Mercoledì 23 Maggio 2012
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Tax

Le tasse non sarebbero così alte se tutti le pagassero

19 Novembre 2008
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Anche il diritto tributario soggiace alla nota differenza tra giustizia e diritto. Una delle prime nozioni che qualsiasi studente di giurisprudenza impara fin dai primi anni di facoltà è che i due concetti non sempre sono compatibili, anzi.

Nel diritto tributario, spesso, visti i vincoli di bilancio di cui la politica fiscale deve comunque tenere conto, questa differenza si sente ancora di più. Alcune norme palesemente ingiuste sopravvivono infatti per meri motivi di cassa. Ed anche quando viene magari sollevata eccezione di incostituzionalità, per violazione dei principi di giustizia, presenti, in via programmatica, nella nostra Costituzione, quali, per esempio, quello della capacità contributiva, di cui all’articolo 53, o quello di eguaglianza, di cui all’articolo 3, la Corte Costituzionale si inventa le tesi più originali, pur di salvare le entrate dell’Erario.

Il gioco sulle entrate tributarie, del resto, è ancora più “sporco” dall’altra parte della barricata, se è vero che, solo nel 2007, l’Agenzia delle Entrate ha incassato (non, contestato) quasi sette miliardi di Euro. Ciò che viene incassato è naturalmente solo una parte di ciò che viene accertato o contestato a seguito di ispezioni e verifiche e ciò che viene contestato è naturalmente solo una minima parte di ciò che viene evaso, non potendo certo l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza controllare a tappeto milioni e milioni di contribuenti.

Secondo i dati del Ministero infatti l’evasione fiscale ammonterebbe a circa 100 miliardi di Euro all’anno, con un’economia sommersa pari ad almeno il 20% del prodotto interno lordo, per circa 280 miliardi di Euro. A sentire questi numeri gira la testa. E soprattutto appare chiaro come qualsiasi analisi in ordine alle misure di contrasto da adottare per contenere la crisi in atto non possa prescindere da tali numeri; anche considerato che, plausibilmente (e comunque giustamente), chi ha bisogno oggi di essere aiutato è proprio chi non evade e non ha evaso.

Il “bello” dell’evasione fiscale infatti è che, in realtà, chi evade non lo fa contro lo Stato “padrone” o comunque troppo esoso, ma contro il vicino di casa, che, invece, quelle tasse le paga (o perché è onesto, o perché non può essere disonesto, come, per esempio, nel caso dei dipendenti, la cui trattenuta avviene direttamente in busta paga).

Appare evidente allora che, se è vero, come è vero, che lo Stato deve raggiungere quel pareggio di bilancio, comunque troverà il modo per raggiungerlo; magari anche in modo ingiusto o scorretto, ma lo farà e lo farà a carico di chi già prima non evadeva e pagava. E lo farà anche in modo legittimo, attraverso il diritto, attraverso cioè degli obblighi imposti dalle leggi, il cui adempimento non può certo essere lasciato alla discrezionalità del cittadino, altrimenti sarebbe l’anarchia e non ci sarebbe più neppure uno Stato di diritto.

Il contrasto all’evasione fiscale e l’ingiustizia della pressione fiscale troppo elevata, dunque, non vanno confusi. Sull’ingiustizia della pressione fiscale, infatti, la politica sarà chiamata a trovare rimedi (o meglio, dovrà trovare rimedi), anche sollecitata dalle legittime proteste di chi paga eccessive tasse (soprattutto in confronto ai servizi pubblici che ottiene in cambio). Sul contrasto all’evasione fiscale e soprattutto sulla condanna di chi la pratica, invece, non esiste e non può esistere alcuna legittima protesta.

L’evasione fiscale, infatti, non solo è ingiusta, perché, come detto, agisce contro gli altri cittadini, in un contesto da homo homini lupus, ma, soprattutto, al di là di giudizi morali o etici (che non interessano, né devono interessare al giurista), è illegale, cioè contro la legge, la base cioè della nostra comunità e del nostro vivere quotidiano.

Legittimare la possibilità o la giustificabilità dell’evasione fiscale, in caso contrario, legittimerebbe anche l’esproprio proletario, l’occupazione abusiva, gli scioperi selvaggi, etc. etc, e spero che questo non possa mai accadere.

L’evasione fiscale è un fenomeno complesso. Leggere tutti i libri che in questi ultimi tempi sono stati pubblicati  sull’argomento è limitativo, a volte solo “folcloristico” (come l’esempio dei materassi “gratuiti” allegati a riviste con un prezzo di copertina di duemila Euro solo per sfruttare il regime fiscale agevolato dell’editoria e pagare quindi l’IVA al 4% e non al 20%).

