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Lettera di un liberale difensore della privacy al maestro censore Saviano

18 Giugno 2010

Egregio Roberto Saviano,

sono quello di cui non si ricorda il nome, quello che si chiama più o meno come il centravanti del Napoli. A quanto pare, c'è un problema tra di noi. E vengo subito al punto.

Sul tema delle intercettazioni abbiamo letto in questo periodo diverse sue affermazioni. Lei ha accusato la maggioranza di voler "troncare la libertà di informazione in nome della difesa della privacy", sostenendo dunque che la privacy, pur essendo come lei dice "uno dei pilastri del diritto e della convivenza civile", dovrebbe inchinarsi di fronte alla libertà di stampa. Lei ha scritto che "pubblicare le intercettazioni soltanto quando c'è il rinvio a giudizio genera un enorme vuoto". Che i politici avrebbero paura delle intercettazioni perché esse mostrerebbero "come si costruisce il meccanismo del potere" (a tal proposito ha preso a esempio, e la cosa è significativa, un'inchiesta che è finita giudiziariamente nel nulla ma ha portato sui giornali pagine intere di conversazioni prima che i magistrati le mandassero al macero per assoluta irrilevanza penale).

E ancora. Lei ha sostenuto che vi sono alcune persone per le quali anche il più intimo margine di vita privata debba essere violato e scandagliato (e divulgato). Che le garanzie degli indagati, anche quelle previste dalla Costituzione, devono cedere di fronte all'esigenza della stampa di far conoscere senza indugi all'opinione pubblica "quei dati che poi, a distanza di tempo, non avrebbe più senso pubblicare". Infine, lei ha difeso la libertà dei giornalisti di poter fare il proprio lavoro senza divenire oggetto di insulti sul piano personale.

Di fronte al suo pensiero, liberamente veicolato attraverso ripetuti articoli di giornale, rivendico a me stesso (e a tanti altri) una concezione profondamente diversa, per certi versi diametralmente opposta; e questo non per capriccio o per amore di polemica, ma per una precisa scelta culturale e politica che non ho difficoltà a motivare.

Noi siamo consapevoli che il tema delle intercettazioni chiama in causa diritti diversi e concorrenti, come il diritto alla riservatezza e il diritto all'informazione. Entrambi sono riconosciuti e tutelati dalla nostra Costituzione, rispettivamente all'articolo 15 e all'articolo 21, e questo ci impone di armonizzarli e trovare il migliore equilibrio possibile, ben sapendo che si tratta di un conto a somma zero in cui non si possono dilatare i margini di libertà da una parte senza farlo a scapito dell'altra. Ma è evidente che i padri costituenti hanno stabilito che il diritto alla riservatezza venisse prima del diritto di cronaca: non solo per una ragione di progressione numerica, ma anche perché ad esso hanno attribuito un aggettivo - "inviolabile" - che il diritto alla riservatezza condivide soltanto con la libertà personale, con la libertà di domicilio e con il diritto di difesa in giudizio.

La nostra posizione non è dunque improvvisata o frutto di chissà quale calcolo o convenienza. Essa affonda le radici nella Carta fondamentale, ed ha alle spalle una profonda sedimentazione di cultura giuridica, la stessa che nel corso dei decenni ha irradiato la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, fino alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che oltre a riconoscere (art. 8) il diritto al rispetto della vita privata e familiare, sancisce che la stessa libertà di espressione (art. 10) debba essere esercitata con responsabilità e comporti la salvaguardia della riservatezza delle persone.

E' innegabile che la privacy sia un concetto a geometria variabile, che si allarga o si restringe a seconda dell'esposizione pubblica di ognuno. Ma è altrettanto evidente che un margine di riservatezza debba essere riconosciuto a tutti, dall'uomo più potente a quello più lontano da qualsiasi riflettore.

