Venerdì 10 Febbraio 2012
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Intervista a Quagliariello

La rivoluzione del Cav. funziona ma serve meno provincialismo

28 Agosto 2008
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Feste di partito, dibattiti ai mari e ai monti, vecchie e nuove fondazioni, hanno tenuto in vita il dibattito politico anche durante l'estate: ora arriva l'appuntamento della Summer School di Magna Carta, subito seguito la scuola di formazione di Forza Italia a Gubbio: che cosa di diverso e di nuovo si prepara in questi incontri?

Forza Italia è stata un partito strano: una sorta di architettura spontanea che ha visto persino la nascita di una classe dirigente berlusconiana che ha equilibrato le differenti avventure personali sviluppatesi all'ombra del carisma di Berlusconi e ha nutrito l'ambizione di proiettarsi verso le generazioni future. A modo suo – un modo tutto particolare dal punto di vista sia umano sia politico – Sandro Bondi, che ha inventato Gubbio, ha avuto questo grande merito. Quest'anno Bondi apre la Summer School di Magna Carta giunta alla terza edizione e quando la Summer School chiuderà i battenti - l'11 settembre - dopo poche ore partirà l'appuntamento di Gubbio. Il significato mi sembra chiaro: confermare il ruolo di questo "centro equilibratore" anche nella difficile transizione da Forza Italia al Pdl.

Nella festa del Pd a Firenze, in particolare sul tema del federalismo, qualcuno ha visto risorgere quel dialogo tra maggioranza e opposizione che era stato dato per morto, sepolto dalla reciproca "delusione" tra Veltroni e Berlusconi. È davvero il federalismo il solco entro il quale quel dialogo può resuscitare o è solo un'illusione; e non è forse venuto il momento di chiarire a quali condizioni e con quali caratteristiche questo famigerato "dialogo" è un valore per la politica e un bene per il paese?

"Dialogo" dopo "pace" è forse la parola più sputtanata del mondo. Il dialogo non si proclama. Si pratica. E non c'è dubbio che per tutte le riforme che implicano una innovazione istituzionale ve ne sarebbe bisogno. È importante, dunque, che venga offerto e ricercato con caparbietà. Ma non deve diventare un alibi per giustificare l'immobilismo e neppure un diritto di veto: sul federalismo così come sulla giustizia o sulla riforma della Costituzione. Il Paese ha un'occasione irripetibile per modernizzarsi. A noi spetta l'onere della proposta e il dovere della ricerca di un consenso che vada oltre i confini della maggioranza. Ma se l'opposizione si rifugia sull'Aventino, la maggioranza quest'occasione storica non la può certo sprecare. Deve andare avanti da sola. 

Non c'è solo il rapporto tra maggioranza e opposizione ad animare la ripresa della politica ma anche quello interno ai due maggiori partiti, entrambi in via di formazione e consolidamento. Il dibattito sul futuro del Pdl non sembra ancora aver raggiunto il suo climax, ci sono sul campo questioni di quote, di ambizioni personali, di rivalità: la rivoluzione del predellino ha già perso la sua forza propulsiva?

No, anche se il dibattito estivo non è stato esaltante. Il Pdl ha un vantaggio inestimabile rispetto ai nostri avversari: ha individuato un approdo europeo condiviso nel Partito Popolare. È necessario che il nostro dibattito interno e le soluzioni per la transizione abbandonino i provincialismi per essere all'altezza di quel riferimento. Per questo, al di là di cifre e obiettivi, è indispensabile non smarrire la vocazione maggioritaria alla quale Berlusconi ha dato corpo salendo sul famoso predellino. Sono certo che se non saremo in grado di assolvere questo compito, il potere carismatico tornerà ad attivarsi delegittimando la classe dirigente alla quale ha affidato il compito di condurre in porto la costruzione del Pdl.

Sull'altro versante la nostalgia dell'Ulivo sembra anch'essa mettere in discussione quel nuovo assetto bipolare che avevi salutato positivamente alla vigilia delle elezioni: nostalgia dei partiti, premesse insufficienti, leaderismo…quali sono i problemi del Pd veltroniano…oltre a Veltroni, s'intende.

Da Veltroni non si puo' prescindere, nel bene e nel male. Io credo, insomma, che il vero problema del Pd è che Veltroni non è stato in grado di dare corpo alle sue intuizioni. Tutto è rimasto così a livello di suggestione. Di tutto questo non possiamo essere contenti. Siamo infatti in presenza di una rivoluzione di sistema: non ci sono più i partiti di massa e neppure i partiti d'associazione; le forze anti-sistema sono allo stremo: hanno perso i comunisti ma anche gli iecologisti che, per tanti versi, ne sono i successori post-moderni; la dinamica parlamentare si incentra, a differenza del passato, sulla logica governo-maggioranza da una parte, opposizione dall'altra. Per tutte queste ragioni dobbiamo sforzarci di dare una mano al Pd nell'unico modo per noi possibile: facendo andare avanti la transizione avviata dagli elettori con le loro scelte il 13 e 14 aprile e chiarendo che in questo processo vi è obbligatoriamente un ruolo per il Pd, con o senza Veltroni.

