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Allargamento dell'UE

La Turchia è proprio incompatibile
con l'Europa?

24 Ottobre 2009

I Turchi vengono in Germania e fanno un sacco di figli per invaderci!” Parola di Thilo Sarrazin, componente del consiglio direttivo della Bundesbank tedesca. La sua recente esternazione ha suscitato un coro di disapprovazioni in Germania (e cortei di protesta a Istanbul), soprattutto in campo socialdemocratico (guarda caso, la parte politica che ora chiede le dimissioni di Sarrazin è la stessa che lo aveva proposto per questo incarico).

Germania a parte, la pregiudiziale anti-turca è molto diffusa in tutto l’Occidente, anche fra la gente comune. “Mamma li Turchi!” è un’esclamazione dura a morire, che richiama antiche paure che a volte riemergono dal subconscio e che rievocano un misterioso pericolo “asiatico”.

Ma è veramente “asiatica”, la Turchia? Se approfondiamo l’argomento vedremo che in fin dei conti la geografia gioca a favore, non contro, l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Quando affermiamo che la Turchia è una potenza “asiatica”, dimentichiamo che Pantelleria, Linosa e Lampedusa giacciono sulla piattaforma continentale africana. E che dire di tutte le altre zone geograficamente in America, Africa, Asia e Oceania su cui sventola la bandiera europea? Eccone alcune: Falklands/Malvinas, Sud Georgia, Guadalupa e Martinica, Guyana, Ceuta e Melilla, Azzorre e Canarie, Reunion, Nuova Caledonia, Wallis e Futuna,… E poi i Turchi sono circondati da popoli europei: hanno i Greci a ovest, i Bulgari, i Rumeni, gli Ucraini e i Russi a nord, i Georgiani e gli Armeni a est, gli Israeliani e i Ciprioti a Sud, tutti popoli europeissimi. Anche Cipro, che si trova di fronte alla Siria, a sudest di tutte le maggiori città turche, ormai è parte integrante della UE. E allora perché mai solamente i Turchi, benché circondati da europei, dovrebbero essere asiatici? Chi l’ha detto che al di là del Bosforo si cambia continente? Il Bosforo (con il suo splendido ponte) è molto meno lungo e largo dell’enorme tratto di Danubio che separa Romania e Bulgaria (centinaia di chilometri senza un solo ponte), eppure nessuno si sognerebbe di affermare che quei due Paesi appartengono a continenti diversi. La realtà è che il Mar Nero non è mai stato diviso fra Europa ed Asia, ma è un lago europeo, quindi la penisola anatolica è per il 90% Europa, in quanto tributaria del Mar Nero. Solo quella minima porzione di Anatolia che è tributaria del Golfo Persico tramite i bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate può essere geograficamente definita “Asia”.

A ben vedere neanche la storia gioca contro la Turchia in Europa. Storicamente la penisola anatolica, abitata dalle prime comunità cristiane (è la patria, fra gli altri, di San Paolo e di San Nicola), ha fatto da ponte fra la Terrasanta e l’Europa, favorendone la cristianizzazione. Senza la Turchia, l’Europa sarebbe diventata cristiana alcuni secoli più tardi. Senza la Turchia, a chi avrebbe scritto San Paolo le lettere ai Galati, agli Efesini, ai Laodicesi,…?

E’ pur vero che le fobie europee e italiane contro i Turchi hanno profonde radici nella nostra mentalità. Ci ricordiamo del 1389 (battaglia di Kosovo Polje), del 1453 (conquista di Costantinopoli), del 1480-81 (occupazione di Otranto), del Cinquecento e del Seicento, quando ci fu la conquista turca dell’Europa balcanica e danubiana, del 1565 (assedio di Malta), del 1683 (assedio di Vienna) e del 1915 (genocidio degli Armeni). Ma ciò non deve influenzare il giudizio politico sull’opportunità di far entrare la Turchia nell’UE. Anche perché in tutte le date rammentate la Turchia contò sulla collaborazione di Stati europei, desiderosi di fare lo sgambetto ad altri Stati europei. Infatti sono del 1525 i primi amichevoli contatti fra Solimano il Magnifico e Francesco I Re di Francia ed è del 1536 il primo trattato di alleanza franco-turco. In virtù di quel trattato i Francesi danno una mano a Kaireddin Pascià, detto il Barbarossa, che razzia navi cristiane nel Mediterraneo. Inoltre, quando la Russia diventa la principale antagonista dei Turchi nei Balcani e in Asia, alcuni Stati europei preferiscono sostenere Costantinopoli contro Mosca. E non dimentichiamo che nel 1710 Francesi e Svedesi incitano i Turchi contro Pietro il Grande e che nel 1854 Francesi, Inglesi e Piemontesi difendono l’Impero ottomano contro i Russi in Crimea.

Inoltre, l’Impero ottomano faceva parte del “Concerto delle potenze europee” fin dalle trattative di pace subito dopo la guerra di Crimea del 1856, quindi non è del tutto corretto parlare di “entrare in Europa” per la Turchia, che in Europa si trova già da secoli.

Se la geografia e la storia non ostacolano le ambizioni europee della Turchia, altrettanto fa la politica. Taluni sostengono che la candidatura turca vada rigettata per il semplice motivo che è appoggiata dagli Americani: significa che è nociva per l’Europa. Ma l’argomentazione non appare sufficientemente seria. Più serio appare il fatto che la Turchia è già membro del Consiglio d’Europa, della NATO e dell’OSCE. Pertanto dire “benvenuti nella NATO ma non nell’UE” è come dire cinicamente “siete buoni per morire insieme a noi, non per vivere insieme a noi”. Non si può far aspettare un Paese per mezzo secolo (la prima domanda di adesione della Turchia alla CEE risale al 1959, e lo status di candidato è stato concesso magnanimamente solo nel 1999). Allo stesso modo, è da “due pesi e due misure” avere accettato Grecia, Portogallo e Spagna dicendo loro “entrate, poi vi aiuteremo a crescere”, mentre alla Turchia diciamo “prima crescete, poi entrerete”. Respingere la Turchia, poi, equivarrebbe a perdere l’occasione storica di ancorare stabilmente al modello liberaldemocratico un grande Paese musulmano.

Passando all’aspetto religioso-sociale, se l’Europa cristiana è riluttante ad accettare la Turchia in quanto musulmana, perché non ha il coraggio di dichiarare chiaramente quali siano le sue radici nel preambolo della propria costituzione o del trattato di Lisbona? Senza contare il fatto che l’Europa da sempre -ma soprattutto oggi- trae la sua forza proprio dalle diversità. Non dobbiamo dimenticare che San Paolo e San Giovanni hanno predicato proprio in Anatolia, ultima casa della Vergine Maria e teatro dei primi Concilii ecumenici. Né che i Turchi furono più tolleranti di molti Stati cristiani: nel 1492 accolsero gli ebrei cacciati dalla Spagna, poi riservarono libertà ai cristiani (ortodossi, cattolici, maroniti, armeni, assiri, caldei) nell’Impero ottomano e garantirono loro l’accesso ai Luoghi Santi. I calendari dell’Impero ottomano erano sinottici e indicavano tutte le festività religiose delle diverse confessioni dei sudditi del Sultano e ognuno era autorizzato a santificare liberamente le proprie feste. Comunque sia, piaccia o no, i musulmani sono “già” in Europa (e ce ne sono 20 milioni) e l’ingresso ufficiale della Turchia sarebbe forse la chiave di volta per la pacificazione duratura con il mondo islamico. Né ha molto significato il timore che la Turchia musulmana possa influire negativamente sui musulmani balcanici. Chi influisce negativamente sui musulmani balcanici è piuttosto l’Arabia Saudita col suo estremismo wahhabita, non certo la Turchia che è più incline al tollerante sufismo bektashi. Inoltre, la Turchia ha il raro privilegio di intrattenere buone relazioni sia coi Palestinesi che con Israele (e non sarà certo la cancellazione di un’esercitazione militare a deteriorarle).

Un altro settore controverso è quello demografico-economico-energetico. Qualcuno teme che il ritardo turco in questi ambiti divorerebbe gli aiuti regionali dell’Unione, con conseguenze destabilizzanti. Ma non è da sottovalutare la teoria secondo cui l’Europa avrebbe tutto da guadagnare ad inglobare un mercato di 70 milioni di individui, con un’economia in costante, dinamica crescita. Né appare del tutto fondata la paura secondo cui il tasso di crescita demografica della Turchia la trasformerebbe in una superpotenza comunitaria sia nel Parlamento che nel Consiglio. Pensiamo, piuttosto, al fatto che con l’adozione del nuovo trattato nascerà l’Europa dalle molte velocità, e molti dei nostri timori odierni perderanno validità. E per quanto attiene all’aspetto energetico, non sono da sottovalutare i buoni contatti di Ankara con quella parte di continente asiatico chiamato “Turkestan”, ricco di fonti energetiche e fondamentale per ciò che la UE persegue con ansia: la diversificazione degli approvvigionamenti energetici.

A proposito dell’aspetto giuridico, poi, le riserve mentali europee si incrociano talvolta con le leggende metropolitane, come quella secondo cui la riforma del codice penale turco sarebbe lontana, tant’è vero che vi si prevede ancora la punizione dell’adulterio. Non è vero: fin dal 26 ottobre 2004 il parlamento di Ankara ha approvato il nuovo codice penale secondo cui l’adulterio non è più reato. E quand’anche fosse vero, non dimentichiamo che nel 1957, all’epoca della firma del Trattato di Roma, l’adulterio e il concubinaggio erano reati anche in Italia (poi depenalizzati solo e rispettivamente nel 1968 e 1969).

Concludendo con l’aspetto militare, avendo giocato un ruolo fondamentale nella sconfitta del blocco sovietico durante la guerra fredda, è naturale per la Turchia aspirare a far parte della nuova architettura di sicurezza euroatlantica che così efficacemente ha contribuito lei stessa a costruire. La Turchia, che dispone di un potente ed efficiente apparato militare, favorirebbe sensibilmente la PESD, politica europea di sicurezza e difesa, e potrebbe rappresentare proprio il valore aggiunto che consentirebbe all’Europa di superare l’antica, penosa situazione di “gigante economico, nano politico e nulla militare”.

 

Commenti
Erasmo
24/10/09 14:30
La Turchia oscilla tra due poli non europei
L’articolo di Marizza spinge a cercare di riportare la questione della Turchia nell’Ue ai suoi termini reali. La Turchia è geograficamente asiatica per oltre il 95%. E Asia minore è il nome classico dell’ Anatolia, adottato anche dai geografi moderni fino alla costituzione della Repubblica turca nel 1923. Storicamente la Turchia ottomana è stata l’Antieuropa per eccellenza, tanto che il nome stesso di Europa prese piede nel XVI secolo in esplicita alternativa e contrasto con l’Impero Ottomano, il quale tentò ripetutamente, fino alla sconfitta del 1683 dell’assedio di Vienna, di conquistare l’Europa manu militari, di applicarvi la shari’a e di ridurre gli europei allo stato di dhimmi (cioè cittadini tollerati e di serie B) come lo erano i cristiani e gli ebrei nei territori musulmani, anche quando gli ebrei spagnoli vi furono accolti nel XV secolo. Politicamente accogliere la Turchia nell’Ue non equivarrebbe affatto - come sostiene Marizza – a cogliere <> per <> perché, al contrario, comporterebbe il pericolo che l’Europa da quel modello si allontanasse più di quanto non abbia già fatto e stia facendo. Basti citare il fatto che la Turchia già oggi in sede di Consiglio d’Europa è promotrice della sanzione del reato (di opinione) di islamofobia, mentre in sede di Organizzazione della conferenza islamica (Oci) non solo non spende una parola contro la ben più concreta (e talvolta sanguinosa) cristianofobia diffusa nei paesi islamici, compresa la stessa Turchia. La Turchia di oggi si allinea, anzi, a tutte le politiche antioccidentali ed anti israeliane dei paesi musulmani, compreso l’Iran, il suo progetto nucleare ed i suoi appoggi al terrorismo di Hamas e di Hezbollah. Parallelamente i tradizionali “rapporti strategici” della Turchia con Usa ed Israele sono stati ridotti ad un simulacro del passato dagli ultimi governi turchi, guidati dal 2002 ad oggi del filo islamico Erdogan. Quest’ultimo si richiama poi non al sufismo mistico e privatistico – come ritiene Marizza (perché solo bektashi?) - ma dalla setta politico religiosa dei naqshibendi influenzata in Turchia negli ultimi 50 anni dall’integralismo dei Fratelli musulmani. Cosa garantisce poi a Marizza che l’ingresso ufficiale della Turchia nell’Ue sarebbe <>, dato che il mondo islamico non ha rappresentanti ufficiali e tanto meno li individua nei turchi, storicamente divisi (e detestati) dal mondo arabo (dai turchi ricambiato di pari avversione)? Cosa autorizza poi Marizza a definire poco fondata <>? E’, invece, proprio quello che avverrebbe sulla base delle nuove norme dell’Unione, dato che la Turchia nel giro del prossimo decennio diventerebbe la più popolata nazione dell’Ue (oltre il 15%) il che, le conferirebbe un potere di veto su ogni decisione europea. Infine di quali <> di Ankara con il “Turkestan” (Asia centrale e Caucaso) Marizza parla? Tengo a ricordargli che dopo la caduta dell’Urss, la Turchia ha provato a trasformare in concreta influenza la comune lingua turca e la comune religione musulmana, ma ha ricevuto dai dirigenti di quei paesi solo un’eloquente alzata di spalle. I gasdotti e gli oleodotti di provenienza caucasica o caspica, che passano o passeranno dalla Turchia vengono, anzi, usati da Ankara come arma di pressione sulle capitali europee per imporre la sua ammissione, talora usando un aperto linguaggio ricattatorio. Il che prefigura ampiamente quale sarebbe l’atteggiamento futuro della Turchia, una volta entrata nell’Ue. L’ammissione della Turchia all’Ue significherebbe cioè la fine definitiva dell’Europa, che verrebbe probabilmente dissolta da ulteriori condizionamenti in senso antioccidentale ed anti israeliano in politica estera e da politiche interne filo islamiche sponsorizzate dalla Turchia e miranti a fare, almeno per una prima fase, dell’Europa un continente biculturale, cristiano-islamico (e cioè una semidemocrazia illiberale). Il che aumenterebbe le tensioni intereuropee e spingerebbe probabilmente diversi paesi ad uscire dall’Ue, ormai dominata da una Turchia ormai islamizzata. Occorre infatti aggiungere che l’ammissione della Turchia all’Ue significherebbe anche la completa distruzione del kemalismo (cioè della difesa statale della laicità turca), dato che comporterebbe non solo la fine del potere dei militari turchi, ma anche la fine dei controlli statali sulle tendenze espansive dell’islam nella sfera pubblica. La Turchia è un paese in costante bilico ed oscillazione tra due poli politico-culturali che nulla hanno a che vedere con la tradizione europea: islamismo da un lato e nazionalismo laicista militarizzato dall’altro. Il che equivale a dire che con l’Europa la Turchia non ha nulla a che vedere.
