Venerdì 10 Febbraio 2012
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Paolo e Diego

Ma perché certa gente non sopporta che Israele si difenda?

9 Gennaio 2009

Caro Diego,

il benessere ci ha dato alla testa. E’ questo l’unico pensiero che mi è venuto in mente nel leggere i commenti inferociti all’articolo di Fiamma Nirenstein pubblicato nel blog del Direttore. Commenti esplicitamente contro Israele e contro la democrazia. Da dove tanta ipocrisia?

Non mi capacito del fatto che si possano assumere certe posizioni e soprattutto non riesco a capire per che cosa lo si faccia. Per sostenere la pace certamente no. La pace non c’era già prima che Israele contrattaccasse. Non c’è pace quando vengono lanciati missili. Oppure la guerra è guerra solo quando ci fa comodo? Non so cosa pensare. Sai dirmelo tu dunque perché certa gente non sopporta il fatto che Israele si difenda?

Ora che ci penso, molti s’incazzano per la reazione sproporzionata di Israele agli attacchi. Ma che significa tutto questo? In base a cosa, in stato di guerra, uno deve rispondere proporzionatamente all’attacco ricevuto? Io ho sempre pensato che ognuno la guerra la fa con i mezzi di cui dispone. E’ per questo che quando ero piccolo non disturbavo quelli più grandi. Se avessi potuto aspettarmi una reazione proporzionata, ti assicuro che avrei rotto i coglioni al mondo intero! Ma se le reazioni agli attacchi fossero proporzionate, quando finirebbe una guerra? Può vincere solo quello che comincia dunque? Bah…

Sono proprio convinto che il benessere ci abbia dato alla testa. Mi sembra che stiamo perdendo di vista ciò che ha permesso a noi occidentali (parlo anche di Israele) di sostituire con i ragionamenti e i discorsi la forza e la guerra. E’ proprio l’essere più forti, insieme alla nostra cultura giudaico-cristiana, che ci ha permesso questo. Dalle parti di Israele, troppo spesso, c’è qualcuno che si dimentica chi è il più forte (fino a prova contraria). E per ricordarglielo che cosa ci vuole secondo te? Secondo me, una prova di forza.

Ti sembro il diavolo a parlare in questo modo, oppure anche a te sembra questo il modo di parlare liberi da ogni ipocrisia?

Adesso è il turno di Israele, se non lo sosteniamo, presto toccherà anche a noi, allora forse diventeremo tutti un po’ più diavoletti.

Ben venga l’Israele day dunque!

Viva Israele, viva l’Occidente!

