Mercoledì 23 Maggio 2012
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Cronaca di una violenza annunciata

Lo Stato deve evitare che Rosarno da caso diventi un "modello" per tutto il Mezzogiorno

9 Gennaio 2010

Chi conosce la Calabria profonda sa cosa si nasconde dietro la guerriglia di Rosarno. Si nasconde il vuoto, o, se si preferisce, un Sud incapace di risolvere da solo i propri problemi e abbandonato dallo Stato. Rosarno, quindicimila abitanti e un contesto urbanistico per molti versi impressionante, frutto di uno sviluppo sregolato e senza cura da parte delle istituzioni, è per molti di noi solo una stazione di passaggio delle Ferrovie dello Stato.

In realtà Rosarno è uno dei molti - e inquietanti - volti di una regione in profonda difficoltà economica, sociale e politica. La Calabria è una terra di nessuno e l'unica forza capace di controllare il territorio, le attività imprenditoriali e il mondo del lavoro è formata dalle famiglie criminali, che naturalmente lo gestiscono nell'esclusivo interesse dei propri affari. Dopo il caso Fortugno, nelle ultime settimane la Calabria è tornata a fare parlare il paese: si tratta solo di capire se dietro tutte queste parole ci sia una vera intenzione di aiutare quel territorio e, più in profondità, se in Calabria vi sia davvero un'opinione pubblica capace di costruire dei modelli alternativi. Su entrambi i versanti ci sono buone ragioni per restare scettici.

Da anni tutti sapevano che nel territorio di Rosarno si stava costituendo una realtà anomala, formata da centinaia o migliaia di immigrati clandestini, che lavoravano in nero, abitavano in condizioni al di fuori da ogni legalità e venivano sfruttati da un sistema legato alle organizzazioni mafiose. La situazione critica di Rosarno non è quindi un fatto delle ultime ore, anche se le istituzioni locali - e le forze dell'ordine - sembrano essere cadute dalle nuvole.

Siamo di fronte ad un modello nefasto presente in diverse zone del territorio nazionale: Puglia, Campania, Sicilia sono regioni in cui le condizioni riscontrate a Rosarno sono abbastanza frequenti. Nel corso degli ultimi venti anni alcune parti del territorio nazionale sono progressivamente sfuggite al controllo dello Stato: al Nord questo fenomeno si è presentato soprattutto nelle grandi aree urbane, mentre al Sud il fenomeno si è verificato in certe aree di provincia, a spiccata vocazione agricola. In questo senso si può dire che ci sono molte altre Rosarno in giro per l'Italia del sud e che non si può continuare a fare finta di niente.

Il punto insopportabile quindi è che la distruzione totale della legalità cui assistiamo in queste ore è solo l'esito di anni di malaffare organizzato, tollerato in modo incomprensibile dal sistema delle istituzioni pubbliche. La riflessione dolorosa riguarda il ruolo e l'efficacia del sistema statale in alcune parti del territorio nazionale. Dalla scuola alle forze dell'ordine, passando per la magistratura e gli ispettorati del lavoro, dagli uffici prefettizi ai presidi sanitari, dal fisco ai servizi sociali, sembra che a Rosarno ogni anello della catena dello Stato abbia per anni fatto finta di non vedere quello che stava accadendo. Nel caso di Rosarno, infatti, non si tratta solo della concentrazione di un numero particolare di immigrati clandestini, ma anche di un degrado di ogni aspetto della legalità (diritto del lavoro, fisco, ordine pubblico, sanità, condizioni abitative) che lascia esterrefatti.

La prima opera da compiere è quindi quella di riflettere su un fenomeno che ha ormai delle dimensioni macroscopiche e che rischia di costituire uno standard accettato in diverse aree del Meridione. Uno degli aspetti centrali del nuovo meridionalismo riguarda quindi la ricostruzione dell'autorevolezza dello Stato nei territori degradati come Rosarno. C'è in questi giorni chi dice che il modello utilizzato in Campania si debba applicare anche in Calabria. Forse è una via praticabile, ma certamente è giunto il momento di riflettere apertamente su un piano di profonda riorganizzazione della presenza dello Stato nell'Italia meridionale, per evitare che il /caso /Rosarno diventi molto presto un /modello /Rosarno. Si tratterebbe davvero di una catastrofe annunciata.

 

Commenti
Anonimo
10/01/10 13:33
In quelle zone lo Stato, se
In quelle zone lo Stato, se esiste, è colluso con le cosche. Sono i mafiosi che hanno sparato e aggredito i lavoratori di colore (costretti a vivere in mezzo ai topi in case di lamiera e cartone, peggio di come stavano a casa loro), non si muove foglia in quelle zone senza che lo voglia la 'Ndrangheta. C'è un allarme sociale, mancano i fondamenti dello stato e della democrazia... ma meglio spendere soldi per fare il ponte sullo stretto vero?
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