Venerdì 10 Febbraio 2012
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Ragioni storiche e culturali

Le origini dell'anti-berlusconismo sono più profonde e antiche di Di Pietro

28 Dicembre 2009

Nelle scorse settimane si sono lette molte dichiarazioni e commenti sui motivi che hanno portato all’aggressione a Berlusconi. Analisi che cercavano di trovare un collegamento tra il gesto di uno psicolabile e il clima politico che si respira da mesi. Per evitare diagnosi affrettate, o funzionali solo alla polemica immediata, sarà opportuno tornare sull’argomento tentando di fissare – senza indulgere alla sociologia spicciola – alcuni elementi strutturali che costituiscono il terreno di cultura dell’antiberlusconismo, al fine di misurarne in modo più nitido la portata.

In primo luogo va considerata la diffidenza verso il self-made man. L’attuale presidente del consiglio è un uomo che, partendo da una condizione di modesta agiatezza, è diventato milionario. Una traiettoria che confligge con l’immaginario della sinistra forgiato in lunghi anni di sforzo egemonico. Ad aggravare questa incompatibilità si aggiungono due altri fattori. Berlusconi non è un industriale, non opera nel campo della produzione, ma lavora nel settore dei servizi. Mediaset è un’impresa familiare che vende servizi alle famiglie. Ciò configura una situazione che appare lontanissima dal tradizionale conflitto di classe come spiegato nei classici del marxismo. Inoltre è un homo novus, un parvenu nel "salotto di famiglia del capitalismo italiano". Circostanze che rendono il personaggio meno rassicurante non solo nella sinistra, ma nell’ambito del tradizionale establishment economico-finanziario.

In secondo luogo occorre porre mente ad una conseguenza negativa originata dalla crisi del sistema politico. La scomparsa dei partiti storici, avvenuta in modo quasi repentino tra il 1992 ed il 1993, ha spesso fatto trascurare che essa era stata preceduta da una lunga sclerosi. Già da qualche decennio, infatti, i partiti non erano più in grado di reclutare una classe politica adeguata, capace di orientare l’opinione. Questo ha prodotto un vuoto che è stato riempito da una pericolosa deriva scandalistica. Qualche mese addietro Angelo Panebianco ricordava come «a forza di campagne moralistiche, nel corso dei decenni, si è messa larga parte delle nuove generazioni nell'impossibilità di capire alcunché di politica. Le si è addestrate a pensare la politica nei termini infantili e menzogneri della lotta fra il bene e il male, le si è condannate a non vedere la complessità del mondo».

In sostanza, una volta chi voleva darsi un minimo di formazione politica leggeva autori di riferimento (ad esempio Mounier o Maritain per i democristiani, Gramsci o Marx per i comunisti e via dicendo). Oggi le letture obbligate sono i libri di Travaglio e soci. Un genere letterario deteriore che assembla acriticamente una massa di documenti giudiziari, senza nessuna cognizione del retroterra storico in cui si collocano. Il risultato è una sorta di analfabetismo politico di massa.

Entrambi questi fenomeni si possono fronteggiare nel medio periodo. Da un lato diffondendo una visione liberale della vita, valorizzando l’iniziativa individuale in ogni settore della società. Dall’altro operando sul piano della formazione politica attraverso le fondazioni e i think tank, che non sono da considerare dei fiori all’occhiello, bensì degli indispensabili complementi all’azione politica propriamente intesa.

Esiste, però, un altro elemento che occorre prendere in considerazione. La fine della guerra fredda ha segnato un tornante decisivo anche sul versante dell’opinione pubblica. Questa si è fatta meno accomodante. Finché l’URSS si stagliava minacciosa all’orizzonte, l’universo politico italiano era immobile, con il partito di maggioranza relativa al governo da tempo immemorabile. Ancora alla fine degli anni ottanta del secolo scorso la mediocrissima classe dirigente dell’ultima DC, i De Mita, gli Andreotti, non venivano considerati (come è giusto considerarli) gli arroganti gestori di ex grande partito, privi di un progetto che non fosse la gestione dell’esistente, ma sembravano incarnare la quintessenza di un’arte politica italiana.

Con la caduta del muro di Berlino e poi con la fine dell’URSS mutava di colpo il clima e la percezione della realtà. Si creava così una situazione paradossale. Tanti cittadini, che avevano vissuto come normale la leadership degradata del crepuscolo scudo crociato, si inquietavano di fronte all’atipica leadership dell’imprenditore milanese.

Contrastare questa avversione non è facile. Lo si può fare solo con una paziente opera di chiarificazione storica in grado di spiegare come un ventennio addietro esisteva un insanabile conflitto d’interessi tra la Democrazia cristiana e l’Italia, che stava consegnando il paese a un pugno di magistrati ambiziosi. Nell’attesa che la chiarificazione produca i suoi frutti, ci si può consolare pensando che la diffidenza verso i governanti è sempre un elemento di ricchezza per una democrazia.