Ma la pratica operativa rivela un contesto molto più esteso ed anche molto più inquietante, spesso peraltro connesso alle attività ed agli interessi della criminalità organizzata. Si va infatti dall’evasione classica della contabilità in nero e dei ricavi non dichiarati, agli illeciti rimborsi, alle grandi frodi di rilevanza comunitaria, con operazioni inesistenti e società cartiere, alla più sottile elusione fiscale, spesso appannaggio dei grandi soggetti societari, a cui, per pagare centinaia di milioni di euro in mero del dovuto, senza “sporcarsi troppo le mani”, basta interpretare pro domo sua un comma di una legge, al transfer pricing, alle esterovestizioni nei paradisi fiscali etc etc (l’elenco potrebbe essere quasi infinito).

Tutto questo è illegale. La confusione tra diritto e morale, però, continua a imperversare. E si continua ad impostare il problema dell’evasione fiscale, dandogli una valenza morale che non può e non deve avere (né a favore, né contro). Come abbiamo detto, semplicemente, chi evade le imposte viola la legge e per tale motivo deve essere punito. Se non si tiene presente e saldo tale concetto, anche il perseguimento di giusti obiettivi, quale appunto la lotta all’evasione fiscale, rischia di diventare sia ingiusto che illegale.

Il Comune di Napoli, per esempio, secondo quanto apparso recentemente su alcuni articoli di stampa e secondo quanto denunciato da associazioni di consumatori, con l’obiettivo di adottare una linea dura contro chi evade le tasse, ha negato la mensa scolastica ai figli dei presunti evasori. Ma che c’entrano i figli? Quale Stato di diritto può consentire che le colpe dei padri ricadano sui figli? Certo un’azione del genere potrebbe essere anche efficace (a Napoli i figli sono sempre piezz’e core), ma sa tanto di vendetta trasversale e soprattutto non è consentita dalla legge. La legge insomma resta il solo metro “umano” di giudizio sulla giustizia. E, laddove non la si condivida, il solo modo per evitarne le ingiuste conseguenze non è violarla, ma chiedere eventualmente alla politica, cioè a chi fa le leggi, che la stessa legge venga cambiata.

Una cosa è certa, in questo momento di crisi finanziaria ed economica possiamo pensare e citare tutte le teorie economiche del mondo ed apprestare tutti i rimedi del caso, a favore delle imprese, a favore delle famiglie, a favore di tutti. Ma senza una seria lotta all’evasione si va poco lontano. Basta pensare all’entità dei numeri sopra citati. Basta pensare che se anche si riuscisse ad incassare solo la metà dell’evasione stimata si potrebbe detassare tutte le tredicesime del mondo, consentire la detrazione integrale dell’Irap dall’imposta sul reddito (con perdita di gettito di “soli” 8,5 miliardi di euro), aumentare le pensioni, non aver più bisogno degli studi di settore, introdurre tranquillamente il quoziente familiare, etc. etc. etc. Perché rinunciare a tutto questo?

La lotta all’evasione fiscale, dunque, al di là dei tanti, spesso sterili, dibattiti accademici dei guru dell’economia mondiale e nazionale, resta il solo, immediato, tangibile e soprattutto realizzabile, strumento per abbassare la pressione fiscale. Le due cose non sono antitetiche, ma strettamente collegate. Perché il Signor Rossi possa continuare a mandare avanti la sua azienda, a contribuire allo sviluppo dell’economia italiana e a mantenere le famiglie dei propri dipendenti, senza dover versare al Fisco tutto ciò che guadagna dal suo sudato lavoro, con il rischio di chiusura della stessa impresa, necessariamente il Signor Bianchi, vicino di casa del Rossi ma (fiscalmente e fittiziamente) residente a Montecarlo, dovrà versare in Italia quanto dovuto in base alla sua capacità contributiva (art. 53 della Costituzione). Perché la società “E io Pago” Srl, che, immaginiamo, produce stringhe per scarpe, possa continuare a resistere sul mercato, alla società “E io non pago” Srl, del gruppo “Chi se ne frega” SpA, la cui controllante (gestita dagli stessi soci della controllata) ha sede alle Cayman, non potrà più essere consentito, con il fine di dirottare alle Cayman i relativi utili di impresa, di acquistare i componenti delle stringhe dalla controllante estera al doppio del prezzo che invece paga la “E io pago Srl” (con dunque abbattimento del reddito imponibile). Sarebbe come far giocare una partita di calcio in 11 contro 22. Dov’è in questo caso la libera concorrenza? Perché la società “Tartassata” Srl, che, immaginiamo, vende articoli in oro al prezzo di 1000, non debba chiudere per mancanza di clienti, alla società “Furba” Srl, non potrà essere consentito di vendere i medesimi articoli a 800, perché magari li ha acquistati dalla società “Inesistente” Srl, mera cartiera, con rappresentante legale un barbone sotto un ponte e sede in uno scantinato di un condominio abbandonato e che tanto, non versando mai l’IVA (dato che il giorno dopo la vendita chiude e che, comunque, non c’è nessuno a cui andarla a chiedere) può fare anche un prezzo di vendita “scontato” del 20% (con effetti a catena sulle successive acquirenti e quindi sui clienti finali).

