Al Qaeda è stata sconfitta militarmente in Afghanistan ma la sua dirigenza ha spostato il suo quartier generale in Pakistan, dove sta cercando nuove forme di finanziamento. Dopo la vittoriosa surge irachena, il generale Petraeus – che adesso guida il Comando Centrale Usa per il Medio Oriente – ha rilasciato un’intervista alla CNN spiegando che negli ultimi mesi Al Qaeda ha “subito perdite molto pesanti” e che attualmente “non ci sono più basi di Bin Laden in Afghanistan”.
Il bello di Petraeus però è che non è mai soddisfatto. “La nostra attenzione – ha aggiunto – si sta spostando sul piano della lotta finanziaria contro l’organizzazione terroristica”. Al Qaeda ritiene che la crisi economica internazionale possa essere sfruttata a suoi vantaggio per colpire i nodi finanziari e le infrastrutture economiche dei crociati. I capibastone dell'organizzazione sono ancora attivi nei loro santuari alla frontiera col Pakistan, dove preparano nuovi attacchi, raccolgono fondi, continuano il training dei miliziani, coordinano la rete jihadista globale – dall’Iraq al Golfo di Aden, dal Nord Africa alle cellule dormienti in Europa. La logistica del terrore, insomma, non è stata ancora sconfitta.
Preoccupa la capacità dei quaedisti di guadagnare consenso grazie alla crisi economica che ha colpito l’Occidente. La dirigenza jihadista sa che i problemi finanziari dell’America di oggi derivano dagli attacchi dell’11 Settembre e dal costo dello sforzo bellico sostenuto dagli Usa in Iraq e Afghanistan. L’obiettivo è di colpire i consumi del mondo occidentale, che attualmente rappresentano uno dei punti deboli degli Stati Uniti e dei loro alleati. Negli ultimi anni sia Bin Laden che il medico egiziano al-Zawahiri hanno lanciato puntuali proclami ineggiando a realizzare attentati contro le raffinerie petrolifere e gli oleodotti, perché se il prezzo del greggio si alza le economie occidentali soffrono.
Il “Jihad economico” è la strada migliore per prendersi la rivincita sugli Infedeli oppressi dalla crisi. Nel suo statuto Al Qaeda prevede di demolire il concetto di proprietà privata occidentale (e quella musulmana controllata dai crociati), colpendo obiettivi “easy” come gli oleodotti e il personale dell’industria petrolifera. Un programma che ha costretto le potenze occidentali e gli stati arabi e del Golfo a investire cifre enormi nella messa in sicurezza del ciclo di produzione e distribuzione del greggio. E’ stato calcolato che se l’attacco al complesso petrolifero di Abquaiq in Arabia Saudita, nel 2006, fosse riuscito, il prezzo del greggio avrebbe avuto un’impennata di quasi il 4 per cento. Stessa funzione della guerriglia piratesca al largo di Aden e degli attacchi nello Yemen e in Somalia.
A differenza dei Talebani, che possono sempre contare sul traffico di oppio, Al Qaeda non ha più le risorse finanziarie di una volta. Prima dell’11 Settembre, l’organizzazione poteva contare su un budget annuo che si aggirava fra i 20 e i 30 milioni di dollari. Oggi questa cifra si è ridotta. La crisi ha contratto il flusso delle donazioni che al Al Qaeda riceve dai suoi finanziatori occulti e non. Mustafa Abu al-Yazid, considerato l’attuale capo operativo della “Base” in Afghanistan, l’anno scorso ha rilasciato un’intervista per chiedere offerte utili ad armare i jiadisti già pronti al sacrificio. Secondo Abu Yahya al-Libi, una delle autorità religiose quaediste, le donazioni possono essere considerate un’alternativa adeguata e accettabile al prendere le armi di persona per combattere in nome di Allah.
Colpire gli interessi economici di Al Qaeda, secondo Petraeus, significherebbe infliggere un serio colpo alla capacità dei terroristi di organizzarsi, di trovare cibo e armi, di mantenere aperte basi e quartier generali, di difendere la propria sicurezza e pagare il silenzio delle popolazioni. Il calo del prezzo del petrolio, in questo senso, non ha avvantaggiato il terrorismo islamista (anche se il costo del barile sta tornando a salire…). Al Qaeda resta il “nemico numero uno” degli Usa, come ha detto l’ex capo della Cia, Michael Hayden, prima di andarsene. E “Condy” Rice, rispondendo a uno studente della Stanford University: “Al Qaida rappresenta una minaccia forse più grande del Nazismo, perché i nazisti non riuscirono mai ad attaccare gli Usa sul proprio territorio, mentre tremila americani sono morti durante gli attacchi dell’11 Settembre”.