 

Commenti
allono
28/12/09 11:37
antiberlusconismo
di recente ho letto la mozione contro crimini comunisti del Consiglio d' Europa 2006,dove c'e' scritto che le vittime nel mondo comunista sono state 100 milioni, su wikipedia in Critiche al Comunismo alla voce Cannibalismo nei paesi socialisti ho scoperto che il CANNIBALISMO DI BAMBINI E ADULTI e' realmente esistito . Storici comunisti e post-comunisti, scrittori sono riusciti a nascondere parte di stroria attirando in quell' ideologia tante gente . La loro predica e' basata che il male del mondo e' il Capitalismo , l'entrata in polititica di Berlusconi che rappresenta il capitalismo rappresenta qualcosa da odiare, da abbattere un intoppo per realizzare il loro sistema criminale . All' inverso Berlusconi avendo letto tanto riguardo le cose sopra riportate, e' da 15 anni che cerca di aprire gli occhi , per far capire che l'ideologia comunista e' da scartare . link mozionehttp://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1861&mode=thread&order=0&thold=0
Anonimo
28/12/09 12:16
Credo che, in effetti, gli
Credo che, in effetti, gli anti berlusconiani come me abbiano iniziato ad essere "anti" quando seppero che alcuni membri chiave dell'attuale governo erano membri della Loggia P2 di Licio Gelli. Il progetto di Gelli, a detta dello stesso, si sta realizzando grazie a Berlusconi, Cicchitto e company, che sono tutti stati suoi discepoli in epoca massonica...
vanni
28/12/09 12:48
Deo gratias: un giudizio senza corrività
Mi fa piacere leggere chiare parole sull'insipienza della classe politica (ma non solo DC) d'antan. Sull'arroganza non saprei dire: ho ammirato Andreotti come persona nella sua difesa sempre misurata ma implacabile da accuse surreali deformi e - secondo tanti - pure farabutte. La cosa tristissima è che l'Italia si trovi tuttora a fare i conti con eredi politici di costoro, eredi di analoga formazione e mentalità - il cui spessore di statisti è talmente sottile da sfuggire perfino alla valutazione di moderni micrometri elettronici - e non sappia scrollarseli di dosso.
Giorgio Frabetti
02/01/10 12:56
CAUSE PROSSIME E CAUSE REMOTE DELL’ANTIBERLUSCONISMO
Ottimo articolo, complimenti. Mi permetto una breve chiosa volta a abbozzare una riflessione sulle cause dell’antiberlusconismo, ovvero sia sulle cause prossime, sia sulle cause remote. CAUSE PROSSIME: 01) Anzitutto, l’evoluzione “carismatica” (vedi Max Weber) della lotta politica in Italia e nella strisciante riforma costituzionale che, dalla fine della I Repubblica, è andata nel senso di orientare la competizione politica sull’investitura diretta del ‘premier’. In questo, Berlusconi è stato chi tra i politici italiani ha intuito per primo (complice l’esperienza televisiva) la maniera di fare del suo carisma una carta vincente. Naturalmente, puntando sul ‘carisma’, Berlusconi ha investito su tutto quanto potesse attirargli la simpatia della gente, non solo investendo su dichiarazioni politico-programmatiche, ma anche investendo su aspetti diversi (es. la storia della sua famiglia nel libro “una storia italiana”). Questa dimensione “carismatica” della lotta politica porta con sé evidentemente un prezzo: la “personalizzazione” della politica di opposizione a Berlusconi, ovvero la tendenza dell’opposizione di contrastare Berlusconi … demolendo le sue qualità umane: il “carisma”, infatti, ha in sé un che di viscerale e di non razionale, legato a simpatia o antipatia, che può mobilitare reazioni … poco consone: come talora succede alle pop star (vedi John Lennon), e come si è visto con l’aggressione di Tartaglia. 02) Oggi, poi, esiste una situazione particolare che alimenta grandemente la campagna di odio contro il premier e che oggettivamente rende Berlusconi un personaggio politico particolarmente esposto: Berlusconi, infatti, oggi è l’unico vero attore politico del momento; gli altri, non riescono ancora ad insidiargli il carisma. In questo senso, l’odio contro il premier deve anche leggersi come riflesso di una “torsione” del sistema politico complessivo per tentare di reagire adeguatamente e per controbilanciare la (ritenuta eccessiva) centralità di Berlusconi sullo scenario politico: di qui, le note polemiche del PD contro Berlusconi, ma anche le polemiche interne alla PDL, specie con Fini e lo stallo istituzionale indotto dalla Consulta sul “lodo Alfano”. CAUSE REMOTE: Noi siamo convinti che tanta violenza verbale contro Berlusconi (specie da parte della Sinistra) sorga anche da uno specifico travisamento interpretativo: il travisamento, cioè, indotto dall’interpretazione di questa “evoluzione carismatica” della politica in chiave di “estremismo”, di “propensione golpista-fascista” della Destra (04), ovvero di “culto della personalità” (vedi dichiarazioni di Eugenio Scalfari, il quale, nel suo editoriale su Repubblica nr. 294 del 13 dicembre 2009, ha dichiarato Berlusconi pronto e disponibile ad un “diciotto brumaio”). Evidente come l’anti-berlusconismo sorga dalle angustie di un’opposizione che non sa comprendere, come pure ammette fa Scalfari nel suo editoriale su Repubblica, nr. 301 del 20 dicembre 2009, come la “personalizzazione” della politica, lungi dall’essere la patologia, lungi dall’integrare forme di “estremismo” in senso classico, sono una fisiologica tecnica della competizione politica nell’èra post-ideologica che attualmente stiamo vivendo (e come dimostra anche l’evoluzione degli altri Paesi Europei, oltre all’analisi di Max Weber). Sull'argomento, segnalo il link: http://www.arezzopolitica.it/2009/12/22/i-giorni-dellodio-le-radici-della-campagna-antiberlusconiana/
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