Laddove tutto ciò venga consentito (o comunque, in qualche modo, non condannato fermamente) su chi pensate che il Fisco si rivalga? Se poi le politiche fiscali, economiche e finanziarie si accompagneranno (e non si sostituiranno) alla lotta all’evasione fiscale, chissà, potremmo anche farcela a superare questa crisi.

Come è possibile infatti pensare di abbassare la pressione fiscale, di mantenere (ed anzi incrementare) la qualità dei servizi pubblici, di sostenere le grandi opere e infrastrutture, di incentivare le imprese con agevolazioni, senza poter contare su quei 100 miliardi di euro, illegittimamente sottratti alle casse dello Stato?

 

Commenti
JB
19/11/08 10:20
Re:
Mi creda non ho nulla contro di Lei, trovo solo divertente il ns piccolo dibattito... "Come è possibile infatti pensare di abbassare la pressione fiscale, di mantenere (ed anzi incrementare) la qualità dei servizi pubblici, di sostenere le grandi opere e infrastrutture, di incentivare le imprese con agevolazioni, senza poter contare su quei 100 miliardi di euro, illegittimamente sottratti alle casse dello Stato?" Per cominciare la spesa pubblica andrebbe diminuita, non incrementata. Questo non vuol dire (MB ho risposto al suo post nel precedente articolo) eliminare Sanita' e Pensioni, ma cominciare a tagliare veramente i centri di spesa della Casta e provvedere a liberalizzazioni e privatizzazioni serie. Credo il Manuale di Riforme per l'Italia curato dall'Istituto Bruno Leoni sia un ottimo punto di partenza. Senza ridurre il ruolo dello Stato nella vita dei cittadini non credo abbia alcun senso pensare che se i sig Bianchi pagano le imposte allora lo Stato puo' abbassarle a tutti gli altri sig Rossi. Balle signori. Se si vuole abbassare la pressione fiscale bisogna "affamare la bestia", a meno che non si creda che i nostri politici ad incassi piu' elevati non troveranno come spendere di piu' e ci ritorneranno il maltolto diminuendo la pressione fiscale. E aggiungo anche che gli evasori sono molti di piu' caro Palumbo... ad es: quanti pagano molti servizi cash (vedi idraulico, elettricista, ect) per ottenere uno sconto, ovvero niente IVA? Questa e' evasione. E si tratta di evasione di massa. Altro che paradisi fiscali e compagnia bella: chi ha accesso a queste strutture sono pochi e privilegiati. Se fossimo meno Repubblica delle Banane, sfrutteremmo i fatastici assets che abbiamo (mare, montagna, arte, cultura, ect) e, come suggerito sul Manuale sopra menzionato, porremmo in essere un regime fiscale privilegiato sul modello del "non-dom" inglese. Ovvero, tasseremmo solo i redditi prodotti in Italia dei cittadini stranieri che prendono la residenza nel Belpaese. Basta fare un salto a Londra per vedere quanto sia ricca e quanto bene i ricchi portino all'indotto di imprese che vivono intorno a loro (Clubs, ristoranti, negozi, ect). Vuole mettere vivere in Italia piuttosto che nella fredda e piovosa Inghilterra?
taccuino
19/11/08 13:02
L'unica "sottrazione
L'unica "sottrazione illegittima" non è quella dei cittadini dalle casse dello stato, bensì quella dello stato dalle nostre tasche. Non può definirsi 'legittimità a tassare' la assuefazione e la acquiescenza dei cittadini (sapientemente costruita e conculcata anche con articoli di questo tipo) al furto e all'esproprio forzoso da parte dello stato. E' fuorviante e insostenibile la posizione legittimante sostenuta (non danneggio lo stato ma il mio vicino) mentre emergono - a ennesima conferma della concezione burocratico parassistaria dei governi - furti, sprechi, dilapidazioni delle nostre risorse.
romain
19/11/08 17:43
e se fosse vero esattamente
e se fosse vero esattamente il contrario? più il contribuente paga di imposte, più lo Stato spende, ma in proporzione maggiore; d'altronde , la curva di Laffer, applicata con successo da Reagan, mostrava che meno imposte si pagano, ovvero più basse sono le aliquote fiscali, più lo Stato incassa. Si leggano i pregevoli libri dell'On.Prof.Antonio Martino.
JB
19/11/08 17:48
Per libertyfighter; Per Palumbo
Piccolo il mondo. Credo ci siamo gia'conosciuti. In gamba! JB Caro Palumbo, nel contesto di una civile e libera discussione sarebbe interessante avere i suoi commenti. JB
Nuccio
19/11/08 21:00
Comunista
Mi sembrava strano un articolo di questo tenoro su questo foglio. Poi ho letto i commenti e mi sono subito ritrovato. Ovviamente l'articolo non esprime quello che il punto di vista del sito, ma i commenti sì. Eccome.
Massimo
20/11/08 05:00
Abbiamo già dato
