La dura battaglia urbana che sta maturando nella densamente popolata Striscia di Gaza è una guerra con tattiche nuove, veloci adattamenti e trucchi letali. Grazie all'addestramento targato Iran e Hezbollah, nel corso degli ultimi due anni Hamas è riuscita a trasformare Gaza in un labirinto mortale fatto di tunnel, trappole esplosive e mine anti-carro. Ci sono armi nascoste nelle moschee, nei cortili delle scuole e nelle abitazioni civili, e stando a quanto dice l’intelligence israeliana, la stanza di comando della leadership di questa guerra è un bunker sotto il più grande ospedale di Gaza.
Non volendo abboccare all’esca israeliana per venire allo scoperto, i militanti di Hamas stanno combattendo in abiti civili; anche alla polizia è stato ordinato di togliersi le uniformi. I militanti sbucano fuori dai tunnel sparando con le loro armi automatiche o lanciando missili anti-carro per poi sparire di nuovo nel sottosuolo, sperando in questo modo di attirare in trappola i soldati israeliani.
In un palazzo di Zeitoun, nella zona settentrionale di Gaza, Hamas ha piazzato una trappola tanto ingegnosa quanto letale. Secondo quanto ha riportato da un giornalista israeliano a seguito dell’IDF, i militanti di Hamas hanno piazzato un manichino all’ingresso dell’entrata principale del palazzo. Speravano di attirare il fuoco delle truppe israeliane che avrebbero potuto scambiare il manichino per un combattente nemico anche grazie alla sfocatura dovuta agli occhiali ad infrarossi e ad eventuali decisioni affrettate. Il manichino era imbottito di esplosivo e, se fosse stato colpito, avrebbe fatto crollare l’intero palazzo.
E ancora: nel corso di un’intervista, l’israeliano Rob Ben-Yshai - corrispondente militare per il giornale Yediot Aharonot - ha riferito che i soldati dell’IDF hanno anche trovato una pila di armi sovrastata da un lanciagranate. Quando hanno spostato il mortaio “hanno visto un detonatore accendersi, che in qualche modo ha fatto cilecca”.
L’esercito israeliano è arrivato sul campo preparato per una battaglia che si sapeva inevitabile da entrambe le fazioni. Ogni soldato, a sentire gli ufficiali israeliani, indossa un giubbotto antiproiettile in ceramica e un elmetto. Ogni unità può contare su cani addestrati nella caccia gli esplosivi e alle persone nascoste nei tunnel, oltre a ingegneri "embedded" in grado di disinnescare ordigni nascosti.
Sempre secondo fonti israeliane, quando devono fare irruzione in qualche edificio i soldati israeliani sfondano muri laterali in modo da evitare le trappole esplosive, invece di passare per l’ingresso principale. Una volta dentro, si muovono di stanza in stanza, facendo buchi nei muri divisori per evitare di esporsi al fuoco dei cecchini e agli attentatori suicidi in abiti civili che indossano cinture esplosive sotto i giacconi invernali.
Gli israeliani dichiarano anche di aver utilizzato nuove armi, come una bomba intelligente di piccole dimensioni, la GBU-39, che il governo di Tel-Aviv ha acquistato da Washington in autunno. Questa bomba, che si dice sia molto precisa, contiene una minima carica esplosiva che va dai 27 a i 36 chili, in modo da minimizzare i danni collaterali in caso d’impiego in un’area urbana. Nonostante ciò, questa nuova bomba può comunque penetrare in profondità per colpire bunker e tunnel. Anche gli israeliani, dunque, stanno ricorrendo a trucchi di ogni genere.
Secondo alcune testimonianza degli abitanti di Gaza City, confermate dallo stesso IDF, gli ufficiali dell’intelligence israeliana chiamano a raccolta gli abitanti di Gaza e, in un buon arabo, fanno finta di essere simpatizzanti egiziani, sauditi, giordani o libici. Dopo aver espresso il loro disappunto nei confronti della guerra israeliana e aver chiesto notizie dei familiari, si informano sulle condizioni atmosferiche, chiedono se i loro interlocutori sostengono Hamas e se ci sono o no guerriglieri all’interno del palazzo e nelle vicinanze.
Karim Abu Shaban, 21 anni, di Gaza City ha detto che lui e i suoi vicini hanno tutti ricevuto telefonate simili. Il suo primo interlocutore aveva un accento egiziano. “Che Dio vi aiuti, che Dio sia con voi”, era l’inizio della chiamata. “All’inizio era molto solidale”, ha detto Shaban, poi sono iniziate le domande. La chiamata successiva è arrivata cinque minuti dopo. L’interlocutore stavolta aveva un accento algerino e voleva sapere se stesse parlando con Gaza, il ragazzo stavolta ha risposto, “no, Tel-Aviv” e ha riattaccato.
Alcune interviste condotte la settimana scorsa con ufficiali dell’esercito israeliano e palestinese, sia in congedo che attivi, e con alcuni residenti di Gaza, hanno messo in evidenza che la battaglia scatenata tra civili e nemici che si sono al lungo preparati a questo evento, ora come ora consiste in uno sporco affare di guerriglia urbana asimmetrica. I civili di Gaza, che non possono fuggire a causa dei confini chiusi, sono la “carne da macello”, secondo quanto riportato da un impiegato delle Nazioni Unite che ha richiesto di rimanere anonimo. Un’altra cosa certa è che entrambe le fazioni stanno mutando velocemente le loro tattiche al nuovo campo di battaglia.
In questo senso, l’intelligence israeliana sta interrogando moltissimi giovani maschi di Gaza allo scopo di interrogarli e conoscere le tattiche di Hamas. La scorsa settimana Israele è venuta in possesso d’una mappa disegnata a mano che si trovava in una casa vicino Al Atatra, nei pressi di Beit Lahiya, che mostrava le posizioni difensive pianificate dagli uomini di Hamas per quel quartiere, insieme ai punti in cui erano state piazzate mine e trappole esplosive, inclusa una stazione di benzina con trincee e le indicazioni per i cecchini in modo da sparare nei pressi di una moschea. C’era anche indicata la posizione di numerosi tunnel.
Un’altra arma israeliana, nel frattempo, si è adeguata alla tattica di Hamas che espone i civili sui tetti degli edifici, per impedire ai piloti dell’IDF il bombardamento dei loro obiettivi. Gli israeliani stanno rispondendo a questa tattica con un missile paradossalmente concepito per non esplodere. Mirano ai spazi liberi del tetto in modo che i civili scappino impauriti: si chiama “bussare sul tetto”.
La più importante decisione strategica che gli israeliani hanno preso fino a questo momento, a sentire gli ufficiali di rango più alto e gli analisti militari, consiste nel considerare le loro incursioni come una guerra, non come un’operazione di polizia. Ai civili di Gaza è richiesto di evacuare la zona tramite volantini, altoparlanti e telefonate, anche se le truppe dell’IDF sono istruite a proteggere prima di tutte se stesse e poi i civili.
Gli ufficiali spiegano che questo significa che stanno andando "giù pesante”. Se i soldati israeliani attirano il fuoco, allora rispondono con un fuoco ancora più pesante. Se gli si richiede di raggiungere un obbiettivo, la prima cosa che fanno è chiamare l’artiglieria, il supporto aereo o i carro-armati. Poi si muovono, ma sempre dietro i carri-armati o i bulldozer, guidando mezzi blindati e spendendo meno tempo possibile all’aperto.
Così come riferito alla stampa israeliana mercoledì scorso dal comandante dell’unità di combattimento d’elitè Yahalom: “siamo molto violenti. Non ci fermiamo di fronte a niente pur di proteggere la vita dei nostri soldati”. Il nome del comandante non può essere pubblicato a causa delle regole di censura.