 Paolo

Commenti
Anonimo
09/01/09 12:56
Ok Paolo,molto apprezzabili
Ok Paolo,molto apprezzabili i suoi ragionamenti 'scorretti'ma la invito a spingersi oltre sull'argomento della risposta sproporzionata da parte di israele che,pur scorrendo tutti gli articoli e relativi commenti sull'Occidentale di questi giorni, mi sembra quasi sempre eluso nelle sue implicazioni di fatto. La mia domanda è semplicemente questa: ma se hamas e qualsiasi altro gruppo operante contro israele avesse anche solo la metà della potenza militare e dei mezzi di israele stesso, siamo sicuri che nonostante il loro dichiarato fanatismo paranoico si limiterebbero ad un 'attacco PROPORZIONATO', ingaggiando una specie di duello tra gentiluomini d'altri tempi? ma suvvia teniamo tutti i piedi per terra e diciamocelo in faccia senza remore che gli islamisti scatenerebbero un vero inferno su israele fregandosene altamente delle vittime civili anzi organizzando festeggiamenti quotidiani in strada per ogni scuola, ospedale o casa colpite.. mi invento qualcosa o quello che abbiamo visto nelle TV in questi anni è sempre la solita propaganda dei biechi imperialisti israelo-americani?
sukran
09/01/09 15:45
Questo di Belardinelli non
Questo di Belardinelli non e' un articolo, non e' una riflessione, ma una dichiarazione di guerra firmata e controfirmata. Se si continua a guardare ai conflitti con visioni da guerrafondai, non si avra' altro che una continua strage di vittime innocenti. La reazione di Israele non e' sproposrzionata: e' cieca, si abbatte su chi non puo' evitare la morte e il terrore. Se anche si volessero sostenere le posizioni di Israele, come si puo' non sentire una profonda tristezza di fronte a tanto dolore? Come ci si puo' crogiolare in tanto compiacimento? come si puo' concludere con ridicoli inni da stadio? E' una guerra, non e' un film western in cui ci auguriamo che i "buoni" facciano piazza pulita dei "cattivi".
Lupodellasteppa
09/01/09 18:09
GUERRA E RAPPRESAGLIA
Se un razzo di Hamas uccide un bambino israeliano è reazione "proporzionata" mandare un commando ad assassinare un bambino palestinese? L'azione israeliana non è nè una rappresaglia nè, tantomeno, una vendetta, ma il tentativo di rimovere, con la forza, visto che di trattative Hamas non ne vuol sentir parlare, le condizioni che consentono agli estremisti palestinesi di sprare contro i cittadini di Israelene. La teoria della "reazione proporzionata" ha un sottofondo di stupidità e risponde ad una logica criminale.
Paolo
11/01/09 12:02
La legge del taglione
Mi deve essere sfuggito qualcosa... Non entro nel merito delle questioni politiche e militari. Hamas manda i razzi, Israele si difende. Hamas ha nel proprio Statuto la distruzione di Israele quindi non può esserci dialogo. Mi colpisce però la seguente domanda: "In base a cosa, in stato di guerra, uno deve rispondere proporzionatamente all’attacco ricevuto?" "Occhio per occhio, dente per dente" ci dice qualcosa? Così viene ricordata la "legge del taglione", usata dai popoli antichi di civiltà meno progredita, la quale imponeva di restituire la stessa pena che era stata ricevuta. Il concetto e la prassi di detta legge erano usati particolarmente in oriente, come è attestato nel famoso codice babilonese di Hammurabi del tredicesimo secolo a.C. Il ricambio dell'offesa ricevuta era entrata anche nella legislazione biblica e ne fa fede il Deuteronomio. C'entra qualcosa con la cultura "ebraico-cristiana"? "(...) chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi alla logica perversa dello scontro e della violenza, ma a privilegiare invece la via del dialogo e del negoziato." Un appello che mi sembra molto saggio. Buon lavoro
elleci
11/01/09 18:21
A proposito di legge del taglione
Allora, se ho ben capito dovrebbe funzionare così: oggi tu mi lanci contro tre missini Kassam ed io ti rispondo con tre missili esattamente uguali per potenza, gittata, precisione. Domani mi mandi 10 missili ed io ti rispondo con altrettanti 10 missili (attenti nel conteggio, non uno di più)! Ieri mi hai mandato un attentatore che si è fatto esplodere in un bar facendo un macello ed ora io cerco un volontario (speriamo di trovarlo!) che faccia altrettanto a casa tua. E così andare avanti per quanti anni? Venti, trenta, sessanta? A parte l'assurdità della situazione, c'è anche da considerare gli effetti che il lancio di così tanti missili, anche poco potenti, come quelli di Hamas, avrebbero su un territorio così densamente popolato come la zona di Gaza? Quante donne e bambini avrebbero ucciso ugualmente in tutti questi anni? Io credo non certo in numero minore della attuale guerra. La reazione dell'aggredito mi sembra ovvio che abbia lo scopo di bloccare l'azione dell'aggressore, di modo che non sia più in grado di offendere per molto tempo, altrimenti questa assurda partita a tennis durerebbe all'infinito. Però la situazione sopra prospettata avrebbe il merito di chiamarsi applicazione integrale della "legge del taglione": razzo per razzo, kamikaze per kamikaze!