Il governo Berlusconi si presenta alla ripresa ancora con in poppa il vento del consenso, con grandi progetti e voglia di fare e con la determinazione a voler durare. Tutto bene, ma questo sembra di lasciare poco spazio all'iniziativa parlamentare e al ruolo degli eletti. Ogni ministro ha pronta la sua riforma da scaricare sul parlamento e sui parlamentari-pigiabottoni, anche sui temi costituzionali o biopolitici che tradizionalmente hanno bisogno di camere di compensazione parlamentare. Come si può riallineare questo squilibrio tra poteri?

La riforma del sistema della quale ho detto implica anche il fatto che il processo legislativo sia guidato più dall'esecutivo che dai gruppi parlamentari. È così in tutte le democrazie moderne. I gruppi di maggioranza lo dovranno comprendere e accettare. Cio' non significa trasformarsi in "pigiabottoni". In questa trasformazione rientra anche la ricerca di quelle camere di compensazione alle quali lei fa riferimento, nelle quali governo e maggioranza si confrontano e, nel caso, trattano. Le stiamo già individuando. Alla ripresa su federalismo, politica estera, economia sarà un succedersi d'iniziative di approfondimento e di confronto al fine di conoscere le intenzioni del governo ma anche d'incidere su di esse.

Agli eletti del Pdl, a guardare le più recenti decisioni in tema di statuto è lasciato poco o nullo spazio anche nell'elaborazione dell'identità e delle regole del nuovo partito. Una semplice distrazione o c'è il rischio di un attrito tra eletti e apparato?

 Nelle democrazie carismatiche cio' che i gruppi parlamentari perdono nel processo legislativo, lo acquisiscono in termini di peso politico nel partito. È inevitabile se i partiti associativi sono destinati al declino. Lo statuto del Pdl dovrà avere degli aspetti che definirei "contrattuali", legati anche agli accordi assunti al tempo delle elezioni. In quest'ambito è del tutto normale che i responsabili organizzativi che hanno definito tali accordi godano di una posizione di centralità. Vi è poi quella parte che definisce un orizzonte più ampio. E qui i gruppi parlamentari non mancheranno di far sentire la propria voce. Se ne puo' essere certi.

Nuove alleanze e nuovi sottosegretari: l'Udc, la Destra, la Santanchè, ecc… derubrichiamo tutto a chiacchiere da ombrellone o c'è davvero la necessità come dice Verdini al Giornale di allargare il bacino del centro-destra e "arrivare al 50 per cento per non perdere più"?

Io con i numeri non ho la confidenza di Verdini. Preferisco, per questo, non parlare di percentuali. Anche perchè se stiamo transitando dalla democrazia dei partiti a quella degli elettori, quelle percentuali appartengono ai cittadini e non sono proprietà di altri. Credo, pero', che Verdini intenda dire che il Pdl debba conservare una vocazione maggioritaria e non cedere a una deriva burocratica. Su questo sono totalmente d'accordo con lui.

Federalismo e giustizia sono i due indirizzi che Berlusconi ha fornito per la ripresa autunnale: sul primo punto l'opposizione sembra addirittura ansiosa di collaborare, ma sul secondo l'impressione è che la maggioranza debba fare da sola, magari con l'aiuto dei radicali?

Sulla giustizia si gioca la capacità del Pd di emanciparsi dall'antiberlusconismo e dalle sirene anti-sistemiche. La mozione presentata dai radicali è un contributo affinchè le sirene del giustizialismo siano allontanate. Ma non ci si puo' accontentare. È necessario riuscire ad allargare il più possibile l'area della disponibilità. È sulla giustizia, infatti, che il Paese potrà voltare veramente pagina.


Ci sono almeno altri due temi che premono sull'agenda politica: il primo a sfondo elettorale con le prossime elezioni amministrative che pongono la questione delle alleanze e quelle europee che mettono in gioco la riforma della legge elettorale; il secondo è quello dell'eutanasia che l'ha vista particolarmente impegnato sull'onda della vicenda Englaro: sembra che l'eventualità di una legge sulla fine della vita si sia fatta ormai concreta. Facciamo qualche considerazione su entrambi i fronti…

