Mercoledì 23 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Dopo la proposta di Vito Riggio (Enac)

La razionalizzazione degli aeroporti? Inutile e dannosa

21 Maggio 2010

La razionalizzazione degli aeroporti è stata nuovamente proposta ieri da Vito Riggio, presidente dell’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile. Questa idea riprende il progetto dell’ex ministro dei trasporti del Governo Prodi, Alessandro Bianchi, in quota comunista.

L’idea di ridurre il numero di aeroporti o di specializzarsi potrebbe sembrare una cosa sensata a prima vista. Concentrando il numero di passeggeri in pochi scali si otterrebbero maggiori economie di scala. Questo vantaggio è indubbio, ma il ragionamento pecca di una parte importante. La razionalizzazione, infatti, provocherebbe una limitazione della concorrenza, in un settore nel quale la competizione tra gli aeroporti è già molto bassa.

Nel Nord Italia, molto spesso si sente affermare che esistono troppi scali ed è per questa ragione che lo scalo di Milano Malpensa non è mai riuscito a decollare. In effetti, vi sono 10 aeroporti tra Cuneo e Trieste, ma di questi almeno 8 superano il milione di passeggeri. Questa soglia non è casuale perché è quella ritenuta necessaria per poter operare in utile dall’Airport Council International, associazione che raggruppa il 95 per cento degli scali mondiali. Certo le società di gestione aeroportuali dovrebbero essere molto più efficienti e questo molte volte non avviene a causa di una gestione pubblica degli scali.

Il problema degli scali del nord non è dunque la numerosità degli scali, che permette una certa concorrenza, come dimostra la crescita di Bergamo Orio al Serio. Lo scalo bergamasco in meno di un decennio si è affermato come il quarto aeroporto italiano e continua a crescere grazie agli investimenti ingenti di Ryanair, prima low cost europea.

Il problema è la gestione pubblica che molte volte mischia gli interessi politici con gli interessi della società aeroportuale. La soluzione non è una razionalizzazione, ma una privatizzazione.

L’aeroporto varesino, nonostante l’abbandono di Alitalia dopo la bancarotta della compagnia stessa, è riuscito a recuperare una parte del traffico grazie all’arrivo di nuovi vettori, quale Lufthansa Italia o il rafforzamento di compagnie già esistenti, quale la britannica Easyjet. Sono state attivate molte nuove rotte, tanto che il numero totale delle destinazioni è pressoché identico a quello antecedente alla bancarotta della compagnia di bandiera.

Questo risultato è molto importante e dimostra che Milano Malpensa ha un bacino d’utenza molto importante. L’abbandono di Alitalia ha provocato una perdita di oltre 10 milioni di passeggeri. Se non fosse avvenuta la sostituzione con altri vettori, il traffico si sarebbe quasi dimezzato.

La crescita è dovuta anche ad alcune liberalizzazioni degli accordi bilaterali. Il Governo Italiano si è speso per aprire nuove rotte grazie alla revisione degli accordi bilaterali con alcuni paesi extraeuropei.

Milano Malpensa vorrebbe continuare a crescere, così come lo scalo di Roma Fiumicino; per svilupparsi gli scali hanno bisogno di denaro e questo afflusso di risorse potrebbe avvenire grazie all’aumento delle tariffe aeroportuali.

Il presidente dell’ENAC, sempre ieri, ha affermato nuovamente la necessità degli incrementi tariffari, poiché in Italia le tariffe sono tra le più basse in Europa. Queste risorse servirebbero ai principali aeroporti italiani per crescere ed investire.

Quel che non si comprende è il metodo per arrivare a questi incrementi. Questi sarebbero proporzionali alla grandezza degli scali. Più un aeroporto è grande, maggiore sarà l’aumento della tariffa. Questa logica è totalmente contraria all’economia “aeroportuale”, in quanto sono proprio gli aeroporti più grandi che hanno maggiori economie di scala e quindi necessitano di incrementi tariffari inferiori.