Ritvan Shehi
24/10/09 16:03
Sì a Turchia in UE (ma magari prima l'Albania)
Faccio i miei complimenti a Marizza per l’eccellente articolo. Dalla lettura dell’articolo ai miei occhi emerge chiaramente un fatto: gli oppositori dell’ingresso della Turchia nell’UE sono mossi esclusivamente da un’islamofobia cieca e irrazionale. Non sono turco, sono albanese (e, pertanto, vorrei che prima della Turchia entrasse nell’UE l’Albania, nonché tutti gli altri Paesi balcanici che ne hanno più titolo, almeno geograficamente parlando, Serbia e Kosovo inclusi, così si spegne anche la diatriba fra i due), siamo stati per 5 secoli occupati dai turchi – pertanto, in quanto a “mamma li turchi” avremmo forse titoli per strillare più di altri - ma sarebbe ora di lasciar perdere il Medioevo e guardare al presente e al futuro.
Miriam
24/10/09 23:11
direi proprio di no...
L'articolo mi è piaciuto molto e condivido il contenuto scritto in modo molto esaustivo, con molta chiarezza e privo di alcun accanimento o preconcetto. A scuola, molti anni fa, mi hanno insegnato che la Turchia era uno stato asiatico. Un paio di anni fa, partecipando ad un tour organizzato in Turchia (siamo scesi con l'aereo ad Ankara e ripartiti da Istambul), oltrepassato lo stetto dei Dardanelli, uno del gruppo, contento di essere finalmente di nuovo in Europa, chiese alla guida se loro si sentivano più asiatici o più europei. La guida si arrabbiò molto per questa domanda, che loro considerano offensiva, perché - disse - turchi si sentono fortemente europei. Mustafa Kemal Atatürk è stato un grande militare e politico che ha portato la Turchia a diventare, nel 1923, repubblica e ha cercato di occidentalizzarla, portandola a livelli simili ai nostri, invitando anche gli abitanti a vestire abiti occidentali, ha imposto l’uso del cognome (in sostituzione dell'uso orientale del patronimico), ha riconosciuto anche la parità dei sessi ecc. Forse non tutti sanno che la Turchia ha avuto esteso il suffragio universale anche alle donne molto prima di molti altri paesi europei e anche dell’Italia stessa dove fu istituito solo nel 1946 grazie al Re di maggio (dal 1924 potevano già votare però solo alle amministrative). Noi purtroppo generalizziamo perché non conosciamo bene gli altri popoli e temiamo i musulmani e i diversi in genere, ma non consideriamo invece che la Turchia è un paese laico e che l'Islam ufficialmente in quel paese è aperto e tollerante. Io personalmente non ho alcun pregiudizio al suo ingresso in Europa. La Germania ce li ha da anni, forse gli immigrati hanno creato problemi? li hanno invasi o piuttosto hanno portato benefici all'economia, visto che la maggior parte degli operai dell'industria automobilistica (come alla Opel) sono turchi?
Giorgio
26/10/09 03:27
Turchia laica ed europea? ma per favore...
Questo articolo mi sembra un'immensa arrampicata sugli specchi, comunque Miriam prova a visitare anche la Turchia interna, la provincia e non solo le grandi città, lo vedrai quanto sono "europei" quei turchi... La Turchia è poi un paese laico? ma per favore... sicuramente è più laico degli altri paesi islamici del medio-oriente, ma una nazione che tanto per dirne una 3 anni fa in seguito alla pubblicazione della famigerate "vignette blasfeme" su un giornale danese, minacciò ritorsioni economiche verso la Danimarca (alla faccia della separazione Stato/Religone) evidentemente tanto laica non è.
G.Marizza
26/10/09 14:49
Rispondo a Erasmo
Ringrazio molto Erasmo per i suoi approfondimenti dotti, circostanziati e istruttivi. Tuttavia resto convinto del fatto che antagonizzare la Turchia (e un discorso analogo vale anche per la Russia) non serva a nulla, anzi sia controproducente per l’Europa. Se dobbiamo scegliere fra una Turchia amica e una Turchia ostile, non avrei dubbi su quale soluzione scegliere. Ma guardando al futuro, come dice giustamente Ritvan, colgo l’occasione per chiedere ad Erasmo cosa ne pensa di un’altra soluzione di cui talvolta si parla, vale a dire della possibilita’ di conferire alla Turchia uno status intermedio (peraltro tutto da inventare) fra quello di Paese membro della UE e quello di Paese associato.
G.Marizza
26/10/09 14:50
Rispondo a Ritvan Shehi
Ritvan ha ragione: l’integrazione euroatlantica di Albania, Croazia, Macedonia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Kosovo risolvera’ una volta per tutte i contenziosi balcanici, pertanto e’ da realizzare quanto prima.
G.Marizza
26/10/09 14:52
Rispondo a Miriam
