Il Dipartimento di Stato americano ha condannato duramente i “contractors” che proteggono l’ambasciata americana in Afghanistan, dopo che un’agenzia nonprofit aveva diffuso alcune immagini in cui si vedono costoro allegramente ubriachi durante un festino a luci rosse. La Clinton e il segretario della Difesa Gates hanno promesso di far luce sulla vicenda, definendo “devianti” i comportamenti dei mercenari coinvolti. E’ la sindrome di Guantanamo, la paura di un altro scandalo planetario che ormai tiene sotto scacco l’intero staff di Obama e l’ha reso prigioniero del “militarmente corretto”.
Da che mondo e mondo i diari e il cinema di guerra ci raccontano che vivere al fronte ti fa andare fuori di testa. Sei sottoposto a una pressione psicologica fortissima, a un regime di vita pieno di regole severe e ordini da rispettare, ci sono i nemici da cui difendersi, pericoli e trappole di ogni genere. Da Platoon a Full Metal Jacket, per sfuggire a questa gabbia d’acciaio il soldato si attacca alla bottiglia quando va bene, o finisce per abbruttirsi a furia di pere e stuprare qualche malcapitato nel peggiore dei casi. Ma la storia dei contractors beccati a Kabul mentre bevevano birra e si dilettavano con delle prostitute somiglia più a una commedia godereccia come Animal House che non a drammoni a sfondo apocalittico tipo Apocalypse Now.
I mercenari indossavano occhiali da sole alle tre di notte e si sono travestiti col gonnellino di canne di bambù, altri erano nudi come mamma li ha fatti e per scaricare l’adrenalina hanno scelto modi che alla maggioranza del genere umano sembreranno rivoltanti ma che in un clima da “Delta House Fraternity” forse incontrerebbero l’approvazione di John Belushi. Come dire, il Dipartimento di Stato ha il dovere di indagare su questi bei tomi e di verificare se svolgono il lavoro per cui vengono profumatamente pagati. Non siamo al college ma in guerra. (La Clinton e Gates stanno valutando se rescindere il contratto con ArmourGroup, l’agenzia che gestisce i contractors dell’ambasciata pagandola 180 milioni di dollari annui.)
Ma sotto lo scoop del “Project on Government Oversight” (Pogo), un’organizzazione nonprofit che da anni fa le scarpe al Pentagono e al Dipartimento di stato, si nasconde la piaga del nuovo e invadente “militarmente corretto” – la controguerra mediatica al terrorismo generata dalle (brutte) scoperte avvenute a Guantanamo, Bagram e Abu Ghraib. L’idea, cioè, che per evitare nuovi scandali sia necessario ricorrere a superuomini più che a soldati in carne ed ossa, esseri dotati di un codice etico e deontologico che neppure i più illuminati estensori della Convenzione di Ginevra avrebbero mai osato immaginare, burattini disciplinati e collegati ai satelliti dello stato maggiore che governano ogni loro singola azione.
In realtà, non c’è niente di meno deviante che farsi una birra e una signorina a pagamento, se sei di guardia per dieci interminabili ore all’ambasciata americana a Kabul. Se la mattina dopo ti rialzi un po’ intontito ma molto meno nervoso del giorno prima potresti anche fare meglio il tuo lavoro. Invece finisci su un video del Pogo, ti prendono per un maniaco sessuale e poco ci manca se ti sbattono davanti alla corte marziale.


San Luigi Gonzaga Obama
Il riposo del guerriero