Mercoledì 23 Maggio 2012
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A Gaza uno Stato terrorista

La strategia di Hamas: 10 anni di tregua prima di distruggere Israele

16 Maggio 2009
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Il Times ha realizzato un’intervista di cinque ore al leader di Hamas nel suo quartier generale a Damasco. Incredibile a dirsi, sembrerebbe che intenda offrire un piano di pace con una soluzione a due-stati. Ma con un’eccezione. L’offerta non prevede la pace vera e propria, quanto piuttosto una tregua con una scadenza di dieci anni. E ciò significherebbe che dopo che Israele si sarà irrimediabilmente indebolito, a causa dell’insediamento al suo interno di milioni di rifugiati arabi ostili, e dopo un decennio in cui Hamas avrà affinato le proprie armi entro uno stato palestinese che restringerebbe il territorio di Israele ad un’ampiezza di otto miglia – Hamas darebbe nuovamente inizio alla guerra contro uno stato che rimane decisa a voler estirpare.

Esiste una definizione adatta per una pace di questo genere: la pace della tomba.

Gli occidentali possono anche essere degli stupidi, ma Hamas non lo è. E vede chiaramente le proposte che la nuova amministrazione americana sta avanzando a Iran e Siria. Vede che l’Europa, guidata dalla Gran Bretagna, inizia ad accettare Hezbollah. Vede se stessa come la prossima della lista. E sa bene cosa fare. Yasser Arafat ha scritto la strategia di gioco.

Con gli accordi di Oslo del 1993, Arafat ha mostrato quali potessero essere i risultati ottenibili con un finto trattato di pace con Israele – il riconoscimento diplomatico universale, miliardi di dollari in aiuti, ed il controllo di Gaza e della West Bank, che lo stesso Arafat ha trasformato in un campo armato. In cambio di una firma, è riuscito a creare nei territori palestinesi la capacità di portare avanti contro Israele quella guerra che gli stati arabi avevano iniziato nel 1948, ma che avevano abbandonato dopo l’inferno di sangue nella Guerra dello Yom Kippur del 1973.

Meshal si rende conto dell’opportunità che ha di fronte. L’amministrazione Obama, infatti, non sta solamente tendendo la mano ai suoi nemici di sempre nella regione, ma ha anche iniziato il suo mandato puntando il dito contro Israele per l’apparente rifiuto da parte del governo di Netanyahu di accettare una soluzione a due-stati.

Quanto è ampia la scelta tra le false lotte con Israele. Nessun governo israeliano rifiuterebbe una soluzione a due-stati in cui i palestinesi accettassero il compromesso territoriale e una pace autentica con uno stato ebreo (e qualsiasi governo che provasse a farlo sarebbe destituito il giorno stesso). Il ministro della Difesa del governo di Netanyahu, Ehud Barak, ha offerto esattamente un accordo del genere nel 2000. Ha persino proposto di dividere Gerusalemme e di espellere ogni ebreo da ciascun insediamento rimanente nella nuova Palestina. 

La risposta palestinese (per chi lo avesse dimenticato) è stata un secco no. E non è stata avanzata nessuna controproposta. Invece, nove settimane più tardi, Arafat ha dato il via ad una feroce guerra del terrore che ha causato 1.000 vittime tra gli israeliani.

Netanyahu mostra di avere dubbi circa un accordo con lo stato palestinese se prima non ha ben chiaro quale sia il tipo di stato che ne nascerebbe. Questa prudenza di base dovrebbe essere condivisa da chiunque abbia percepito i fatti degli ultimi tre anni. I palestinesi hanno già uno stato, un territorio indipendente senza coloni né soldati israeliani. Si chiama Gaza. E che cos’è? Una base del terrore, dalla natura islamista, alleata dell’Iran, militante ed aggressiva, che ha lanciato oltre 10.000 missili e colpi di mortaio contro i civili israeliani.

Se questo è ciò che lo stato della West Bank è destinato ad essere, sarebbe una follia per Israele o America o Giordania o Egitto o qualsiasi altro paese moderato accettare una simile soluzione a due-stati. Motivo per il quale Netanyahu insiste nel sostenere che l’Autorità palestinese debba prima costruire delle istituzioni – sociali, economiche e militari – atte a definire uno stato che sia realmente in grado di assumersi le proprie responsabilità nel mantenimento della pace.

A parte il fatto che sia ragionevole, lo scetticismo di Netanyahu verso i due-stati è fuori tema. Il suo predecessore, Ehud Olmert, idolatrava il santuario della soluzione a due-stati. Non a caso ha avanzato infinite proposte all’Autorità palestinese proprio per una pace basata su due-stati, ma non ha ottenuto nulla.

Perché? Il motivo è che i palestinesi – risalendo indietro alla risoluzione di spartizione ONU del 1947 – non hanno mai accettato l’idea di vivere fianco a fianco con uno stato ebreo. Coloro che, come il presidente palestinese Mahmoud Abbas, avrebbero potuto accogliere una soluzione del genere, non hanno l’autorità necessaria a farlo. E coloro che, come Meshal di Hamas, detengono quella autorità, non ne hanno alcuna intenzione.

La mossa di Meshal tesa a mascherare una guerra perpetua sotto le spoglie di una pace a due-stati rappresenta un’ulteriore iterazione della tragedia palestinese del rifiuto. Nella sua precedente incarnazione, Arafat ha mantenuto tranquilli Israele e l’amministrazione Clinton con discorsi di pace, mentre in realtà preparava metodicamente la sua gente alla guerra.

