Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il convoglio "Viva Gaza" torna a casa

La parabola del pacifista Galloway
da Saddam Hussein ad Hamas

11 Gennaio 2010
Galloway e Haniye

Ora che il convoglio pacifista "Viva Gaza" ha lasciato la Striscia, e i militanti occidentali, ebrei ed arabi compresi, hanno consegnato i loro aiuti umanitari alla popolazione palestinese, possiamo chiederci che tipo di “operazione umanitaria” è stata quella condotta a Gaza la settimana scossa. Non è la prima volta, infatti, che l'associazione raggiunge la Striscia guidata dallo scozzese George Galloway, un noto uomo politico comunista che ha paragonato Israele a Mengele, per poi rettificare o smentire quando ormai la notizia aveva fatto il giro del mondo.

La settimana scorsa il convoglio è piombato in Egitto, un Paese che ha incrementato la sua politica repressiva verso Hamas (come il nuovo muro al confine con Gaza, criticato dagli altri paesi arabi), ma che sta vivendo nello stesso tempo una recrudescenza del fondamentalismo islamico interno, sulle spoglie dell'autocrazia al potere. Quando il convoglio è arrivato, il governo egiziano ha cercato di mediare – prima rendendosi disponibile a far transitare dai valichi nella Striscia solo una parte degli automezzi, poi opponendosi caparbiamente, e infine cedendo ad alcune delle richieste degli organizzatori, quando questi ultimi hanno iniziato ad usare la forza. I pacifisti non intendevano passare attraverso Israele perché si rifiutano di riconoscere il controllo esercitato dallo stato ebraico su Gaza.

Le autorità del Cairo avevano bloccato solo 59 dei 200 veicoli del convoglio ma i pacifisti hanno dato vita a una protesta violenta contro la polizia, che si è conclusa con la morte di un agente egiziano, del cui sangue, probabilmente, interessa poco al signor Galloway. I pacifisti pro-palestinesi, di solito, disprezzano il governo egiziano e Galloway gli ha offerto un altro sponsor: la Turchia di Erdogan, visto che dalle jeep e dagli automezzi del convoglio spuntavano numerose bandiere di Ankara.

In passato Galloway ha finanziato generosamente il governo Haniye, affermando il diritto di Hamas a riprendersi la terra che gli è stata "rubata". Anni fa, Galloway è stato espulso dal partito laburista per aver incitato gli arabi a combattere le truppe inglesi in Iraq ed Afghanistan. Lo scozzese è stato ospite di Saddam Hussein a Baghdad – chiamandolo “Eccellenza” – ed apparendo in video con Uday, il figlio del Rais. Galloway è stato fra i sostenitori dell’attacco iracheno al Kuwait nel ’91, definendo i baathisti sopravvissuti al “regime change” americano come dei freedom fighters.

Antimperialismo, pacifismo, palestinismo, si fondono in queste esperienze residuali del comunismo occidentale, incapace di ritrovare un senso dopo la fine della Guerra Fredda e il crollo dell’Unione Sovietica. Restano le indagini di cui ha parlato il Daily Mail nel 2007, legate a presunti collegamenti finanziari fra il regime di Saddam e il deputato scozzese. Forse Scotland Yard dovrebbe indagare anche sui rapporti economici fra Galloway e il premier democraticamente eletto a Gaza, "Sua Eccellenza" Haniye.

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