Un particolare curioso e’ lo strabismo politico dei Paesi europei che appartengono sia alla UE che alla NATO. In ambito UE sono turcoscettici, mentre in ambito NATO i medesimi Paesi considerano la Turchia un Paese non solo alleato ma europeo. Ne fa fede il Trattato di Washington istitutivo dell’Alleanza Atlantica, che all’Articolo 11 afferma che l’Alleanza é aperta a «ogni altro Paese europeo…», dichiarando con questo, implicitamente, che la Turchia, in quanto membro non nordamericano della NATO, é un Paese europeo.
Mariagiovanna
26/10/09 17:19
Che sorpresa sapere che
Che sorpresa sapere che anche la Turchia ci ha preceduti dando piena parità alle donne molto prima di noi... e noi che ci ritevevamo una nazione attenta ai diritti dei cittadini, specialmente ai più deboli... ci facciamo ancora domande se prenderla in Europa o no?
Exar Kun
27/10/09 03:01
La Turchia non è Europa
Non so come si possa paragonare la Turchia all'isola di Lampedusa, alle Falklands o alle Canarie, queste possono essere infatti considerate enclavi in altri continenti di stati che sono europei a tutti gli effetti, la Turchia è invece uno stato che per il 95% del suo territorio si trova in un altro continente e poco importa che confini con popoli europei, se poi però vogliamo riscrivere i confini euro-asiatici e dire che lo stretto del Bosforo non è più la linea di demarcazione tra Asia ed Europa come è universalmente considerato accomodiamoci pure, ma a sto punto i prossimi membri dell'UE tanto vale andare a pescarli in Africa o in MedioOriente. Ci sarebbe molto altro da dire in proposito ma vista l'ora per il momento tralascio...
Ritvan Shehi
28/10/09 12:58
Ringraziamento
Ringrazio il Generale Marizza per la cortese risposta.
08/11/09 22:43
Anatolia, non Turchia
Caro Marizza, non sono d'accordo in molti punti da lei espressi, ma in particolare su uno non mi sento di tacere. Premetto che non sono certo io, il difensore di un'Europa cristiana e unita, il mio amore va totalmente a un'Italia laica, liberale e risorgimentale ormai dimenticata e da molti disprezzata. Ma veniamo a noi, lei fa riferimento, più volte, a riferimenti religiosi, la Turchia come ponte per la cristianizzazione d'Europa, le lettere di Pietro e Paolo, ecc. Ora, tralasciando se sia stato o meno un bene l'abbandono, violento, della tradizione pagana del mondo classico, lei non può paragonare le popolazioni turco-mongole odierne con le popolazioni ellenofone degli asiani, dei bitini, dei lidi, dei panfili, dei cilici, dei cappadoci, ecc. Queste ultime sono realmente state, il nocciolo della crisitanità, e questo a maggior ragione ci deve far riflettere su che cosa è stato possibile in Anatolia. Oggi tutti danno per scontato che quella è terra "islamica". Niente di più falso, almeno storicamente. Quella è terre cristiana per eccellenza, era cristiana molto prima che crisitana diventasse la cristianissima Europa. Eppure oggi non lo è pù minimamente, e sfido a trovare qualche europeo che propugno un ritorno della cristianizzazione in quei luoghi. Al contrario, non avremo difficoltà a trovare un islamico desideroso di vedere la mezza luna nuovamente nelle terre dell'antica umma omayyde e al di là di essa. La Turchia non c'entra assolutamente nulla con quel mondo mediterraneo che era tanto vicino all'Europa, lei avrebbe ragione, se in Anatolia ci fosse oggi uno stato bizantino, che, pur tra influenze orientali, sarebbe ancora fortemente ancorato ad una tradizione di tipo occidentale. La Turchia invece quel territorio lo ha usurpato, ne ha massacrato o scacciato gli abitanti, e lo ha colonizzato. E' stata l'antieuropa come qualcuno prima di me ha ricordato, oggi si potrebbe dire che la situazione è differente, ma a mio avviso sono solo i rapporti di forza ad essere differenti e questo vale tra mondo occidentale e arabo. Sono pienamente condivisibile invece le obiezioni sull'esito della politica europea come complesso, essa subirebbe senz'altro una sterzata ulteriormente conciliante, verso la cultura islamica, a scapito della propria, e senza reciprocità alcuna. La potenza demografica e territoria turca (che risulterebbe, e di gran lunga, il più vasto stato europeo, anche superiore alla francia, più del doppio di Italia e Germania), finirebbe per vederle assegnati un numero di parlamentari almeno pari a quelli della Germania oggi, e in prospettiva, ancora di più. Vogliamo la Turchia in Europa? Benissimo, ma rinunciamo alle ambizioni di egemonia politica militare ed estera, e torniamo ad un mercato unico delle economie, e lasciamo alle nazioni svolgere la loro politica nazionale senza organismi sovranazionale d'intralcio a dare comandi e direttive non granditi. Allora mi va bene la Turchia e anche la Libia in Europa, in caso contrario penso che siamo già abbastanza nel club.
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