Venerdì 10 Febbraio 2012
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Gelmini o Thatcher

Ma quale dialogo, all'università servono scelte impopolari (a sinistra)

4 Novembre 2008
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L’Italia è un bel paese e gli italiani sono gente mediamente molto intelligente, piena di risorse e di spirito d’iniziativa. Ma tra le nostre qualità non cercate quella che ha reso famosa l’ex premier britannico Margaret Thatcher, perché non alberga proprio nella penisola.

Sono anni che si dice che il consociativismo è il peggior male della politica italiana, che ha massacrato il paese. Si è predicato che occorre abbandonare questa via, che occorre invece trovare un terreno d’intesa sulle grandi questioni istituzionali e sul resto dialogare civilmente, ma che poi decida chi ha avuto la delega a governare da parte dell’elettorato. All’inizio di questa legislatura l’elettorato ha dato al centrodestra una maggioranza imponente e quindi mezzi per governare comodamente. Si è allora udita un’altra saggia sentenza: occorre fare le scelte più impopolari e difficili subito, all’inizio della legislatura, quando le elezioni sono ancora lontane nella convinzione che, facendo le scelte giuste, poi se ne raccoglieranno i frutti. Pare tuttavia che il nostro debole e fatuo carattere riesca a reggersi in piedi soltanto se riceve compensi immediati dalle scelte impopolari, com’è felicemente accaduto per i rifiuti della Campania. Appena le cose cominciano a farsi difficili la tentazione consociativa e la nostalgia per quelle belle nottate di trattative estenuanti che partoriscono pasticci consensualmente confezionati e che produrranno inevitabilmente effetti disastrosi sul medio periodo (se non sul breve) riemerge prepotente. Sulla scuola ora si sta levando da tutte le parti un grido: discutiamo, parliamo, concertiamo, consociamo.

È sconcertante. Bisognava essere scesi ieri dalla Luna per non sapere che la scuola e l’università non si possono toccare neanche con un fiore senza che si produca un’esplosione termonucleare. S’intende, se a maneggiare il fiore è un governo di centro destra. Difatti, la scuola e l’università sono della sinistra, anzi del sindacato, da quasi 40 anni e non è pensabile decidere alcunché in questo contesto senza chiedere un permesso preventivo. Sono proprietà del sindacato e della sinistra più conservatrice che esista, perché è sufficiente che un ministro di sinistra si discosti appena di un centimetro dalla linea “ufficiale” per rischiare la fucilazione sul campo: è accaduto a Luigi Berlinguer, che pure è il demiurgo della scuola “democratica”, e se Fabio Mussi si è salvato è soltanto perché il governo Prodi è caduto in tempo. Tuttavia, dai governi amici si sopportano anche alcuni sgarbi. Ma ricordiamoci della Moratti. Dopo un breve tentativo di fare di testa sua, comprese che col sindacato c’era poco da scherzare: si arrese al quieto vivere e mise tutto in mano ai consiglieri pedagogisti di Berlinguer. Gli orrendi programmi contenuti nella sua riforma, improntati al pedagogismo metodologico più vacuo e deleterio non bastarono a placare l’ira funesta del “mondo della scuola” che non tollerò le innovazioni non concordate contenute nella sua riforma. Poteva andare diversamente con la Gelmini?

Si era detto che la Gelmini non avrebbe sottoposto la scuola allo stress di un’altra riforma globale, anche per non sollevare troppe reazioni. E difatti, i provvedimenti sono stati modesti e limitati, per lo più nella scia del precedente ministero Fioroni: ripristino di un minimo di rigore, di serietà e di disciplina. In più la faccenda del maestro prevalente. Non molto, anche se sacrosanto. Niente da fare. Si è scatenato un bailamme pazzesco, oltretutto facendo credere a mezzo paese che il decreto Gelmini fosse quello dei tagli all’università, mentre quelli erano conseguenza della pre-finanziaria approvata mesi prima e su cui nessuno aveva detto una parola.

L’“insurrezione”, come l’ha chiamata Epifani, era un copione già scritto. Il sindacato, che controlla la scuola più che l’università, non poteva sopportare che si facesse un solo passo senza chiedere il permesso con il cappello in mano e senza contrattare prima una massiccia immissione in ruolo di precari. Per fare fracasso non bastava la scuola e allora si è coinvolta l’università, mescolando tutto in un calderone indescrivibile e nella mischia si è buttato prontamente il Partito Democratico che non sapeva più dove andare a pescare un tema su cui riprendere fiato, dopo che anche sull’Alitalia non era riuscito a cavare un ragno dal buco. Si aggiunga anche che, come hanno candidamente ammesso vari dirigenti di sindacati autonomi della scuola, se la Cgil proclama uno sciopero della scuola “bisogna farlo”, e il quadro è completo. Poteva andare diversamente?

È stupefacente che ci sia qualcuno che si stupisce. È stupefacente che non si sia messa in conto questa “insurrezione”. È stupefacente che non si veda che un qualche calo di popolarità del governo è dovuto a una campagna forsennata in cui il governo è inevitabilmente perdente sul breve periodo perché non ha alcuno strumento informativo nel mondo scolastico. È stupefacente che non si capisca che l’unico vero errore è stato non dire nulla sull’università e non modulare i tagli imposti dalla finanziaria in modo selettivo tra comportamenti virtuosi e non (ha ragione in merito Roberto Formigoni), per evitare la saldatura tra protesta scolastica e universitaria. È stupefacente che non si capisca che si può fare in tempo a intervenire sull’università, ed anzi che bisogna farlo immediatamente, senza por tempo in mezzo, in questa settimana stessa. Ed è stupefacente che non si veda che già vi sono segni di sgretolamento del fronte della protesta, perché il passaggio del decreto ha rappresentato un tornante: “il governo ha passato la boa”, commentava sconsolato un docente leader della protesta.

Altro che Thatcher!... Non si parla di mesi, qui non si regge neppure una settimana. Invece di passare a enunciare subito le linee guida sull’università, di intervenire con un provvedimento urgentissimo su uno dei punti enunciati da Giavazzi, ovvero il blocco della doppia idoneità per i concorsi universitari di quest’anno (non le commissioni a sorteggio, per carità), e ad aprire un tavolo di trattativa con le università per modulare i tagli in funzione di piani di comportamento virtuosi consistenti in tagli di corsi di laurea, di corsi e di sedi inutili… Invece di fare queste cose – l’ultima l’ha proposta più di un rettore e in particolare il nuovo rettore de “La Sapienza” – la parola d’ordine sembra essere quella di bloccare tutto: niente decreti urgenti, soltanto disegni di legge di lunga navigazione e da discutere, contrattare e consociare. Riforme “condivise”, spiegano alcuni esponenti della maggioranza. Certo, se qualcosa si può fare insieme e senza litigare è meglio. Ma ha senso che una maggioranza di queste dimensioni si lasci dettare l’agenda dal centro sinistra senza dettare la sua e senza chiedere che vengano abbandonate certe politiche sbagliate, anzi disastrose, che hanno condotto all’attuale situazione? Sembra quasi che la maggioranza abbia qualcosa da farsi perdonare e non abbia nulla da chiedere, nessun cambiamento da pretendere, che non abbia progetti per l’istruzione da rivendicare e difendere con coraggio e determinazione.

C’è persino chi ha iniziato a mettere in croce il ministro Gelmini da un lato criticandola perché non ha parlato, non ha discusso, non ha concordato; dall’altro, perché è stata poco coraggiosa e non ha mandato avanti un programma organico di riforma complessiva, come il disegno di legge Aprea. Come se non ricordassimo cosa avevano detto i segretari generali delle confederazioni a proposito di questo disegno di legge e dello tsunami che preparerebbero su di esso, da far impallidire quello appena passato. I fautori di questa linea (contraddittoria) invitano il ministro Gelmini a riprendere il processo riformatore condotto da Berlinguer e da Moratti.