Se tutti pagassero pagheremmo meno tutti? Ho paura che i nostri soldi farebbero la fine del tesoretto di Prodi. E' semplicistico pensare che tutti quelli che evadono lo facciano per fare la bella vita, nella maggior parte dei casi quei soldi rimanono nell'impresa per permetterle di sopravvivere. Immaginiamo un piccolo imprenditore che ad un certo punto ha bisogno di un aiuto, con la burocrazia di oggi anche un fruttivendolo ha bisogno di aiuto se vuole dedicarsi a fare il fruttivendolo anzichè il ragioniere; ebbene il piccolo imprenditore si trova a dovere mantenere un'altra famiglia, poi a mantenere lo stato che pretende di lucrare sopra questo bisogno anzichè incentivare l'assunzione, e poi arriva il fisco con i micidiali studi di settore che dice che avendo assunto un dipendente deve guadagnare molto di più mentre invece, a causa dell'assunzione l'imprenditore sta in realtà guadagnando molto di meno per mettere le basi ad un futuro miglioramento delle sue condizioni di lavoro. Questo imprenditore dove va a prendere i soldi per soddisfare la sete di denaro dello stato? Sottraendo parte del guadagno al fisco quell'imprenditore non ha evaso, ha solo dato quello che poteva rivendicando il suo sacrosanto diritto a fare sopravvivere la sua impresa e a mantenere la sua famiglia.
Giovambattista Palumbo
20/11/08 12:00
.......
Beh, almeno non si può dire di non aver toccato un punto dolente. Al di là delle considerazioni al limite dell'offensivo (vedi chi addirittura ha scambiato le mie idee per quelle di un comunista!), non intendo sottrarmi alla discussione. I concetti che mi premeva evidenziare erano i seguenti: - riportare lo stato dei fatti nel citare le cifre stimate dell'evasione in Italia; - non dare giudizi morali sull'evasione, sottolineando anzi come questa impostazione sia errata; - sottolineare invece che, comunque, l'evasione fiscale è una violazione di legge (e su questo credo che nessuno possa obiettare niente), in quanto tale illecita; - evidenziare come lo Stato ha dei precisi vincoli di bilancio, per perseguire i quali sarà anche pronto ad essere "ingiusto", come appunto è oggi ingiusto con una pressione fiscale che andrebbe senz'altro abbassata; - evidenziare infine che, proprio per questo motivo, chi non evade (e spero e ritengo fermamente che fra questi vi siano tante persone di centrodestra)e comunque chi non può evadere (vedi tutti i dipendenti) dovrà sopportare, di fatto, un sempre maggiore carico fiscale, pagando quindi in prima persona la scelta di chi invece evade. I punti sopra riportati non rappresentano giudizi, ma mere constatazioni di fatto, in quanto tali non contestabili. Il solo dato di fatto che, almeno a leggere dai commenti, sembra però essere contestato è quello che violare la legge fiscale non è illecito e comunque è giusto. Partendo da tale concetto non c'è margine per una discussione, perchè il mio metro di valutazione è completamente opposto. D'altronde pensavo che una delle principali differenze tra essere di destra ed essere di sinistra fosse appunto il rispetto della legge, delle istituzioni, dello Stato, ma anche l'opposizione all'anarchia e la tutela della libera concorrenza (vedi esempi fatti nell'articolo). Come infatti anche evidenziato nell'articolo, quando parlo dell'esproprio proletario e dell'occupazione abusiva, lasciare ai singoli la libera scelta su quali leggi siano giuste o meno e quindi quali leggi sia possibile violare o meno, lascia aperta la strada a qualsiasi deriva. Per questo insisto nel sostenere che nell'affrontare la questione fiscale non bisogna farne una questione morale; la morale è infatti un concetto molto soggettivo e molto pericoloso quando applicato alla valutazione delle leggi (in teoria quindi anche a quelle penali). La libertà del singolo è assoluta, laddove confrontata con quella di un altro singolo. Ma lo stesso discorso, a mio modesto avviso, non vale nei confronti dello Stato (a meno che non vi sia una dittatura liberticida, ma non credo, onestamente, che sia il nostro caso [tanto meno oggi che per fortuna c'è il centro destra al governo]). D'altronde chi oggi riceve un accertamento fiscale che cosa fa? Non paga perchè ritiene che sia ingiusto? Gli verrà pignorata la casa (a dimostrazione che lo Stato è qualcosa di diverso da un qualsiasi cittadino: vedi principio di esecutorietà degli atti amministrativi, laddove per eseguire un proprio atto non ci sarà bisogno di ricorrere al giudice, potendo lo stato eseguirlo direttamente). Impugna