Si pensava, evidentemente sbagliando, che con l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2008 ad Al Gore, l’Accademia di Norvegia avesse toccato il fondo dell’inconsistenza e della banalizzazione del politically correct.
Gli accademici di Norvegia hanno voluto però sorprenderci ancora una volta. Il Premio Nobel per la Pace 2009 a Barack Obama sembra infatti quantomeno prematuro o, se vogliamo, preventivo, un premio sulla fiducia insomma.
Purtroppo la pace è un fatto, solamente un fatto, e di fatti non ne vediamo, nemmeno all’orizzonte.
Dal famoso discorso del Cairo del Presidente degli Stati Uniti, molto è successo, ma niente che lasci anche solo presagire la pace. I focolai di guerra civile in Iran repressi nel sangue e l’ammissione del piano di proliferazione nucleare, sono i risultati della politica della “mano tesa” di Obama. Dall’inizio della nuova amministrazione americana, negli ultimi nove mesi, sono stati ben 42 gli attacchi missilistici in Afghanistan con un aumento significativo di truppe rispetto all’amministrazione Bush e con un pericoloso allargamento del conflitto al Pakistan. Non un soldato, rispetto a Bush, è stato richiamato dall’Iraq e sul fronte israelo-palestinese, c’è un silenzio diplomatico assordante.
Guantanamo è ancora aperto, ovviamente di per sé la cosa non appare uno scandalo, ma era stata una precisa promessa di Obama in campagna elettorale. E da ultimo, il Dalai Lama per la prima volta in 38 anni non è stato ricevuto alla Casa Bianca, un effetto collaterale del futuro G2.
La pace è una cosa maledettamente seria. Il relativo Premio Nobel dovrebbe almeno tentare di non apparire ridicolo.
(Milton)


Premio a Obama: ridicolo sì, ma un segno di risalita di livello
Premio un pò ridicolo, ma non il fondo
la pace si cerca
romanzo
E' come se dopo Monaco
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