Allora parliamoci chiaro. Se qualcuno pensa questo, pensa molto male. Non c’è soltanto quel “mondo della scuola” che si è fatto sentire in questi giorni. Ce n’è anche un altro, e non meno numeroso anche se meno chiassoso, che ha votato questo governo anche perché sperava che venisse fatto qualcosa di finalmente nuovo e liberatorio per la scuola e che rompesse proprio con il “processo riformatore” che l’ha ridotta al presente colabrodo. C’è un mondo che è stufo del prepotere sindacale, della pretesa di certa sinistra di considerare l’istruzione “cosa sua”, che vuole il ritorno alla serietà e al rigore, che non ne può più dell’ideologia del pedagogismo “progressista”, che vuole una scuola dove si insegnino contenuti e non vacua metodologia, che vuole una scuola di maestri che abbiano la passione di insegnare e non di “facilitatori”, che non ne può più della scuola statalista in cui al posto delle tabelline si insegna l’“affettività” svuotando il ruolo delle famiglie, una scuola collettivista che – secondo alcuni di questi pedagogisti di stato – dovrebbe ispirarsi ai principi del “Poema pedagogico” del sovietico Makarenko. C’è un mondo che vuole un’università di qualità, che premi il merito e magari faccia pagare più tasse conferendo borse di studio, che chiuda sedi inutili per costruire case dello studente, che sopprima corsi ridicoli creati per assumere servi e famigli e pensi a elevare scienza e cultura più che a se stessa. C’è un mondo che non ne può più del sistema dell’istruzione che ci ha consegnato il dominio trentennale della sinistra e dei sindacati.

Se queste aspettative verranno deluse per la paura di tener duro e di perdere consensi… ebbene sarà anche questo un modo per disperdere consensi. Il più banale: quello di andarsene a cercare altri altrove, senza peraltro neppure conquistarseli.

Sappiamo benissimo cosa significhi riprendere il “cammino riformatore” iniziato da Berlinguer. All’inizio del ministero Fioroni si tenne un grande incontro sull’istruzione centrato attorno alla conferenza del guru dell’educazione olistica e della complessità, Edgar Morin. In questa occasione, alcuni siti web di adoratori, dopo aver esaltato «il modello di scuola che la politica e gli esperti vengono disegnando, in modo sostanzialmente identico tra i due schieramenti di centro destra e centro sinistra» misero in rete un “santino” che qui riproponiamo in cui le effigie dei ministri Berlinguer, Moratti e Fioroni occupavano gli angoli assieme a Edgar Morin. Se qualcuno vuole mettere l’effigie del ministro Gelmini all’angolo sinistro in basso spostando il sole di Morin al centro, sarà la perfezione. Ci si accomodi pure. Basta saperlo.

 

 

Commenti
Nick
04/11/08 17:34
Coraggio di fare le riforme
Scuola ed Università sono feudi della Sinistra e dei sindacati. Chi li tocca finisce al rogo. Sulla questione della riforma della Scuola e dell'Università staremo a vedere... Si vedrà se il Centro-Destra ha il coraggio di andare avanti... Nel caso il Governo dovesse genuflettere alla Sinistra ed ai sindacati vorrà dire che l'attuale maggioranza è fatta, in materia di Scuola ed Università, di quaquaraquà.
Maurizio Grassini
04/11/08 18:18
Modello di governo
Caro Giorgio Israel, accolgo l'invito ripetuto nel suo intervento: allora parliamoci chiaro! Da tempo sollevo il problema del modello di governo degli atenei. Quello in vigore e' uguale a quello precedente alle riforme Ruberti-Berlinguer. L'autonomia concessa con queste riforme associata alla struttura assembleare introdotta con la 382/80 ha costituito la miscela esplosiva che ha prodotto i dissesti economici largamente diffusi tra le università italiane. Non basta invocare il recuro della responsabilità, dell'accountability; bisogna spiegare in quale contesto di governo questa possa essere non solo realizzata ma essere anche resa efficace. Riforme analoghe - per quanto riguarda l'autonomia -sono state realizzate in molti altri paesi producendo ovunque disastri non solo finanziari. Laddove questo è avvenuto si è provveduto a cambiare il modello di governo degli atenei. Allora parliamici chiaro: perchè in Italia sembra addirittura impossibile parlarne?
rosa roccaforte
04/11/08 18:57
Concordo pienamente.
Concordo pienamente. Dobbiamo trovare il modo di far sapere al Governo e Maggioranza che noi suoi elettori NON siamo d'accordo.
vanni
04/11/08 19:02
Maggioranza silenziosa, minoranza in piazza
Dunque contro la sinistra in piazza non si governa? Ma facciamo nuove elezioni subito e salviamo almeno la forma. Qualora governo e maggioranza accennassero a qualche ripiegamento e "captatio benevolentiae" un po' fessacchiotti, sai che bella vita in futuro! E non solo nella scuola. Provo a immaginarmi Epifani & C. sogghignare parafrasando Humphrey Bogart:"E' la piazza, bellezza! e tu non ci puoi fare niente".
Giovanni Formicola
04/11/08 19:40
Grande Professore!
Grande Professore! Totalmente d'accordo!
Stefano Zoppi
04/11/08 21:02
Bellissimo articolo , se
Bellissimo articolo , se può lo faccia pervenire a Silvio Berlusconi!!!!!!!!! Speriamo che anche questa non sià l'ennesima occasione perduta,l'ennesima stagione di tagli agli sprechi che iniziano sempre dopo due anni,l'ennesimo prostrarsi ai sindacati,l'ennesimo rigore sempre annunciato e mai attuato. Gli ITALIANI SONO STANCHI ,non vogliono tredicesime detassate e qualche regalia a pioggia , ma riforme vere che toccano interessi consolidati e che se attuate permetteranno all'Italia di ripartire,in primis l'abolizione art.18 che toglierebbe poere ai sindacati e ridarebbe fiato al mondo produttivo. FORZA UN PO' DI CORAGGIO!!!!!!!
Beppe Miletto
05/11/08 01:21
La scuola e l'università sono della sinistra? Boh!?
Che la scuola e l'università siano della sinistra non è vero. Che a lavorare o a frequentare la scuola e le università ci possa essere una maggioranza di sinistra invece è assai plausibile. La destra xenofoba e fascista, si sa, rifugge tutti i luoghi dove vengono studiate la storia, la filosofia, la sociologia su basi scientifiche. Tutte queste discipline hanno ormai archiviato l'analisi sui comportamenti passati e/o presenti dei regimi totalitari. Per gli adepti del fascismo, del nazismo o del comunismo staliniano erano più che sufficienti gli slogan dei loro leader. E' quindi chiaro che scuola ed università siano da "smantellare" per lasciare campo libero a quelle forze che lo stesso Licio Gelli afferma possano realmente realizzare il programma della P2.
rokko
05/11/08 05:23
Facciamo quelli che si capiscono