l'accertamento in giudizio, dicendo che è ingiusto? Perderà e sarà anche condannato alle spese di giudizio, perchè i giudici, semplicemente, diranno che ha violato la legge. Oppure (come avviene poi per tutti gli evasori "beccati") dirà che si è sbagliato e che almeno non vengano applicate le sanzioni, o che quella norma non si applica al caso di specie, o che non c'è la prova della sua evasione? Insomma nessuno riuvendicherà il suo "diritto all'evasione". Vi assicuro che, nei fatti, nessuno si oppone all'imposizione fiscale perchè questa è "ingiusta". Questo infatti nel mondo reale non è possibile. Il "succo" dell'articolo è dunque il seguente passaggio: "Il contrasto all’evasione fiscale e l’ingiustizia della pressione fiscale troppo elevata, dunque, non vanno confusi. Sull’ingiustizia della pressione fiscale, infatti, la politica sarà chiamata a trovare rimedi (o meglio, dovrà trovare rimedi), anche sollecitata dalle legittime proteste di chi paga eccessive tasse (soprattutto in confronto ai servizi pubblici che ottiene in cambio). Sul contrasto all’evasione fiscale e soprattutto sulla condanna di chi la pratica, invece, non esiste e non può esistere alcuna legittima protesta. L’evasione fiscale, infatti, non solo è ingiusta, perché, come detto, agisce contro gli altri cittadini, in un contesto da homo homini lupus, ma, soprattutto, al di là di giudizi morali o etici (che non interessano, né devono interessare al giurista), è illegale, cioè contro la legge, la base cioè della nostra comunità e del nostro vivere quotidiano". Se, però, come detto, partiamo dal concetto che la legge può essere violata a piacimento e che le tasse (come qualcuno ha scritto) rappresentano addirittura un "pizzo mafioso", allora davvero siamo su due pianeti diversi. Se si vogliono fare due chiacchere al bar si può dire qualsiasi cosa (anche se a mio avviso ognuno dovrebbe sapersi dare i giusti limiti), ma se si vuole affrontare la cosa in termini seri, allora non si può partire da queste premesse. In conclusione: - ogni Stato non può esistere senza imposizione fiscale; - L'imposizione fiscale viene stabilita con legge del Parlamento; - la pressione fiscale è oggi troppo elevata e deve essere abbassata; - evadere rappresenta una violazione di legge (come l'esproprio popolare, come il furto, come l'occupazione abusiva, come l'eccesso di velocità) e quindi è illegale; - ciò che non viene pagato dall'uno sarà pagato dall'altro (che non vuole violare la legge o che comunque non la può violare); - il solo modo per abbassare la pressione fiscale è modificare le leggi attraverso la politica. Questi sono fatti, non opinioni e non giudizi. Parlare d'altro, oltre che poco serio, è pura utopia (e in alcuni casi follia). Comunque, alla fine dei conti, ognuno è libero di dire ciò che vuole; ci mancherebbe altro.
MB
20/11/08 13:07
La colpa è sempre degli altri....
A leggere i commenti sottostanti è evidente che adesso la scusa migliore per giustificare l'evasione fiscale è una sorta di "autodifesa civica" nei confronti di uno Stato predone, dissipatore e insensibile alle esigenze dei cittadini. Sicuramente lo Stato presenta queste caratteristiche, ma quello che mi fa sorridere è il pensiero che, alla fin fine, ognuno ha i rappresentanti che si merita: negli ultimi 14 anni si sono alternate destra e sinistra...è cambiato qualcosa? Chi è che ha scelto i vari presidenti del consiglio e i vari ministri dell'economia nelle ultime 4 legislature? C'è stato un golpe oppure sono stati gli stessi cittadini italiani? Pare sempre che lo Stato sia questo nemico distaccato da noi...un'entità esterna affamatrice dalla quale difendersi, salvo poi accorgersi che le persone che compongono la macchina burocratica sono state scelte da noi con la scheda elettorale. Oppure adesso mi verrete tutti a dire: "io non voto perchè mi fanno tutti schifo"?! Inoltre, come dicevo in un commento ad altro articolo di Palumbo (e sul quale il signor JB che sostiene di avermi risposto ha soprasseduto totalmente) il grande buco di bilancio si è venuto a creare proprio nel momento stesso in cui si è data fiducia ai cittadini consentendo l'autoliquidazione delle imposte all'inizio degli anni '70. Andatevi a vedere la pressione dell'imposizione diretta dell'IRPEF ad inizio anni '70 e ditemi se era la stessa di adesso. Vi risparmio la fatica: era molto più bassa, il problema fu che col calo delle entrate si iniziò la persecuzione nei confronti di coloro che le tasse le dovevano pagare per forza. A