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Aumenta le disoccupazione giovanile

Perché è bene tagliare presto i ponti con le misure di stimolo all'economia

22 Febbraio 2010

Si è svolto, lo scorso 18 febbraio, un seminario sul tema "Sostenere la ripresa mondiale", promosso dall’Ocse e destinato a rappresentanti dei Parlamenti dei Paesi membri. Le due relazioni più importanti sono state svolte da due funzionari italiani: Pier Carlo Padoan sugli aspetti economici di carattere generale e Stefano Scarpetta sulle politiche del lavoro.

Chi scrive ha partecipato in rappresentanza dell’Italia.

Nella sua relazione il capo economista dell’Organizzazione, Padoan, ha sostenuto che le condizioni dei mercati finanziari sono migliorate, che la ripresa c’è ma è fragile. Quanto all’inflazione è atteso un incremento, che non sarà rilevante e che non deve suscitare particolare preoccupazione. L’aspetto più negativo della bassa inflazione è la debolezza del mercato del lavoro, che tuttavia presenta andamenti meno critichi nell’area dell’euro, grazie alle misure pubbliche di sostegno che sono state applicate in alcuni Paesi.

L’economia ha evitato il peggio grazie agli interventi di finanziamento dell’economia reale e alle masse di liquidità che sono entrate. Qui si pone un primo problema ai policies makers nei prossimi mesi. Secondo Padoan quando la crescita diverrà più stabile molti settori del sistema economico non saranno più sostenibili. Si dovranno quindi individuare delle priorità a supporto dei principali fenomeni di innovazione. Un Paese esportatore come l’Italia può altresì fare affidamento sui mercati emergenti che vanno molto meglio delle economie sviluppate perchè sono state meno colpite dalla crisi ed hanno adottato politiche di riforma. Il pacchetto di stimolo cinese è stato fondamentale e ha prodotto effetti in senso contrario a tutte le previsioni negative. L’espansione delle economie emergenti si riscontra negli spread che si sono accorciati, mentre la recessione ha ridotto gli squilibri globali tra crediti e debiti.

Nel contesto della crescita del commercio mondiale saranno avvantaggiati i Paesi con più convenienti margini fiscali. Ma verrà prima o poi il momento della verità. Le misure di stimolo, infatti, non possono durare all’infinito. Quando verrà il momento di lasciarsi alle spalle la fase di supporto occorrerà evitare che la fuoriuscita incida negativamente sulla ripresa. Si tratta di una valutazione da compiere caso per caso, in sintonia con le nuove politiche fiscali. Le conseguenze delle politiche di supporto produrranno i loro effetti per alcuni anni mentre la popolazione sta invecchiando (il che concorrerà a provocare una crescita debole).

L’indebitamento pubblico è cresciuto ovunque. Così i mercati finanziari dovranno finanziare nuovo debito. Tuttavia, in taluni Paesi il livello di debito non è confrontato con politiche che possono stimolare la crescita. Le indicazioni di carattere generale della relazione Padoan riguardano l’esigenza di ridurre le spese per stimolare la crescita, intervenendo su quelle imposte che possono produrre effetti più positivi di quelli ricavabili da interventi su altre.

Dal canto suo, Stefano Scarpetta ha messo in evidenza, nella sua relazione, lo scarto prodotto dalla crisi sui livelli d’occupazione. Nel 2007 era stato raggiunto il livello d’impiego massimo da almeno 25 anni: i 2/3 della popolazione in età di lavoro erano occupati (+8% rispetto ai primi anni 2000). Nel 2009 si è riscontrato invece il tasso più alto di disoccupazione. Nel 2010 nei Paesi Ocse la ripresa modesta non determinerà significativi impatti sull’occupazione (il tasso sarà pari all’8,5% con 20milioni di posti in meno). Nel 2011 le cose andranno meglio, ma la situazione resterà molto difficile con lunghi periodi di disoccupazione.

Quanto alle caratteristiche della disoccupazione (secondo Scarpetta un cambiamento tanto radicale non è mai avvenuto in nessuno dei Paesi) ce ne sono di due tipi: una perdita di posti in conseguenza del calo del Pil (in particolare nel settore delle costruzioni, come in Spagna); una riduzione delle ore lavorate come nel caso della Germania. I giovani sono quelli più colpiti a fronte di un lieve incremento per altri gruppi d’età. La quasi totalità dei lavori persi sono quelli di lavoratori con contratti precari. E sono più uomini che donne. Saranno necessari molti anni per riassorbire queste perdite.

Quali sono le politiche suggerite? Occorre aiutare in primo luogo coloro che hanno perso il lavoro e rischiano condizioni di povertà, evitare il più possibile l’incancrenirsi di casi di disoccupazione di lunga durata e rilanciare la domanda di manodopera. Nei diversi Paesi vi sono state molte differenze nelle politiche di sostegno passivo. Tuttavia tali politiche hanno consentito di salvare in 19 Paesi alcuni milioni di posti di lavoro compresi. Vanno altresì adottati programmi a favore del lavoro giovanile e di arricchimento delle competenze dei disoccupati attraverso la formazione ed individuando con cura i gruppi di disoccupati che rischiano di uscire completamente dal mercato del lavoro. Devono essere evitate la disoccupazione a lungo termine e le misure di prepensionamento.

La disoccupazione giovanile raggiunge tassi del 20-25% (del 42% in Spagna) e deve essere affrontata con programmi di scolarizzazione, formazione e tirocini allo scopo di preparare le giovani generazioni alle sfide degli anni a venire.     

 

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