«Nessuna epoca ha saputo conquistare tante e così svariate conoscenze sull’uomo come la nostra Eppure in nessuna epoca l’uomo è divenuto così problematico come nella nostra» (M. Hiedegger)
La sfida tecnologica e scientifica, i mutamenti sociali e le trasformazioni culturali stanno impegnando laici e cattolici a ripensare la dimensione umana nella ricerca di una definizione nuova della sua identità e dei suoi limiti. Ed oggi la questione antropologica, che non può essere più considerata l’oggetto degli studi e della discussione di filosofi e teologi, ha assunto spessore e sembianze del tutto inediti, investendo molti ambiti del sapere: dal piano cultuale e morale a quello della ricerca scientifica, dal piano psicologico a quello economico, sanitario, giuridico, sia esso di natura amministrativa o giudiziaria.
Per la prima volta, poi, la questione antropologica si è posta come prioritaria anche dell’agenda politica italiana. L’ingresso è stato prepotente e per molti aspetti del tutto imprevisto. Ma si può dire che dal dibattito sulla legge 40 sulla fecondazione assistita al caso di Eluana Englaro la politica sia stata chiamata costantemente e ripetutamente ad intervenire in ambiti, come la vita, la morte, il rispetto della vita e la dignità della morte che finora erano stati relegati ad una dimensione strettamente individuale, o al massimo familiare.
Non solo. Oggi attorno a questi temi si è scatenata una battaglia ideologica, che secondo una visione del mondo manichea, nella lotta tra il bene e il male vorrebbe collocare su due fronti contrapposti laici e cattolici, ma che in realtà viene combattuta tra coloro che fanno rientrare la manipolazione dell’umano nell’ambito della tutela di una generica e sempre più ampia sfera soggettiva, in cui la volontà è sovrana e chiede conto al diritto positivo di tutelare sempre nuovi diritti della persona, e coloro che ritengono che la vita e la morte e tutto ciò che vi si lega rientrino in quella categoria dell’umano che, per motivi religiosi ma anche laici, non possono essere controllati e guidati de iure.
Insomma, l’avanzare della questione antropologica richiede a tutti, al mondo cattolico, al mondo culturale e anche, e soprattutto, al mondo politico uno sforzo di riflessione affinché si riesca maturare con uno sguardo ampio, profondo e lungimirante una nuova concezione antropologica che tenga conto dei tempi e delle sfide della modernità. Proprio per questo appena un anno fu proposta come tema di dibattito dell’incontro di Norcia di quest’anno: perché la riflessione sull’umano, sulla sua natura e sui suoi limiti, incalzati dal progredire talvolta incontrollabile della scienza, richiede sempre nuovi luoghi di confronto, di dibattito e anche di meditazioni della coscienza individuale e collettiva.

