Lo spettacolo indecente delle forze dell'ordine malmenate dalla teppaglia dovrebbe provocare il disgusto di tutte le persone sensate di questo paese. La Capitale - ancora una volta in mano a una truppa confusionaria di manifestanti - è ridotta oggi al palcoscenico dell'ennesima sceneggiata sessantottarda. Il Governo e le autorità competenti dovrebbero porre fine a questo scempio, che lede il diritto dei cittadini alla sicurezza e incrina la certezza delle regole elementari di uno Stato civile.
Vediamo di fare un ripasso di queste regole: 1) Manifestare violando le disposizioni delle autorità di pubblica sicurezza vuol dire infrangere la legge; 2) Manifestare con il volto coperto, con caschi, vuol dire violare la legge; 3) Manifestare armati, seppure con armi improprie o contundenti, vuol dire violare la legge; 4) Assalire mezzi delle forze dell'ordine vuol dire violare la legge; 5) Aggredire uomini delle forze dell'ordine vuol dire violare la legge (oltre che commettere un atto immorale ed inumano). Di fronte a queste violazioni delle leggi, cioè delle regole elementari che permettono a tutti i cittadini di manifestare in sicurezza e serenità, la reazione delle forze dell'ordine è sensata, logica e giustificata.
C'è di più: ove le forse dell'ordine non reagissero - esercitando legittimo e proporzionato la loro coercizione - verrebbero meno al loro dovere fondamentale, che è quello di garantire la pace e la serenità pubblica. La scena indecente di migliaia di persone - armate di vanghe, bombe carta e bastoni - che credono di modificare gli esiti legittimi e democratici della vita parlamentare, è esattamente il contrario di ogni democrazia liberale intesa in modo moderno. Ma siamo in Italia: il giorno in cui le forze dell'ordine dovessero reagire, si troverebbe immediatamente un sostituto procuratore disponibile ad arrestare tutti, dal Ministro degli Interni all'ultimo celerino, per tentata di ricostituzione del partito nazionale fascista. Poi dice che uno si butta a destra, come diceva il grande Totò.