Arafat ha atteso sette anni prima di rompere la sua falsa pace. Qual è la novità di Meshal? Gli anni sono dieci – poi ancora sangue.

© Washington Post
Traduzione Benedetta Mangano

 

Commenti
SolomonKane
16/05/09 10:38
Perchè sono spariti i
Perchè sono spariti i commenti?
mj23
16/05/09 12:55
Questa è bella!
Distruggere Israele? Ma in quale film vive il sig. Krauthammer? Certo, lui da bravo ebreo americano ha tutto l'interesse (legittimo dal suo punto di vista, non oso metterlo in dubbio) a presentare Israele come lo stato perennemente minacciato nella sua stessa esistenza, e quindi a far leva su un eterno vittimismo anche se tutti sanno benissimo che la potenza militare israeliana è in grado di piegare chiunque nella regione e non solo. Il problema, quando si parla di Hamas, è che tutti continuano a tacere una verità che al giorno d'oggi è evidentemente troppo scomoda: Hamas fu creata e finanziata da Israele e dal Mossad per delegittimare l'autorità di Arafat e spostare la resistenza palestinese dal nazionalismo laico al fanatismo islamico. Se si continua a ignorare (apposta!) questo dato di fatto, non si fa altro che diffondere disinformazione su tutti i fronti. Krauthammer dice che Abu Mazen non ha l'autorità per parlare a nome dei palestinesi: eh che cavolo, certo che non ce l'ha! Il bersaglio preferito dei terroristi di Hamas, se ieri era Arafat (il quale, vorrei ricordare, aveva come portavoce una cristiana), oggi è proprio Abu Mazen. E in questo Hamas lavora perfettamente in sintonia con gli interessi di Israele, perchè se Abu Mazen rimane sempre più isolato è chiaro che lo spazio per la nascita di uno stato palestinese si restringe sempre di più, no? Gli attentati di Hamas forniscono il pretesto per la repressione israeliana, così come la repressione israeliana fornisce il pretesto per nuovi attentati di Hamas. Insomma, è l'uovo di Colombo. E Krauthammer sa benissimo che Hamas (per fortuna, non mi si fraintenda!) non ha alcuna possibilità di distruggere Israele, per il semplice motivo che, oltre a non averne i mezzi, non ne ha neppure l'interesse. Così come i politici israeliani hanno sempre bisogno di un finto nemico come Hamas per mantenere alto il loro consenso tra la popolazione israeliana e occidentale, allo stesso modo i leader di Hamas hanno sempre bisogno di un finto nemico come Israele per mantenere alto il loro consenso tra la popolazione palestinese e mediorientale. chi sono le vittime in tutta questa vicenda? 1) La popolazione palestinese che subisce le repressioni israeliane; 2) La popolazione israeliana che subisce gli attentati di Hamas; 3) Abu Mazen che è sempre più isolato e impotente. C'è solo una cosa che Hamas può distruggere davvero: il popolo palestinese, cristiano o musulmano che sia. Saluti.
marco
16/05/09 20:15
Mi sembra che tutti in
Mi sembra che tutti in Israele siano dell'opinione che il rientro dei profughi non sia trattabile.Non credo che siano così stupidi.Per quanto riguarda la tregua,c'è da ricordare che,seguendo l'esempio di Maometto,per un islamico una tregua può sempre essere interrotta,se e quando conviene.Quindi i 10 anni mi sembrano anche troppi.Spero che il nuovo governo non segua le orme del vecchio.Comunque,ancora una volta,si vede la pericolosità di Barack Hussein Obama e dell'europa.
andy
17/05/09 12:44
La religione ebraica si
La religione ebraica si passa con il sangue,come certe gravi malattie.Qualcuno sa dirmi se esiste un'altra religione in cui Dio considera una parte di umanità migliore(eletta) rispetto al resto della sua creazione?Questo dividere l'uomo contro l'uomo contiene in sé il germe di ogni intolleranza.Questa è la radice di ogni male e di ogni dolore.La più triste storia recente si fonda ancora su questa immonda presunzione.Non c'è Hamas o Iran che tenga,ciascuno dei loro discorsi impallidirebbe di fronte alla violenza razzista dell'Antico Testamento.Israele usa retorica apocalittica contro l'Iran ed è una minaccia concreta all'esistenza di alcuni paesi, è un pericolo per la pace e la stabilità mondiale. La terra promessa è stata rubata,il Dio degli "eletti" è un mostro vendicativo e cruento,che chiede il sangue dei nemici!Persino l'estremismo islamico è geneticam.derivato dai crudeli precetti della Torah!Il terrorismo è una naturale conseguenza dell'ebraismo.Israele nega il diritto all'esistenza della Palestina e usa terrorismo di Stato su donne e bambini.L'antisemitismo è lo scudo per giustificare le loro più turpi nefandezze (vedi le T-shirt dei soldati ebrei con le foto dei bimbi morti!). Israele continuerà nella sua opera di distruzione/deportazione/genocidio del popolo palestinese, protetto dalle nostre mani sporche di sangue.
Pierpaolo
18/05/09 10:18
Khaled Meshaal è una testa pensante
Israele lo sa benissimo, quanto Khaled Meshaal sa che il tempo passa in suo favore. Fra 10 anni esisterà ancora uno stato di Israele? Se anche sì sarà ancor più provvisorio e posticcio di ora. Si tratta, quindi, solo di incominciare ad organizzare fin da ora la soluzione meno traumatica della crisi. Non è detto che Israele debba necessariamente finire in un un bagno di sangue, solo che Khaled Meshaal possa trovare interlocutori altrettanto saggi ed accorti.
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