Mercoledì 23 Maggio 2012
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Fame nel mondo

La soluzione indiana alla Food Crisis: mangiare topi

20 Agosto 2008
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Quando si dice ridere per non piangere. Tempo fa è scoppiato il caso della Food Crisis, tra istituzioni europee e summit mondiali non si parlava che di quello, ovvero del fatto che se si alza il prezzo di cereali e riso anche di poco, per chi vive con un dollaro al mese quel poco diventa morire di fame.

 

Poi i mass media, come fanno di solito, gonfiata la notizia per un po' si sono messi a pensare ad altro, e l'economia globale è andata avanti. Così nessuno più s'è messo a denunciare i biofuels e le campagne ambientaliste che salvano le nuvolette più carine (forse), al modico prezzo di migliaia di vite umane sparse per il mondo.

Ma la speranza è l'ultima a morire e il mondo è bello perché è vario: così, noi che siamo abituati all'insostituibile spirito e alla fantastica creatività del nostro meridione, non dovremmo stupirci quando riceviamo input tragicamente divertenti come quello che ci propone oggi l'India.

Infatti – per chi non lo sapesse – aver smesso di parlarne non ha risolto il problema, e la food crisis c'è ancora, bella prepotente, in due terzi del nostro mondo. Purtroppo le politiche degli struzzi non sono molto applicabili alla geopolitica moderna: così il governo indiano ha tirato fuori dal cappello una proposta che non può non renderci entusiasti. Mangiate i ratti!

In uno degli stati più poveri dell'India (notoriamente stato federale e una delle democrazie più antiche del mondo, dallo stile colonialmente british), il Bihar, le autorità hanno rivolto quest'esortazione tanto ai poveri quanto ai ricchi. E non è un'idea stupida: Vijay Prakash, appartenente al dipartimento del welfare state locale, ha sostenuto ieri che “mangiare ratti sarà funzionale per un doppio scopo, ovvero evitare che il grano venga mangiato e danneggiato dai topi, e contemporaneamente aumentare le riserve di grano”. Pare infatti da fonti ufficiali del governo che quasi metà delle riserve di riso da alimento venga fatto fuori dai roditori, tra quando è ancora nei campi e quando viene immagazzinato nei depositi. 

Così il ministro delle caste e del welfare tribale del Bihar, il signor Jitan Ram Manjhi, sottolineando di aver mangiato la salutare carne di ratto fin dall'infanzia, propone di introdurre nelle catene di ristoranti e nelle mense pubbliche questa inusuale fonte di proteine a poco prezzo. Il Bihar è uno stato con 80 milioni di abitanti, dei quali circa 2 appartenenti al ceppo tribale Musahar (da cui proviene anche lo stesso ministro Manjhi): in questa “casta” fino a qualche decennio fa sostituire gli alimenti più cari con i topi, nei momenti difficili, non era affatto insolito. Poi con il crescente benessere e la lotta al sistema delle caste che ha messo in maggiore connessione gli appartenenti a diversi livelli sociali, l'abitudine alimentare considerata “impura” è stata messa da parte.

Ora, causa food crisis, sarebbe opportuno riprenderla, anche considerando che i Musahar sono molto poveri e vivono prevalentemente di agricoltura di sussistenza (nelle campagne e nelle zone rurali dell'India la lotta al concetto di casta e alle divisioni relative è stata, ovviamente, meno efficace che nelle grandi città e nelle zone più ricche, che si sono potute permettere un livello di educazione maggiore). 

D'altra parte in varie parti del mondo la gente mangia già cani, gatti e lucertole, perché discriminare i topi? Considerando che in India la mucca è un animale sacro ed il gatto no, togliergli il gusto di essere l'unico nella catena alimentare ad interessarsi ai ratti parrebbe ingiusto. Così dal ministro e dal segretario del dipartimento del welfare di questo piccolo e povero stato (che comunque ha più abitanti dell'Italia) giunge un suggerimento a tutto il mondo. Mangiamo topi e miglioreremo l'economia. Detto da chi vive ancora in una società, per quanto legalmente sia vietato, caratterizzata dalla discriminazione in un complessissimo sistema di caste determinate da centinaia di condizioni sociali, etniche, storiche di ricchezza e tenore di vita, il suggerimento appare ancora più coraggioso. 

Per quanto riguarda noi, la nostra finanza creativa, la capacità di arrangiarci sempre – in qualche modo – e quant'altro, non resta che augurarci di non finire così male da andare un giorno al fast food ad ordinare un McMouse. E magari non dimenticare la food crisis e continuare a lavorarci potrebbe servire a prevenire un po' il rischio.

 

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