ciò aggiungiamo gli sperperi di denaro pubblico ad opera dei nostri governanti (nessuno escluso visto che se la DCI e il PSI governavano a Roma, i comunisti governavano in molte regioni) e la frittata è stata fatta. Mi fanno sorridere certi discorsi del tipo "con imposte più basse le imprese italiane acquisterebbero in competitività", salvo poi sentire il solito raglio dei confindustriali quando si accorgerebbero che non vi sono più fondi per le infrastrutture, visto che lo stato dovrebbe far prima fronte a sanità, pensioni, ordine pubblico e formazione. Oppure questi sono campi nei quali lo stato potrebbe delegare ai privati? L'unica soluzione è una vera lotta all'evasione a partire dal potenziamento di strumenti quali, ad esempio, il redditometro al fine di accertare una compatibilità tra tenore di vita e redditi dichiarati. Sostenere il contrario mi pare sia il classico comportamento dell'evasore che per non essere attaccato frigna sostenendo di essere una povera vittima dell'iniquo sistema.
JB
20/11/08 13:27
Grazie per il Suo intervento...
Pero', caro Palumbo, se il tono del Suo articolo ha suscitato tante reazioni, alcune piu' esagerate di altre, e' forse perche', senza darle del comunista, arrivo a dire che il Suo articolo non mi pare lasci molto spazio a un certo tipo di cultura libertaria che da (ex) elettore di centro-destra ho sempre ritenuto fosse presente in questo schieramento politico. (ovviamente non sono di sinistra, ma sono stufo di votare e da residente estero (vero) non ne ho piu' voglia). Il titolo del suo articolo "Le tasse non sarebbero così alte se tutti le pagassero" e' a mio avviso sufficiente a renderlo estraneo alla linea politica e aggiungo filosofica che credo questo giornale tenga su diversi altri importanti argomenti. "D'altronde pensavo che una delle principali differenze tra essere di destra ed essere di sinistra fosse appunto il rispetto della legge, delle istituzioni, dello Stato, ma anche l'opposizione all'anarchia e la tutela della libera concorrenza (vedi esempi fatti nell'articolo)". Certo, ma non significa assolutamente essere schiavi dello Stato. E'un dovere morale (la morale centra e come) combattere uno stato che ti priva dei tuoi guadagni. Certo, visto che la legge e' roba dello stato e l'applicano uomini di stato, e' poi ovvio che non si hanno molte scuse quando la legge e' infranta. Ma cos'altro si dovrebbe fare? Obbedire? Non parlare di morale significa proprio essere lontani anni luce dalla realta' di tutti i giorni e quindi torniamo alle chiacchiere da bar. Lei avvoca la libera concorrenza e di fatto dovrebbe esserci in molti settori dove oggi non c'e', leggi liberalizzazioni. Riforme della spesa pubblica e tasse vanno a braccetto, quindi sarebbe interessante leggere un suo articolo al riguardo in futuro. Ancora piu' interessante sarebbe se riportasse i punti di vista libertari (Antonio Martino ad esempio) e li commentasse. (si legga Rothbard e Mises per cominciare o magari visiti l'ottimo sito dell'Istituto Bruno Leoni) Infine, riguardo all'anarchia e alle discussioni da bar che credo si riferissero in parte all'intervento di Libertyfighter, credo di assicurarle che libertari non significa essere anarchici. Almeno non si tratta certamente, e qui una grande differenza c'e', dello stesso tipo di anarchia tanto cara ai compagni di sinistra. Si tratta, piuttosto, di una visione forse utopica e che credo (spero) forse vedranno realizzata i nostri nipoti, dove lo Stato non esiste visto che tutti i servizi che eroga sono privati ed in competizione e dove soprattutto sono inviolabili i diritti della persona e della proprieta'privata. Ma lascio a qualcun'altro commentare oltre ed in altra sede, dato che inevitabilmente poi si scivola sulla teoria o, a suo modo di pensare, sulle discussioni da bar.
JB
20/11/08 18:33
Autoliquidazione