Il governo si è buttato la zappa sui piedi, perché la sua riforma della scuola e dell'università non sta né in cielo né in terra. I tagli si fanno così: si studia la situazione, si trovano le cose che non vanno e QUINDI si tagliano. Avessero fatto così, ci sarebbe stato poco da protestare. Il governo invece ha fatto così: ha deciso quale fosse la cifra da tagliare e QUINDI ha dato un colpo di scure alla cieca. E' inutile che in questo articolo a sproposito si nomini la Thatcher, o si parli di "riforma", ecc. ecc.
felice domenico
05/11/08 06:43
Questa è sola bava! Prima
Questa è sola bava! Prima di parlare bisogna collegarsi al cervello, altrimenti è solo demenziale disperazione ovvero vuoto assoluto.
marco
05/11/08 10:15
La scuola è uno dei
La scuola è uno dei pilastri dell'egemonia della sinistra nella società italiana.Mi ha sempre fatto ridere Berlusconi quando si è paragonato alla Thatcher.Ogni tanto fa dichiarazioni dure,per poi rimangiarsele il giorno dopo.La vicenda Alitalia,(con l'incredibile trattamento assicurato a 3250 lavoratori a fronte degli altri milioni),la vicenda della scuola e,temo,quella della giustizia prossima ventura,ci danno invece l'immagine dell'Italia politica eternamente "democristiana",affamata solo di consociativismo,che oggi si chiama "dialogo".Berlusconi passerà alla storia,ma non certo per essere il Thatcher italiano.
Omacatl
05/11/08 11:22
Rokko hai colto proprio nel
Rokko hai colto proprio nel segno!!
darling3
05/11/08 11:43
i tagli prima
è mia opinione invece che i tagli vadano fatti prima di ogni discussione. perchè? perchè solo nel momento in cui i rettori (crui) si accorgono di avere l'acqua alla gola saranno disposti finalmente a discutere della distribuzione dei fondi in modo meritocratico. finchè i rettori penseranno che tanto arriva lo stato a togliere i debiti non avranno nessun interesse a cambiare le cose.
rosario nicoletti
05/11/08 12:53
l'autonomia disastrosa
Caro Israel, Lei ha ragione, c’è ben poco su cui confrontarsi. Il proliferare degli Atenei e delle sedi distaccate, dei corsi di laurea e la bancarotta di molte università, il nepotismo stesso sono guasti sotto gli occhi di tutti. Piuttosto che studiare nuovi tipi di concorsi – è stato sperimentato quasi tutto negli ultimi quaranta anni, ed il meno peggio corrisponde alla rifoma Moratti – andrebbe rivisitata l’autonomia irresponsabile, che è madre dei guai più macroscopici. Ed ha ragione Grassini: è il governo delle università che va modificato. La storia dell’Alitalia ci dovrebbe insegnare che la gestione affidata al personale (quello che, a proposito dell’università, Grassini chiama “le maestranze”) porta al disastro.
vanni
05/11/08 13:13
Il tempo è scaduto? Proprio ora?
Come atto di buona volontà credo che si debba partire da un bel taglio. Se si dovesse pensare a tagli selettivi, ci si potrebbe impegolare in discussioni, valutazioni, misurazioni con il bilancino del farmacista... e quando se ne verrebbe più fuori? Ci sono grandi controindicazioni se si ridistribuiranno risorse in un tempo successivo? Io credo che rettori e organismi universitari - in primis quanti hanno mal utilizzato (dilapidato?) risorse e magari fatto debiti con una certa leggerezza - comprenderebbero, e così la pubblica opinione. E' più facile distribuire che tagliare: non si può valutare con un minimo di calma la questione, tagliando prima e valutando poi dove e quanti fondi aggiungere? Va a carte quarantotto l'Università se si procede così? Le passate gestioni hanno portato a questa fragilità? Da ignorantone, ma non posso crederlo.
gioele
03/12/08 13:18
piango di gioia
lei professore ha ridato vita a una parte di me che a soli 26 anni era già sul punto di morire: la difesa delle proprie idee. le scrivo questi elogi perchè se avessi scritto io questo articolo mi sarebbe piaciuto sapere quali reazioni avrebbe suscitato sugli altri. su di me è stato come una luce in fondo al buio, sapere che esistono persone con le mie idee le quali sanno esprimerle meglio, con informazioni maggiori e dopo più anni di vita di me, quindi senza lasciarsi "distruggere l'anima" dal continuo chiasso di quelli che non vedono il mondo come noi, ovvero senza false immagini create da un'ideologia fallita e sepolta. grazie e complimenti sinceri
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