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Pensieri di un soldato nel giorno della morte di sei soldati in Afghanistan

19 Settembre 2009

Questo non è un articolo meditato, è piuttosto la trascrizione di getto di un cumulo di pensieri disordinati che si accavallano nella mente di un soldato nel giorno in cui sei soldati hanno perso la vita in Afghanistan.

Fra questi pensieri, poche certezze e tanti, tantissimi punti interrogativi. L’unica certezza è l’amara consapevolezza di avere visto giusto in alcuni precedenti articoli sull’Afghanistan circa gli errori commessi storicamente dal mondo occidentale in quel paese e l’assurdità di impiegare militari che nel ventunesimo secolo sono costretti a sporgersi fuori dai mezzi come si faceva ai tempi della corsa delle quadrighe al Circo Massimo.

Ma si tratta di una ben magra consolazione. A parte queste poche certezze, tutto il resto è un accavallarsi di punti interrogativi. Tanti punti interrogativi. A cominciare dal “Lince”, che qualche demente ha chiamato “Santo”. Robe da inventare un proverbio nuovo: “non scherzare né coi santi né coi fanti”. Anche perché in “ralla” ci vanno quest’ultimi. E muoiono per primi.

Non erano stati sequestrati dalla magistratura, questi arnesi spacciati per miracoli tecnologici? E allora, perché circolavano? O erano stati dissequestrati? E se sì, perché? Forse perché ritenuti all’altezza della situazione? L’abbiamo visto, come sono stati ridotti. Oppure non erano Lince, come giurano tutti i telegiornali, ma erano mezzi ancora meno protetti? E i “rallisti”, poveracci, perché stavano ralleggiando? Forse perché un impiego del genere è ritenuto intelligente, sensato, costo/efficace?

Cosa ci facevano poi due Lince - o chi per loro - sulla strada di ritorno dall’aeroporto di Kabul? Perché l’automobile col kamikaze a bordo ha potuto infilarsi fra i due mezzi militari? Nessuno aveva notato una macchina che procedeva sbuffando, con la carrozzeria che strusciava a terra a causa delle centinaia di chilogrammi di esplosivo a bordo? Gli americani in Iraq avevano risolto questo problema nel lontano 2005. Dopo avere subito nel corso del 2004 l’iniziativa degli attentatori suicidi motorizzati che superavano i convogli militari, si infilavano fra due mezzi e poi si facevano saltare in aria, gli americani hanno cambiato le regole: ogni convoglio militare portava sul muso del primo veicolo e sulla coda dell’ultimo un cartello con una vistosa scritta in inglese e in arabo: “Non avvicinarsi a meno di 100 metri”. Chi si avvicinava a soli 99 metri veniva mitragliato all’istante e non ci avrebbe provato mai più. Risultato: le morti dei soldati sono scese a zero, mentre quelle dei civili (quasi tutti innocenti, peraltro) sono aumentate notevolmente. Questione di scelte: gli americani avevano deciso che la priorità doveva essere data alle vite proprie. Loro non fanno passare anima viva, noi facciamo passare cani e porci. Esisterà una via di mezzo?

È anche questione di regole d’ingaggio. Ha senso che continuiamo a fare i Tafazzi autolimitandoci con regole d’ingaggio che i terroristi non riconoscono e non rispettano? Mi torna alla mente John Pershing, il generale americano che diede, inconsapevolmente, il nome agli euromissili. Durante la guerra ispano-americana del 1898 era tenente colonnello e combatté contro gli spagnoli a Cuba e nelle Filippine. In quel lontano arcipelago il suo battaglione fu forse la prima unità militare statunitense a conoscere il terrorismo islamico. Si narra che Pershing catturò 50 terroristi islamici e inventò sul momento le “regole d’ingaggio”. Fece scavare una lunga fossa ai 50 morituri, fece macellare alcuni maiali, gettò il loro sangue nella fossa, fucilò 49 prigionieri e ne fece gettare i cadaveri nella fossa, poi li fece ricoprire con le frattaglie degli animali. Il cinquantesimo terrorista fu lasciato libero affinché andasse a raccontare il fatto. E sicuramente lo raccontò benissimo, perché per mezzo secolo nelle Filippine non si sentì più parlare di terrorismo islamico.