Italo
11/01/09 19:07
Non servono fiumi di inchiostro.
Poco da commentare,calcolare,scalare gli specchi. Israele vuol mettere alle corde i terroristi palestinesi una volta per tutte. Cosa diremmo noi Italiani se fossimo al posto degli Israeliani ? Risposta : - Era ora! -
Paolo Belardinelli
12/01/09 09:47
Vorrei anzitutto rassicurare
Vorrei anzitutto rassicurare tutti che non sono un guerrafondaio. Quando sento parlare di Israele mi lascio un po' prendere la mano, è vero. Questo però accade perché sono convinto che ci sia in giro molta ipocrisia. La maggior parte di coloro che ne parlano sono intimamente convinti che Israele non dovrebbe esistere. E invece esiste e ne ha pieno diritto. Se non riconosciamo questo diritto, non possiamo pensare che possa un giorno finire la violenza in quei territori. Quanto all'uso delle armi e alla proporzionalità delle reazioni, non volevo fare l'elogio della legge del taglione(che è sicuramente sbagliata nei rapporti tra gli uomini, nei rapporti tra stati la faccenda è più complicata), ma solo ribadire un concetto: non si può dichiarare di voler annientare uno stato, lanciargli missili contro e pretendere che la reazione sia "proporzionata". Che vuol dire "proporzionata"? Io credo che non ci siano alternative: o i terroristi palestinesi se la smettono di lanciare razzi oppure è guerra. E in guerra è sempre molto difficile fare le proporzioni. Di sicuro un'eventuale reazione sproporzionata non può costituire un alibi per dimenticare che Israele lotta da anni strenuamente per la sua sopravvivenza, accerchiato da un mondo arabo che rischia di farsi ingoiare dal fanatismo islamico. In questo stato di cose, l'intelligenza (poca, ma non ho neanche vent'anni) mi dice che, senza negare ai palestinesi il diritto alla loro esistenza, bisogna stare però dalla parte di Israele. Il cuore mi dice invece che bisogna pregare per la pace (ma questi forse sono solo cazzi miei).
Algonautic
12/01/09 20:11
Sempre e solo settarismo!
Non c'è nulla da fare: su queste questioni non si riesce ad evitare il settarismo e la contrapposizione ideologica. Insomma, io da "occidentale" ho superato abbondantemente i concetti di ideologia, razza o religione "superiore", anzi se sono cristiano amo comunque il mio prossimo, non ho paura del "diverso", anzi non vedo in modo sfavorevole le commistioni culturali che le società aperte di oggi inevitabilmente producono. Israele è occidentale (a proposito: chi lo ha deciso?) e la devo difendere per ragioni di parte, mentre i palestinesi sono islamici e quindi diversi da me e potenzialmente nemici? Ma quando mai! Io non sono nè ebreo, nè islamico, non ho alcun tipo di interesse in quelle terre e rivendico il diritto di giudicare i fatti senza alcun pregiudizio di elementi di vicinanza culturale o ideologica (ammesso che ve ne siano) con quei popoli in lotta in quella terra. E allora mi sento di giudicare con il mio buonsenso, disinteresse e senza pregiudizi partigiani le cose che stanno avvenendo se dico che, al di là di una storia di contrasti lunga (almeno un secolo) e complicatissima con reciproci attacchi e contrattacchi di vario genere, Israele esiste e continuerà ad esistere (al di là di qualche dichiarazione propagandistica di qualche leader avversario) ed è uno stato forte, ricco economicamente e progredito. Dall'altra parte uno stato non esiste ancora, ci sono territori parzialmente liberati, altri ancora occupati, mancano istituzioni regolari, povertà diffusa e tendenza ad un disperato fanatismo ideologico e religioso. Non parliamo poi delle diversità dal punto di vista militare: al di là di chi ha cominciato (o ha provocato per prima) e della legittimità a difendersi, rimane il fatto che i razzi di Hamas (comunque odiosissimi) hanno ucciso pochissime persone, mentre in pochi giorni di offensiva israeliana sono morte circa 900 persone. Sì, io, al di là di ogni considerazione nel merito (ma in questa storia complicata se ne potrebbero fare di diverse e di vario genere), mi sento tendenzialmente in questo momento più vicino ai più deboli, anche se culturalmente possono essere più diversi da me. E penso che i più forti lo debbano essere di più nella saggezza e dimostrino davvero di essere i più progrediti non facendosi anche loro conquistare dal cieco fanatismo che porta alla barbarie la quale non può che richiamare altra barbarie. E dunque, senza davvero alcuna ipocrisia diciamo che Israele esiste da 60 anni, è forte, ben appoggiata e continuerà ad esistere al di là di tutto. Però per non subire più attacchi ed attentati e vivere il più possibile in pace non dovrà pensare solo a difendersi e contrattaccare duramente dal punto di vista militare, ma dovrà favorire un processo di sviluppo istituzionale e civile (un nuovo stato) nelle terre già liberate o ancora indebitamente occupate. Solo così prevarrà anche in quella parte il moderatismo, saranno gradualmente isolati gli estremismi e forse col tempo anche l'odio che in questi anni si è diffuso si potrà lentamente estinguere.