"La guerriglia urbana è uno dei più difficili campi di battaglia, in cui Hamas e la Jihad Islamica partono leggermente avvantaggiati a causa della loro conoscenza del territorio e delle posizioni acquisite", ha riferito Jonathan Fighel dell’International Institute for Counterterrorism. “Hamas ha una certa disciplina, non si tratta di un gruppo di Rambo - ha proseguito Fighel - l’esercito israeliano deve individuare la giusta maglia da disfare, deve riuscire a sorprendere e sbilanciare il suo nemico”.
Le truppe israeliane si stanno muovendo lentamente e, almeno sperano, imprevedibilmente, tentando di non stare troppo a lungo nello stesso posto e in modo da attirare i combattenti di Hamas “ad uscire allo scoperto e combattere”, ha riferito lo stesso Fighel. Oggi, ha continuato l’esperto, “la mentalità prevalente dall’alto in basso delle gerarchie militare consiste nel combattere duramente; si tratta di una guerra, non dell’ennesima operazione in avanscoperta”.
Gli ufficiali israeliani dicono di seguire le regole della guerra e che stanno provando in tutti i modi a limitare le morti civili ma che Hamas usa questi ultimi come scudi umani nella speranza che gli israeliani evitino di ucciderle i leader dell'organizzazione.
I funzionari della stampa israeliana definiscono questa tattica cinica, illegale e inumana; Anche gli stessi critici di Israele ammettono che l’utilizzo regolare dei razzi contro la popolazione civile in Israele e quello dei loro stessi concittadini come scudi umani a Gaza, sono violazioni delle regole di guerra. I militari e gli analisti israeliani sostengono che il vasto impiego di strutture civili e tunnel è deliberato e proviene dall’addestramento tattico dell’esercito iraniano e dalle lezioni della guerra del 2006 in Libano tra Israele e Hezbollah (supportato dagli iraniani).
Sempre secondo l’esercito israeliano, depositi di armi - inclusi lanciarazzi - di Hamas sono stati rinvenuti dentro e sotto le moschee, abitazioni civili e scuole. Il capo dell’intelligence israeliana, Yuval Diskin, durante un report al gabinetto israeliano ha dichiarato che la base della leadership di Hamas a Gaza si troverebbe nel sottosuolo in corrispondenza dell’edificio numero 2 dell’Ospedale di Shifa, il più grande di Gaza. Il tutto, comunque, non è stato confermato.
Mentre il New York Times e altre organizzazioni stampa hanno un corrispondente a Gaza, ad ogni cittadino israeliano o ad ogni persona che abbia almeno un passaporto israeliano è interdetto l’accesso a Gaza da più di due anni, oltre a ciò, ogni corrispondente straniero che non era entrato a Gaza prima del cessate il fuoco di sei mesi fa non è stato più fatto entrare. Se è per questo Israele è anche riuscito a interrompere le frequenze dei cellulari, così sono veramente poche le foto amatoriali che escono da Gaza
Le tattiche israeliane, tuttavia, hanno causato un coro di proteste internazionale sia nel mondo arabo che in quello Occidentale. Uno degli episodi più cruenti ha visto la morte presunta morte di 43 persone in seguito ad una raffica di proiettili israeliani vicino ad una strada nei pressi di una scuola dell’Onu in cui i civili cercavano rifugio a Jabaliya. Secondo le Nazioni Unite, nella scuola non c’erano militanti di Hamas. Gli israeliani hanno dichiarato che stavano rispondendo al fuoco dopo un attacco di mortaio contro le loro truppe. Anche se questa azione è da considerare legale nell’ambito delle regole di guerra, ci sono dei dubbi riguardo alla possibile sproporzionalità della risposta israeliana, visto il potenziale pericolo per i civili.
La reazione in seguito all’attacco contro la scuola è un chiaro esempio dei rischi sottesi alla strategia di guerriglia urbana: Israele potrebbe riuscire a smantellare la struttura militare di Hamas ma perdere la battaglia contro l’opinione pubblica mondiale e al contempo lasciare Hamas in carica a Gaza.
Traduzione di Andrea Holzer
Tratto da The New York Times