Allo stesso modo, nessuno mette in dubbio la libertà di stampa che è sacrosanta, ma si richiede che essa venga interpretata con responsabilità. A questo proposito, la previsione della pubblicazione per riassunto degli atti di indagine contenuta nel disegno di legge approvato in Senato dovrebbe essere difesa innanzi tutto da quei giornalisti che tengono al decoro della loro professione. Essa infatti valorizza il loro ruolo attivo nella proposizione delle notizie: la capacità di salvare l'essenziale rifiutandosi di essere strumento anche involontario della violazione della dignità delle persone. E scoraggia peraltro il malvezzo da parte di alcuni magistrati di riempire gli atti giudiziari di una selva di informazioni non pertinenti sotto il profilo penale ma funzionali alla gogna mediatica. Non le sfuggirà che questa pessima abitudine ha contribuito non poco a trasformare il giornalismo d'inchiesta nella mortificante, pedissequa e talvolta acritica propalazione di atti d'accusa (le cosiddette "lenzuolate"), se non altro per esigenze di concorrenza editoriale.

Quanto infine alla volontà di assicurare che vi sia una fase delle indagini durante la quale gli atti siano protetti da un efficace regime di riservatezza, è evidente che si tratta di una iniziativa finalizzata non a limitare l'attività degli investigatori e degli inquirenti (che ovviamente è cosa diversa dalla sua divulgazione a mezzo stampa) ma al contrario a garantirne la serietà e il sereno svolgimento.

Per queste ragioni, egregio Roberto Saviano, fermo restando il rispetto per le sue idee, confermo di trovarmi in ferrea contrapposizione in tema di intercettazioni. Rispetto il suo lavoro e il suo romanzo (per quanto, personalmente, Attilio Veraldi con il suo "Naso di cane" sulla camorra mi ha insegnato di più e in maniera più pregnante). Non ho mai affermato che le sue posizioni offendono l'Italia. Ma, sul tema che in queste settimane appassiona l'opinione pubblica, e che al fondo chiama in causa l'idea che ognuno di noi ha della persona e della sua libertà, esse denotano una concezione politica e culturale assolutamente antitetica alla mia e rispetto alla quale, proprio in nome di quella libertà di espressione alla quale lei costantemente si appella, rivendico il diritto di manifestare un'opinione contraria e di chiedere al mio partito di aprire un confronto serio, alto e libero da sudditanze culturali di qualsiasi tipo.

E' singolare che proprio nel momento in cui lei si erge a paladino della libertà di manifestazione del pensiero, censuri di fatto come illegittimo l'esercizio di quella stessa libertà da parte di un'altra persona, e addirittura arrivi a negare a quella persona la sua identità. Forse indicandomi come "quello che si chiama come il giocatore del Napoli" lei pensava di offendermi. Invece devo confessare che per me è un onore. Tifo infatti per quella squadra da quando sono bambino. E condivido con la curva del Napoli sentimenti certamente meno degni di essere ammessi nei salotti nei quali lei dialoga con Vargas Llosa, ma che forse sono i sentimenti delle tante storie ignobili di intercettazioni con le quali si è fatta strage di umanità, e che nessuno - nemmeno lei - ha il diritto di espellere dal dibattito pubblico del nostro Paese.

 

Tratto da Il Foglio.