Il Presidente dell’ENAC ha invece ragione nel voler stoppare la costruzione di nuovi scali, se questi sono finanziati dalle finanze pubbliche. Non è certo tempo di vacche grasse in Italia, vista la crisi del debito che sta colpendo i Paesi del Sud del Mediterraneo. Tra questi vi era il caso di Viterbo, lanciato dall’ex Presidente del Lazio, Piero Marrazzo. Questo aeroporto, pur trovandosi a circa due ore da Roma, doveva sostituire Roma Ciampino il secondo scalo romano con quasi 5 milioni di passeggeri. In realtà lo Stato s’impegnava a costruire un nuovo aeroporto pur sapendo che questo non avrebbe mai attratto il traffico di Ciampino. Uno spreco di risorse pubbliche per costruire una cattedrale nel deserto e distruggendo un business, quello di Ciampino, che funzionava molto bene.

In Italia serve meno politica negli aeroporti, evitando razionalizzazioni o gestioni pubbliche delle società aeroportuali. Servirebbe invece una maggiore parsimonia delle risorse pubbliche e soprattutto l’uscita della politica dalla gestione diretta delle imprese. 

Commenti
Anonimo
21/05/10 14:42
L'articolo è molto
L'articolo è molto impreciso e il contenuto fuorviante: troppo facile dimostrare l'insensatezza di una razionalizzazione degli scali citando il caso milanese. la lombardia è infatti la regione più popolosa d'italia, il suo tessuto produttivo (con al centro milano) ne fa un'area unica a livello continentale. insomma, è evidente che negli scali del capoluogo i passeggeri non manchino e che nessuno ne chieda la chiusura o il ridimensionamento. sarebbe bastato citare il caso dell'aeroporto di brescia, aperto da meno di un decennio all'aviazione di linea e già boccheggiante, a metà strada com'è tra gli avviati scali di verona e di bergamo. si sarebbe potuto citare i casi degli aeroporti di albenga, di cuneo, di aosta, incapaci di attrarre vettori aerei se non dietro il finanziamento (pubblico) alle tratte. tratte che, allo scadere dei finanziamenti, vengono sistematicamente chiuse. è accaduto ad albenga, a crotone, a cuneo, solo per citare alcuni esempi. si può anche pensare di privatizzare gli scali, ma senza illudersi che per ogni aeroporto vi siano sufficienti passeggeri pronti ad imbarcarsi per roma o londra. sono molti gli scali sorti solo per gli appetiti economici e simbolici di amministrazioni locali poco lungimiranti. non è questa una buona ragione per giustificarne la regolamentazione? P.S.: la chiusura di Ciampino non può essere spiegata solo con la volontà di far cessare un business in ottima salute. si tratta semmai di limitare uno scalo cresciuto esponenzialmente in una zona assai popolosa di Roma. Significa attenersi alle norme contro il rumore, a rispettare i limiti di decolli e atterraggi. è forse un argomento da tralasciare?
Andrea Giuricin
25/05/10 17:06
Caro lettore, i due
Caro lettore, i due aeroporti che non raggiungono il limite di profittabilità erano Cuneo e Brescia (Trieste potrebbe raggiungere questo limite senza troppe difficoltà). Questo ultimo è un caso d’insuccesso della politica; infatti la gestione pubblica sta provocando perdite per le società aeroportuali. Il problema degli aiuti allo sviluppo di certi scali è presente e grave, come giustamente Lei segnala. Albenga o lo stesso scalo di Cuneo vivono grazie ad aiuti regionali alle compagnie aeree. Questi aiuti sono illegali e anch’essi, distorcono la concorrenza. Bisogna quindi distinguere tra sconti alle compagnie, fatti secondo criteri commerciali e aiuti illegali. Chiaramente se la gestione fosse privata, questo problema non si porrebbe, in quanto gli sconti sarebbero una semplice pratica commerciale. Concordo inoltre che molti scali sono nati per soddisfare “politici locali”, senza un vero piano di business. Non credo però che debba essere la stessa politica a regolamentare, ma dovrebbe essere lasciato maggiore spazio al mercato, in modo che sia lasciata la libertà di crescere agli scali in grado di farlo. Circa Ciampino e il rumore è un problema presente ormai da alcuni anni. Il precedente Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, dichiarò ad inizio gennaio 2009, chiudiamo Ciampino per aiutare Alitalia”. Una dichiarazione anche troppo esplicita. Il problema del rumore esiste, ma bisogna ricordare che le case a Ciampino, sono state costruite dopo la costruzione dello scalo aeroportuale.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl