Mercoledì 23 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Le mani sulle autostrade informatiche

Adesso Google vuole cambiare il modo di fare politica (con un kit virtuale)

14 Giugno 2010

Internet, quindi politica? Il punto interrogativo potrebbe rivelarsi superfluo da quando Google ha lanciato la sua cassetta degli attrezzi online con cui chiunque può imbastire una campagna elettorale. Volente o nolente, la politica è già entrata in rete. Adesso rischia di finire inghiottita nelle fauci di Google, un Grande Fratello forse più mite di quello orwelliano, ma non meno invadente.

All'inizio di giugno Google ha presentato il “Google Campaign Toolkit”. In pratica è un pacchetto di applicazioni online per organizzare e gestire un comitato elettorale interamente via internet. Niente di nuovo sotto il cielo del web. In questo kit elettorale compare il solito Youtube, poi Adwords, Google News, Google Maps e Earth, e ancora Google Analytics e Google Moderator: tutto il classico repertorio delle Google Apps viene configurato per un uso specificamente elettorale. L’uso più immediato sono le elezioni di medio termine negli Usa, dove non solo Obama ha consolidato la politica online come uno degli assi portanti della politica in ogni senso. Ma la flessibilità d’impiego, l’accesso immediato, i costi praticamente vicini allo zero e la comprovata efficienza di Google rendono il suo kit elettorale adatto ad ogni latitudine.

E' sufficiente dotarsi di un collegamento ad internet e di una serie di computer. Non serve un nutrito team di professionisti della comunicazione, della cultura, delle istituzioni. Queste figure professionali, di antica tradizione e di pregevole formazione, dovranno convertirsi rapidamente alle nuove tecnologie della comunicazione online. Oppure possono tranquillamente continuare ad usare Google – ma per cercarsi un altro lavoro. Dai tempi delle ribellioni luddiste, questi sono i tradizionali fenomeni di trasformazione dei modi di produzione, che a loro volta si ripercuotono sul mercato del lavoro. Ma anche la politica va ormai consegnata ad internet? E soprattutto, internet vuol dire soltanto Google?

La realtà è che fare politica è ormai una questione tecnologica. Ma il problema è l'inverso: dato che ogni tecnologia è un insieme prestabilito di opportunità e vincoli, quale tipo di politica è possibile realizzare con Google – e quale no? In questo caso il punto di partenza per rispondere è la parola-totem dell’epoca attuale: comunicazione. La politica online è una tecnologia della comunicazione. Permette di veicolare qualunque tipo di messaggio a qualunque pubblico, senza filtri, in tempo reale. Già prima di Obama, quando nei ruggenti anni Novanta Bill Clinton e Al Gore inauguravano le “autostrade dell’informazione”, era concreto il rischio di una colonizzazione della politica da parte degli strateghi della comunicazione. Dopo tutto ogni messaggio in rete nasce da una sequenza binaria di 0 e 1. Obama ha soltanto elevato a sistema questa tendenza: il nerbo del suo staff era imperniato sui profeti della comunicazione e per giunta della comunicazione online. Il capo del suo staff, David Plouffe, era sostanzailmente un esperto nel perdere le campagne elettorali. Il vero genio era David Axelrod, un veterano della comunicazione con un brillante medagliere di successi, il cui vero colpo da maestro è stato quello di assoldare Chris Hughes, un venticinquenne senza nessuna esperienza se non quella di essere uno dei fondatori di Facebook – e affidargli la guida della campagna online di Obama.

Quindi la rete è comunicazione e da quando la politica è entrata in rete, anche la politica si è tradotta in comunicazione. Ma fare comunicazione è in gran parte una questione di marketing, anche elettorale. Nonostante queste vorticose trasformazioni tecnologiche, il marketing non cambia: il suo fine resta vendere un prodotto. E’ sintomatico che il pezzo forte del toolkit elettorale di Google sia una versione di Youtube per spot elettorali. Insomma è sempre il video. Video, ergo sum. Ora diventa: video, ergo voto. La politica online è l’erede tecnologicamente potenziato della tele-politica alimentata dalla suprema legge del marketing: vendere un politico è uguale a vendere un fustino di detersivo.

Ora ci prova Google, col suo logo colorato e l’ideologia della partecipazione dal basso, senza confini, senza barriere, per tutti. La sede di Google è nel quadro idilliaco di Mountain View, città di 70mila abitanti, dove tuttavia la disoccupazione è superiore al 10%. Come è possibile, se le azioni di Google volano in borsa e l’algoritmo del suo motore di ricerca non conosce rivali? Basta un esempio per rispondere. Il “captcha” è quella banalissima domanda con cui all’utente si richiede di digitare una o più parole al momento della registrazione di un servizio per dimostrare che a compiere la registrazione non è un software malevolo. Però in pochi sanno che queste parole, digitate dagli utenti, servono a spiegare a Google come si scrivono, letteralmente, quei miliardi di parole, che Google gestisce nei suoi database, ma che non è riuscito a “trascrivere” in modo corretto. Quindi ogni utente, senza saperlo, lavora gratis per Google. Se invece Google dovesse assumere e pagare dipendenti per eseguire queste verifiche lessicali, andrebbe in rovina. Lo fa fare al popolo della rete, senza neppure dirlo esplicitamente, e ne trae un enorme profitto – Google, non il popolo.

La politica si fa in rete, ma la rete è dominata da Google. C’è sempre una centrale, che amministra tutti i dati, che sorveglia sempre, senza neppure che noi ce ne accorgiamo. Una volta era il tiranno o il comitato centrale di un partito. Oggi è un server, una minuscola scatola contenente miliardi di dati relativi a miliardi di persone. Con Google ognuno può improvvisarsi candidato. Ma ormai senza Google, cioè la rete, sarà molto difficile fare politica. Quella scatola, quel server, è nelle mani dei tre capi supremi di Google. Loro non devono rispondere delle loro scelte a nessun governo e a nessun popolo. Loro sono i padroni della rete.

La vera notizia non è che oggi tutti possono fare politica con Google. È Google che inizia a fare politica, dettando le regole tecnologiche con cui tutti possono, o non possono, farla. E’ la “Google politics”. Ma c’è ancora uno spazio e un senso per la democrazia? Sulla pagine dei risultati di Google la chiave “democracy” compare circa 60 milioni di volte. La chiave “business” sfiora i 2 miliardi. Più chiaro di così..