Sulla riforma elettorale dobbiamo allontanare lo spettro di una marcia indietro rispetto alle dinamiche che si sono messe in moto il 13 e 14 aprile. Dobbiamo sconfiggere il rischio del ritorno alla frammentazione e non abbiamo troppo tempo, perchè una direttiva europea c'impone di approvare la nuova normativa entro la fine di novembre. Se ci poniamo obbiettivi troppo ambiziosi, di quelli che suscitano opposizioni radicali, rischiamo di non fare in tempo. Il meglio è nemico del bene. Io credo che una proposta che porti a 10 le circoscrizioni, fissi una soglia di sbarramento del 4% e preveda quindi liste brevi e bloccate sia un buon compromesso. Spero che il governo presenti subito in tal senso una riforma che funga da traccia autorevole per la discussione del Parlamento. Sul secondo fronte, credo che la vera scommessa sia che il Pdl, salvando ovviamente il principio della libertà di coscienza, giunga a una proposta che veda insieme laici e cattolici nel solco dei principi del popolarismo europeo. È una delle scommesse più importanti di questa legislatura. Ci ho lavorato, assieme ad altri, tutta quest'estate approfondendo le questioni e incontrando colleghi e persone interessate al tema. Ci tengo talmente tanto che, per ora, preferisco non aggiungere altro.

L' ha messa in imbarazzo la dichiarazione di Maurizio Gasparri su Giuliano Amato: non è la prima volta che il capogruppo al Senato la spara grossa…?

Ho visto che il vostro “Uovo di giornata” che ha avuto qualcosa da ridire al mio capogruppo Maurizio Gasparri per il suo giudizio su Amato. Non voglio restare in silenzio. Sulle "Commissioni Attali" credo non si debba esagerare. Ci si dovrebbe fermare a quella prevista da Alemanno, per le condizioni eccezionali della città di Roma. Per il resto, la maggioranza deve sapersi prendere le sue responsabilità non inseguendo la "sinistra caviale" tanto forte nei salotti quanto debole nelle urne. Nel merito delle persone poi ho un giudizio molto diverso da quello di Maurizio su Amato e, per la verità, anche su Bassanini... Maurizio è un battutaro irresistibile che si innamora delle sue battute e, a volte, si lascia andare troppo con i giornalisti. Detto questo, il caso per me non esiste. Gasparri è un dirigente politico leale ed efficace. Come capogruppo sta facendo un ottimo lavoro. Ogni giorno stiamo costruendo insieme un pezzo di Pdl. E questo vale enormemente di più di qualche battuta un po' troppo impetuosa.

 

 

Commenti
MarcoT
29/08/08 14:02
Al senato costruiscono un
Al senato costruiscono un po' di pdl ogni giorno? Visto come sta crescendo la nuova creatura politica non ne andrei tanto fiero!
RSoru
29/08/08 14:04
Ah ah ah
Ah ah ah, la vocazione maggioritaria! Ecco la vocazione maggioritaria del pdl: la santanche che si e' stufata del billionaire e forse a berlusconi ha deciso che adesso gliela da' (attenta al telefono!), l'udc non si sa se e' piu' patetico lui a fingere di avere un peso contrattuale o quelli di forza italia a inseguirlo e ridargli fiato dopo che casini gli ha buttato addosso palate di merda, rotondi che ha meno voti di quanti sono i deputati di rifondazione comunista e minaccia che se ne va se non gli rifanno la democrazia cristiana... Ma rendetevi conto! Al confronto dini sembra un campione di dignita', e ho detto tutto...
simone
29/08/08 14:05
Basta con la sinistra al caviale
Sono totalmente d'accordo, sottoscrivo in pieno. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di parlare chiaro! Basta con la sinistra al caviale, e con la destra pavida che la insegue per cercare chissa' quale legittimazione! Basta con la retorica stucchevole del dialogo senza contenuti! E soprattutto, senatore, mi fa piacere che dopo essersi impegnato cosi' tanto sul caso di Eluana lei non abbia abbandonato l'impegno sul testamento biologico, e che sia seriamente intenzionato a ricercare una sintesi tra laici e cattolici. Temevo che gli opposti fondamentalismi alla fine potessero far saltare tutto, vanificando tutti i suoi sforzi... Sono contento che non sia andata cosi'...
Anonimo
29/08/08 14:06
i numeri di quagliariello
L'unica cosa che condivido e' che l'intervistato abbia poca dimestichezza con i numeri: sbaglio o fu fra i responsabili dei gazebo di forza italia in cui secondo i dati "ufficiali" il numero di firme a momenti superava il numero di italiani adulti??
claudia
29/08/08 14:06
la speranza è l'ultima a moririe
Senatore, dopo il dibattito di agosto, francamente un po' sconfortante, le Sue parole mi restituiscono la speranza che dalla costruzione del nuovo partito possa derivare davvero una rivoluzione benefica per il nostro Paese. Spero che la Sua valutazione e le Sue proposte possano trovare adeguato riconoscimento nell'ambito del percorso costituente. Continui cosi'!
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