Venerdì 10 Febbraio 2012
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I finiani chiedono modifiche

La legge sulla cittadinanza debutta alla Camera. Ma se ne riparlerà ad aprile

23 Dicembre 2009
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Di cittadinanza agli immigrati l'Aula di Montecitorio ne riparlerà a fine marzo, dopo le elezioni regionali. Ma il primo passaggio parlamentare è compiuto con la discussione generale sul testo base uscito dalla commissione Affari Costituzionali.

Il provvedimento mantiene gli attuali paletti temporali per la richiesta di cittadinanza (dieci anni di soggiorno), ma si dà come obiettivo tempi più certi per il suo ottenimento intervenendo sulle lugaggini burocratiche che oggi dilatano i termini previsti dalla norma. Non solo: per essere cittadini italiani occorre completare un percorso culturale che si completa con il giuramento sulla Costituzione. Il testo approdato ieri a Montecitorio non tocca la questione dei figli di stranieri nati in Italia e quella dei minori sulle qualo il presidente della Camera Fini è più volte intervenuto. Una sintesi alla quale ha lavorato la presidente della commissione Isabella Bertolini (Pdl) in qualità di relatrice, che piace alla Lega e sulla quale il partito del Senatur non intende fare passi indietro.

Non è così per i finiani che invece chiedono modifiche e non è eslcuso presentino emendamenti quando l'iter parlamentare della legge entrerà nel vivo. Italo Bocchino conferma la posizione sottolineando che "innalzare dighe non basta a risolvere il problema. Serve un nuovo modello di cittadinanza che comunque non faccia venir meno i controlli''. Il vicepresidente dei deputati Pdl si dice convinto che "si registrerà una convergenza; noi siamo pronti al dialogo'' e Fabio Granata si mette in scia manifestando ottimismo.

Certo, quello che si discute alla Camera non è quanto proposto dal deputato siciliano del Pdl che ha firmato una proposta di legge sulla cittadinanza insieme al collega Pd Andrea Sarubbi, tuttavia per chi come lui ha tradotto in azione parlamentare la sollecitazione del presidente della Camera il dibattito in Aula sta a significare che si apre "la scommessa politica per governare lo scenario" del processo migratorio ed è ipotizzabile che in futuro si arrivi al passaggio "dallo ius sangunis allo ius soli temperato". Il ministro La Russa,invece, propone di moidificare lo "ius soli", consentendo già alle medie la scelta sulla cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia.

Ma al di là dei tecnicismi, sul piano politico emerge un dato: per la maggioranza del Pdl l'urgenza e la necessità di questa legge non sono date per scontato. E il capogruppio Fabrizio Cicchitto, pur tenendo conto di una diversa sensibilità di coalizione, lo ribadisce quando dice che "pensare di risolvere il problema dell'integrazione degli immigrati con la facile concessione della cittadinanza è un grave errore". Per il presidente dei deputati Pdl il percorso verso la cittadinanza deve avere "un intreccio di aspetti quantitativi e qualitativi. Non credo che in soli cinque anni sia possibile un processo di assimilazione. Il testo Bertolini combina insieme i 10 anni (che siano proprio 10 e non 13 o 14), ma in cui ci sia un decorso di esami, confronti linguistici, storici, culturali".

E, rivolto al capogruppo del Pd Franceschini polemizza: "Raccogliamo la sfida, ma non ci si può chiedere di fare l'esame per le riforme sull'atteggiamento che terremo in aula su questo provvedimento. Non dobbiamo passare nessun esame". Ma c'è un altro passaggio sul quale Cicchitto insiste (e il messaggio pare rivolto ai finiani) rimarcando che la questione della cittadinanza è stata "portata in Aula per una forzatura politica non essendo ancora maturata in commissione, ma non avendo neanche una reale priorita' rispetto allo stesso problema dell'immigrazione". La Lega è pronta a sostenere il testo Bertolini, ma ribadisce, con Roberto Cota e Raffaele Volpi, il no a impostazioni ''ideologiche'' sottolineando che ''il tema della cittadinanza non è nel programma di governo'' e che ''serviva una maggiore maturazione prima di approdare in aula con il testo''.

Dalle file del Pd Franceschini parla di "legge pessima: un passo indietro. Adesso vediamo se alle tante parole e ai tanti proclami pronunciati da esponenti della destra seguiranno comportamenti coerenti in sede di voto". Quindi critica la scelta del Pdl di votare il testo dopo le regionali sfidando il centrodestra a dimostrare se "da questo provvedimento c'è davvero la volontà di opposizione e maggioranza di cercare convergenze su qualcosa che serve al Paese, se c'e una corrispondenza tra le parole ed i fatti in alcuni leader del centrodestra".