Commenti
francesco miglino
17/06/10 21:59
l' universo internettiano patrimonio dell' umanità
ERA INTERNETTIANA Via Torelli Viollier 33   20125    MILANO  (Italy  www.erainternettiana.it   -   erainternettiana@gmail.com U N E S C O Al Direttore per lo Sviluppo della Comunicazione (IPDC) ABDUL WAHEED KHAN 7 Plase de Fontenoy, 75352  Paris 07    SP -France APPELLO ALL’ UNESCO AFFINCHE’ SIANO DICHIARATI PATRIMONIO UNIVERSALE DELL’ UMANITA’  L’ UNIVERSO INTERNETTIANO, LA RETE , IL DIRITTO ALL’ ACCESSO. Noi Donne ed Uomini abitanti della terra, avendo responsabilmente confrontato la qualità della nostra vita prima della creazione dell’ universo internettiano con quella di oggi, testimoniamo che la nostra vita è diventata più ricca, intelligente e partecipativa delle sorti della società e del globo che ora percepiamo come casa comune da gestire e proteggere perchè controllabile e raggiungibile in ogni suo angolo.  Usciti dal nostro habitat, affacciati alla nostra finestra sul mondo, possiamo comunicare in tempo reale in modo bidirezionale e complesso, informarci, attingere ed allargare i nostri saperi, compiere operazioni logistiche che prima sottraevano tempo prezioso alla nostra quotidianità. Possiamo dichiarare in tutta coscienza che oggi, senza l’ universo internettiano la qualità della nostra esistenza sarebbe come quella di un uomo privato delle connessioni sinaptiche poichè e’ l’ universo internettiano il più formidabile ed organico acceleratore di consapevolezza con cui è possibile acquisire saperi, realizzare scelte coscienti, incontrarsi ed unirsi ad altri uomini che reclamano progresso, giustizia e diritti da ogni angolo della terra e che progettano la costruzione di una società evoluta, colta e libera. Le informazioni, prima affidate alla mediazione interessata dei possessori delle rotative, ora sono dirette e fanno luce con documenti probanti su problemi volutamente irrisolti e nascosti dal distorcente egoismo dei poteri dominanti. Da ogni angolo della terra sperduto e prima ignorato dove si pratica la violenza dell’ uomo sull’ uomo, le vittime possono spezzare la solitudine facendo giungere la testimonianza delle proprie sofferenze nell’ universo internettiano. E’ scientificamente provato che è stato l’allargamento della nostra corteccia celebrale a favorire una più organica ed evoluta organizzazione delle sinapsi del nostro cervello ed a permettere che il soddisfacimento dei bisogni fisiologici non avvenisse più con il ricorso alle pulsioni istintuali, affrancandoci dalla schiavitù della nostra genetica. E’ scientificamente provato che i miliardi di flussi sinaptici creati da miliardi di uomini che s’ incontrano nell’ universo internettiano allargano la circolazione delle idee e dei saperi e l’ uomo progredisce poichè liberato dalla schiavitù dell’ ignoranza, da limitanti pregiudizi localistici, brutalità censorie, avvilenti disinformazioni pilotate da interessi precostituiti spesso antisociali. Con la libera comunicazione nell’ universo internettiano neutrale ogni uomo può emanciparsi, aumentare i neurotrasmettitori cerebrali in modo proporzionale al numero di quesiti enunciati e risolti da risposte competenti donate in rete, stimolare l’ intelligenza creativa in ogni campo, approfondire esperienze diverse in luoghi prima irraggiungibili, confrontare pensieri e postulati seguiti da esaustive elaborazioni dialettiche e risposte congrue in tempo reale, accedere a banche dati, immergersi in variegate esplorazioni professionalizzanti con il conseguente aumento delle spine dendriniche e la creazione di nuovi punti d’ attracco per la connessione ed attivazione di altre cellule nervose. Il cervello umano è il paradigma dell’ attività sinaptica viva e palpitante animata in modo incessante da miliardi di connessioni di esseri umani che abitano e qualificano l’ universo internettiano, gli stessi che, pervasi da un gratificante rapporto empatico verso gli altri, determinano il flusso informativo qualificato e l’ offerta ad ampio raggio dei saperi favorendo il miglioramento della nostra specie con la crescita addizionale di neuroni e delle connessioni nella nostra corteccia celebrale. Oggi l’ uomo scopre che la qualità della propria esistenza è proporzionale alla conoscenza e si rende conto che solo i saperi lo svincolano da assuefazioni sociali primordiali e lo esortano a costruire un nuovo modus vivendi in cui prioritarie siano le scelte benefiche coscienti per il bene comune. Relazionandosi nell’ universo internettiano l’ uomo che incontra la generosità in offerte creative gratuite, acquisisce il rispetto degli altri ed abbandona gli impulsi distruttivi, intuendo che, liberandosi dagli istinti predatori e dal cinismo, si può convivere in armonia, razionalizzare l’ uso delle risorse, superare collettivamente la limitante lotta per il solo soddisfacimento dei bisogni elementari e, per la prima volta, sedersi collegialmente nell’ agorà universale a riflettere sul come organizzare il proprio destino. Nella storia di tutti i tempi mai l ‘ uomo ha creato un supremo e grandioso universo in cui immergersi svincolato finalmente da condizionanti ed opprimenti gerarchizzazioni sociali ed in assoluta libertà formarsi, esprimersi, rappresentarsi e realizzarsi facendo giungere il proprio apporto in ogni angolo del globo. Stabilito che l’ universo internettiano è bene comune come l’ aria e l’ acqua, creato dall’ uomo per il progresso dell’ uomo, chiediamo all’ UNESCO di proteggerlo da ingerenze e censure e di preservarne la neutralità dichiarando “PATRIMONIO UNIVERSALE DELL’ UMANITA’ L’ UNIVERSO INTERNETTIANO, LA RETE,  IL DIRITTO ALL’ ACCESSO. Francesco Miglino presidente Comitato Promotore
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl