di potenziali scudanti rimasti alla finestra. I ritardatari e gli indecisi per esempio, oppure altri soggetti che avrebbero voluto regolarizzare le proprie posizioni ma non lo hanno fatto.



Per quelli che stanno