Mercoledì 23 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
In attesa degli effetti collaterali

Lehman Brothers è un sintomo, il rischio è la pandemia finanziaria

16 Settembre 2008

Lehman Brothers, ed ora? Doveva essere un’operazione chirurgica. Una cicatrice sul volto già tumefatto della finanza internazionale. E’ stato invece un uragano che produrrà più danni di Hanna ed Ike: gli ultimi due rovesci tropicali che hanno funestato le coste americane. E’ uno dei tratti inquietanti di questa crisi: sempre più vicina, almeno come portata alle nefandezze del 1929. Non è solo l’uomo della strada a pensarla in questo modo. E’ lo stesso Alan Greenspan, uno dei responsabili seppure in ultima istanza, di quello che sta accadendo. Mentre Strauss Kahn, direttore del Fondo Monetario Internazionale, pur invocando la calma, è costretto ad ammettere: “una crisi mai vista prima”.

La prima impressione è che si stia sottovalutando quello che sta accadendo. Alcuni mesi fa Mario Draghi, come responsabile del Financial Stability Forum, aveva invitato a fare presto: 100 giorni per contabilizzare le perdite, da parte degli istituti bancari, e provvedere di conseguenza. Cento giorni passati invano. Che, com’era prevedibile con il senno del poi, non hanno evitato il fallimento di una banca, come Lehman Brother, con oltre 150 anni di storia ed un pedigree che la faceva grande tra i grandi. Raccontano le cronache concitate di questi giorni che nel momento in cui la londinese Barclays si apprestava a rilevarne la newco, appositivamente costituita, le perdite contabilizzate per 33 miliardi di dollari, si tramutava d’incanto in un buco di 80. L’inizio della fine.

Ma quanto è profondo il lago dei “prodotti tossici” che inquina il mercato internazionale? Le stime parlano di 1.000 miliardi di dollari. A tanto ammontano le perdite venute alla luce tra svalutazione crediti, fondi pubblici impiegati, ulteriori esigenze di capitalizzazione. Basteranno? Il conto è ancora prematuro. Mancano all’appello le crisi, per così dire, collaterali. Come quella che ha colpito di rimbalzo il più grande gruppo assicurativo americano (AIG – American International group), che dovrà rifondere coloro che si erano assicurati contro le operazioni più rischiose, andate in malore. Oppure la WaMu – Washington Mutual – la maggiore cassa di risparmio degli USA, anch’essa moribonda, sotto i colpi della crisi dei subprime.

Ma mancano soprattutto i danni patrimoniali di tutti coloro che avevano partecipato al grande gioco di questo monopoli del terzo millennio. Si tratta di investitori istituzionali – il Tesoro italiano è tra questi, seppure con un’esposizione di “soli” 2 miliardi di euro – che hanno intessuto con le varie banche d’affari – da Lehman Brothers a Merrill Lynch – contratti per miliardi di dollari il cui esito è incerto. Se sono debitori dovranno comunque pagare, se sono invece creditori le perdite dovranno essere portate a bilancio. Come si vede fare un conto effettivo dei costi è operazione ardua e difficile.

Ed il mercato lo sa. Per questo gli scambi interbancari sono ridotti al minimo ed i tassi sono alle stelle, nonostante la grande liquidità immessa nel sistema. La fiducia è crollata. E di fronte alla scarsa trasparenza i finanziamenti si assottigliano ed esigono un premio per il maggior rischio. Le banche centrali fanno quello che possano. La FED ha immesso altri 50 miliardi di dollari sul mercato. La BCE concesso 30 miliardi ulteriori di linee di credito. Ma il cavallo continua a non bere. Ostinatamente, visto il rischio implicito in ogni operazione interbancaria.

Ci vorrà del tempo per tornare alla normalità, sperando di sfuggire alla sindrome giapponese: quella che negli anni ’90, per motivi più o meno simili, portò alla più lunga stagnazione che la storia di quel paese ricordi. Nel frattempo il volto del mercato internazionale sarà profondamente mutato. Vecchie stelle, come Leham Brothers, avranno cessato di brillare. E nuovi soggetti, come la Bank of America, che sembra essere uscita da un vecchio quadro del ‘900, ne avranno preso il posto. L’importante che il processo, non potendo essere indolore, sia almeno rapido. Ridurrà il danno, scongiurando il pericolo di una pandemia, che è il vero rischio che l’economia internazionale sta correndo.

l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl