Venerdì 10 Febbraio 2012
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Che c'entra la De Filippi con i canali tematici?

Ma quale "Tv rubata ai bambini". Se la Melevisione chiude ci sarà un perché

17 Febbraio 2010

All’interno dell’insigne quotidiano che ospitava la pronta risposta di Guido Bertolaso alle dieci domande (ancora? Ebbene sì) di Eugenio Scalfari, campeggiava un inserto che sfoggiava un’“inchiesta”, intitolata “La TV rubata ai bambini”, dedicata a stigmatizzare la sospensione dalla televisione pubblica generalista di alcune trasmissioni per l’infanzia (o per meglio dire, il loro prossimo trasferimento a un canale dedicato, sempre della TV pubblica, ma tematico). Alle penne di Edmondo Berselli e Leandro Palestrini era affidata quindi l’arringa accusatoria, nella duplice versione di deplorazione della scelta RAI (con tanto di richiamo alla funzione “pedagogica” del servizio pubblico) e di denuncia dei suoi contraccolpi sul pubblico dei ragazzi, “condannati” – in mancanza di alternative – a farsi spettatori di oscenità come quelle propinate da Maria De Filippi.

Nel complesso, un ottimo esempio di quello che fu un tempo definito atteggiamento “apocalittico” verso la TV. Non tanto per la propensione a vedere il bicchiere mezzo vuoto: ma per quella a vederlo mezzo vuoto anche quando, come in questo caso, è pieno a tre quarti. Nei due articoli che compongono l’inchiesta non si fanno se non cenni sfuggenti a quella che rappresenta ormai da tempo la vera novità dell’offerta televisiva per l’infanzia: vale a dire, la nascita di canali tematici dedicati esclusivamente ai più piccoli, alieni  da eccessi di spot e senza programmazione di altra natura L’occasione è stata offerta dal passaggio al digitale terrestre, e dalle nuove frequenze rese disponibili: tanto Mediaset, che è stata la prima, quanto la RAI, ma anche le TV locali, si sono mosse per organizzare palinsesti nuovi, gratuiti e soprattutto completamente dedicati al pubblico infantile, con contenuti di qualità (come Hello Kitty o Scoby Doo, senza contare le numerose e ottime produzioni italiane) limitando o in qualche caso eliminando del tutto la componente pubblicitaria. Qualcosa di meglio, insomma, della “nonna del Corsaro Nero” o delle trasmissioni scolastiche di Febo Conti che Berselli rimpiange.

Boing, Rai Gulp, Rai Sat Yoyo (disponibile anche su digitale terrestre), K2, Gold Cartoon… non solo i bambini i cui genitori, come afferma Palestini, “hanno la possibilità di pagare un abbonamento”, possono trovare oggi un’offerta televisiva dedicata a loro, e proveniente anche e soprattutto dalla TV pubblica – che non corre dunque il rischio paventato da Berselli di “relegare se stessa a un ruolo secondario”. Gli stessi giornalisti, peraltro, ammettono che gli ascolti realizzati dalla “TV dei ragazzi” su Rai Tre erano ormai “lillipuziani”: e che le ragioni del calo devono rintracciarsi non da ultimo nella moltiplicazione dell’offerta (ma omettono di chiarire che non si tratta solo di quella satellitare a pagamento: in questa prospettiva, le spallucce alzate di fronte alla pay-tv assomigliano ancor di più a una reprimenda anticapitalista, più che a fondate considerazioni di merito).

A sostegno della loro prospettiva, entrambi i giornalisti adducono le ragioni dell’Auditel – sempre biasimata quando si tratta di condannare il successo di qualche reality, ma sempre invocata quando si tratta di giustificare analisi televisive “commestibili” anche per i non addetti ai lavori. E’ il caso dell’inchiesta in questione, che fa rilevare come “metà della platea televisiva tra i 4 e i 14 anni segue “Uomini e donne”. A uno sguardo più attento, si scopre che a guardare le “altre TV e satellitari” - quindi non solo SKY, come si legge nell’articolo - è il 46,95% dei bambini, in crescita costante da 10 anni a questa parte; e che semmai a sintonizzarsi sulle reti Mediaset (e quindi non solo la De Filippi: anche dalle parti del Biscione esistono i cartoni animati) è solo il 38,69% di loro.

Numeri a parte, come sempre, i dati sull’audience vanno interpretati. Qual è la percentuale sul totale dei bambini tra 4 e 14 anni che guarda la TV di pomeriggio? Quanti sono dunque realmente, fatte salve le considerazioni appena svolte, i bambini italiani ai quali “non resta che guardare i tronisti”? E’ davvero possibile affermare in leggerezza che questi bambini diventeranno “piccoli emuli di Fabrizio Corona” (come recita uno dei titoletti, più istruttivi ancora – se possibile – dell’articolo)? Una simile conclusione sarebbe stata forse facile da trarre se l’analisi fosse stata condotta secondo i dettami delle prime metodologie di analisi televisiva, quelle “ipodermiche”, in auge tra gli anni Venti e Trenta, che postulavano un effetto diretto e immediato del messaggio mediatico sullo spettatore; ma forse nemmeno i sostenitori di questo tipo di analisi si sarebbero sentiti di sottoscrivere una simile illazione.

Se invece si volesse procedere oltre, e condurre un’analisi reale, seria e approfondita sul consumo televisivo, non si dovrebbe ritenere sufficiente l’esibizione dei dati d’ascolto (che pure, come abbiamo visto, non accennano nella direzione che si vorrebbe suggerire), ma occorrerebbe affiancarli a una serie di considerazioni su quello che alcuni hanno definito il “governo della TV”, sulle effettive modalità di fruizione del mezzo e del messaggio televisivo, sulle strategie di negoziazione domestica che lo riguardano. In altre parole: chi sono i bambini che guardano Maria De Filippi al pomeriggio?

Probabilmente non sono in casa da soli; probabilmente con loro c’è una madre, un fratello, una nonna, una tata. E allora, chi ha in mano il telecomando? Chi decide davvero cosa guardare? Se la risposta non fosse così indubitabile come parrebbe dall’impostazione dell’inchiesta di Repubblica, varrebbe la pena di ribaltare la domanda di Berselli circa la preoccupazione che i genitori dovrebbero nutrire circa la TV che i loro figli guardano: e domandarsi se a preoccuparli debba essere la TV, o non piuttosto se stessi e la loro responsabilità verso i figli, che nessuna televisione, per quanto responsabile e politicamente corretta, può sostituire.

 

Commenti
carlo cetteo >CIPRIANI
18/02/10 08:11
no !
Non concordo con l'illustre dottoressa signora Liberace. Non è che perchè le difese di Melevisone le ha prese quello schifo di giornale che è Repubblica che bisogna dire il contrario. Melevisione è una trasmissione intelligente e compito della TV pubblica è fare qualcosa di intelligente, almeno talvolta !
Paola Liberace
18/02/10 14:06
Gentile signor Cipriani, la
Gentile signor Cipriani, la ringrazio del suo commento, ma non vedo la ragione del dissenso. Non ho mai detto che la trasmissione in questione non sia di qualità: ho detto invece che la notizia della sua rimozione, e della conseguente scomparsa dell'offerta televisiva per bambini sulla RAI, è falsa. Almeno falsa quanto l'interpretazione che viene dati di certi dati Auditel. Cordialmente Paola Liberace
il Pelle
19/02/10 04:36
A Rep manca il coraggio di
A Rep manca il coraggio di ammettere una grande verità: la Melevisione, ammiccando agli adulti, è finita per piacere solo ai medesimi anzichè ai loro pargoli. Complimenti per l'ottimo ed esaudiente articolo.
22/02/10 00:03
No, mi spiace, non posso essere d'accordo.
Mi spiace, ma non posso essere d'accordo con la giornalista che ha scritto questo articolo. Ho tre figli e tutti e tre amano vedere la TV. Guardano Boing, certo, e su Boing (preso come esempio di canali DTT) ci sono dei programmi per bambini che li sanno intrattenere divertendoli. Scooby Doo, "Il mondo di Patty", Hello kitty, ecc. Ma questi programmi non sono EDUCATIVI, non hanno lo stesso valore della Melevisione. Non è che io voglia sminuire i cartoni animati o i telefilm di Boing (sempre preso ad emempio...), sono programmi che vanno benone per intrattenere i bambini. Ma se vogliamo che la TV abbia anche un valore educativo, Scooby Doo e Il mondo di Patty non possono bastare! Non so se la giornalista ha mai visto le avventure che si svolgono al Fantabosco... trattano sempre di argomenti che spingono il bambino a pensare, a ragionare, a capire il mondo che lo circonda. Per quanto riguarda i dati Auditel, io credo che basterebbe spostare la Melevisione un po' piu' tardi nel pomeriggio, aspettando i bambini che escono dall'asilo (di solito alle 16,30) e i dati di ascolto sarebbero piu' favorevoli. E poi non si può mica solo sempre pensaqre ai dati di ascolto... anche se purtroppo è sempre così. Quindi a me non interessa se l'articolo è scritto su Rapubblica o su qualsiasi altro giornale. A me interessa solo che se voglio far vedere ai bambini qualcosa di un po' piu' intelligente di un cartone animato, io lo possa fare. Posto che pago anche un canone TV!
M di MS
22/02/10 10:58
per Il Pelle
Scusi, ma lei ha figli? Ai miei la Melevisione piace eccome. Quest'anno hanno fatto anche una tournée teatrale.
Gabriele G
10/08/11 16:59
...non siamo catastrofisti...
…onestamente non sono poi tanto contrario al punto di vista della Dott.ssa Liberace: la tv rimane un elettrodomestico, un oggetto, uno strumento che solo no decidiamo di accendere e come gestire… E specie da quando c’è il digitale terrestre, con l’incremento dei canali tematici, almeno per i bambini ho notato una buona varietà di scelta. Da padre di una bimba di quasi 2 anni anche io mi preoccupo di selezionare ciò che vede, in modo da non sottoporla a scene e materiale inadatto, e devo dire che i canali della Rai sono perfetti. (Viva il canone!) ..Come ogni genitore vorrei tenerla sempre al riparo da qualsiasi immagine violenta o cruda, e mi arrabbio per certe pubblicità ed immagini nei TG… ma poi, se ci penso, da piccolo vedevo Mazinga, Goldrake, Lamù e tanti altri cartoni animati giapponesi e programmi dove violenza, morte, distruzione ed ammiccamenti sessuali non mancavano… Eppure non mi sembra di essere cresciuto tanto male… Ma allora il problema qual’è? Per molti della nostra generazione la TV è stata una grande baby sitter… Personalmente, gli stimoli e gli spunti per imparare mi fa piacere che mia figlia li apprenda da me, non pretendo di parcheggiarla davanti alla TV nella speranza che li impari da li… E per quel che riguarda i programmi, il telecomando lo gestisco io: se una cosa non la ritengo all’altezza dei miei neuroni, cambio canale… o metto un dvd! (vado fiero da non aver mai seguito un reality in vita mia!)
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