Sabato 4 Febbraio 2012
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L'importanza della stabilità politica

Perché senza la politica del rigore avremmo fatto la fine della Grecia

10 Maggio 2010

Giovedì pomeriggio, a Montecitorio, ad ascoltare le comunicazioni del ministro Giulio Tremonti sulla crisi della Grecia (a cui l’Italia farà un prestito di 5,5 miliardi di euro) c’erano 58 deputati, in larga maggioranza appartenenti – circa una trentina – al gruppo del Pd. I deputati del PdL si contavano sulle dita di una mano. Pochi quelli degli altri gruppi: magari solo il deputato incaricato di intervenire insieme ad un collega.

Il giorno dopo, i capi di Stato e di Governo, a Bruxelles, hanno trascorso una notte drammatica nella ricerca di soluzioni immediate ed urgenti contro la crisi. 

La comunicazione del ministro, a chi l’ha ascoltata con attenzione, ha ricordato un altro intervento svolto in quella stessa Aula quando, nell'estate del 2008, fu proprio Tremonti a prevedere e ad annunciare le gravi difficoltà che, da lì a pochi mesi, si sarebbero presentate sullo scenario internazionale.

Così, con un’anticipazione di carattere straordinario che collegò il Dpef e la manovra, furono "messi in sicurezza" i conti pubblici per un triennio. Quella decisione di allora non fu compresa e venne criticata dalle opposizioni, ma si è rivelata corretta e opportuna alla luce degli eventi che seguirono e che purtroppo, non si sono ancora conclusi.

Ieri, furono i Governi ad impedire che la crisi del sistema bancario Usa varcasse l’Oceano e a garantire i risparmiatori sull’esigibilità dei loro conti correnti. Ma erano bastati alcuni titoli "tossici" nel circuito finanziario internazionale per determinare una crisi gravissima che avrebbe potuto provocare guasti ben più gravi di quelli effettivamente riscontrati.

Oggi, corriamo il rischio che venga meno quello scudo contro la speculazione che fino ad ora è stato assicurato dalla moneta unica, la quale ha garantito il nostro Paese e la nostra stabilità economica in un contesto internazionale molto critico.

La Grecia di oggi è lo specchio di ciò che sarebbe potuto accadere in Italia se non fosse stata adottata quella politica di rigore, temperato da misure di coesione sociale, che il Governo ha attuato. Oggi, sono gli Stati a rischiare la bancarotta; sono i conti pubblici a determinare il panico nei mercati finanziari. E’ l’euro che può implodere se le terapie di contrasto del ‘’contagio’’ – l’accelerazione degli interventi concertati da parte europea è significativa - non avranno successo. E se il virus colpirà altri Paesi.

Purtroppo, non vi è un’adeguata considerazione della crisi finanziaria innescata dalla Grecia e dei suoi effetti sull'euro che è il denominatore comune dell'economia dell'Eurozona.

Corriamo il rischio di una grave crisi finanziaria, che scoppi proprio nel cuore dell'Europa, nel momento in cui si avvertono i primi segnali di ripresa economica. È giusto, dunque, tentare di salvare la Grecia, anche con sacrifici che economie provate, come quelle dei Paesi dell'Unione europea e la nostra, sono chiamate a fare. Bene ha fatto il nostro Governo a sollecitare un piano in difesa dell’euro, da avviare subito dopo l’adozione del programma di salvataggio della Grecia, nell’auspicio che il tentativo non sia totalmente vanificato, in quel vicino Paese, dagli scioperi irresponsabili e criminali in corso, il cui nucleo duro poggia sul ceto parassitario del pubblico impiego deciso a difendere anche i propri privilegi.

All'inizio della crisi, nel 2009, l'Unione europea abbandonò a se stessi i Paesi baltici che per fortuna se la sono cavata da soli. Con la Grecia - nonostante che i suoi Governi abbiano truccato i conti pubblici alla stregua dei bilanci della Parmalat di Calisto Tanzi – dobbiamo onorare i nostri impegni. Almeno dobbiamo provarci. Non per solidarietà, ma per un preciso interesse comune.

Quanto a noi, per resistere all’offensiva della speculazione internazionale, l’Italia – che è appena al di sopra della linea della retrocessione – deve dare prova di solidità finanziaria e di stabilità politica. Alla prima di tali esigenze si risponde soltanto con una strategia rigorosa, assolutamente allineata con le indicazioni della Ue (la quale chiede di ridurre, ogni anno, il deficit in misura pari a mezzo punto di Pil). Alla seconda, con il superamento delle tensioni e dei risentimenti all’interno del PdL e della maggioranza. Questa volta, una crisi politica produrrebbe anche gravissime conseguenze sul piano economico.