L'argomento meriterebbe attenzione, ma al momento non ho fonti sui cui poter fare alcune ricerche. Spero di poter farlo a breve. "A ciò aggiungiamo gli sperperi di denaro pubblico ad opera dei nostri governanti (nessuno escluso visto che se la DCI e il PSI governavano a Roma, i comunisti governavano in molte regioni) e la frittata è stata fatta." Su questo non ci piove. "Mi fanno sorridere certi discorsi del tipo "con imposte più basse le imprese italiane acquisterebbero in competitività", salvo poi sentire il solito raglio dei confindustriali quando si accorgerebbero che non vi sono più fondi per le infrastrutture, visto che lo stato dovrebbe far prima fronte a sanità, pensioni, ordine pubblico e formazione." Io invece mi arrabbio e molto. Non se puo' piu' di questi imprenditori da cento lire bucate che ivestono senza rischiare nulla e sempre protetti dalla casta. Lampante l'esempio di Alitalia. Comprare una societa' pulita dai debiti e che opera praticamente in monopolio su una rotta imporantissima e largamente protetta sulle altre. E poi scommetto questi individui vogliono anche non pagare le imposte. Su questo, guardi, concordiamo al 100%. La differenza, invece, e' che personalmente ritengo che tasse basse significa mettere gli imprenditori nella condizione di fare il loro lavoro e dedicarsi alla loro attivita'. Niente sussidi e niente agevolazioni. Se sbagliano falliscono. Quel tipo di imprenditori che cita lei (e che vediamo grosso modo nella compagine di CAI), invece, preferiscono andare a concentrare la loro attivita' nei palazzi della Casta facendo attivita' di lobby. Vogliono le tasse basse, le agevolazioni e poi dei sussidi se le loro attivita' vanno male. Questo e' il prodotto di una tassazione elevata e dello Stato che decide cosa giusto e cosa e' male. Bello schifo. "Oppure questi sono campi nei quali lo stato potrebbe delegare ai privati?" Assolutamente si. Nel rispetto di certe attivita' strategiche che vanno mantenute salde nel ruolo dello Stato, finche' almeno le Forze Armate dipendono da esso. "Sostenere il contrario mi pare sia il classico comportamento dell'evasore che per non essere attaccato frigna sostenendo di essere una povera vittima dell'iniquo sistema." Ma gli evasori sono vittime del sistema. O pensa che la gente evada per il gusto del rischio? Ma dai...
Omacatl
21/11/08 12:15
Se chi di dovere non si
Se chi di dovere non si muove a prendere correttivi qua andiamo tutti al macero! Dal 2001 al 2005 bisognava aver già fatto qualcosa..adesso siamo in questa situazione critica! Dicono sempre che non ci sono soldi, ma ad esempio tutta la maggior iva che è entrata nelle tasse dello stato con le quotazioni del petrolio alle stelle dove è andata a finire?? Non era forse quello un bel tesoretto.. e chi sa quanti altri ce ne sono.. Sarò populista ma quando vedo collaboratori attuali dei ministri, che prendono 8.ooo € al mese e ripeto 8.000 € al mese senza fare praticamente una mazza a me vengono i nervi!! Poi il bello è che escono articoli che dicono che i giovani iniziano a interessarsi di nuovo di politica.. certo, abbiamo capito come gira il mondo.. basta saper leccare un pò chi di dovere e forse un futuro migliore e senza sbattmenti è possibile..!! Purtroppoa a me non riesce,sono tra quelle persone che rischiano in prima persona con la loro attività, che hanno dipendenti.. ci sono famiglie che vogliono dei provvedimenti veloci ma soprattutto adeguati. Bisogna abbassare le tasse per poter far ripartire un pò tutto.. basta con le scuse!!! Altrimenti è la solita situazione di quando c'era Prodi!
Giovambattista Palumbo
22/11/08 11:18
Per Libertyfighter
Caro Libertyfighter mi scusi se mi permetto di fare un appunto ad un suo commento (apparso peraltro su un altro sito), ma volevo farle notare che (a parte il fatto che, mio malgrado [per il diciassettenne], posso assicurarle di non essere un "diciassettenne no global") ha riferito, passandole per mie considerazioni, parole che non ho mai detto, in particolare quando riferisce che "Il Palumbo ... afferma che il problema dello Stato, con tasse troppo alte e servizi scadenti, si risolve aumentando il gettito della spesa pubblica, mediante la mitologica lotta all'evasione fiscale". Non ho mai detto che le tasse debbano essere alte per sostenere una spesa pubblica sempre più alta. Ho semplicemente detto, invece, che le tasse sono troppo alte e che vanno abbassate. E che uno dei passaggi fondamentali che, viste le cifre dell'evasione fiscale in Italia e visti i vincoli di bilancio comunitari, vanno però affrontati per consentire (realisticamente) l'abbassamento delle tasse (e la realizzazione del motto "pagare meno per pagare tutti") è quello di contrastare l'evasione fiscale. E non a caso, nel parlare di contrasto all'evasione fiscale, ho fatto esempi relativi alle grandi frodi, alle elusioni fiscali, alle operazioni inesistenti (tipiche delle organizzazioni criminali). Il senso delle mie parole era dunque esattamente contrario a quello che ha voluto interpretare. E soprattutto era un discorso calato nella realtà. Non si può pensare infatti di poter abbassare le tasse, scopo primario, credo, di