Stephenkf
14/01/09 12:26
Guerra e Pace
Caro Paolo, il tema che la vostra rubrica ospita da qualche giorno è oltremodo difficile da dibattere e forse non è dato ai noi dire più di quello che la ragione o la ragionevolezza suggeriscono o che la fede religiosa in Dio o laica nella pace auspicano – come dici tu e altri che condividono o controbattono –. Che Israele sia uno stato sovrano con istituzioni democratiche regolarmente elette e rappresentative, per questo considerato Occidentale in un contesto territoriale di stati in cui il tasso di democrazia rasenta spesso la soglia della dittatura religiosa, è cosa certa. Che la storia recente di Israele, dal dopoguerra ad oggi, sia stata caratterizzata da risposte forzate ed inevitabili a dichiarazioni di guerra e annientamento da parte di Hamas e di quella parte del mondo arabo ispirato dal fondamentalismo islamico, è altrettanto certo. Che la risposta sia sempre stata efficace nel merito e nei mezzi questo lo è meno. Cerco di spiegarmi meglio. E’ giusto che Israele si difenda dagli attacchi suicidi dei kamikaze o dai razzi kassam diretti sul proprio territorio? Sì. E’ giusto che la Comunità Internazionale intervenga a difesa dello Stato di Israele al fine di garantire la sua esistenza e al contempo consenta la creazione ed esistenza di uno Stato Palestinese con istituzioni democratiche proprie regolarmente elette? Sì. Ma le argomentazioni da far seguire a queste due risposte sono, credo, il centro del problema. Veniamo alla seconda, tristemente più semplice da spiegare. Diverse sono le risoluzioni dell’Onu, disattese dall’una o dall’altra parte, e molteplici sono state le missioni di pace intentate dalla diplomazia e dai governi europei, americani e russi. Certo è che a guardar ciò che succede tuttora il risultato è stato appunto un clamoroso fallimento. Non sempre ad ogni risoluzione è seguita una ferrea attuazione delle stesse, non sempre la nomenclatura s’è mossa per consentire un accordo o un compromesso quanto piuttosto per dare visibilità al proprio Stato mandante. Il peccato più grande della Comunità Internazionale è stato, a mio avviso, quello di non aver mai reso Israele sicuro dagli attacchi e di non aver mai inviato missioni di osservatori per disarmare i movimenti di fanatici, inducendo per gioco forza Israele ad attaccare a sua volta per difendersi. E al contempo, negligenza c’è stata laddove non si è consentito alle popolazioni palestinesi di insediarsi stabilmente in un territorio senza mura di cinta che facessero da confine e laddove non si è separato i buoni dai cattivi. Quanto all’argomentazione alla prima risposta – Israele e il diritto di difesa -, non credo sia sufficiente asserire che la guerra è sempre la risposta sbagliata, perché di certo Israele non ha la guerra fra i fondamenti del suo ordinamento, né che questa guerra Israele la stia conducendo nel modo migliore. Non è una partita a scacchi né un Risico. Israele è in questo momento solo e da solo tenta di difendersi. Eppure non sta soltanto difendendosi dai terroristi di hamas ma sta anche drasticamente aumentando le vittime civili, specie bambini, in questo conflitto. Ha scelto una guerra indolore, fatta di aerei e razzi a pioggia su obiettivi precisi, indolore per le sue truppe. E proprio per questo nell’altro fronte i morti salgono a dismisura. Non ha inviato le sue truppe in una missione di terra che l’avrebbe reso vulnerabile, che avrebbe aumentato le perdite di uomini impiegati nell’esercito ma che avrebbe anche e soprattutto limitato vittime innocenti. Una battaglia casa per casa avrebbe forse stanato il nemico là dove si nasconde. Una bomba su un edificio civile nascondiglio per i miliziani è anche una strage di civili. Ed è per questo che mi indigno quando vedo cortei nei quali si bruciano le bandiere di Israele, quando si associa Israele all’ignominia nazista e quando da più parti si parla di boicottaggio di esercenti ebrei. Ma è anche per questo che non posso voltare la testa o chiudere gli occhi sui bambini uccisi, i civili massacrati e le famiglie distrutte. Alcuni giovani la cui vita è spezzata un venerdì sera qualunque in discoteca perché un pazzo si fa saltare per aria hanno la stessa dignità di quelle madri che raccolgono in grembo il corpo esanime dei loro figli. Che sia il giorno di Israele questo ma che sia anche il giorno degli innocenti.
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