Il leader Udc Casini annuncia che il suo partito "non metterà i bastoni fra le ruote" pur ritenendo "necessarie nuove regole di fronte a un nuovo straordinario fenomeno come quello dell'immigrazione nel nostro paese". A cominciare dal potenziamento del meccanismo dello "ius soli". No netto, invece, dai ranghi dipietristi. Il punto-chiave della norma è chiaro per Isabella Bertolini: la nuova legge sulla cittadinanza guarda a chi veramente viene in Italia per restare. "Molti stranieri, infatti considerano la residenza in Italia temporanea in attesa di trasferirsi in altri paesi'', spiega la parlamentare del Pdl che pone l'accento sul giuramento sulla Costituzione cui lo straniero è chiamato per ottenere lo status "con riferimento alla pari diginità sociale di tutte le persone che lo straniero è tenuto a rispettare''.

Bertolini infine ricorda che per la legge non esiste ancora copertura economica ''perché è necessaria una valutazione dei costi''. Un modo per ribadire che di cittadinanza è giusto parlare e lo si sta facendo in Parlamento, ma i tempi per traghettare in porto speditamente la nuova norma, non sono all'orizzonte.

 

Commenti
CARLO ii
23/12/09 11:25
perchè ?
perchè dare la cittadinanza agli stranieri così, con leggerezza ? parlano Italiano, mangiano italiano, pensano italiano, vogliono restare in Italia o dopo un po' d'anni se ne andranno via ? Allora andiamo con calma: dopo 10 anni gli diamo la pertinenza, dopo 20 una 'piccola cittadinanza', dopo 30 quella piena. Altrimenti aboliamo la cittadinanza, tanto a che serve distinguere un cittadino da uno straniero ?
stefano Quadrio
23/12/09 15:19
E' proprio quello che mi domando
Nel mondo attuale a che cosa serve distinguere un cittadino da uno straniero se non per limitare i diritti dello straniero?
FuocoDiVesta
25/12/09 22:29
Ai due commentatori qui sotto
Francamente non so proprio come ragionate, in qualsiasi parte del mondo esiste la differenza tra cittadino e semplice residente (straniero) del resto cosa pretendete che chi arriva in un paese abbia subito il diritto di voto e quindi il potere di influenzare la politica dello stato di cui è ospite come chi in quello stato ci vive da generazioni e grazie a tutte le tasse pagate (da lui e dai suoi progenitori) ha reso quel paese nel bene e nel male ciò che oggi è? Un periodo di 10 anni per diventare (e sentirsi italiani) ed ottenere oltre alla cittadinanza anche il diritto di voto mi sembra un tempo equilibrato; io penso infatti che la cittadinanza per l'immigrato debba essere un traguardo da raggiungere con il tempo e l'impegno e dovrebbe quindi essere concessa solo a chi dimostra di essersi effettivamente integrato nel nostro paese, non essere invece concepita come un automatismo da concedere automaticamente alla nascita (o dopo solo 5 anni di permanenza di Italia) nell’illusione che ciò possa favorire l’integrazione come sostengono i finiani e la sinistra; basterebbe osservare i problemi che creano le seconde e terze generazioni di immigrati (soprattutto magrebini con regolare cittadinanza) negli altri paesi europei come Francia, Gran Bretagna, Olanda o Svezia (dove l’immigrazione di massa è iniziata ben prima che da noi) per rendersi conto di come la cittadinanza non sia affatto una garanzia di integrazione. Faccio infine presente che in Italia un residente (regolare) ha pressochè gli stessi identici diritti (ad eccezione del voto) di un qualsiasi cittadino.
Anonimo
26/12/09 12:28
Tutto nasce dalla
Tutto nasce dalla definizione bislacca e razzista di "extracomunitario". Questa divisione, esistente solo sulla carta, tra cittadini comunitari e extracomunitari ha creato solo razzismo e divisioni. L'uomo resta tale, ovunque. Infatti molti paesi dell'est europa fino a ieri erano extra-comunitari e ora no...fa ridere e fa pena questa distinzione che serve solo ai burocrati e ai politicanti che giocano sulla cecità della gente aizzandola contro "lo straniero". Via la cittadinanza, non ha alcun senso: LIBERI TUTTI!
Claudio
31/12/09 15:44
altri anonimi deliri
"la distinzione tra comunitari ed extracomunitari è razzista", "via la cittadinanza!" ecc. ecc. Anonimo, visto il livello del tuo post, spero per te che tu vada alle elementari...
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