Mercoledì 23 Maggio 2012
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L'uovo di giornata

La nuova "verità sconveniente" di Al Gore

26 Giugno 2010

C’eravamo fermati alla massaggiatrice che aveva dato una bella “ripassata” al capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Intercettato lui, intercettata lei, nel corso delle indagini dei Ros per conto della procura di Firenze che indaga sugli appalti del G8 alla Maddalena. Grande scandalo, benpensanti che s’indignano, titoloni sui quotidiani asessuati, e sullo sfondo la melliflua figura dell’imprenditore Diego Anemone. Ora tocca a un’altra massaggiatrice, al di là dell’oceano, ma il caso rischia di complicarsi. Non più di semplice ripassata si tratta ma di presunte molestie sessuali, e a finire nel mirino, questa volta, è il guru dell’ambientalismo mondiale, l’ex vicepresidente americano Al Gore.

Il caso risale al 2006. Siamo in una suite dell’Hotel Lucia di Portland e Gore ha appena concluso uno dei suoi seguitissimi quanto applauditissimi convegni sul “global warming”. Sale nella sua camera d’albergo, si mette in vestaglia e chiama la massaggiatrice per una prestazione di 500 dollari, o almeno questo sostiene lei. Fin qui niente di male, un bel massaggio ayurvedico è il sogno di qualunque essere umano stressato dal tedio della vita quotidiana, se non fosse che, dopo averle detto “Chiamami Al”, Gore inizia a chiederle di procedere “un po’ più in basso”, “ancora un po’”, fino a prenderle la manina tutta laccata e condurla sapientemente sotto le lenzuola.

La donna, all’epoca cinquantenne, lascia fare, poi nel gennaio del 2009 ci ripensa e decide di testimoniare l’accaduto alla polizia – dopo averlo già fatto tramite il suo avvocato qualche anno prima. In America, dove il rapporto fra procure e giornali non è immediato come avviene in Italia, passa un bel po’ di tempo prima che un sito che pubblica dispacci polizieschi, “The Smoking Gun”, riprenda la testimonianza incastrando Gore. “Un uomo violento,” racconta la donna, “dagli atteggiamenti estremamente dittatoriali dietro quella immagine da Mr Smiley”. La massaggiatrice giura di non volerci lucrare sopra ma poi vende la sua storia per un milione di dollari al “National Enquire”.

Una cosa è certa, però. Forse per Gore è venuto il momento di girare il seguito di An Inconvenient Truth, il documentario premiato al Sundance Film Festival del 2005 e premio Oscar nel 2007. La seconda puntata di questa “verità sconveniente” sarebbe molto più interessante della prima.

Commenti
Anonimo
26/06/10 12:06
prossimamente su "current" di Sky ?
Proporrei una bella trasmissione sull'episodio al canale "current" di Sky che per chi non lo sapesse è di proprietà di Al Gore e propina quotidianamente qualsiasi cosa purchè sia contro Berlusconi
Anita
27/06/10 05:43
Tre anni tra il "fatto" e la
Tre anni tra il "fatto" e la denuncia ? Ma va là! Al Gore andrebbe comunque processato per le sue panzane sul clima e insieme a lui chi gli ha dato il premio Nobel, e anche l'autore di questo articolo per avere scritto Claudio Bertolaso invece di Guido Bertolaso.
Isa Barini
28/06/10 19:35
AL GORE
...ascoltate la deposizione della donna su FOX ... Belli questi ultraliberali,verdi, sinistri..Sono quelli che predicano per il femminismo, e gridano contro chi 'usa' le donne...Coerenti!?!
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