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La Puglia mostra la differenza tra Pd e Pdl (e non è quella che crede Vendola)

25 Gennaio 2010

“Abbiamo segnato la differenza tra noi e il centrodestra: il candidato per la presidenza della Puglia noi non lo scegliamo a Palazzo Grazioli ma insieme a una porzione rilevante del corpo elettorale”. Con queste parole Nichi Vendola ha suggellato la sua vittoria nelle primarie pugliesi, mescolandovi poi i soliti appelli alla bella politica, alla democrazia vera, alla volontà popolare.

Ma è davvero questa la differenza tra il centro-sinistra e il centro-destra, tra il Pd e il Pdl? A me non sembra. Mi pare invece che le cose stiano in tutt’altro modo e che la differenza tra il Pd e il Pdl sia quella tra un partito morto o al meglio moribondo e un partito magari incasinato ma vivo.

Quello che è accaduto in Puglia e per certi versi anche nel Lazio dice questo del Pd: mostra un partito in via di estinzione, scollegato dal suo elettorato, impegnato a corpo morto su battaglie perse e completamente privo di capacità di guida e di orientamento. Una nave senza nocchiero, né timone, né vele, in balia delle tempeste.

Le primarie in Puglia non hanno nulla a che vedere con il modello americano a cui il Pd ama richiamarsi e per molti motivi. Intanto in quelle elezioni si scontravano due esponenti di partiti diversi: Francesco Boccia del Pd e Nichi Vendola portavoce nazionale di un partito che si chiama “Sinistra Ecologia Libertà”. Il primo era espressione di un partito del 30 per cento, il secondo del 2; il primo era sostenuto da tutta la classe dirigente del Botteghino (almeno ufficialmente), il secondo aveva dalla sua un’esperienza di governo controversa (a dir poco) e la capacità di escludere alleanze moderate. Ha vinto il secondo e alla grande.

E’ un po’ come se nelle primarie per le presidenziali Usa si fossero presentati Barack Obama e Ralph Nader (il leader ecologista) e avesse vinto Nader contro tutto l’establishment democratico. E’ ovviamente impensabile ma se fosse accaduto del partito dell’asinello sarebbero rimasti solo i cocci.

Le vere primarie sono questo: due candidati dello stesso partito con coloriture ideologiche appena diverse che mettono alla prova le loro capacità di raccolta del consenso per meglio riuscire nello scontro elettorale con l’avversario. Altra cosa è un partito che le primarie non le sceglie ma le subisce come male minore e per di più le perde.

Quello che è accaduto nel Lazio con la candidatura di Emma Bonino non è tanto diverso e forse è anche peggio. Qui non ci sono state primarie solo perché il Pd non aveva uno straccio di candidato: non si è trovato neppure un Boccia qualsiasi disposto a metterci la faccia. Così si è accettato di sostenere il candidato di un altro partito che già stava preparando le su liste e che si è presentato al tavolo delle trattative con l’articolata piattaforma: o con me o peggio per voi.

Oggi Bersani ha dichiarato: “Le primarie le abbiamo inventate noi e sappiamo bene come ci si comporta”. Su una cosa certamente ha ragione: queste primarie sono un’invenzione tutta loro e non sembra che stia funzionando se non nell’intento di sbriciolare e rendere inessenziale il partito che le ha inventate e il segretario che lo dirige.

E’ un giudizio duro che potrebbe essere sospettato di partigianeria, ma non siamo soli a sostenerlo. Leggete cosa scrive oggi Francesco Piccolo nel suo editoriale sull’Unità di oggi (non su Libero) : “Più si fa uso di primarie, più si creano divisioni chiare. Forse perché le primarie si fanno quando i partiti non sanno decidere. Ma con atteggiamento ipocrita si sostiene che questa è la vera democrazia. Non è vero. La vera democrazia bisogna conquistarsela negli anni, non inventarsela con una trovata populistica”.

Così torniamo alla frase iniziale di Nichi Vendola che rivendicava per la sua vittoria la benedizione della vera democrazia e accusava il Pdl di scegliere i candidati a palazzo Grazioli. Non è vero il primo assunto, come abbiamo cercato di dimostrare. E forse non è vero neppure il secondo. Ci verrebbe da dire: magari! Da queste parti infatti avremmo voluto vedere palazzo Grazioli un po’ più presente e attivo nella scelta delle candidature. Ma ne riparleremo.

 

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Commenti
enzo sara
25/01/10 16:25
Bocciata la politica del "dottor Frankenstein" D'Alema
Caro Direttore, la già gremita e traboccante bacheca di Massimo D'Alema si è arricchita di un altro megatrofeo. E continuavano a chiamarlo "il politico più intelligente del centrosinistra". Mah. A me sembra solo il più presuntuoso e sopravvalutato, oltre che uno sfigato cronico. La Puglia doveva essere il laboratorio nazionale dell'inciucio ciellenista antiberlusconiano. Ebbene, in provetta qualcosa non ha funzionato se è vero come è vero che il laboratorio è saltato in aria prima ancora che gli esperimenti prendessero il via. Dal trionfale successo di Vendola emergono, a sommesso parere del sottoscritto, alcuni chiari insegnamenti, anche se non penso che il Pd saprà farne tesoro. Primo: la gente - su entrambi i versanti - è più avanti di certa classe politica e ha scelto il bipolarismo come viaggio di sola andata e non come un percorso con bivi e scorciatoie verso il ritorno alla prima repubblica o al prodismo più esasperato. Gli elettori vogliono scegliere l'uno o l'altro schieramento, senza dare spazio alle tattiche e alle furbizie di chi ora si vede costretto ad aprire addirittura il "terzo forno": parlo dell'Udc e della sua corsa solitaria in Puglia, che aggiunge al famoso leopardo un'altra macchia strana e anomala. Secondo: D'Alema e la sua logora tattica da Dottor Frankenstein (costruire un mostro politico mettendo insieme parti di corpi diversi: un pezzo di veterodemocristiano, un pezzo di ex comunista, un pezzo di comunista irriducibile, un pezzo di forcaiolo dipietrista, un pezzo di laicista, un pezzo di teodem, un pezzo di riformista e via cantando) è stata bocciata in maniera pesante, sonora e - si spera - definitiva. Terzo: le proporzioni del plebiscito pro Vendola (73% contro 27%, Baffino sconfitto perfino in casa sua a Gallipoli)segnano il fallimento "precox" della gestione di Bersani e del suo burattinaio. In un paese normale (vero, onorevole D'Alema?) un segretario che raccoglie risultati simili ovrebbe forse avvertire la sensibilità di togliere il disturbo. In compagnia, ovviamente, di chi lo ha trascinato in certe avventure.
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