Venerdì 10 Febbraio 2012
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Le maniche lunghe incombono insieme a lana, sciarpe e velluto a coste

28 Agosto 2009

Seduta nel dehor del bar di Claudia, che sta proprio di fianco al mio negozietto, sto facendo un summit importantissimo con le mie amiche Elena e Federica.

Settembre è ormai troppo vicino e oggi è giunto il giorno fatidico: devo fare la vetrina nuova.

Non ho un’idea a pagarla oro. Vorrei qualcosa di originale, buffo, spiritoso. Qualcosa che riesca a mettere in risalto i vestiti della collezione autunnale sdrammatizzando però quell’allure di tristezza che inevitabilmente si porta con sé la fine dell’estate.

Le maniche lunghe incombono e con loro la lana, le sciarpe e il velluto a coste. Via i sandali e le infradito, alla riscossa scarpe chiuse e stivali per affondare, con una giusta dose di sicurezza e fascino, nelle pozzanghere fangose. Vorrei che tutto questo potesse essere vissuto e interpretato nella mia vetrina con allegria.

“Vai di foglie secche. Un mucchio di foglie secche e gialle che scricchiolano e urlano “l’estate è finitaaaa, andiamo ragazze, cadiamo e moriamo! Tanto tutti si deve morire prima o poi!” Che ne pensi?”, mi dice Claudia ironica, posando i nostri tre caffè sul tavolino.

Per l’appunto: allegria e vitalità. Le do una pacca sul gomito come a dire “ma va là!”, e mi metto a ridere.

“Io ti posso procurare del filo interdentale, degli spazzolini e dei campioni gratuiti di dentifricio. Fai una bella vetrina sull’igiene orale. Poi ci metti dei secchi pieni di collutorio e ne dai un bicchierino a tutti quelli che entrano. Al posto delle ciliegie, due bei gargarismi alla menta forte.”.

Federica fa l’igienista dentale, è matta come un cavallo e riesce sempre a farmi ridere. Per un attimo penso che potrebbe essere anche un’idea simpatica. Giusto per un attimo però.

“Seee… però ricordati di mettere delle sputacchiere all’ingresso, di fianco al portaombrelli”, aggiunge Elena ridendo e riportandomi alla dura realtà.

“Piuttosto, se proprio devi offrire qualcosa, prepara delle belle taniche di vin brulé. Oppure affitta uno gigolò fichissimo per un mese, mettilo in vetrina e fagli accompagnare le clienti in camerino. Non è una cosa tipicamente autunnale, lo so… però per me può funzionare, e mette pure allegria. E’ un evergreen, come dite voi della moda. Ed è pure un passepartout, come il tubino nero.”.

Ora ridiamo tutte, la situazione sta degenerando, i commenti si sprecano. Due signore sedute al tavolo di fianco al nostro mi dicono che se lo faccio mi passeranno a trovare molto spesso.

Elena ammicca come a dire “visto?”.

Adoro queste donne. La mia vita senza di loro sarebbe piccola così. Per fare un esempio pratico, sarebbe come mangiare soltanto una barretta dietetica ai cereali durante un cenone di Capodanno. O come essere davanti all’oceano e decidere di nuotare in una pozzanghera.

E allora decido. “Ragazze”, comunico perentoria, “nella mia vetrina, questo mese, ci sarete voi!”.

Mi guardano come se fossi verde e con le antenne.

Pago i caffè e scappo nella mia bottega prima che mi scappino le idee dalla testa.

Approfitto dell’ora di pausa pranzo che ancora mi resta per prendere dal magazzino tre manichini di vimini, di quelli antichi, recuperati ad un mercatino delle pulci e iniziare a vestirli.

Uno in stile Federica: jeans blu, maglietta manica lunga -rigorosamente a righe- azzurra e marrone e un cardigan marrone scuro in lana grossa con cappuccio annesso. Completo l’opera con una borsa di cuoio gigante, piena zeppa di roba. Federica ha questa abitudine: non esce di casa se non ha con sé una borsa di almeno 5 Kg, tipo bagaglio a mano per l’aereo. Dalla borsa spuntano, oltre a milioni di cose inutili, un dentifricio, uno spazzolino e un collutorio verde.

Il “manichino Elena” lo vesto di nero. Lei è solare come poche al mondo ma il “nero che sfina” resta il suo colore preferito. Pantaloni ampi e scampanati, maglietta con scollo a barchetta e un cardigan in lana viola e nero che è quasi un cappottino. In testa un paio di cuffie giganti per ascoltare l’i-pod. Domani, per completare l’opera, vengo al lavoro in bici, la pulisco, la lucido e la metto in vetrina vicino ad Ele. Lei non viaggia che con quella. A tracolla le posiziono una piccola borsa di pelle nera, rigorosamente aperta perché lei ha fiducia nel mondo. Infatti le hanno già rubato quattro cellulari e un numero inclassificabile di portafogli.

Il terzo manichino sono io. Mi vesto, mi metto una sciarpona di lana colorata al collo e una borsa gigante, ma semivuota, in spalla. Poi, da un opuscolo che mi aveva lasciato Federica tempo fa, ritaglio una bocca di donna che sorride con annesso apparecchio per i denti. La posiziono sul volto di vimini e il gioco è fatto.

Lo ammetto: come vetrina risulterà un po’ criptica ai più, ma a me mette tanta allegria.

Mando un messaggio alle due comari e le invito a venirsi a specchiare più tardi nella mia vetrina.

Mi siedo, aspetto e penso che non ci sarebbe stato modo migliore per iniziare ad avvicinarsi all’autunno.

Mi vibra il cellulare, è un messaggino di Mario.

“Amore mio, ti penso fortissimo. Ho voglia di stritolarti, baciarti e mangiarti. Ci vediamo a casa.”.

Mario, un modo migliore, lo trova sempre.

Commenti
carla
28/08/09 16:16
ho letto tutto il racconto e
ho letto tutto il racconto e come sempre è bello,bellissimo il capitolo con Genia e Tito. come sempre brava!
Fede
06/09/09 14:49
ahhahahahhahahhahhhhhhhhh
ahhahahahhahahhahhhhhhhhh (è asma)
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