Mercoledì 23 Maggio 2012
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Pianificazione nucleare

Lasciamo al mercato la scelta
sulla nostra dieta energetica

2 Giugno 2008
L'entusiamo atomico del governo non convince gli esperti

 

Il Governo italiano, il cui debito pubblico, con i suoi 1.624 miliardi di euro, è già il terzo più grande del mondo, sembra desideroso di veder crescere ancora questa voragine. La scorsa settimana, l’appena rieletto Silvio Berlusconi ha dichiarato di voler rimettere l’Italia sulla strada dell’energia nucleare. Sembrerebbe la cosa giusta da dire a un paese che vede il costo della benzina crescere ogni giorno ed è costretto ad aumentare le sue importazioni energetiche dalla Francia, eccetto per un piccolo dettaglio: è molto improbabile che le centrali atomiche promesse da Berlusconi saranno mai costruite.

Il motivo? Costi di costruzione vertiginosi, tempi che si proiettano verso i due decenni e difficoltà nell’individuare aree di costruzione in cui i cittadini non facciano opposizione.

Queste cupe previsioni anti-nucleari vengono dagli ambientalisti? Tutt’altro. Le ultime valutazioni industriali rese note da E.On, il gigante energetico tedesco che sta costruendo una centrale atomica in Finlandia, collocano il costo di un singolo impianto a 6 miliardi di euro. La Florida Power and Light, una delle maggiori imprese energetiche americane, fornisce gli stessi numeri. Si tratta di dieci volte il costo di una moderna centrale a gas con la stessa capacità energetica. Questi costi, va aggiunto, coprono solo la costruzione della centrale e non comprendo lo smaltimento delle scorie e le spese operative.

Quando Berlusconi fu al governo, dal 2001 al 2006, investì molte risorse in opere pubbliche ma fallì ripetutamente nel rispettare i vincoli di bilancio della Ue. Oggi Berlusconi promette un una gestione più prudente delle finanze nazionali.

Ciò non di meno i vertici dell’Enel, la società energetica a controllo pubblico che dovrebbe costruire e gestire  questi nuovi reattori, la scorsa settimana hanno cripticamente fatto sapere che se si vuole procedere su questa strada, l’Enel ha bisogno di “nuove regole e forte consenso nel paese sulle nuove centrali”. Leggi: garanzie del governo, crediti e sussidi.

Si potrebbe ritenere che un po’ di “deficit spending” potrebbe anche convenire all’Italia. Ma nel caso delle installazioni nucleari le probabilità sono davvero scarse. Perché? Perché serviranno decenni per capire se la scelta è stata giusta o meno. L’Italia non ha costruito o gestito centrali nucleari da quando le chiuse tutte dopo l’incidente di Chernobyl nel 1987. Questo non è di grande augurio per ripartire da zero rapidamente e senza incidenti.

Gli atomo-entusiasti glissano su questo. La settimana scorsa, il ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola ha detto alla Confidustria che il governo intende posare la prima pietra di una centrale di nuova generazione entro 5 anni. Tutto ciò suona bene. Ma i funzionari dell’Enel sembrano più cauti. Questi sostengono che ci vorranno “dai sette ai dieci anni” prima di mettere un reattore in pista. Il principale concorrente, Edison Spa, è stato anche più prudente: “la prima centrale avrebbe difficoltà a diventare operativa prima del 2020”.

Infine i critici del nucleare sono ancora più scettici. Il  reattore di 4° generazione a cui il governo sembra pensare, non è stato neppure interamente progettato e completarlo potrebbe richiedere dai 20 ai 25 anni.
Al fondo c’è però un’altra questione: le centrali nucleari saranno difficilmente una risposta adeguata alle esigenze energetiche che l’Italia si troverà ad affrontare nei prossimi 10 anni o più. Quale sarà la domanda e l’offerta energetica tra 10 o 20 anni e quanto questa energia costerà è la domanda che tutti si pongono. Di certo Berlusconi e il suo governo saranno finiti da un pezzo per allora, mentre gli alti costi e l’opposizione politica e pubblica per ogni singola centrale da costruire sono prezzi da pagare da subito.

Perché allora Berlusconi ha fatto il suo annuncio nucleare proprio ora. Come la riduzione delle tasse su benzina e diesel – che il governo ha annunciato la settimana scorsa – anche questo serve a dare la sensazione che si sta facendo qualcosa contro l’aumento dei prezzi delle materie prime.

Gli esperti però sospettano qualcosa di più sinistro. L’annuncio potrebbe essere parte di un impegno di lungo termine delle maggiori imprese energetiche europee per mettere fuori gioco i concorrenti minori grazie ai massicci finanziamenti e sostegni pubblici per i programmi nucleari. Gli italiani e gli europei possono solo sperare che queste speculazioni si rivelino  infondate.

L’Unione Europea dovrebbe incoraggiare la competizione e l’eliminazione dei sussidi governativi nel settore energetico. Ma non ha mai avuto molta fortuna in questo campo. La Francia sostiene pesantemente i suoi programmi nucleari. I sussidi tedeschi sul carbone sono altrettanto noti.  Gli aiuti di Francia e Germania al progetto del reattore finlandese che AREVA e Siemens stanno costruendo, sono stati ammessi dalla Commissione Europea contro numerose denuncie.


La preoccupazione è che la Ue possa finire con il reprimere la competizione nel settore energetico proprio nel momento in cui l’Europa ne avrebbe più bisogno. Infondo l’Ue si dice impegnata nel ridurre le emissioni di anidride carbonica. La strada per questo è l’aumento dell’efficienza energetica al fine di ridurre la domanda complessiva e insieme promuovere le tecnologie col miglior rapporto costi-benefici.

Non esiste sforzo di pianificazione che possa determinare come ottenere questo risultato riducendo le emissioni nel modo più rapido ed economico. Invece è certamente il rispetto dei meccanismi  del mercato la migliore speranza dell’Europa per attraversare il groviglio di decisioni da prendere: scegliere tra sistemi di distribuzione elettrica centralizzati o diffusi, nuove tecnologie contro vecchie, quali differenti fonti di gas naturale e molto altro…

E’ possibile che la competizione possa favorire il nucleare in futuro. Comunque, visto che la Ue prevede di chiudere ben 145 reattori nei prossimi 17 anni, la crescita netta della capacità nucleare europea, nella migliore delle ipotesi, dovrebbe collocarsi tra molti decenni a venire. Nel frattempo l’Italia e l’Europa farebbero cosa saggia nello stare lontane da investimenti energetici che nessuna banca privata farebbe senza il sostegno dei  governi. Per il momento questi includono gli investimenti nucleari.

Henry Sokolsky è il direttore del Nonproliferation Policy Center di Washington

Dal Wall Street Journal del 30 maggio

 

Commenti
Isavio
03/06/08 09:58
Centrali atomiche
Bene, dice questo giornalista : niente centrali atomiche in Italia perchè sono costose, e perchè la gente non le vuole vicino a casa sua. Ci voleva uno Di New York per questa conclusione quando bastava interrogare un "pecoraro scanio" qualsiasi. Ma la mia domanda allora è questa.Che si fa ? Lo risolve il mercato. Ma mi faccia il piacere!
rosario nicoletti
03/06/08 12:25
quale è la proposta?
Tutto verosimile quello che dice il nostro, al pari dei molti altri Soloni. Ma a proposito del nostro deficit energetico, che cosa propone? Che la politica energetica venga fatta dagli investitori privati? Penso che nessuno crede a simili sciocchezze.
Masero
03/06/08 16:24
20 anni...
1) Forse non hai letto il problema principale 20 anni per averle operative. 2) Con lo stesso costo di costruzzione di 10 centrali 60 miliardi si possono acquistare una 15ina di milioni di metri quadri di pannelli solari a film si silicio o qualche migliaia di impiandi eolici... Perchè non utilizzare il solare di Rubbia ad esempio? 3) Con il nuovo acceleratore di particelle che entrerà in funzione a breve si conta di dare un notevole impulso alla fusione controllata. 4) Il costo dell'uranio è in rapida ascesa 5)Una centrale ripaga i propri costi di costruzzione dopo una trantina di anni soomati ai 10-15 di costruzione. Il nucleare dopo il referendum è una decisione che fa gola solo ai costruttori di centrali. Per il resto esistono soluzioni più rapide ed economiche.
Vincenzo Leso, Benevento
03/06/08 18:55
energia
Innanzitutto mi pare positivo che una discussione in merito all'energia sia fatta a tutto campo, senza nessuna preclusione. Le preclusioni pregiudiziali, oggi come oggi, lasciamole a chi non ne riesce proprio a fare a meno. La base, dell'approfondimento tecnico e quindi poi delle scelte, però deve essere chiara anche al comune cittadino: e la base è, a mio parere, che noi non abbiamo solo bisogno di energia a minor costo e di più energia; noi abbiamo bisogno di essere meno vincolati alle forniture esterne, perché una Nazione vincolata oltre una certa misura alle forniture dall'estero, è una Nazione meno libera. E allora si discuta di tutte le possibilità, ma con chi vuole che l'Italia sia, al più presto, più libera, anche dal punto di vista energetico. Con chi fa,invece, in buona o in cattiva fede, contorsioni dialettiche che portano in ogni caso ad una Nazione meno autonoma, è proprio difficile trovare un terreno di intesa
Masero
04/06/08 10:21
concordo
Hai perfettamente ragione, dovremmo puntare ad una autosufficienza energetica almeno parziale. Ed i metodi ci sono, la tecnologia li mette a disposizione. Il problema è che il nucleare è a lunghissimo termine e non tanto economico e purtroppo abbiamo un debito mostruoso. L'olico si può fare ma gli ambientalisti lo demonizzano ovunque possano bollandolo come orribile. Il solare ancora è costoso per il privato. Mi pare che il problema non sia il come ma il chi lo deve risolvere...
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