un governo di centro destra, senza un'efficace azione di (responsabile) contrasto all'evasione (ed in particolare di quell'evasione prima citata). Un'ultima annotazione. Quando parla della differenza tra legge e giustizia, non fa altro che confermare ciò che dico proprio nell'imput del mio articolo che infatti comincia così: "Anche il diritto tributario soggiace alla nota differenza tra giustizia e diritto. Una delle prime nozioni che qualsiasi studente di giurisprudenza impara fin dai primi anni di facoltà è che i due concetti non sempre sono compatibili, anzi. Nel diritto tributario, spesso, visti i vincoli di bilancio di cui la politica fiscale deve comunque tenere conto, questa differenza si sente ancora di più. Alcune norme palesemente ingiuste sopravvivono infatti per meri motivi di cassa". Il mio dunque era un discorso realistico, basato su dati di fatto e oggettivi e soprattutto senza giudizi (come ho già ripetuto nel mio precedente commento). Ma giammai ho detto che le tasse devono restare alte per sostenere una spesa pubblica che (su questo siamo senz'altro d'accordo) deve invece essere ridotta e sopratttuto razionalizzata. Saluti.
Nessuno tocchi i miei soldi.
23/11/08 06:14
MENO TASSE,MENO CASTE.
MENO TASSE,MENO CASTE. ZERO TASSE, ZERO CASTE.
25/11/08 12:15
Si, il commento è apparso
Si, il commento è apparso in un altro sito (il mio credo), perché ho avuto dei problemi a postare la risposta. In effetti tale risposta è arrivata doppia, ma il server de l'Occidentale mi ha dato sempre "accesso negato". Ho quindi pensato di non essere riuscito a risponderLe. Invece ho addirittura commentato due volte. Mi dispiace. Mettiamola così. Non credo che la lotta all'evasione fiscale possa portare da qualche parte. L'evasione è la difesa naturale contro l'arroganza dello Stato. E' il sistema immunitario della società civile che cerca di continuare a vivere nonostante la malattia statale. E succede in tutti i ceti. L'evasione alla quale lei si riferisce, ovvero quella di grandi imprese colluse spesso con la politica, è solo la forma che assume questa autodifesa nelle persone che possono contare sugli appoggi statali. Viceversa, chi non può farlo, si limita all'idraulico in nero. Ma finché la tassazione sarà oppressiva, il ceto medio continuerà a pagare gli idraulici in nero, e i grandi "imprenditori" a evadere in maniera più furba e più cospicua. Perché l'alternativa non è "pagare tutti per pagare meno", ma "pagare tutto e poi morire". Supponendo infatti che un solo anno, l'Italia intera pagasse le tasse, che per un anno l'evasione fiscale fosse zero, l'anno successivo non ci sarebbe affatto l'Italia. Le aziende sarebbero fallite, la gente sarebbe ancor più indebitata e si scatenerebbe una valanga di pignoramenti. Poi guerra civile, annessi e connessi. L'evasione fiscale è quella che fino ad adesso ha salvato l'Italia. Viceversa, stante l'attuale mole di evasione, decurtando spesa pubblica e tasse, senza agire per contrastare l'evasione fiscale, si può far ripartire economicamente l'Italia. Meno spese significa un maggior numero di investimenti nel privato (quindi produttivi) e, nel medio termine, un aumento del gettito secondo la curva di Laffer. Per quanto riguarda l'evasione, se la malattia è minore, è minore anche il numero di anticorpi che l'organismo "Società Italiana" è costretta a produrre per sopravvivere. Saluti
25/11/08 12:23
Sulla giustizia invece...
Il mio concetto di giustizia invece è palesemente differente. Io non trovo affatto che la Costituzione Italiana abbia quei requisiti di "giustizia" ai quali invece lei pare alludere. In particolare poi, trovo l'articolo 3 e l'articolo 53 in contraddizione tra loro. L'articolo 53 inoltre, è palesemente INGIUSTO, in quanto tutte le persone hanno pari diritti e pari doveri. In un ottica giusnaturalista, ciò significa che i diritti e i doveri sono il rispetto di vita e di proprietà privata. L'articolo 53 invece spiega come una discriminazione per censo e per produttività lavorativa, sia cablato nella nostra costituzione. Non si capisce perché una persona più ricca paghi un servizio di più di una persona povera. Il servizio erogato è lo stesso. Ecco. Io chiamo l'articolo 53 "legge" e non giustizia. Io reputo l'intera costituzione "legge", non "giustizia". La giustizia è solo Giusnaturalista, in quanto non può essere codificata da uno Stato, il quale in teoria dovrebbe essere colui che vi si attiene per primo.
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