Ovviamente le regole di Pershing non possono essere applicate dalla coalizione nell’Afghanistan moderno, anche se è uguale a quello antico, ma piuttosto di applicare procedure autolesionistiche, meglio tornarcene a casa.

È anche questione di “caveat nazionali”, quelle nauseabonde eccezioni per cui taluni paesi accettano di mandare in teatro d’operazioni le proprie truppe, purché il lavoro sporco lo facciano gli altri. Finché la turpe parola “caveat” continuerà a trovare posto nel vocabolario dell’Alleanza Atlantica, finché non sarà espulsa con ignominia dai consessi della NATO, ci sarà sempre qualche esercito che dovrà subire perdite in più: le proprie e quelle che i codardi non hanno coraggio di subire. E l’Alleanza risulterà sempre meno coesa, sempre più divisa fra paesi coraggiosi e paesi cialtroni.

È dura scrollarsi di dosso i marchi infamanti del passato, come i cambiamenti di alleanze all’inizio di una guerra mondiale o nel bel mezzo di una seconda, è dura costruirsi la fama di paese serio e affidabile, eppure i nostri soldati lo stanno facendo ogni giorno.

Commenti
Fabia
19/09/09 08:26
La rabbia e l'amore...
Da questo articolo traspare tutta la rabbia, ma anche l'amore, di un militare verso i suoi "figli". E' stato scritto con il cuore di chi ci tiene che le cose vadano meglio. E' un cuore che batte per il bene di tutti. Mi congratulo con lei per il coraggio e schiettezza con cui esprime sempre ciò che pensa.
LATIF
19/09/09 14:31
Io vado, madre. Se non
Io vado, madre. Se non torno, sarò fiero di questa montagna, zolla di terra per un mondo più grande di questo. Io vado, madre. Se non torno, il mio corpo cadrà come folgore nelle celle della tortura e il mio spirito squasserà come l'uragano tutte le porte. Io vado, madre. Se non torno, la mia anima sarà parola per tutti i poeti.
Fabio Riggi
20/09/09 20:50
lacrime di coccodrillo
Quello che scrive il generale è tutto vero. Come è vero e incotrovertibile che questo è il governo che ha deciso di impegnare le F.A. nelle missioni più rischiose e difficili (Irak e Afghanistan) e contemporaneamente ha letteralmente massacrato le risorse a disposizione per l'ammodernamento e soprattutto per l'addestramento. La morte di soldati in guerra è cosa "normale" ma ci si aspetterebbe di avere governanti responsabili che li mettano in condizione di ridurre al minimo questa eventualità e tornarsene a casa dopo aver assolto il compito. I "rallisti" devono stare ancora lassù perchè qualcuno ha deciso che le torrette remotizzate (la HITROLE della OTO era stata proposta per i Lince) per il momento non si potevano comprare. "Non ci sono soldi" è il leit-motiv che impari sin dall'accademia. Domani, peraltro, saranno tutti a battersi in petto nella ben nota basilica..
Giulio
20/09/09 22:05
Un vero grazie!
Credo che abbia espresso nel migliore dei modi anche il sentimento di molta gente comune. E' un grido d'allarme accorato perché si faccia qualcosa, affinché altre vite umane, sia militari che civili, possano e debbano essere risparmiate. Spero che il suo grido non passi inascoltato. Un vero grazie, Signor Generale!
Gabriele
22/09/09 12:50
I Lince, la Magistratura e altro
Caro Generale, mi congratulo per il tuo accorato e vibrante “J’accuse”, figlio di un’integrità, un coraggio, una passione, un’onesta mai doma e, per quello che vale, mi dichiaro completamente d’accordo con Te. Vorrei riprendere un paio di punti del tuo articolo ed in particolare quello sulla magistratura E successivamente sulle regole d’ingaggio. La Magistratura, e parlo di quell’ordinaria, sta tenendo sotto sequestro i veicoli Lince solamente ed unicamente come atto dovuto mentre si determinano le circostanze ma,ti posso assicurare, nessun Magistrato sta, per ora, indagando sull’eventuale inidoneità o poca sicurezza del mezzo in oggetto in relazione alle missioni operative cui è destinato. Perciò solo e solamente un atto dovuto come sempre accade in questi casi, sia nell’ambito civile che in quello militare. Ben altri organismi sono e sarebbero destinati a questo scopo; mi riferisco ovviamente agli uffici delle FFAA che si occupano di approvvigionamenti, acquisti, forniture, gare d’appalto, test e verifiche sui materiali forniti poi ai reparti. Non è trapelato nulla che faccia sospettare che i loro ispettori abbiano aperto un’inchiesta sui veicoli coinvolti nei vari attentati. “SAN LINCE” continuerà così ad essere gloriato e beatificato su tutti i media e non mi sarei stupito se Vespa o a Matrix se ne fossero fatti portare in studio un esemplare.Ovviamente i dirigenti della IVECO gongolano e si fregano le mani pensando alle prossime forniture e dalle richieste che vengono anche dall’estero poiché molti eserciti stranieri sono rimasti letteralmente rapiti ed estasiati da cotanto mezzo! Tieni poi conto che anche i prossimi mezzi blindati, Dardo e Freccia, questa volta con torretta blindata di produzione OTO, sono della stessa IVECO quindi loro continueranno a dormire fra 4 guanciali alla faccia di quei poveri cristi di rallisti che, fino ad allora, rischieranno di essere tranciati in due! Sulle regole di ingaggio vorrei riportare l’attenzione su in grave episodio che vide protagonisti i nostri alpini del 3° Reggimento sempre in Afganistan, in primavera a pochi giorni prima di essere rilevati dalla Brigata Folgore. Un Alpino su una ralla fece fuoco su una Toyota bianca sw che incrociando la nostra colonna non ha accostato e non ha lasciato il passo. In questo caso il rallista mitragliere dopo aver intimato al veicolo civile di togliersi, forse in un eccesso di zelo, forse a causa della scarsa visibilità, fece fuoco sul cofano della vettura e una palla rimbalzò uccidendo un’innocente ragazzina di 16 anni che con tutta la famiglia si stava recando ad un matrimonio. Non erano terroristi, ne talebani, fu un tragico errore, ma da parte di chi? Ricordi, Generale, le polemiche che seguirono? “Italiani assassini di ragazzini… Vergogna…Non siamo lì per assassinare i civili inermi…!Pochi pensarono che “forse”, “magari” l’errore fu del conducente civile della Toyota che non accostò ma i poveri alpini furono linciati moralmente dalla quasi totalità dei media tant’è che quando pochi giorni dopo tornarono a Pinerolo , alla cerimonia di benvenuto, dovette accorrere il ministro La Russa nel tentativo di risollevare l’umore dei Nostri che era letteralmente sotto i tacchi. Il risultato di quello scannamento morale qual è stato?Che forse questa volta il Parà della Folgore Che stava alla ralla non ha fatto fuoco, forse perché non ha visto,non ha capito, ha tergiversato, non era sereno nello sparare sul targhet? O forse sono TACITAMENTE cambiate le regole d’ingaggio?? Noi non lo verremo mai a sapere ma mi è difficile pensare che i due tragici episodi non siano in qualche modo legati da un qualche nesso. Se poi a Kabul le cose sono andate diversamente e la macchina era parcheggiata e ferma a lato strada e tutto un altro discorso ma il quadro generale si fa ancora più inquietante perché significa che non c’è il minimo controllo anche su territori fino a ieri considerati quasi sicuri. Concludendo e scusandomi per la lunghezza, non credo che ci possano essere mezze misure fra i nostri metodi (far passare tutti e saltare con le autobomba) e quelli dei soldati USA che sparano a tutti, Callipari e Sgrena inclusi! Ai comandanti la responsabilità di decidere quale modello adottare! Se si spara per primi si vive ma si ammazza, se non lo si fa si rischia di tornare a casa in una cassa di legno al cui interno non c’è solo sentore di Onore e Gloria!
franco spataro
22/09/09 15:50
pensavo si fosse rotta la macchinetta
potrebbe restare tutto come detto nell'oggetto....ma ti conosco e se possibile ti ammiro ancora di più di prima....lo so forse non ti interesserà più di tanto ma io te l'ho detto con l'animo di sempre, quello di un tuo compagno di corso un po sfigato ma ancora capace di emozionarsi di fronte alla grandezza di una mente lucida come la tua Grazie Gianni Franco
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