Commenti
stefano quadrio
18/06/10 10:36
Analisi
Premetto che sono pronto a ricredermi se qualcuno mi spiegherà razionalmente che la mi analisi è sbagliata. Non capisco come gran parte del centrodestra non si renda conto quale grave errore politico sia spingere per una legge che difende la privacy limitando le intecettazioni e la loro diffusione proprio mentre le intercettazioni diffuse negli ultimi tempi contribuiscono a rivelare le malefatte di politici e funzionari dello Stato. Per di più mentre, nello stesso tempo, si chiedono ai cittadini, rilevanti sacrifici economici. Non sarebbe meglio, proprio per raggiungere lo scopo, attendere che le inchieste siano terminate, agendo invece sulla legislazione in tema di corruzione?
19/06/10 00:40
Intercettazioni.
Ma sono davvero tutte necessarie queste intercettazioni per scoprire cricche e ruberie? Per esempio, privilegiando fin da subito indagini bancarie e patrimoniali i risultati non sarebbero meno evanescenti? Francamente, se intercettiamo tutti i milioni di italiani che hanno compiuto quattordici anni,avremo almeno altrettante notizie di reato. Chi sparla dell' ex fidanzato/a, chi racconta di aver rubato un cd al supermercato, chi accenna allo sconticino ottenuto dal proprio dentista e così via. In questo modo quando vuoi colpire qualcuno lo intercetti e qualcosa trovi sempre. In Italia ormai si fa politica così. O, meglio, fa politica così chi non riesce più a vincere le elezioni. Saluti
The Red
19/06/10 08:55
x Stefano Quadrio
Io NON sono del centro destra ma provo a spiegartelo lo stesso. La legge sulle intercettazioni serve a proteggere coloro che la stanno instaurando, infatti la maggior parte di quelli che compaiono nelle intercettazioni sono del centro destra, ed in primis a proteggere il loro imperatore. Così potranno compiere altrettante nefandezze senza rischiare, rischierà invece chi le pubblica. Adesso smetto di scrivere e vado a vomitare.
Anonimo
19/06/10 12:05
La scusa della privacy è
La scusa della privacy è buona per i non pensanti. Passo ore al telefono e non temo che qualcuno possa sentirmi, non ho da nascondere nulla, e sono morlamente integro. Ma chi si occuoa di politica, finanza, imprenditori che muovono somme di denaro enorme, andrebbero sentiti ed intercettati anche solo per fornire a noi cittadini la libertà di votare le persone che preferiamo. Se io scopro che un certo politico è un degradato, oppure che il suo comportamento stride con i miei principi, sarei libero di non votarlo. Inoltre in questo paese, in cui il num. di processi e cause è il più alto d'Italia, in cui la Mafia gestisce 2 opere pubbliche su 3, ditemi come fate a NON volere le intercettazioni. Becchiamoli tutti, sputtaniamoli pubblicamente e mettiamoli dentro... o almeno, diamoci la libertà di NON votarli, se ci fanno schifo i loro modi e le loro idee...
Curioso
19/06/10 18:16
Sono curioso
Ammettiamo (e non concediamo) che sia giusto ed anzi doveroso pubblicare fatti privati -ancorchè di rilevanza non penale- di personaggi pubblici. Ebbene: Saviano è indubbiamente un personaggio pubblico, più per sua smania di protagonismo che per l'interesse dei suoi scritti. Mi piacerebbe allora sapere dove alloggia questo signore e chi gli paga le spese. Mi piacerebbe altresì sapere con che mezzo va in giro e chi glie lo paga. Anzi vorrei che fosse obbligato a portare sempre con sé un trasmettitore GPS, in modo da poter sapere con precisione -in qualsiasi momento- dove si trova e cosa sta facendo. Il trasmettitore potrebbe essere usato anche per fargli automaticamente le multe quando supera i limiti di velocità o entra nelle ZTL. Mi dite che non si può per motivi di sicurezza? Balle! E' che Saviano fa parte di una casta, che si nasconde dietro la scusa della sicurezza per fare i suoi comodi a spese degli altri. La libertà di stampa ed il diritto di informazione, se vengono prima di tutto, dovrebbero venire anche prima della sua sicurezza. Sono proprio Curioso.
RUBIN
19/06/10 22:36
pensiero obbligato
caro quadrio, è un pensiero obbligato. oramai anche tra noi liberali non è più concesso esprimere un opinione differente da quella unica e dominante del politburò nominato dal grande capo (nominato, non chiamiamolo eletto perchè figlio de "il porcellum"). se il gotha del partito, o ancora meglio lui, il vero partito, sostenesse che l'acqua è asciutta, noi umili e riconoscenti devoti saremmo costretti a ripetere come un mantra il nuovo verbo. non c'è più spazio per la critica e quindi per le opinioni caro Quadrio. ma ha visto anche le acrobazione di molti giornalisti, che un tempo potevano fregiarsi di avere e aver avuto sempre la schiena dritta ora, fanno pur di giustificare la verica e unica verità! qua siamo ai confini del dogmatismo integralista. questo è uno dei motivi per cui io non voterò più questo PdL. saluti
stefano
21/06/10 23:44
Il governo Berlusconi non si
Il governo Berlusconi non si è fatto scrupoli di fare carne di porco della vostra cara privacy quando ha fatto una legge per cui andava conservato TUTTO il CONTENUTO del traffico Internet di CHIUNQUE si connettesse da un internet Point. (Col pretesto del terrorismo). Anzi, discutevano di obbligare i provider a conservare il traffico di TUTTI, anche da casa, poi si sono limitati agli Internet Point. E ora vorreste farci credere che si preoccupano per la privacy... Decisamente POCO CREDIBILE, cari paladini della libertà: diciamo piuttosto che si preoccupano di far passare in sordina le loro squallide malefatte. Per cui, fatela finita: ha ragione Saviano. La libertà di stampa non si tocca!
André
22/06/10 16:33
Da quale pulpito
Citazione:"E' singolare che proprio nel momento in cui lei si erge a paladino della libertà di manifestazione del pensiero, censuri di fatto come illegittimo l'esercizio di quella stessa libertà da parte di un'altra persona, e addirittura arrivi a negare a quella persona la sua identità." Chissà dov'erano queste parole nella ,mente del Sig. Quagliariello quando censurava di fatto come illegittimo l'esercizio della libertà di Eluana Englaro. Il ricordo del livore con il quale si scagliava dai banchi del parlamento contro Beppino Englaro rimarrà indelebile a qualificare la sua statura politica e umana.
Michele
22/06/10 18:44
risposta a Saviano
Nessuno. L'articolo si commenta da solo. bravo Guagliarella. Complimenti di cuore.
Giuseppe Pellerito
23/06/10 09:28
Decreto intercettazioni
Repubblica, alias Res Pubblica, ovvero la preminenza dell’interesse pubblico sui diritti inviolabili della persona quando ragioni di pubblica sicurezza specificate dalla legge ne legittimino l’esercizio. Democrazia non è inviolabilità senza condizioni o eccezioni ma prevalenza dell’interesse della collettività che può essere tutelato solo dalla libertà di informazione libera. Ovviamente non libera di infangare. Ma proprio per questo i diffamati hanno la possibilità di querelare concedendo o meno facoltà di prova al diffamatore. Ai mezzi di comunicazione deve essere concessa la pubblicazione degli atti processuali, in maniera sinottica anche prima del rinvio a giudizio e ampiamente esaustiva nella fase dibattimentale vietando però, fino alla conclusione del processo, la formulazioni di giudizi impliciti ed espliciti che possano influenzare l’opinione pubblica. L’uso spregiudicato della rivelazione di fatti, parole, discorsi e quant’altro finalizzato al gossip e comunque non strettamente attinenti ai capi di accusa o non aventi carattere di rilevanza penale deve essere proibito e, in caso di violazione, sanzionato in sede penale e civile, anche con procedura d’ufficio oltre che con querela di parte, soprattutto se riguarda persone estranee ai fatti. L’uso delle intercettazioni, autorizzate dal giudice monocratico su istanza del pm deve essere libero e segreto. La rivelazione del contenuto prima dell’avviso di garanzia deve essere perseguita. Dopo l’avviso di garanzia deve essere consentita, come detto, in modo sinottico. Con la formazione dibattimentale della prova deve essere libera. Se l’imputato/a è assolto/a la notizia va pubblicata con lo stesso rilievo (spazi, layout, caratteri, impaginazione) della pubblicità iniziale. Tutto il resto, Quagliarello, sono balle che Lei mette in mezzo per fare fumo e nascondere al popolo beota le vere ragioni delle ddl antintercettazione. Lei, Quagliarello, non è un eletto, è un nominato alla corte di Re Berlù, un Rigoletto più tragico della figura verdiana, perché lei non ha perso la figlia bensì la dignità.
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