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Troppe tasse, molta corruzione

Libertà economica: ci hanno superato perfino Madagascar e Polonia

20 Gennaio 2010

Di strada da fare ce n’è. Di montagne da scalare, pure. L'Italia recupera due posizioni nella classifica sulla libertà economica stilata da Wall Street Journal ed Heritage Foundation ma resta molto indietro rispetto alle altre grandi economie, superata addirittura da Madagascar, Polonia e Armenia. Un miglioramento, come dicono gli insegnati ai genitori dei ragazzi a scuola, c’è stato e infatti siamo passati al 74esimo posto.

Il nostro paese soffre sempre dei soliti mali: una scarsa libertà fiscale (55,2 per cento, in discesa), una pervasiva corruzione (48 per cento, in discesa), una spesa pubblica disastrosa (31,2 per cento, in salita), e un’insufficiente tutela dei diritti di proprietà (55 per cento, in salita). Il rapporto mette in luce anche il permanere di “disparità regionali nello sviluppo economico, con il Nord che registra una ormai ben avviata tradizione imprenditoriale nel settore privato, mentre il Meridione resta più dipendente dall'agricoltura e dallo Stato sociale”. Inoltre, “una parte considerevole dell'attività economica resta al di fuori dall'economia 'formale’, ovvero quella legale.

Ma, seppur lievemente, siamo migliorati e questo miglioramento in parte dipende dai modesti incrementi nella libertà di scambio e in quella di investimento e dall’altra dai passi falsi dei cugini d’oltreoceano: il calo registrato da altre grandi economie ha giocato a nostro favore. Prendiamo il caso degli Stati Uniti: commentando la ricerca, il Wall Street Journal sottolinea come gli Usa abbiano registrato un calo “in sette delle dieci categorie della libertà economica, soprattutto nella libertà finanziaria, in quella monetaria e nei diritti di proprietà”. Alla base di tutto “le iniziative interventiste del governo federale in risposta alla crisi economica, che hanno incluso restrizioni protezionistiche dei commerci e massicce spese di denaro pubblico per politiche di stimolo” che “hanno scoraggiato l'iniziativa economica privata”.

Ma chi figura in testa alla classifica? Si confermano Hong Kong, Singapore e Australia. Gli Stati Uniti perdono due posizioni rispetto all'anno scorso (sono ora ottavi), registrando la contrazione più grave della libertà economica tra il 2009 e il 2010, e vengono superati dal Canada. L'Irlanda guida la classifica dei Paesi europei. A seguire, in quinta posizione si colloca la Danimarca (77,9 punti), mentre il Regno Unito è undicesimo a 76,5 punti. Vanno bene le economie baltiche (Estonia sedicesima). La Germania è al 23esimo posto, mentre la Spagna è 36esima (a quota 69,6), e la Francia si deve accontentare della 64esima posizione. L'incremento più significativo dell'indice della libertà economica è stato registrato dalla Polonia, che ha guadagnato 2,9 punti collocandosi al 71esimo posto.

(l'indice della libertà economica si basa su dieci parametri, applicati in più di 179 Paesi, e valuta l'eventuale presenza di ostacoli da parte dello Stato all'agire individuale e, nello specifico, all'iniziativa economica).

Commenti
Nicola
23/01/10 13:26
E la Rivoluzione liberale?
E la Rivoluzione liberale promessa? Ci sarà? Quando? Ma il Governo ha un'idea di quella che è la situazione italiana? Economia al palo senza proporre e fare nulla per nuove imprese, partite IVA, etc; nessun intervento per liberalizzare il commercio ed il mercato con norme antitrust (come in USA e Regno Unito) e con norme che impediscano ai detentori di posizioni di monopolio o oligopolio (ed agli operatori che agiscono nella distribuzione) di frenare l'ingresso di nuovi soggetti nel mercato; le tasse non scendono (la tassazione italiana è una vergogna, un furto legalizzato); l'evasione continua alla grande (le tasse sono alte, ma fino a che sono quelle che sono le devono pagare tutti; i furbi non possono essere tollerati); l'IVA italica è tra le più alte d'Europa (l'IVA di alcuni settori in crisi - CD musicali ad esempio - potrebbe essere portata al 4% come è per i libri, anziché continuarla a tenere vergognosamente al 20%... ma quand'è che il Governo si sveglierà e la smetterà di dormire?). Le liberalizzazioni e gli interventi in economia potrebbero solo far bene. Se l'Italia patisce, questo accade proprio perché è una Nazione profondamente illiberale e retriva. E la "Rivoluzione liberale" è stata promessa da tempo (e ripromessa l'anno scorso). Nessuno chiede miracoli, ma soltanto di fare qualcosa. Almeno piccoli passi. Si teme forse che liberalizzazioni ed interventi ad hoc possano far perdere certi monopoli o oligopoli? Se il mercato italiano non diventa più "meritocratico" saremo schiacciati senza pietà... Se si continua con certe scuse tutti penseranno che il Centro-Destra è una coalizione che difende lo Status Quo e che frena la modernizzazione dell'Italia, impedendole di fare un bel balzo in avanti. Il Centro-Sinistra nella scorsa legislatura ha finito per apparire come una forza politica incapace di innovare e modernizzare il Paese; una forza politica ferma nell'immobilismo. E' questa la vera causa della crisi della Sinistra italiana. Se il Centro-Destra vuole fare la stessa fine, avanti pure così. Siamo sulla strada giusta. Se gli italiani non vedranno cambiamenti, non accetteranno nessuna scusa. La scusa della crisi non regge. La crisi non ostacola riforme in senso liberale del mercato e della società. In tempi difficili sono necessarie due cose: il coraggio e le p****.
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