 

Commenti
tacitus
10/05/10 09:38
In questo frangente, avendo
In questo frangente, avendo sotto gli occhi ciò che accade alle finanze Greche, l'ineffabile Epifani chiede 400000 assunzioni nel settore pubblico.
Fabrizio
10/05/10 10:12
Epifani chiede l'assunzione
Epifani chiede l'assunzione di 400.000 persone nella P.A. Se il governo seguisse la sua richiesta (e seguisse pure le altre simili proposte economiche della sinistra), come capisce anche un asino in economia si otterrebbe la bancarotta dell'Italia e lo sfacelo economico dello Stato. A quel punto, a chi darebbero la responsabilità di tale nefasto disastro, Epifani & co.? A se stessi, come buonsenso vorrebbe, visto che hanno proposto una stupidaggne? No, naturalmente. La colpa sarebbe, al solito, dell'"incapace" Berlusconi e del governo di centro-dx. Era molto meglio quando, onestamente e coerentemente, proponevano di tassare le rendite. Invece hanno scoperto che pretendere aumenti di salari e assunzioni quando al governo ci sono gli altri fa fare bella figura ed è molto più comodo..
Bernardo da quintavalle
10/05/10 10:54
Casini ieri a "in mezz'ora"
Casini ieri a "in mezz'ora" ha detto che spera in un governo tecnico. E spera anche che arrivi presto. Cosa gliene frega a lui del desastro che provocherebbe una crisi di governo in un contesto così grave di crisi internazionale e del fatto (non tanto secondario) che gli Italiani hanno votato più e più volte convintamente e Costutuzionalmente per QUESTO governo? Parrebbe pochino. Oserei dire proprio una mazza (eufemistica).
bettina
10/05/10 22:45
Quella scena di Tremonti che
Quella scena di Tremonti che spiegava che "nessun paese è immune dal contagio" di fronte a circa 60 parlamentari era un pò impressionante. Volete sapere quanto siamo vicini alla situazione Greca: http://www.nytimes.com/interactive/2010/05/02/weekinreview/02marsh.html?ref Temo che se non fermiamo la corruzione faremo la stessa fine della Grecia.
Ma ci faccia il piacere!
15/05/10 18:20
Epifani ineffabile… …e Prodi?
All’intervista che Barak Obama aveva concesso alla stampa russa (rilanciata in Italia su La Stampa), in occasione della Parata commemorativa del 65° anniversario della resa nazista nella quale hanno sfilato per la prima volta (con onori previsti per le rappresentanze di Paesi Alleati) alcuni contingenti occidentali ed in cui il Presidente Americano rilanciava, senza nominarla esplicitamente, la “Dottrina Lebed”, a sua volta basata sulla proposta italiana della “NATO a 4 Grandi” (USA, Comunità Europea di Difesa, Ucraina e Russia), Romano Prodi risponde su “L’Unità” di lunedì 10 maggio. Già nel titolo è chiaramente una stizzita ed, involontariamente comica, autocritica “Ci vuole più Eu-ropa: ce lo deve dire Obama?”, ovvero la confessione che il tentativo degli “eurocrati” d’esorcizzare il catalizzatore politico-difensivo dell’unificazione europea, sabotaggio che il compianto Generale Alexandr Ivanovich Lebed denunciava rifiutando le denominazioni di “Comunità Economica Eu-ropea” (CEE) ed “Unione Europea” (UE) in favore dell’originale concetto di “Comunità Europea di Difesa” (CED). Ciò è una prima prova che i privilegiati eurocrati vedono come ineluttabile l’apparizione d’una responsabilizzante Europa politica. Non pago della suo involontario umorismo, «l’ex presidente della commissione UE», riferendosi ai problemi (storicamente riconducibili, gratta gratta, alle politiche populiste dei governi diretti dai partiti socialisti & C. di quei Paesi) di Grecia, Portogallo e Spagna, ha orgogliosamente affermato “L’Italia non è tramortita grazie alle scelte di risanamento di Padoa Schioppa”. Perché invece di (accontentandosi per il fallimento di Paese Sera) scrivere proclami storicamente deterministici su Il Messaggero e di concedere interviste a L’Unità, non comincia a fare il commen-tatore politico di Crozza? Sarebbe il semplice riconoscimento della validità della scelta dell’ex ministro della propaganda ira-keno che fa il commetatore comico ad El Jahazeera. Quanto alla corruzione in Italia, non dimentichiamo fu accentuata ed istituzionalizzata dal PCI che viveva grazie ai soldi dell’URSS e che il Presidente Russo Eltsin cercò inutilmente di farsi restituire, problema che “mani pulite” evitò d’affrontare…
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